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CAMERUN

ARCHIVIO FOTOGRAFICO

IL PROGETTO

La comunità è presente in Camerun dal 2003 e collabora con i Fidei Donum della Diocesi di Milano. Da gennaio 2005 è presente a DIAMBOTOU dove svolge la propria attività in ambito sociale (carcere femminile) ed in ambito sanitario (formazione animatori sanitari).

SANITÀ

La parrocchia di Djambotou, affidata ai sacerdoti "fidei donum", si trova alla periferia di Garoua e si estende per vari km. all’interno, dove prevale l’attività rurale. I villaggi arrivano fino ai confini con la Nigeria, con una distanza di circa 80 km. dal centro. Al centro della parrocchia è presente un ospedale con servizio di maternità e chirurgia, e presta servizio di vaccinazioni infantili per alcuni quartieri più vicini all’ospedale. Le malattie più presenti nel Nord del Camerun sono la malaria, le disidratazioni causate da diarree severe e le infezioni respiratorie acute che costituiscono le principali cause di morte. Non va trascurata un’attenzione all’infezione HIV/AIDS, oggi stimata a 1,7% nella provincia del nord del Camerun. Negli anni 2003/2005 la comunità era presente a PITOA (Parrocchia diocesi d Garoua). Si è attivato un percorso di formazione e animazione sanitaria all’interno dei villaggi della parrocchia in collaborazione con la coordinazione diocesana della sanità. Questo intervento ha portato alla formazione di un gruppo di donne animatrici che attualmente, in maniera autonoma, si occupa di sensibilizzare la popolazione su temi legati alla malnutrizione, all’igiene dell’acqua e all’ambiente.

CARCERE

Al centro della città di Garoua c’è il carcere, con una sezione femminile ed una per minori.

È una struttura a cielo aperto, con alte mura, fatiscente, adibita ed attrezzata per un massimo di 600 detenuti, ma nel settembre 2004 effettivi erano quasi 1.300. Si accede alla prigione attraverso una porta di legno e all’esterno si trovano gli uffici del Direttore (semplice corridoio): non c’è neppure una sala dove accogliere i nuovi detenuti che vengono spogliati e lasciati per ore sotto il sole. Passata la portineria si accede a due cortili senza alberi, c’è una zona per i minori e per le donne, uno spazio adibito a cucina, moschea, cappella; una cella di punizione; vicino all’ingresso ci sono locali per l’infermeria ed i guardiani. Nei cortili i detenuti improvvisano mercatini (pagando un affitto) e fuocherelli per cucinare. Vi sono due soli spazi coperti con rubinetti per lavarsi e lavare gli indumenti personali; per i bisogni personali ci sono buchi scavati per terra, a vista.

In ogni cella sono presenti un prigioniero-responsabile ed un prigioniero-coordinatore con la funzione di mantenere l’ordine ed assicurare il controllo. Altissimo è il livello di corruzione. Si attuano metodi punitivi come frustate, cella di punizione, incatenamento a pali sotto il sole e per tutta la giornata senza acqua né cibo, flessioni, abuso sessuale e somministrazione di droghe. È prevista la pena di morte ma non è esecutiva, per lo più viene commutata in ergastolo. I prigionieri escono dalla cella alle 7,30 e rientrano alle 17. Nella stagione più calda, con temperature fino a 45 gradi, non è permesso durante la notte dormire fuori per paura di evasioni. Molto precarie sono le condizioni igienico-sanitarie ed alimentari.

Prestano servizio in carcere il cappellano, una suora, un sacerdote "fidei donum" della diocesi di Milano, un volontario Silh e operatori del COE.

La sezione femminile è separata da quella maschile. Le donne presenti variano da 30 a 50. Ci sono bambini anche molto piccoli. I principali reati sono stregoneria e furto. La suora e una volontaria locale si occupano di qualche attività di taglio e cucito e di alfabetizzazione.

L’obiettivo di questo progetto è porsi in ascolto della realtà carceraria e saper attuare un discernimento dei bisogni e delle priorità di servizio. In secondo luogo creare legami e relazioni con il gruppo delle donne ed infine organizzare percorsi di rieducazione per promuovere il rispetto della dignità della persona, della dignità di essere figli di Dio ed i diritti fondamentali dell’uomo.

La preoccupazione di fondo degli obiettivi relativi al servizio, deve essere quella di preparare persone locali che possano lavorare in carcere seguendo dall’interno le diverse proposte.

CML - CAMERUN

Mission Catholique
DJAMBOUTOU
B.P. 1723
DJAMBOUTOU GAROUA
(Cameroun)
Tel.: 0023-7.976.14.56
email: cmlcamerun@yahoo.it