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LE NUOVE RELIGIONI DEL GIAPPONE

INTRODUZIONE

Malgrado le ferventi preghiere rivolte ai "Kami" (dèi) per ottenere la vittoria, il Giappone, nell'Agosto del 1945, fu costretto ad arrendersi incondizionatamente all'America. Allora si udivano da un capo all'altro della Nazione le espressioni: "non vi sono più Kami; non vi è più Budda". E come una silenziosa, ma espressiva testimonianza di questi sentimenti che dominavano l'animo dei popolo, molti templi, sia shintoisti che buddisti, distrutti dai bombardamenti, furono lasciati in rovina per molti anni. Nello stesso tempo, si verificava una cosa strana, cioè mentre l'esistenza di Budda e dei Kami shintoisti, veniva seriamente messa in dubbio, "nuove religioni", con un esercito di seguaci, sorgevano come fungaie in ogni parte del Paese. Come spiegare un fenomeno così contraddittorio? Una risposta è che la religione per il popolo comune in Giappone, è un sincretismo, cioè un composto di idee prese da varie fonti. Inoltre, "lo scopo principale della religione", secondo il pensiero del popolo giapponese, è quello di funzionare come un mezzo per ottenere favori materiali. Perciò, se le vecchie credenze religiose avevano fallito nello scopo, pensava il popolo comune, è sperabile che le nuove forme possano dare qualche cosa di meglio. Quindi poteva accadere che alcuni negassero l'esistenza dei Kami Shintoisti, mentre altri rimostravano la loro fede così fervente da abbracciare una delle "nuove religioni". Inoltre è da tenere in mente che in Giappone vi è una stretta relazione tra il sorgere e il cadere delle religioni da una parte, e lo sviluppo delle condizioni sociali ed economiche da un'altra. Secondo dati storici, solo in tempi critici "le religioni" sono di moda in Giappone, come si può constatare anche oggi.

Le"Nuove religioni" del Giappone non sono un fenomeno esclusivo del dopo guerra: cosa vuol dire "nuove religioni" (Shinkoshukyo)?

Molto è stato scritto circa le condizioni psicologiche e sociali aventi relazione con la guerra e il dopo guerra, e che, secondo alcuni studiosi, avrebbero causato l' "improvvisa" apparizione di un gran numero di così dette "nuove religioni". Senza dubbio vi è una grande parte di verità in questa spiegazione, tuttavia considerando il fatto che il fenomeno delle "nuove religioni" non è un fenomeno relativo alla guerra, ma è esistito per secoli; la ragione principale dell' improvvisa comparsa delle nuove religioni è dopo la seconda guerra mondiale, sembra che sia stata, in generale, trascurata. Troppo spesso questo fenomeno è stato trattato solo da un punto di vista particolare che ha abbellito e anche, qualche volta, confuso le idee. Forse la cosa più importante da ricordarsi di queste "nuove religioni" è che esse non sono"nuove" almeno nel senso che esse non sono un fenomeno verificatosi esclusivamente dopo la seconda guerra mondiale,e che non sono "nuove" nel senso in cui questo termine è ordinariamente usato.

L'origine delle così dette "nuove religioni", data almeno parecchie decadi avanti; alcune risalgono alla fine del secolo XIX, e altre infine hanno una storia di oltre un secolo è più. Inoltre molte di esse sono sètte o shintoiste o buddiste, alcune poi sono addirittura una combinazione di due o più fedi religiose, spesso in contraddizione tra di loro, naturalmente con un "pizzico" di originalità data dal loro fondatore o fondatrice. Un punto importante, generalmente trascurato,nel considerare le "nuove religioni" è che, mentre vi sono sempre stati, in Giappone, un gran numero di simili gruppi religiosi, alcuni di essi non sono mai stati bene conosciuti a causa del rigido controllo da parte del governo, il quale li limitava non solo nello sviluppo e nelle sorti, ma rimaneva sempre la possibilità di una soppressione. Di tanto in tanto un nuovo gruppo poteva sorgere per un po’ di tempo e poi scomparire, sia per mancanza di profondità di dottrina, sia perchè assorbito da altri gruppi religiosi meglio organizzati, o perchè, a causa di scandali, veniva soppresso dalle autorità governative. Alcuni anni prima cella seconda guerra mondiale, il Ministero degli Affari Interni, condusse un'inchiesta su i vari movimenti sociali, i cui risultati furono pubblicati in una serie di volumi intitolati "Movimenti sociali del 1936", circa 40 pagine sono dedicate solo ad una lista di

"sètte quasi-shintoiste, sètte quasi buddiste" e "sètte buddiste—shintoiste". Con la proclamazione della completa libertà religiosa nel 1945, per la prima volta nella storia del Giappone, i gruppi religiosi furono liberi di propagare le loro idee senza paura di intervento o sorveglianza governativa o di una eventuale soppressione. Ma questa genuina libertà religiosa finì anche in eccessi e considerevoli sfruttamenti da parte di schiamazzanti e ciarlatani. Ma fu anche possibile, però, il sorgere di genuini nuovi movimenti religiosi sia dentro il Buddismo 40S6 Shintoismo. Però, mentre la parola Shin-ko-shu-kyo (nuove religioni) non è nuova, essa è stata comunemente usata solo dopo la fine della seconda guerra mondiale, prima era spesso usata per denigrare i vari gruppi religiosi che si distaccavano, in qualche maniera, dalle religioni tradizionali, Buddismo e in modo speciale dallo Shintoismo. Dopo il 1941 essa fu adottata con un certo senso di sfida dalle stesse "nuove religioni" e accorciata in "Shin-shu-kyo". Alcuni studiosi preferiscono limitare la parola "shin-shu-kyo" a quei gruppi religiosi immediatamente prima e dopo la seconda guerra mondiale. Altri invece, ed è anche l'uso popolare, l'applicano alle organizzazioni religiose, così vecchie come, per esempio, Tenrikyo (fondata nel 1838) e Konkokyo (fondata nel 1859).

L'AMBIENTE GIAPPONESE DELLE "NUOVE RELIGIONI"

Le "nuove religioni" hanno trovato un buon terreno, come svilupparsi, nel pensiero filosofico e religioso del Giappone: cioè nei concetti fondamentali del pensiero religioso giapponese, quale il Karma e l'idea di Dio. Quando si studia l'aspetto della vita o del pensiero religioso giapponese, e sopratutto se si tratta delle speculazioni filosofiche, uno è colpito dalla grande complessità e ambiguità di questo pensiero, che non rifiuta di accogliere persino idee antagoniste. Questa coesistenza di elementi che sono totalmente estranei gli uni agli altri, anzi si contraddicono vicendevolmente, è ammessa senza che uno si dia il pensiero di fornire una spiegazione o di precisarne i termini. Lo Shintoismo e il Buddismo sono le due correnti religiose che compongono questo pensiero. La struttura dello Shintoismo, scrive D.Clarence, un autore in materia, è straordinariamente complessa, e la sua caratteristica è un’eterogenea confusione". Ascoltiamo ora il Prof. Sokyo Ono, dell'Università shintoista di Tokyo: "molti punti concernenti il concetto di "Kami" (dèi) non possono essere interamente compresi, e ciò è causa del disaccordo tra i dotti. I Giapponesi stessi non hanno un'idea molto chiara dei Kami. Essi ne hanno una conoscenza intuitiva e vivono senza formarsi un'idea concettuale. E' impossibile, quindi, rendere chiaro ciò che per sua stessa natura è fondamentalmente vago". Il Buddismo mahayana, che è in Giappone, proclama la relatività della verità; accetta agevolmente le più grandi contraddizioni e le considera come dei frammenti della verità totale. Il Dott. Suzuki, specialista in Buddismo mahayana, mette in evidenza ciò che in questa mentalità, urta lo spirito occidentale: "nella logica buddista la negazione non è necessariamente una negazione, nè l'affermazione un’affermazione; al contrario, un’affermazione è una negazione, e una negazione è un’affermazione. Questo non significa che una negazione implichi un’affermazione. Agli occhi dei buddisti, una tale implicazione non esiste e non vi è, per essi alcun equivoco" (The essence of buddhism pag.10).

