ARCHIVIO PIME   ARCHIVIO PIME   IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

P. ARTURO BIASUTTI

La Guinea-Bissau

Diocese de Bissau, Guinea-Bissau, Africa Ocidental, Paroquia missionaria de Nossa Senhora de Graca de Bafatà, Missao Catolica de Bafatà. P. Arturo Biasutti

Quando i missionari del Pime (Pontificio Istituto per le Missioni Estere) arrivarono nell’allora Guinea Portoghese (il 25 maggio 1947) fu loro affidata la parrocchia missionaria di Bafatà che comprendeva le due aree amministrative (attuali regioni) di Bafatà e Gabù, cioè tutta la parte interiore – Est – che ha una superficie di 14.295 Kmq., cioè metà di tutta la Guinea-Bissau. Con una popolazione di circa 128.000 abitanti, dei quali 105.000 musulmani, 20.500 feticisti e circa 2.300 cattolici (inclusi Caboverdeani, Portoghesi e Libanesi). I musulmani appartengono ai gruppi tribali di Fula, Mandinga, Pajadinca e Biafadani del Fula).I feticisti sono Balanta, Manjaco, Mancagna, Papei, Biafada e Fula Preto (ex-schiavi dei Fula). I cattolici nativi erano in prevalenza Biafada dell’antica cristianità di Geba (i "figli di Geba"). Geba: fin dal 1580 i Caboverdeani dell’isola di Santiago che avevano la privatizzazione del commercio della Guinea, schiavi e prodotti tropicali contro oggetti di scambio, l’altra origine stabilirono un posto commerciale al limite più interno delle maree sul fiume fino allora chiamato Rio Grande (non quello di Buba) che fu chiamato Geba, dalla parola indigena Mandinga-biafada che vuol dire "vedi il mare"; nome che poi passò a designare anche il fiume principale della Guinea che nasce al nord del Senegal, passa tra Sonaco e Contuboel, passa davanti all’isola di Bissau. Quei commercianti con le loro mercanzie trassero anche il loro linguaggio d’origine portoghese, ma semplificato nella grammatica a imitazione dello schema delle lingue africane semi bantu parlate nella regione, e ne derivò il criolo, che forse diverrà la lingua nazionale della Guinea-Bissau, ma vi portarono anche la loro fede; e i vescovi delle isole del Capo Verde che allora avevano giurisdizione su tutta la costa dell’Africa Occidentale vi mandavano annualmente dei sacerdoti "visitatori" per l’amministrazione dei sacramenti, e poi (ma non in continuazione) dei vicari residenti. Geba ebbe così il suo vicario Goncalo de Gamboa Ayala che il capitano del porto di Cacheu nel febbraio del 1647 trasferì d’autorità sul fiume di San Domingos (o di Cacheu) per fondarvi Tubabodaga (mercato del bianco) che ora si chiama Farim. Ma a Geba vi rimasero più di duecento nativi cristiani con qualche capoverdiano e altri ritornarono poi quantunque non assistita in continuazione, la comunità cristiana si sviluppò al punto da, in varie epoche dei secoli passati, contare più cristiani degli stessi centri di Bissau o di Cacheu. Così i "figli di Geba" marinai – grumeti, falegnami e commercianti ambulanti si dispersero per tutta la Guinea-Bissau e fino a Dakar e Conakry. Ora Geba è un villaggio di circa quattrocento abitanti con poca importanza commerciale: dal 1908 fu sostituita da Bafatà (a 30 Km più a Nord-Est, sempre sul fiume Geba che da quella data si sviluppò al punto da diventare la seconda città della Guinea-Bissau, sorpassando in importanza la stessa antica capitale Bolama. Ma Geba (e non Bafatà) in questo secolo ebbe un missionario residente dal 1932 al 1944. Nel 1935-1937 vi fu costruita una chiesetta in muratura e con due torri per sottoscrizione popolare e con aiuti del vescovo di Capoverde che ebbe giurisdizione sulla Guinea fino al concordato e Statuto missionario del 1940. Con gli accordi del 1940 la Guinea è sottratta alla giurisdizione del vescovo del Capo Verde e costituita in missione "sui juris" e affidata ai Francescani minori portoghesi (che già vi lavoravano dal 1933 con a capo un prefetto apostolico: D.Josè Ribeiro de Magalhaes. Vi erano mantenuti i titoli parrocchiali dei secoli passati, ma di cristianesimo ve ne è rimasto poco. A Geba nel 1943-1944 c’è un francescano portoghese, padre Arnaldo Goncalves Guerra, che, in bicicletta, percorre il territorio, apre scuole e battezza i figli dei cristiani, che di cristiano hanno il nome, ma neppure sono battezzati. Egli riceve l’ordine di trasferire la residenza principale da Geba, ormai villaggio fuori mano e senza importanza, a Bafatà, centro commerciale ormai prospero e sede di tutti i servizi civili e con più cristiani, venuti da Geba e da fuori, e dove il governo coloniale ha iniziato la costruzione di una Chiesa. A tal fine appena fuori centro, compra la casa di un commerciante portoghese: quattro stanze e un corridoio, pareti di mattoni crudi ma intonacati, copertura di zinco, ma vi muore improvvisamente il 14 gennaio 1945 e non c’è più chi lo possa sostituire. Il 5 giugno 1947 vi giungono i 6 padri del Pime e un fratello. Si stabiliscono parte a Bafatà e parte a Geba (che dista circa 20 Km.) ma questi, dopo 6 mesi si trasferiscono due a Farim e due a Catiò, nell’estremo sud della provincia. A Bafatà restano 2 padri