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IN RICORDO DI P. MARIANO PONZINIBBI
Per tutti era "padre"!

S. Messa a Suihari (13/02/2007)
Testo Biblico del giorno: Mc 8,14-21
Omelia di P. Gian Paolo Gualzetti

Con P. Mariano ci si conosceva da 26 anni, lui era 8 anni più grande di me, il mio "Dada", il mio fratello maggiore.

Sono tanti i ricordi delle cose fatte insieme a lui. Mi è difficile decidere da dove iniziare.

Mi lascerò guidare dalla lettura evangelica del giorno, dove si legge: "Avevano con se sulla barca un solo pane"; ma i discepoli asseriscono: "Non abbiamo pane!". E allora Gesù li richiama: "Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?". In altre parole: "Non sapete ancora chi sono? Non mi vedete, non mi sentite? Io sono il pane di vita! Il solo pane che è in mezzo a voi".

Da questo episodio dei discepoli con Gesù possiamo vedere un punto fondamentale della vita di P. Mariano: GESÙ COME PANE.

Tutti conosciamo l'amore di Mariano per la Parola di Dio. Parola letta, meditata, pregata, annunciata e vissuta. Le "Lectio Divine" fatte insieme già dai tempi del seminario. Quanti di noi hanno giovato delle sue condivisioni e predicazioni.

Conosciamo anche il suo amore per l'Eucarestia celebrata e per l'Adorazione Eucaristica anche personale.

Mariano questo pane l'ha cercato, l'ha accolto, l'ha mangiato, l'ha spezzato e donato a tutti. Un'altra Parola di Dio mi aiuta a mettere in evidenza un altro aspetto di Mariano. È la frase che precede il brano evangelico di oggi, l'abbiamo sentito ieri sera: "Gesù, lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all'altra sponda" (Mc 8,13).

È la frase che alcuni amici o parenti hanno scelto per annunciare la morte di Mariano sul giornale "Avvenire". Un chiaro richiamo alla sua dipartita, al suo ultimo viaggio sulla barca di Gesù, la sua Chiesa, verso la Casa del Padre. Ma non solo. Questa frase può ben sintetizzare la vita di P. Mariano. Gesù era sempre in viaggio verso Gerusalemme, toccando villaggi, città, deserti, montagne, fiumi, laghi, strade, mercati, sinagoghe, case, capanne.

Riprendiamo le tappe della vita missionaria di P. Mariano dopo la sua ordinazione:

- due anni di attesa in Italia per il Visa che non arriva mai (Roma e qualche puntatina a Rancio - Lecco);

- un anno di studio della lingua a Dhaka;

- un anno a Rohampur;

- cinque anni a Gulta, la sua amata missione, con qualche puntatina a Rajshahi per la pastorale della sofferenza (Nurses, Sick Shelter e TB Center);

- due mesi a Mirpur-Dhaka, con me che muovevo i primi passi;

- tre mesi a St. Christina-Dhaka a sostituire P. Arturo in vacanza in Italia;

- quattro anni come Superiore Regionale del Bangladesh, in movimento tra le quattro diocesi, Dinajpur, Rajshahi, Dhaka e Chittagong;

- tre anni come Padre Spirituale dei fratelli laici in Italia a Busto Arsizio (VA);

- non ritorna in Bangladesh, perché il Superiore Generale P. Zanchi gli chiede di andare in Cambogia, e qui accumula solo tre anni.

Presenze brevi, qualche mese, qualche anno, al massimo cinque anni. I cambi sono frequenti, è sempre in movimento. Sono cambi non voluti o cercati. Non cambia perché non gli piace. A Gulta ci sarebbe stato ancora per parecchi anni, ma il progetto di Mirpur lo chiama. Qui emerge un bella caratteristica di Mariano: sempre disponibile dove occorre per il bene della Chiesa e del nostro Istituto. Sono cambi accettati con fede e vissuti con amore.

Però qualcuno potrebbe pensare che, con questi tempi così brevi, Mariano non abbia potuto fare un granché.

Ma qui è il punto speciale di Mariano: in ogni incontro che viveva con ogni persona lui si giocava tutto, con la sua semplicità e profondità. Tutti erano importanti per lui, in modo particolare i più piccoli, i più deboli, gli ammalati e i disabili, i più soli (anche nel suo testamento non si è smentito).

Non era difficile accostarlo, avvicinarlo, non incuteva paura o soggezione.

Vescovi, preti, suore, fratelli, catechisti, sposati, giovani, bambini hanno giovato della sua vicinanza. Per molti era consigliere, per altri era fratello e amico, per tutti era "padre". Era così che viveva la sua paternità, lui non si fermava all'apparenza ma voleva entrare nel cuore di ciascuno.

Qui ognuno di noi potrebbe raccontare il suo rapporto bello e profondo ricevuto e vissuto con Mariano. L'invito è di conservarlo nel proprio cuore, per lasciarsi ispirare a coltivarne di simili con altri fratelli e sorelle.

Anche per me Mariano è fratello ed amico. L'ultima volta che ci siamo visti è qualche mese fa in Cambogia. Grande dono del Signore. Solo quattro giorni, ma belli, intensi, carichi di ricordi, di domande (quante a riguardo del suo amato "Bengala dorato"), di riflessioni sulla Chiesa, sul nostro Istituto, sull'uomo e progetti per il futuro. Il tutto condito dalla libertà evangelica, che non ha mai la pretesa di legare tutto a sé, ma anzi vuole che ciascuno possa fare la bella esperienza di incontrare il nostro Signore Gesù.

Ora il Signore lo ha chiamato a sé, ultimo viaggio verso il Padre misericordioso. Lo scopo della sua vita: fare conoscere l'amore e la misericordia di Dio a tutti (l'immaginetta della sua prima Messa). Ed ora Mariano la vede e la gode, perciò lo preghiamo, affinché dal cielo ci assista e ci aiuti a conoscere ancora di più questo amore e questa misericordia per poterli donare agli altri, come Gesù li ha donati sulle strade della Galilea e come Mariano li ha donati a tutti noi.

In questa Eucarestia vogliamo ricordare in modo particolare mamma Francesca, la mamma di Mariano, che nonostante il grande dolore ci sta donando una prova grande della sua fede in Gesù e del suo amore per tutti noi (le poche parole che mi ha comunicato per telefono sono di uno spessore conosciuto, semplici e profonde come quelle del figlio, una maternità che ha generato). Che il Signore la sostenga in questo momento di grande dolore e le doni la sua pace.

Il nostro grazie a lei e al Signore che ci hanno donato Mariano per il bene della Chiesa, del nostro Istituto e dell'umanità. Grazie Mariano, per quello che sei per ciascuno di noi!

P. Gian Paolo Gualzetti