Oltre a ciò è da notare che in Giappone, nonostante l'alto livello di cultura ed educazione moderna, persiste nel pensiero giapponese una marcata tendenza alle superstizioni. Il Prof. Iichi Oguchi, scrive che "la magia conserva il suo significato per il popolo giapponese. Questa singolare mescolanza di intellettualismo e di magia è il terreno della maggioranza dei Giapponesi trova le loro soddisfazioni religiose"(Japenese Religions). A questi principi filosofici e pensiero di magia si ispirano in generale le "Nuove religioni". Uno vi si può affiliare senza romperla con il pensiero e la vita tradizionale giapponese; e a differenza della Soka-gakkai, che è irruente ed aggressiva, le "nuove religioni" si ispirano alla tradizionale tolleranza giapponese e non trovano nessun inconveniente a che i loro adepti partecipino ai riti e alle funzioni di altre religioni.

IL KARMA

L'idea di Karma, considerato come dottrina fondamentale del Buddismo gianponese, è profondamente radicata nella mentalità del popolo. Che cosa è il Karma? Secondo la concezione buddista, il Karma è la "potenza suprema che opera attualmente nel mondo, esso è il principio impersonale di giustizia e di retribuzione morale, ineluttabile ed inesorabile." Quindi il karma, secondo i buddisti, è essenzialmente un’amplificazione dei concetti di causa e di effetto; cioè ogni stato presente, buono o cattivo, fisico o morale, economico o religioso, biologico o affettivo, individuale o sociale, ha una causa preesistente che lo determina. Un paragone che può chiarire il concetto quello della ereditarietà; il karma gli assomiglia molto, con questa differenza però, che nel karma l'individuo eredita da lui stesso e non dagli antenati. Secondo questa inevitabile dottrina della trasmigrazione, la vita presente non solo è il frutto di una vita anteriore, ma è anche la causa determinante dell'esistenza futura. Educato nell'atmosfera del karma, il giapponese è naturalmente portato a speculare sulle cause particolari di tutta una vita misera. Se si aggiunge a questa disposizione filosoficante, la tendenza alla superstizione, così marcata nel pensiero giapponese, si avrà la spiegazione del successo della "divinazione", praticata sotto diverse forme dalle "nuove religioni". Le "nuove religioni", adottando il concetto di karma buddistico, chiamato 'innen' in giapponese, lo hanno talvolta sviluppato, raffinato e colorito, per accomodarlo ai loro fini. Gli adepti al Tenrikyo, per esempio, si compiacciono di sottolineare la differenza che vi è tra il loro concetto di karma e quello delle altre religioni. Essi si sforzano di trasformare questo articolo piuttosto oscuro della loro religione, in qualche cosa di brillante e di gioioso che si accordi con la concezione edonistica della vita. Uno di essi scrive: "noi, membri del Tenrikyo, non parliamo mai di rassegnazione pura e semplice a questa concatenazione di cause ed effetti... noi abbiamo esaminato a fondo la questione dell'innen e noi la sopprimiamo completamente; non ci lasciamo abbattere dal peso dell'innen; qui è precisamente la differenza essenziale tra la nostra religione e le altre nuove religioni. E' in questa dottrina della trasmigrazione che essi fanno notare la grande differenza con il Cristianesimo. "Noi non crediamo, essi dicono, in una vita dell'al di là; noi cerchiamo di purificare il nostro spirito in vista di ottenere, dopo le ripetute reincarnazioni, una vita gioiosa in questo mondo. Ecco perchè una tomba non ha, per noi altro senso che quello di servire a nascondere i vecchi panni". Oltre a questa accomodazione della dottrina della trasmigrazione delle anime (karma) ai loro bisogni mortali, i fondatori delle nuove religioni hanno fatto un grande uso del karma per spiegare la causa e la natura delle malattie. Nella considerazione della vita presente, che attira tutte le loro preoccupazioni, essi cercano, di preferenza di scovare la causa delle tribolazioni negli atti dell'esistenza attuale. Quando non possono guarire le malattie o difetti congeniti, allora essi riferiscono alle esistenze precedenti. Il popolo non si inquieta affatto di questa teoria, ma è convinto che beneficerà in questa vita, o nella seguente del benessere assicurato dalle "nuove religioni".

CONCETTO DEL DIVINO NELLA TRADIZIONE GIAPPONESE

Le "nuove religioni" hanno adottato, in generale, il pensiero religioso tradizionale giapponese. La religione primitiva del Giappone, da cui è derivato l'attuale Shintoismo, era un culto animistico della natura. Il timore reverenziale delle forze della natura, come il vento, il fuoco, la tempesta ecc…, ne fecero degli oggetti sacri, cioè dei "kami" (dèi). Da questo polidemismo, si passò al politeismo, e gli innumerevoli 'kami' vennero onorati ciascuno secondo la sua particolarità; ma anche essi però erano soggetti alla morte. A contatto poi con la dottrina filosofica del Buddismo e Confucianesimo la "kamilogia" shintoista si è evoluta. Quantunque della primitiva credenza non resti che poco, la credenza attuale sembra includere tutta la gamma dei 'kami: dal primitivo culto animistico sino al raffinato concetto moderno di kami, che racchiude in sè quello di giustizia, ordine,favore divino. Il culto, inoltre, dei fenomeni naturali o degli animali, che sono creduti posseduti da 'kami', è comune. Come pure è pressochè universale il culto delle anime dei defunti familiari o nazionali considerati come 'kami'.