e il fratello che si danno da fare per visitare le scuole e insegnare il catechismo a battezzati e catecumeni. Costruiscono una cappella e vari altri edifici con al piano superiore un salone-dormitorio di metri 15 x 10 per 30 letti per un internato per ragazzi. Più tardi fu trasformato in catechistato e nel 1947 in seminario minore che nel 1970 fu trasferito a Bissau in costruzioni proprie. Intanto coltivano anche 3 ettari di terreno che l’autorità civile ha ceduto alla missione. Frattanto, nel novembre del 1951, arrivano altri 4 padri italiani del Pime: 2 prendono la missione dei Felupe (a Suzana) all’estremo Nord-Ovest della provincia, e per altri 2 alla stessa missione di Bafatà è sottratta l’area Sud (Bambadinca-Xitoli) e costituita in Bambadinca, la missione autonoma "do Imaculado Coracao de Maria". Questa nuova missione ha già scuole e comprende un’area di 2.114 Kmq. e 21.800 abitanti, in prevalenza musulmani (Fula e Mandinga) ma con un buon numero di feticisti (8.000? Balanta e altri, un migliaio di cristiani, in prevalenza Caboverdeani. Con la guerra di indipendenza si moltiplicano i presidi militari portoghesi in tutti i centri e punti strategici di qualche importanza. In febbraio del 1963 il missionario di Bambadinca padre Antonio Grillo è arrestato dalla Pide (Policia de defesa do Estado) e trasferito nelle carceri di Caxìas (Portogallo) e di là espulso nel luglio. Ritorna a Bambadinca-Sambasilate dopo l’indipendenza, nel novembre 1975. Nel frattempo la missione, con 9 delle 11 scuole, è chiusa; e i cristiani di Bambadinca sono assistiti dai padri di Bafatà o dal cappellano militare portoghese. Nella parrocchia missionaria di Bafatà, in edifici propri, si impianta una falegnameria con macchine un po’ antiquate ma ancora efficienti, diretta dal fratello missionario. Intanto i 3 padri (il Superiore, il Parroco e il Direttore dell’internato) oltre all’assistenza spirituale, catechistica e scolastica in Bafatà che si sviluppa sempre più anche in numero di cristiani, visitano le scuole e cristianità di Geba, Contuboel, Sonaco e Gabù, che dal 1947 ha pure una chiesetta costruita dall’autorità civile, nonostante il numero ridotto di cristiani. Nel 1955 il nuovo prefetto apostolico fa costruire una nuova scuola in muratura con due ampie sale e, poco lontano dalla missione, anche una missione femminile ("della Sacra Famiglia") con internato, che fu inaugurata assieme alla chiesa parrocchiale, finalmente condotta a termine dall’autorità civile, il 5 aprile 1959. La missione femminile della Sacra Famiglia fiorirà sotto la direzione delle suore Portoghesi (Irmas Franciscanas Hospitaleiras) fino alla fine del 1974,quando, con l’indipendenza, il nuovo Stato della Guinea-Bissau ne farà un internato misto statale e le suore portoghesi si ritireranno in patria. Con l’inaugurazione della nuova chiesa parrocchiale e la venuta delle suore si verifica un aumento di vita cristiana e il Prefetto Apostolico che già nel 1955 aveva costruito nella missione maschile due aule scolastiche miste, ora nella missione femminile fa costruire nuove sale esclusivamente per bambine e una nuova residenza di 10 stanze per i padri. I Padri italiani del Pime, con offerte della Gioventù Cattolica Italiana, costruiscono altre 4 aule per la scuola maschile che il nuovo governo si prenderà, nel novembre del 1974, quando monopolizza l’insegnamento. Nel 1974, con la ritirata delle truppe coloniali e la proclamazione dell’Indipendenza c’è stata una certa crisi religiosa di frequenza (anche per la sottrazione delle scuole); ma, con la venuta dei nuovi giovani padri, c’è stata subito una ripresa, specialmente con la costituzione tra la gioventù di un gruppo corale misto di circa 100 giovani che partecipano nella vita liturgica e danno anche rappresentazioni pubbliche. Il gruppo continua con entusiasmo anche se il padre che gli ha dato vita ha dovuto ritirarsi in Italia gravemente affetto da epatite virale. Presentemente in Bafatà ci sono solo due padri (i più anziani della Guinea) coadiuvati nella catechesi e nelle visite ai cristiani di Geba, Contuboel, (Sonaco e Gabù) dal gruppo Libertacao e dal consiglio parrocchiale. Un fratello muratore sta adattando, su ordine del nuovo vescovo Mons. Settimio Ferrazzetta, il vecchio salone-dormitorio che fu nell’internato (dove ha ricavato sette stanze) e altre dipendenze per residenze delle Suore Senegalesi che verranno fra qualche mese a collaborare nel mantenere viva la fiamma della vita cristiana e rendere più efficace l’assistenza a questa povera gente tanto provata. Avranno bisogno di molti aiuti e, tra l’altro, di un pulmino per trasferirsi col gruppo Libertacao nelle visite alle altre cristianità, e macchine da cucire e di maglieria per una scuola di "lavori femminili". Bisognerà pensare anche ad approfondire il pozzo che nei mesi di aprile-giugno scarseggia di acqua. Attualmente la parrocchia missionaria di "Nossa Senhora da Graca de Bafatà" conta circa ottomila cattolici, di cui solo un migliaio nella regione di Gabù.

