Cosimo Stellacci (Bitonto, 5 novembre 1942 - 21 marzo 1998), sacerdote dal 1967 per vocazione maturata all'interno di un gruppo di giovani, ha vissuto con coerenza il Vangelo della carità, rendendo una forte testimonianza accolta da credenti e non credenti. Entrato in seminario dopo aver conseguito il diploma di geometra, ha compiuto gli studi teologici ad Anagni. Ha vissuto l'impegno pastorale a Fondi (Latina), Bari-Santo Spirito e Bitonto, incarnando l'opzione radicale per il poveri. Direttore dal 1993 al '95 della Caritas diocesana di Bari-Bitonto, l'ha orientata con decisione dalla parte degli ultimi non rinunciando, nel novembre del '95, a tornarsene in un'abbandonata parrocchia di periferia: "tesoro nascosto in un campo".

Il volume che propone le sue ultime omelie ed alcune fra le più efficaci relazioni e meditazioni, è stato pubblicato nella collana, Scrigni/27, diretta da Don Ciccio Savino (ED INSIEME). 

QUELLE MANI

"Non c'è nulla che possa sostituire l'assenza di una persona a noi cara" (Bonhoeffer)

Nella fede tentiamo di credere che al di là c'è Dio in tutti e tutti in Dio, ma questo non toglie al cuore la struggente nostalgia di quella presenza. E non riesci a toglierti dal cuore una domanda: "Dove sono? Dove se ne sono andati?"

Noi andremo al cimitero. E lì vedremo che non c'è tomba che non abbia un nome e un fiore. Ma loro non sono lì. Dove sono andati?

       Lì, nel cimitero, andiamo ogni volta con la segreta speranza di trovare un'indicazione per un appuntamento, un luogo dove incontrarci almeno per un attimo...   Ma nessuna indicazione... Solo, dentro, la certezza che nessuno di loro si è perduto nel deserto; che tutti hanno raggiunto la casa in fondo alla pista... (cfr. Mazzolari, Vederti morire)

       Dove sono andati?

       "Le anime dei giusti sono nelle mani del Signore". Quelle mani, ormai, sono la loro abitazione, la loro casa, il loro tetto, il loro rifugio, la loro protezione, il loro calore, la loro sicurezza - le mani di Dio -. Quelle mani che non abbandonano, che danno sicurezza, che colmano tutte le assenze...

 Le mani di Dio... Quelle mani che asciugano le lacrime, fasciano le ferite, alleviano i dolori... Quelle mani divenute sorgente di pace per noi.

"Non siate tristi come chi non ha speranza".

È per quelle mani che possiamo superare la tristezza. È per quelle mani che osiamo aprirci alla speranza...  È per quelle mani che la speranza che abbiamo non delude. Perché quelle mani sono soltanto il movimento del cuore di Dio, la traduzione del suo amore incredibile per ciascuno. In quelle mani è messo tutto il dinamismo del suo amore di Padre. Perciò quelle mani mai cesseranno di cercarci, di venirci incontro, di soccorrerci, di farci del bene.

Quelle mani sono la nostra speranza.

Perciò morire è affidarsi a quelle mani - "Nelle Tue mani"- ... le ultime parole di Gesù, Colui che da sempre conosce quelle mani. E sa che non c'è luogo più sicuro di quelle mani. Colui che diventa così, per noi, via per metterci in quelle mani - "Abbiate fiducia, mettetevi nelle mani del Padre"- ci ha ripetuto continuamente.

Noi siamo qui, prima di passare dal cimitero, per andare ai nostri cari attraverso quelle mani. Sono nel Signore. E nel Signore vogliamo incontrarli. Attraverso il Signore. E questo passare dalla Chiesa, dall'altare - simbolo del Cristo -, prima di recarci al luogo del ricordo (dove la memoria recita il suo atto di amore e di riconoscenza e rivive il suo dolore come nel primo giorno, testimoniando che l'amore è eterno) vuole essere la protesta della speranza contro la morte, la confessione che la morte non è assenza di vita, ma presenza di Dio. E in quella presenza sperimentare ancora la presenza degli uni agli altri. La nostra a loro e la loro a noi.

E, allora, mai senza l'Altare! Ogni volta che andiamo al cimitero, passiamo sempre prima dall'Altare (se non è possibile con le gambe, almeno con il cuore, la mente, la fede, la vita!) perché prima di trovarli nel ricordo, li ritroveremo nella vita che vivono con Cristo...

"Se venite a cercarci, venite nella gioia, perché siamo gli abitanti del regno della gioia"

(Rumi, mistico persiano del '200).

"Quando sarò morto, venite sulla mia tomba, veniteci quando avrete tempo... Mi racconterete tutto quello che vi peserà sul cuore, tutti i vostri dolori; con la faccia a terra mi racconterete tutto come se fossi vivo, ed io vi ascolterò e cancellerò la vostra tristezza: per voi sarò sempre vivo!"(Serafino di Sarov, mistico russo dell'800).

 

Ringraziamo Maria Teresa, che ci ha inviato il libro, trascrivendone una pagina per ricordare assieme a Don Cosimo, la mamma di Maria Teresa recentemente scomparsa.