E inoltre "tutti gli esseri, scrive il Dott. Ono, possono,in qualche maniera chiamarsi "kami": o considerati come una potenza dei 'kami'; e sopratutto le persone dovrebbero essere comunemente: venerate come 'kami'. La mancanza, poi, di distinzione netta tra il divino e l'umano spiega la facilità con la quale il popolo giapponese accetta le "pretensioni" dei capi religiosi e dei fondatori delle "nuove religioni", come "prerogative divine". Un altro elemento importante dalla tradizione religiosa giapponese è lo Shamanismo. Il mondo degli spiriti, buoni e cattivi può essere avvicinato da persone fornite di un certo potere, o che dispongano di un determinato rituale. Gli shamanisti non solo possono servire come "medium" agli spiriti, ma possono essere egualmente posseduti da essi, fino a divenirne manifestazioni incarnate. Questo caso è frequente nelle "nuove religioni". Il Buddismo mahayana, inoltre, ha portato in Giappone due concezioni importanti della divinità. La prima è di natura panteistica: le cose che riempiono questo universo non sono realtà distinte: esse non sono che l'espressione di un'unica e medesima realtà assoluta, spirituale, l'eterno Budda. Il tutto è nell'uno e l'uno è nel tutto. In un certo senso gli uomini e le cose sono immersi nell'oceano divino. Tutte le "nuove religioni" hanno ripreso o in modo o nell'altro, questo concetto panteistico del divino. Per quanto strano possa essere, il Buddismo mahayana ha egualmente fornito un'altra concezione nettamente personale, della divinità. Esso predica Amida, un essere personale, misericordioso come il Dio delle religioni teistiche. Le due concezioni, panteistica e teistica, dovrebbero logicamente escludersi, ma il buddista non si inquieta affatto. A loro volta le "nuove religioni" accolgono questi due concetti del divino solo apparentemente, secondo esse contraddittori.

IL CONCETTO DIVINO NELLE NUOVE RELIGIONI

Dopo aver esaminato i tratti salienti cella tradizione religiosa giapponese concernenti il divino, che hanno esercitato un’influenza sulla "teologia" delle "nuove religioni", ci resta di considerare il concetto generale della divinità, come si trova realizzato in queste "nuove religioni". Se si considera la loro base di parentela dottrinale, le "nuove religioni" si possono dividere, in generale, in scintoiste e buddhiste. Ma questi elementi shintoistici e buddistici si mescolano insieme, talvolta fino a tal punto da rendere impossibile tale distinzione. Inoltre è da tenere presente che le "nuove religioni" hanno subìto un’influenza considerevole del pensiero cristiano a tal punto che, a leggere certi loro scritti, si ha l’impressione di avere a che fare con la letteratura spirituale cristiana. Vi si parla, per esempio, di Dio creatore del cielo e della terra, o della impossibilità di fare qualche cosa senza l’aiuto della grazia divina, o della virtù suprema che è la carità. La "Sekai-Kyu sei-kyo", che al suo inizio prese il nome buddhista di "Kannon-kain", dice che l’èra di usare il nome di Buddha è ormai passata e, presentemente, non parla che di "Dio". Così pure la "Seicho-no-ie" abbonda di espressioni e termini cristiani presi dalla Bibbia e catechismo quantunque usi ancora il nome di "Budda" per riferirsi a Dio. Le altre "nuove religioni" appartengono tutte al gruppo di religioni derivanti dal Buddhismo-nichiren e sono nettamente buddhiste nella loro natura e nomenclatura. Le "nuove religioni", conforme al pensiero tradizionale giapponese, non rivendicano affatto l’esclusività dei loro insegnamenti intorno alla divinità; gli attributi e le definizioni della divinità variano secondo le religioni. Il concetto di divinità, quindi, non è ben definito, ed è assai elastico; gli scritti, poi, che trattano della divinità sono molto ambigui. La grammatica Giapponese non possiede delle forme speciali per il singolare e plurale, maschile e femminile, e in generale non si può distinguere se si tratta di monoteismo o politeismo. Per di più, le pubblicazioni del Tenrikyo, per esempio, quando trattano della divinità sono talmente vuote e incoerenti che negli stessi scritti della fondatrice, Nakayama Miki, è spesso e strettamente difficile capire se il soggetto è la fondatrice stessa, o la divinità, o ambedue. Il P. Kyodan del "gruppo religioso della perfetta libertà" e "Seicho-no-ie", professano tutte e due il panteismo a livello teoretico e poi, in pratica, tengono una concezione piuttosto personale di Dio. Una incoerenza simile, tra la teoria e la pratica, si realizza in tutte le "nuove religioni" di tipo buddista.

OGGETTO DI CULTO DELLE NUOVE RELIGIONI E LORO MONOLATRIA

Quantunque il concetto su la divinità, nelle "nuove religioni", sia confuso e ambiguo, è da notare, però , che ogni "nuova religione", rende omaggio a un

"solo oggetto supremo". Questo aggetto supremo può essere Dio, Budda, una pergamena sacra, un simbolo o rappresentazione materiale di qualche cosa immateriale. Perfino gli antenati e gli altri dèi sono inclusi in questo oggetto supremo di culto. Perciò il culto e l'adorazione del fedele sono rivolti fondamentalmente a un solo oggetto, piuttosto che a molti. La natura poi dell'oggetto di culto varia a seconda delle "nuove religioni", anche se qualche volta presenti dei tratti comuni: una prima proprietà è che l'oggetto è spirituale. Tutte le "nuove religioni" praticano i loro esercizi religiosi davanti a un certo oggetto religioso, che potrà essere un altare dedicato alla divinità, o un cartello che porta gli ideogrammi cinesi "Jisso" (verità) su cui si fissa l'attenzione del fedele durante la meditazione. Tutte le nuove religioni insegnano che l'oggetto reale del culto non è l'oggetto materiale, ma bensì quello che esso rappresenta. Questa distinzione però esiste solo in teoria, poichè i fedeli che non sono ancora abituati a tale distinzione, adorano ancora oggetti materiali, e la tendenza al panteismo è ancora forte. Un'altra proprietà comune alle nuove religioni è la "comunione con la divinità". L'atmosfera religiosa giapponese, con la sua filosofia panteistica, le sue miriadi di kami e degli spiriti dei defunti, ravvicina la divinità all'uomo. Le nuove religioni pretendono unanimemente una comunione più intima con la divinità; in certi momenti è la divinità stessa che si comunica al fondatore o al capo delle nuove religioni. Esiste un momento determinato per entrare in contatto col divino, e gli stessi adepti sono convinti che osservando alcune disposizioni e compiendo alcuni atti essi sono in un contatto continuo con la divinità. Da questo contatto intimo ne deriva, come conseguenza, che gli scritti dei fondatori e dei capi sono divinamente ispirati. Le parole, per esempio, pronunciate o scritte da Nakayama Miki, la fondatrice del Tenrikyo, sono considerate come le "parole stesse di Dio". L'oracolo divino dichiara: "quello che io penso è pronunciato dalla sua bocca (di Nakayama Miki). Umana è la bocca che parla, ma divino è lo spirito che pensa nell'interno. Ascoltatemi attentamente poichè io ho preso in prestito la sua bocca ed io ho imprestato a lei il mio spirito." Nelle numerose publicazioni del Tenrikyo si trova scritto "il vero dio reale" domanda a Nakayama Miki il suo corpo per farne il "proprio tempio e fondare così il Tenrikyo". Questa aureola della "comunione col divino", reclamata dai fondatori delle nuove m religioni, è anche prerogativa dei capi religiosi viventi. I semplici fedeli venerano come kami (dèi) e a loro indirizzano preghiere e ringraziamenti. Essi risiedono nei centri religiosi, dove i pellegrini, regolarmente, vanno a compiere le loro devozioni, e ricevono i più alti onori che arrivano perfino alla adorazione. I metodi e i rituali possono variare, a secondo delle nuove religioni, ma tutte asseriscono invariabilmente questo contatto diretto con la divinità. Una terza proprietà della divinità, adorata dalle nuove religioni, è la potenza. La "Seicho-no-ie" attribuisce a Dio la "potenza infinita che sostiene la nostra vita". La "Sekai-kyusei-kyo" usa perfino il termine di "Jèhovah", parlando di Dio come creatore". Alla nozione di potenza, spesso è associata quella di provvidenza. Tenrikyo e Sekai-kyusei-kyo per esempio, insistono sopra "l'attività attuale di Dio nel mondo e la realizzazione del suo piano per stabilire l'età nuova." Infine, tutte le nuove religioni insistono sulla misericordia della divinità, poichè la potenza suprema che governa il mondo è benevola se si eccettua la "Soka-gakkai" la

"Sekai-kyusei-kyo" che fanno menzione di un giusto giudizio e di un giusto castigo, la maggior parte delle nuove religioni non ammettono nessun giudizio e quindi nessun castigo.