Responsabile della stesura Pe. Arturo Biasutti, Bafatà, 8 giugno 1978.

Ridurre e correggere liberamente.

Evangelizzazione e linguistica nella Guinea-Bissau

La Guinea-Bissau, nell’Africa Occidentale al sud del Senegambia e con all’Est e al Sud la Guinea Conakri, ha raggiunto l’indipendenza dal Portogallo nel settembre 1974 dopo ben 12 anni di lotta partigiana. Il Portogallo vi dominava da più di 500 anni e vi si era sviluppato un linguaggio derivato dal portoghese per più del 90% delle parole, ma con grammatica prettamente africana; era mal sopportato dai portoghesi e considerato un "portoghese sgrammaticato e mal parlato", proibito usarlo anche ai missionari stranieri. In scuola bisognava usare il portoghese che non era ben inteso neppure dagli alunni di 4° classe. Anche ora si usa il portoghese negli atti ufficiali, nel giornale e nella scuola. Però i politici nei discorsi orali usano il criolo per essere intesi dal popolo. La Guinea-Bissau è un mosaico di lingue. I 780 mila abitanti sono divisi in perlomeno 20 tribù più o meno numerose, ognuna con la propria lingua; ma sui mercati membri di diversa tribù per intendersi usano il criolo; in famiglia è usato solo dai cristiani di vecchia data che sono appena il 5% della popolazione totale, mentre i pagani sono il 50% e i musulmani il 45%. I missionari francesi del Senegal nella catechesi usavano il criolo fin dal principio del secolo. Nel Nord-Ovest della Guinea-Bissau, tra i Felupes, i nostri padri fin dal 1955 usano il Felupe. Con la riforma liturgica e l’indipendenza, animati ora anche dal nuovo vescovo francescano, il veronese Mons. Ferrazzetta, si sta diffondendo nella liturgia e nella catechesi l’uso del criolo, ma con una dozzina di ortografie diverse, perché prima il criolo non era mai stato usato né scritto. Il governo dovrebbe ufficializzarne una, ma ha cose più urgenti. Il nostro vescovo cerca di porre unità almeno tra noi missionari. Perciò, dato che in 34 anni avevo raccolto molte note sul criolo, su suggerimento di altri mi ordinò di alfabetizzare i vocaboli raccolti, cosa che mi costò due anni di lavoro. Ora escono i vocabolario le 13.000 parole coi molti significati possibili in portoghese. Ma la spesa di stampa non era prevista così alta! Ritornando in Guinea-Bissau a 70 anni suonati non vorrei proprio lasciare ai successori un debito di due milioni di lire. Chi mi aiuterà?

P. Arturo Biasutti