Ricordo di Padre Mariano
«Gesù
si alzò e incominciò a lavare loro i piedi».
Così gli amici hanno voluto ricordare Padre Mariano, nascondendoci il suo
volto.
Nell'immagine lo si vede di spalle
perché tu possa cogliere l’invito a seguirne l’esempio di donazione
missionaria.
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P.
ACHILLE BOCCIA
("Missionari
del Pime", Aprile 2007)
Ho incontrato Padre
Mariano Ponzinibbi per
la prima volta a Watford, Inghilterra, dove il Pime aveva una casa per quanti
dovevano studiare inglese prima di andare in missione. Padre Mariano frequentava
il corso di inglese e abitava nella parrocchia di Bushey. Ci si vedeva due o tre
volte la settimana: l’inizio di una bella amicizia che sarebbe continuata in
Bangladesh e oltre, come un cammino che diventa strada di vita nuova, anche ora
che padre Mariano è tornato alla Casa del Padre.
Era impegnato nello studio dell’inglese, ma allo stesso tempo era immerso
nella vita della parrocchia. Mi raccontava la sua esperienza pastorale e mi
coinvolgeva proprio come poi sarebbe avvenuto in Bangladesh dove fummo a lungo
vicini di missione.
Ci siamo trovati a Milano a metà gennaio. Nell’abbraccio accolgo la sua
promessa: «Ci vedremo presto e ci racconteremo tutto!». Ora capisco che è nel
ricordo quotidiano che ci stiamo raccontando tutto. A pochi giorni da quell’incontro,
il 25 gennaio padre Mariano è deceduto improvvisamente, stroncato da un
infarto, a casa della mamma Francesca e della sorella. Sabato 27 gennaio, a
Turano Lodigiano, paese di origine della famiglia, dove Mariano era molto
conosciuto, è stato celebrato il funerale. Più di cinquanta sacerdoti erano
presenti, oltre che tantissima gente che stipava la Chiesa parrocchiale e la
piazza. Numerose e sentite le testimonianze di amici e confratelli.
Nato a Lodi il 12 novembre del 1951, Mariano Ponzinibbi, dopo aver lavorato
presso la ditta Saima Trasporti, entrò nel Pime e fu ordinato presbitero il 15
giugno 1985. Nel 1988 partì per il Bangladesh, dove, dopo aver studiato il
bengalese, lavorò circa un anno a Rohanpur e altri cinque anni a Gulta, sempre
nella diocesi di Rajshahi. Dopo aver trascorso qualche mese a Dhaka nella
parrocchia di Santa Cristina e a Mirpur, nel 1995 era stato eletto Superiore
Regionale. Nel 2000, finito il suo mandato, è stato richiamato a Busto Arsizio,
dove ha svolto il compito di formatore dei candidati missionari laici. Nel 2004,
terminato il suo impegno in Italia, Mariano aveva accolto la proposta del
Superiore Generale padre Zanchi di andare come missionario in Cambogia. È morto
mentre si trovava in Italia in occasione delle sue prime vacanze.
"Ci
racconteremo tutto"… Ricordo
le parole
da lui scritte all’ordinazione (1985): «Sto uscendo dalla vostra casa: resta
solo il tempo per un saluto, un arrivederci e un bacio ai vostri bambini. In
macchina mi trovo a pensare alla nostra amicizia. Abbiamo percorso un po' di
strada assieme, accompagnati dalla stessa fede in Gesù Cristo e dall'identica
passione per la Chiesa e per l'uomo. Poi, nello stesso anno, la svolta: per voi
il matrimonio, per me il Seminario nel Pime». Quelle scritte alla partenza
(1987): «Quello che porto con me, lo esprime bene una frase di sant’Agostino:
"Il peso che porto è l'Amore"».
Rivedo il suo volto nei tanti incontri in Bangladesh: uno sguardo che sempre ti
annunciava l’amore di Dio anche quando doveva farti una osservazione.
Ricordo il suo invito all’adorazione eucaristica, mistero di amore e sorgente
della missione!
«Da un po' di tempo a questa parte - scriveva dalla Cambogia
- , vado a celebrare la Messa nella casa dei fratelli di Madre Teresa.
Proprio accanto a loro, un piccolo forno prepara il pane, ed è immagine sempre
bella per me, entrare in casa loro con lo sguardo sul "pane" fatto
dagli uomini e consegnato ai tanti carrettini di ambulanti che di lì a poco
inizieranno il loro girovagare fra le strade della città per offrire il pane
che sostiene la vita di tanti.
Iniziare la Messa, con questi sguardi e pensieri fa una certa differenza. In
particolare pensando al Pane della Vita presente perché tutti abbiano la Vita e
questa in abbondanza.
Durante la Messa, mi trovo, al momento della comunione, ad osservare le mani di
chi si accosta all'altare: brevi attimi dentro la percezione di fatica provata e
portata che le mani evidenziano. Sulle mani degli uomini si posa Colui che si è
fatto Pane di Vita; cerco di interiorizzare questi pensieri: chiedo di non
smarrire il senso del mistero che resta Gesù, che resta il cuore di tutti».