CARATTERISTICHE C0MUNI ALLE NUOVE RELIGIONI

Se si leggono, anche solo superficialmente gli scritti delle nuove religioni, si capisce subito che esse hanno molte caratteristiche in comune tra di loro. Ma, essendo impossibile ragione della loro grande varietà, di dare un'idea particolareggiate di ciascuna di queste caratteristiche, diciamo qualche cosa solo su alcune di esse.

A) Caratteristiche dottrinali

1) Origine rivelata. Le nuove religioni considerano la loro dottrina di origine divina.

Una divinità ha preso possesso del fondatore o fondatrice, a cui ha comunicato i suoi oracoli. Questa comunicazione è stata fatta nel corso di una visione o sogno. In questa maniera,il messaggio religioso, ricevuto per rivelazione, viene considerato come autentico dai seguaci delle nuove religioni.

2) Sincretismo. La maggior parte delle nuove religioni sono sincretistiche: esse non si fanno nessun scrupolo di prendere da ogni religione del passato e del presente, elementi dottrinali e culturali, senza badare a togliere le contraddizioni interne che potrebbero esserci. Il nome di Cristo, Budda, Confucio, Maometto, e quello del fondatore, sono spesso pronunciati insieme. Sopratutto la Bibbia e la dottrina cattolica sono spesso fonti di ispirazione. Dall'altra parte, il contenuto dottrinale è troppo semplice, in generale, e superficiale. Questo sincretismo, non si ha bisogno di dirlo, è a–dogmatico, e in generale non settario nello spirito; profondamente a–morale nella sua applicazione alla vita pratica.

3) Benessere terrestre. Le nuove religioni parlano di peccato, ma con questa parola esse intendono 'malattia fisica', La visione di queste nuove religioni è anzitutto terrestre. Esse sono,nel pieno senso della parola, religioni di questo mondo e di oggi. Esse si propongono di procurare non la felicità di un Paradiso che non si vede, ma il bene materiale dei loro seguaci durante questa vita terrena. In questo benessere terrestre, la guarigione fisica occupa un posto importante e quasi unico. A questo scopo alcune nuove religioni, come per esempio Tenrikyo e Rissho–kosei–kai, senza abbandonare le bizzarre pratiche terapeutiche per i loro aderenti, imbevuti della "fede curatrice", hanno aperto ospedali moderni, che non sono per gli abituali devoti della sètta, ma per i "profani". All'obbiezione che l'uomo non è solo materia ma anche spirito, i capi delle nuove religioni si difendono dicendo che i vantaggi materiali costituiscono, agli occhi della massa dei fedeli l'interesse principale della loro religione.

4) Caratteristiche tipicamente giapponesi: malgrado le pretese di alcune nuove religioni di essere mondiali, come la "Soka-gakkai", esse sono dei fenomeni tipicamente giapponesi. La loro "novità" consiste, in sostanza, nell'entusiasmo e nella vitalità piuttosto che nelle differenze dottrinali, in rapporto al pensiero tradizionale giapponese. Scrive il prof. H. Neill Mc Farland: "le nuove religioni presentano delle rassomiglianze con i culti messianici delle società primitive, come per esempio: la religione della danza degli spiriti degli indiani d'America o della Nuova Guinea. Le nuove religioni del Giappone riproducono, con una rimarchevole fedeltà, certi sviluppi di questi culti, tra i quali si trovano cinque fattori: 1) una crisi sociale, e gravata per il sorgere di un’alta cultura. 2) un "leader carismatico". 3) dei segni apocalittici. 4) un comportamento estatico. 5) una dottrina sincretistica." Tutto questo fermento di nuove religioni in Giappone, viene così descritto da Margaret Mead: "è la fermentazione di un passato a metà abbandonato e metà di un presente a metà abbracciato".

B) Caratteristiche di organizzazione

Praticamente tutte le nuove religioni hanno rigettato la tradizionale idea di una gerarchia che si distingue tra ministri e fedeli. Ma la mancanza di sacerdozio non vuol dire mancanza di organizzazione; e ciò non toglie che i capi si diano il titolo di reverendo. Ma tutto ciò significa che i loro doveri non presuppongono una vocazione, nè essi sono necessariamente capi a vita. Sono piuttosto come membri di consiglio e si sentono liberi di cambiare il loro mestiere ogni qualvolta lo credono opportuno. Grande cura è posta per assicurare il legame col "Quartiere generale". Oltre, poi, a un corso corrispondenza, a tempi determinati, capi e seguaci si radunano al quartiere generale per un regolare indottrinamento. Ma anche questo controllo dal centro, spesso è inabile a prevenire nuovi movimenti di separazione perfino tra le più fiorenti nuove religioni, come il Tenrikyo Reiyukai e Omotokyo. Tutti i seguaci sono autorizzati a reclutare nuovi proseliti e a istruirli. Questo metodo di lavoro, per cui tutti si sentono di contare qualche cosa, e che qualche cosa d concreto è richiesto da essi, è uno dei principali motivi per cui numerosi individui vengono attratti alle nuove religioni. Questo "carattere laico" dell'organizzazione delle nuove religioni, stimola l'attività missionaria dei membri, e li mette in un particolare entusiasmo, che finché dura, spiega il sorgere come fungaie delle nuove religioni.

I FONDATORI DELLE NUOVE RELIGIONI

Le nuove religioni, simili a molti altri movimenti di riforma o reazione, sono figlie dei loro tempi. E i loro tempi possono essere visti, come in uno specchio, nella vita e nelle aspirazioni dei loro fondatori. E’ nell’ambiente dei fattori sociale e religiosi che bisogna considerare le nuove religioni per potere capire il loro spirito.

La restaurazione del Meiji (1867), che seguì al periodo di isolamento nazionale degli ultimi anni del Tokugawa, come pure la prima e la seconda guerra mondiale, hanno provocato dei tremendi choc nell’animo del popolo e giapponese. Gli avvenimenti militari, politici e sociali di questi periodi strapparono la mente e i cuori dei Giapponesi dai loro secolari ammaraggi e li hanno gettati in un oceano di correnti ideologiche nuovi per essi. Le tradizionali religioni, Shinto e Buddhismo, avevano perso il contatto con le masse. La loro organizzazione feudalistica e il loro dogmatismo, come pure la venalità dei loro capi avevano allontanato gli irrequieti e irritato i progressisti. Il Cristianesimo, sfortunatamente, o è stato perseguitato, o troppo incompreso per potere attirare quei milioni di cercatori di felicità. Dal loro vuoto spirituale, in cui erano precipitati, i nuovi profeti mostrarono la via per un porto di terrestre felicità. E’ in questo senso che noi dobbiamo interpretare la nuova e spesso ripetuta asserzione che "le già esistenti religioni sono la causa delle nuove religioni".

Le nuove religioni del Giappone

Il tipico fondatore di una nuova religione è una persona di suprema fiducia in stessa. Egli o lei, spesso passò una gioventù nella povertà e malattia. A quel tempo egli fu vittima di paronia con la concomitante megalomania, mania di persecuzione e allucinazione. "Un essere divino, quindi, prese possesso di lui e affidò una missione di salvezza. Per portar a termine questa sua missione, egli si crede dotato di scienza profetica e di potenza curatrice, perciò tiene in mano la chiave dell’immediata felicità" e chiama sè stesso, "il Messia del giorno" . Pochissimi fondatori rivendicano di essere inferiori ad un Messia; molti senza nessun ritegno si mettono alla pari con Buddha, Confucio, Cristo. Sia che siano donne illetterate, come Deguchi Nao, fondatrice del 'Omoto-kyo' e Kitamura Sayo, fondatrice della 'religione della danza' oppure raffinati estetistici come Okada Mokichi del i 'Messia-kyo' e "Nakano Yosuke del 'Ananai-kyo', il loro comportamento è puerile, e il loro frasario è mal costruito nella loro pronuncia dialettale. Essi si rivolgono alle persone di condizione sociale ordinaria per liberarle dai loro mali e 'trasferirli a sè stessi', affinché posano ottenere la felicità su questa terra soddisfacendo tutti i loro desideri e nascoste aspirazioni. Essi vivono lussuriosamente ed amano essere adulati sino al punto di pretendere una vera "antropolatria", poiché essi dicono di essere dei "kami-gakari", cioè rappresentanti degli dèi quindi sono guidati infallibilmente da ispirazioni divine. Altri più modestamente si accontentano del ruolo di semplici profeta o medium. Tutti essi comunicano con gli dèi, dèmoni, e con gli spiriti degli antenati. Molti di essi r i ti degli antenati reclamano potenze miracolose di guarigioni di malattie fisiche; e possono trasmettere questa loro potenza agli ammalati stessi, Sia facendo bere a questi, per esempio, con cura e devozione acqua imbottigliata dei loro bagni (come fece Deguchi Onisaburo), o scrivendo un ideogramma cinese su un pezzo di carta (come fece Okada Mokici). Essi circondano le loro rivelazioni con suggestiva onomatopeia, cioè con la formazione di un vocabolo con imitazione del suono della parola. Prendiamo per esempio la parola Kami che vuol dire dio; scritta diversamente, ma con lo stesso suono, vuol dire capelli, sopra, spirito; quando i fondatori si dichiarano 'Kami', la gente comune li crede veramente degli dèi-kami e non pensa neppure lontanamente agli altri significati che può avere la parola scritta con diverso ideogramma. Ancora un esempio: il vecchio termine "shin-ko", che vuol dire azione del dio, scritta diversamente ma con lo stesso suono shin-ko, vuol dire fede: per i fondatori delle nuove religioni il passo è facile e logico; chi ha fede, ha in sé l’azione di dio, è dio (Kami). Ogni fondatore di una nuova religione, nel presentare la propria dottrina, si serve di questo gioco di parole, per guadagnare i suoi seguaci. Se si fa osservare ad essi che il loro ragionamento è puerile e che forse essi stessi non sono convinti sono sono convinti di quello che dicono, infallibilmente vi risponderanno che "migliaia di persone li seguono non per i loro ragionamenti, ma per la loro personalità; e poco importa se i ragionamenti siano giusti o sbagliati, poiché le contraddizioni sono trascurate nel mondo della fede delle "nuove religioni". Voi potreste dubitare della loro potenza di guarigione, ma essi vi guarderanno scandalizzati, e vi inviteranno ad andare a vedere; però prima di farvi vedere i loro miracoli, dovete iscrivervi alla loro religione e fare un tirocinio. Il fatto è che questi uomini e donne sono maestri nella psicologia umana e posseggono rimarchevoli talenti di suggestione, rinforzati dall’autosuggestione da parte delle masse. Essi usano ogni mezzo per attirare l'attenzione pubblica, e spendono ingenti somme di denaro per fabbricare sontuosi palazzi come prova dei loro successi; poiché essi sono convinti che la povertà è un male da sradicare dalla loro stessa vita. Essi sanno che i loro seguaci, per di più se sono poveri si rivolgono ad essi, come modelli di perfezione, per avere la stessa potenza; vincere così i mali e stare bene. E il popolo ordinario, in genere, preso dalle incessanti lotte per la vita, è affascinato dalla forza occulta che esce da loro. Ma come accade a tutti i mortali, malattie e morte arrivano anche per i fondatori delle nuove religioni. Le prime li irrita ed esse le chiamano purificazioni, la seconda è una completa disfatta. Okada Mokichi disse pochi mesi prima di morire (10 febbraio 1959) "un grande disastro sta per accadere. Io temo il peggio. In verità , la prova di sopravvivere delle nuove religioni, viene della morte del loro fondatore. Dopo Deguchi e Okada, i loro movimenti subito declinarono. I membri della Seicho-no-ie, ancora prima della morte del fondatore Taniguchi, si divisero le spoglie. Tale è la fine inevitabile di una casa fabbricata sulla sabbia e di una religione inventata dall’uomo.

Le nuove religioni e la politica

Per iniziativa di Taniguchi Masaharu, capo della Seicho-no-ie, alla fine del 1955 in prossimità delle eiezioni politiche, è stata costituita "Associazione delle nuove religioni per la diretta partecipazione dei capi religiosi alla politica del Paese. In quel tempo Taniguchi scriveva: "Benchè vi siano alcuni i quali pensano che

i "religionisti" non dovrebbero sporcarsi le mani con interessi secolareschi, quale per esempio la politica, io credo però che questa importantissima materia della politica è stata fino ad oggi lasciata esclusivamente a uomini di mondo, la società è in piena decadenza. Non vi è nessuna speranza di ricostruire la società, se i
"religionisti" non prenderanno parte diretta alla politica. E la loro influenza sarà effettiva solo se essi si uniranno in una forte organizzazione" (Chugainippo 23 dicembre 1955". Eccetto le sètte buddiste, che si mostrarono abbastanza riservate e, cosa strana, quelle shinotoiste, tutte le nuove religioni si mostrarono subito favorevoli per una revisione dello statuto che sanciva la separazione della religione dallo stato. (seikyo-bunri). E quella che si distinse, e si distingue più di tutte, in questa partecipazione alla politica, è la "Soka-gakkai"; setta stata molto aggressiva, e di cui si parlerà più diffusamente in seguito. Ma se le altre nuove religioni non hanno ottenuto la potenza politica della Soka-gakkai, è però innegabile che esse esercitano, almeno in certe regioni, una influenza analoga.

LE "NUOVE RELIGIONI" E LA GIOVENTÙ

La gioventù per se stessa costituisce già un problema in qualsiasi Paese; essa cresce, per così dire, tutta per se stessa, ma ha bisogno di una guida positiva perchè possa inserirsi nella società in cui vive. La presente gioventù giapponese, cresciuta in un Paese che con la guerra ha perso anche tutta l'impalcatura dell'etica shintoista, lotta tra difficili problemi. Le nuove religioni, approfittando di questa difficile e critica situazione, cercano, in modo speciale, i loro proseliti tra i giovani. In generale la gioventù giapponese non ha nessun interesse per la religione; essa si preoccupa, principalmente di sviluppare una adattabilità pratica alle condizioni sociali, in cui essa vive, anzichè ad una questione metafisica di "come l'uomo dovrebbe vivere: il Prof. Kazuo Nagai , dell'Università Kanasawa, scrive che gli studenti giapponesi credono nel presente: davanti ai loro occhi il passato non ha più nulla a che fare col presente e il presente non deve essere sacrificato per il futuro". E siccome non sono sicuri di potersi fare una posizione stabile nella complicata società in cui vivono, come risultato essi si uniscono in gruppi sociali, nei quali credono di poter raggiungere i loro scopi personali; Ciò spiega come, in alcune nuove religioni, e soppratutto nella Soka-gakkai, la maggioranza dei seguaci sono giovani. Ma quello che li spinge a iscriversi in una delle nuove religioni non è perchè essi sentano di aver bisogno di qualcosa spirituale che riempia la loro anima, ma in generale perchè essi credono che in una associazione scientificamente e tecnologicamente organizzata possano procurarsi un posto migliore nella società.

LE NUOVE RELIGIONI E LE DONNE

Nelle nuove religioni è significativa la partecipazione attiva femminile; l’80% dei seguaci sono donne. La maggior parte di esse appartengono alla classe più umile della società giapponese, specialmente a quella contadina. Di tutti questi nuovi gruppi religiosi, 19 sono stati fondati e diretti attualmente da donne; 4 gruppi fondati da donne e diretti attualmente da uomini; 7 gruppi fondati da uomini, ma diretti da donne. Quanto alla condizione sociale delle fondatrici, 7 esercitavano l'ufficio di domestiche e 9 appartenevano a famiglie di condizioni così umili che, secondo un'usanza molto comune in Giappone, furono adottate da famiglie benestanti. Il P.L. Kyodan e Rissho-kyo sekai hanno la più forte percentuale di giovani donne: le vecchie spesso ritornano al Buddismo tradizionale. Le credenti di queste nuove religioni sono più numerose in campagna che in città. Secondo dichiarazioni del Ministero della Educazione, le donne della campagna, e in modo speciale dei villaggi di pescatori, sono quelle che praticano maggiormente la superstizione. Nell'Agosto del 1946 si condusse un’inchiesta sulla religione delledonne lavoratrici. Alla domanda: "che cosa pensate voi delle nuove religioni?, il 15,8% risposero di non crederei all'esistenza degli dèi shintoisti e buddisti. Mentre il 23,9, risposero "io non ho tempo di pensare alla religione" oppure "mi piacerebbe di credere alla religione, ma non ne trovo nessuna che soddisfi il mio personale kimochi (sentimento dell'animo). Questa inchiesta fu condotta immediatamente dopo la guerra, cioè quando il popolo Giapponese, vedendosi crollare davanti agli occhi tutta l'impalcatura dello shintoismo di stato che considerava l'Imperatore come dio, cadde nella disperazione e nell’incredulità. Ma qual'è la situazione odierna? Secondo una recentissima inchiet4condotta dal Ministero dell'Educazione, tra le donne lavoratrici, è risultato che molte di esse mostrano un certo interesse
per il Cristianesimo. Però se noi dobbiamo giudicare questi loro sentimenti dal punto di vista del Cristianesimo ortodosso, dice un eminente psicologo giapponese, "esse potranno essere considerate come "cristiane deformate" che tengono solo la Bibbia tra le loro mani e cantano inni sacri, ma non hanno nessun desiderio di studiare seriamente e abbracciare il Cristianesimo". Nondimeno dobbiamo riconoscere che queste donne hanno, sia pur inconscio, un recondito sentimento di simpatia per il Cristianesimo, a cui vorrebbero aggrapparsi come ancora di salvezza per un loro spirituale rifugio. E concomitante a questo sentimento di simpatia per il Cristianesimo vi è la pratica di magia e tradizionali credenze per cui queste donne finiscono per abbracciare una delle nuove religioni. Molte volte diventano così fanatiche da prendere una attitudine incoerente verso la vita da precipitare in tristi e deplorevoli atti. Così, per esempio, il giornale Nagoya-Times riportava che una donna della Prefettura di Aichi, seguace della religione Kannon, un giorno mentre pregava ella ricevette un messaggio dalla dea, la quale le disse: "allo scopo di salvare la tua famiglia uccidi i tuoi bambini, così tu potrai averli come compagni di viaggio nell'altro mondo". La donna soffocò i suoi bambini fino a morire. Come si sente una donna ordinaria di fronte a questo caso? Alcune considerano ciò come un fatto di cronaca nera, e in generale potrebbe attribuirlo come un effetto della pazzia della donna. Però guardando al mondo delle nuove religioni, ci si incontra frequentemente di simile genere. L'Asahi shimbun (il giornale più diffuso in Giappone) riportava il 13 Marzo 1963: "una donna appartenente a una delle nuove religioni uccide i suoi due bambini e poi si suicida. In un biglietto lasciato per suo marito vi era scritto: "io me ne vado lontano per essere col mio dio (kami)".

Questi tristi casi provano che pur di essere liberati dalle sofferenze e dalle e dalle difficoltà della vita quotidiana, il popolo si dà ad una fede religiosa.

Riguardo poi al "messaggio della dea" per diretta uccisione dei bambini, ha abbracciato fanaticamente una delle nuove religioni, facilmente ella è indotta a credere di sentire la voce del kami (dio) e prenderla come una rivelazione. Quando poi essa è sotto l'impulso di un simile comando divino", è soggetta a commettere qualsiasi commettere qualsiasi atto irragionevole sia per motivi psicologici, biologici o anche sociali. "La mentalità e la condotta di simili persone non sono fondamentalmente effetti delle loro naturali disposizioni, e nè tipici casi del dopo-guerra. Simili fenomeni sono estremamente complessi le non va trascurato anche il fanatismo religioso con cui queste persone abbracciano una delle nuove religioni".

Soka-gakkai

La Soka-ga-kkai, una delle nuove religioni, e certamente anche la più "aggressiva e intollerante", è un ramo distaccatosi dalla sètta buddista Nichiren; essa fu fondata nel 1936 da un maestro di scuola elementare (Tsumesaburò Makiguchi, 1871-1944). Dalle altre nuove religioni essa è considerata come un nuovo corpo religioso sorto senza alcuna disciplina e tradizione ortodossa, a causa dei metodi usati nella propaganda. Una delle principali caratteristiche, infatti di questo nuovo gruppo religioso è l'attività sistematica e, in molti casi, aggressiva usate dai suoi membri per indurre i riluttanti ad entrare nella setta. La Soka-gakkai denuncia, senza alcuna distinzione, tutte le altre religioni come ingannatrici ed eretiche. Ogni seguace possiede un manuale pratico (Shakubuku kyoten) dove si spiega con una tattica concreta come usare gli argomenti e metodi di discussione con gli estranei alla associazione. Questo manuale riporta brevi notizie su ogni religione, compreso il Cristianesimo. Vi si insegna come attaccare queste religioni, come convincere i loro seguaci a rinnegarle. Prima di mettere in pratica ciò che insegna il "Shakubuku" bisogna cercare di conoscere la mentalità delle persone, il loro carattere e il loro modo di vivere. Il nuovo seguace della Soka-gakkai, non attacca mai da solo, ma è accompagnato da un "veterano" che lo guida nella discussione. Questa maniera combattiva, propria della Soka-gakkai forma un notevole contrasto con i vari partiti politici, i quali mantengono contatti con i loro affiliati quasi solo attraverso il pagamento della tessera di iscrizione al partito.

La Soka-gakkai e le altre religioni

Una delle maggiori critiche che le nuove religioni fanno alla Soka-gakkai riguarda il violento sistema usato per far proseliti, e la sua intolleranza per tutte le altre religioni, comprese le sette buddiste. Gli impetuosi attacchi della Soka-gakkai alle altre religioni offende i sentimenti di molti giapponesi: alcune delle vecchie sette buddiste hanno costituito l’Associane nazionale buddista per studiare il fenomeno della soka-gakkai e così combatterla. "Ma io dubito, dice William Woodard, direttore dell'Istituto internazionale per gli studi delle religioni in Giappone, che la soka-gakkai possa trovarsi in difficoltà quando gli altri gruppi religiosi la combattono. Essi potranno usare abili argomenti per convincere il popolo che appartenere alla soka-gakkai non è decoroso. Ma in questo caso, io penso che essi contribuiranno a far si che la soka-gakkai diventi più violenta e aggressiva". E il prof. Otoya Miyaki, dell' Istituto tecnologico di Tokyo, dopo aver analizzato dal punto di vista psicologico il fervore religioso dei giovani della soka-gakkai, si esprime così: "nel Giappone di oggi, la democrazia non funziona bene. Vi è la libertà, ma non l'ordine. La politica è confusa e la religione non insegna come vivere. Quando nulla va bene, una nostalgia verso una ordinata e sistematica èra affiora. Ora, la soka-gakkai può servire a compensare simili difetti. Essa può distogliere le nuove generazioni dal commettere crimini, deviando le loro energie da insignificanti passatempi. Essa può servire anche come una specie di medicina per il governo, che, per così dire, è sofferente per arterie indurite. Ma la medicina per quanto possa esser buona, una dose eccessiva può divenire un veleno mortifero. Per esempio, il Nazismo in Germania servì realmente come una specie di medicina al tempo di Weimar, che fu caratterizzato da una politica confusa. Ma la dose fu eccessiva. La soka-gakkai non ha nessuna tolleranza per le opposte opinioni, perciò essa è apertamente contraria alla democrazia. E noi dobbiamo dire che proprio questa eccessiva dose dovrà essere combattuta".

LA RELIGIONE SFOCIA NELLA POLITICA

Il 17 Novembre 1964, infine, la soka-gakkai, formò il suo partito politico chiamato "Komeito" (partito del governo puro), al fine di presentare i suoi candidati alle Camere nelle prossime elezioni. E a questa campagna politica sono destinati i giovani, poichè, come asserì, nel luglio del 1951, Josei Toda, il secondo presidente della soka-gakkai," è l'ardore e la forza dei giovani che creano una nuova èra". Questo gruppo giovanile ha il compito di ripulire tutte le religioni cattive e condurre una campagna persuasiva (shakubuku), per condurre tutti gli eretici alla soka-gakkai. Esso ha un’organizzazione paramilitare; uno stato maggiore, corpi di armata, unità, compagnie e squadre. E per mezzo della sua aggressiva campagna ha drasticamente aumentato i suoi membri. Sin dall'inizio della sua entrata nel campo politico (1951) la soka-gakkai si è proposto come mèta l'ideale di una "terza civiltà" che non sia né capitalista e né comunista. Dalle prime elezioni distrettuali del 1955, l'azione della soka-gakkai si è allargata sempre di più. Attraverso l'azione disciplinata del movimento politico (komeito), nelle elezioni comunali del 30 aprile 1959 tutti i 76 canditati della soka-gakkai, furono eletti a Tokyo, e 26 solo dei 287 canditati nelle altre regioni del Paese. Nelle elezioni parlamentari del 2 giugno 1959, i 6 canditati di questa setta furono eletti alla camera dei Deputati. Oggi la soka-gakkai, è con i suoi deputati, il terzo partito nella Camera giapponese e possiede 1322 rappresentanti nel Parlamento locale. E nelle prossime elezioni che si avranno quest’anno (1967), i membri della soka-gakkai si propongono di raddoppiare il numero dei loro rappresentanti al governo, cioè di circa 2,300. Il successo della soka-gakkai è evidente, ma, nonostante l'ottimismo dei suoi capi, la maggioranza del popolo giapponese teme, che non tutto nella soka-gakkai è giusto. I capi vanno continuamente proclamando che essi vogliono aiutare gli sfortunati; gli infelici, rifiutando l'accusa che diventerà un altro nazi-fascismo.

Problema della popolarità della Soka-gakkai

Un’agenzia governativa pone in rilievo che la dedizione di molti membri alla causa della Soka-gakkai, è fluida e incerta. E un’organizzazione più si allarga, e più numerosi sono i suoi vacillanti, perciò le sue difficoltà di sopravvivere aumentano. Per evitare questo pericolo la soka-gakkai organizza ambiziose campagne mensili di studio, di arte, musica ecc. per fare nuovi proseliti ed elevare la qualità dei suoi membri. "Seguite il senso comune" è lo slogan della soka-gakkai. Il suo sforzo maggiore di proselitismo si concentra nei giovani studenti, che lasciano le loro case in campagna per venire nelle grandi città, dove spesso non trovano un aiuto e si sentono isolati: essi sono così facile preda degli attivisti della soka-gakkai. La storia del passato ha dimostrato che i nuovi movimenti popolari eventualmente perdono la loro energia. La domanda è; "può la soka-gakkai, a d ifferenza delle passate religioni, durare nel suo movimento? "Se non vi è una oppressione esterna e una una scissione interna, la risposta può essere si', asserisce Tadakuni Manaka, segretario d redazione dell'Asahi shimbun.

IL FUTURO DELLE NUOVE RELIGIONI

Secondo una dichiarazione del Ministero della Pubblica lstruzione, vi erano nel 1951, in Giappone 710 associazioni religiose di ogni specie. In seguito. molte sette religiose sono state assorbite da altre meglio organizzate, o sono scomparse dei tutto, per mancanza di seguaci. Attualmente vi sono in Giappone 380 nuove religioni ufficialmente riconosciute, con la cifra paradossale di 130 milioni di credenti rispetto ad una popolazione di 100 milioni di abitanti. Ciò si deve al fatto che molte famiglie dichiarano di appartenere a due o più religioni diverse. La soka-gakkai, per esempio, in un’adunanza tenutasi a Tokyo il 7 Agosto 1966 ha dichiarato che i suoi membri sono compresi in 5.860.000 famiglie. Il numero di persone in una famiglia difficilmente potrà essere calcolato, tanto più poi che se alcuni membri di una stessa famiglia sono di altre religioni, vengono considerati affiliati alla soka-gakkai. E' da notare, inoltre, che questi movimenti religiosi dipendono in gran parte dalle vicissitudini economiche e politiche. Alcuni di essi, nello sforzo di sopravvivere si danno ad opere educative e caritative. Ci si può domandare: i seguaci rimangono nella loro nuova religione trovata la risposta per l'80% è negativa. Molti di quelli che abbracciano una delle nuove religioni, subito si sentono disillusi. Ma, come il giocatore che ha perso tutti i suoi soldi al gioco d’azzardo, essi si rivolgono ad un'altra nuova religione e provano di nuovo. L'impressione che si ha parlando con i dirigenti di queste nuove religioni è che i seguaci che perseverano più di un anno sono la minoranza. Un dirigente del P.L.Kyodan rivelò che se gli affiliati alla setta perseverano da tre a sei mesi, è una buona percentuale. Molte persone, hanno contribuito abbastanza con danaro al movimento per guadagnarsi la felicità. Noi, veramente, non intendiamo che essi restino nel movimento ma lo lascino, poichè non vi è nulla di assoluto nella nostra religione." E in queste condizioni si trovano quasi tutte le così dette nuove religioni. Ciò ci porta all'ultima domanda: quale sarà il futuro delle nuove religioni a priori si può rispondere che più la società giapponese si stabilizza, maggiori difficoltà sorgono per le molte religioni a sopravvivere. Questi ultimi anni ha visto la scomparsa di molte nuove religioni. Il giornale shinshukyo, organo ufficiale delle nuove religioni, spesso biasima l'apatia delle masse verso la religione.

CONCLUSIONE

Gli intellettuali giapponesi giudicano le nuove religioni come ridicole, anacronistiche, illogiche e superficiali, e i loro capi sono ritenuti più o meno, degli opportunisti o chiromanti che fanno leva sulla crisi sociale del popolo per trarne vantaggi materiali. Infatti il mondo delle nuove religioni fa una strana impressione su di noi. A contatto con i loro capi, il missionario subito troverà che essi sono ansiosi di imparare come fa la Chiesa cattolica ad avere un costante e duraturo successo in Giappone. Ma essi non hanno, in generale, una mente aperta, nessun desiderio della verità, nessun rispetto per la virtù, nessun reale amore per il prossimo. E' del tutto differente con i milioni di sfortunati che hanno seguito ciecamente questi falsi profeti, con la speranza di trovare un sollievo alle loro sofferenze fisiche e una felicità materiale su questa terra. Essi sono pazienti che hanno bisogno del medico e la loro anima di una amico. Per essi il missionario potrebbe essere quello che loro inconsciamente cercano, un altro Cristo, che parli al loro cuore e illumini le loro menti e vivifichi le loro anime. E il regno del Cielo, che il missionario assicura ad essi, viene con tutte le altre benedizioni, non solo in avvenire,ma 'ora', poichè il regno di Dio è qui, "dentro di voi". Il Prof. Masume Hakucho in un suo articolo " Thougts on the new religions" in Japan Quarterly, 1957 scrive: " il Giappone ha bisogno che sorga un altro Cristo o un' altro Budda che instauri un nuovo mondo ideale per poter salvare le masse". E secondo il giudizio di illustri storici giapponesi, considerando le esigenze odierne della società, la grande nuova religione che dovrà regnare, dovrebbe rispondere ai seguenti tre requisiti: valorizzare le possibilità della natura umana, poichè è insito nel giapponese credersi discendente di Dio; aiutare a risolvere i problemi etico-sociali che riguardano sopratutto il mondo presente, poichè il giapponese moderno non ha nessun interesse per un mondo dell'al di là; essere una religione capace di utilizzare gli elementi vivi delle diverse tradizioni. E questa religione scrive H.Neill Mc Farlan su la rivista Contemporary religions on Japan 1960, non può essere il Buddismo, perché attualmente esso non è capace di parlare alla società giapponese; neppure sembra essere il Cristianesimo, perchè di fatto non parla ai Giapponesi; dovrà essere perciò, una nuova religione capace di aasimilre gli elementi positivi del Cristianesimo, del Buddhismo e dello Shintoismo. Questa nuova religione potrà originarsi forse più facilmente dal Cristianesimo che dal Buddismo, ma in questo caso dovrà essere un Cristianesimo diverso da quelli di oggi. I missionari cristiani potranno influire affinché la nuova religione del Giappone possa risultare fondata più sul Cristianesimo che sul Buddismo." Questo concetto sincretistico espresso dal Prof. Farlan, non è nuovo nella storia religiosa del Giappone. Anche prima, e sopratutto durante la seconda guerra mondiale, vi era in Giappone un movimento, voluto dallo stesso governo, che lavora a instaurare, a guerra finita, una nuova religione nazionale che fosse formata dai migliori elementi delle tre grandi religioni che erano in Giappone, cioè il Cristianesimo ,Buddismo e Shintoismo. Ma a noi che guardiamo gli avvenimenti umani con l'occhio della fede soprannaturale, la funzione delle nuove religioni nel piano salvifico di Dio non può non apparire se non come preparazione dell’ avvento del Regno di Cristo in Giappone. Molte di esse presentano un accentuato aspetto monoteistico; il concetto di Kami (Dio) si avvicina di più al concetto del vero Dio "creatore dell'universo", che non a quello tradizionalista del Buddismo e Shintoismo. Talora l'uomo è chiamato "figlio di Dio" e tutti sono considerati "fratelli". Come per esempio la Seicho-no-ie, si propone di propagare l'idea della"fraternità fra gli uomini, perchè tutti figli di Dio, e cercare di instaurare in terra il Cielo dell'amore e della assistenza reciproca." Inoltre alcuni fondatori stessi confessano la propria insufficienza, e sono persuasi che il loro successo è destinato ad essere effimero. Anch'essi sono, praticamente, in attesa di una nuova luce, alla quale cercano di disporre come possono l'animo del popolo. Non potrebbe essere questa, forse la volta di Cristo? Il suo messaggio divino se ben studiato e approfondito, può certamente soddisfare anche le esigenze dell'odierna società giapponese. Ma per poter accelerare questi tempi, è necessaria l'unità di tutti i Cristiani, Cattolici, ortodossi e protestanti; è necessario camminare insieme il più possibile. Quello che si sta facendo in Giappone oggi: si sono avuti e si hanno incontri e dialoghi, non solo con i protestanti e Ortodossi, ma anche con alcuni dei capi del Buddismo tradizionale. Sarà forse un lavoro lento ma se è fatto con vera carità cristiana, è sicuro.

P. Cesare Gentili, Pime, Missionario in Giappone