Diario
di un patriarca
La vita quotidiana, con le sue gioie e preoccupazioni, di un
missionario dalla lunga barba bianca. Un patriarca lo diresti,
vedendolo. Tanto per capirci, è uno che durante la guerra tra
India e Pakistan, da cui nacque l’indipendente Bangladesh,
dormiva sul tetto della missione per non farsi beccare…e
difatti non lo beccarono!
SVEGLIA MATTUTINA
Ho anticipato l'alzata mattutina dalle cinque e mezza del
mattino, alle cinque. La ragione è che alle cinque, uno dopo
l'altro, tutti i minareti delle cento moschee di Mirpur chiamano
alla preghiera. Il più vicino sembra riverberare appena fuori
dalla mia camera, gli altri sono più sommessi o appena
percettibili: per un momento o due è tutto un clamore
suggestivo che ti dà l'impressione che l'intera città stia
pregando. Ho scrupolo a star a letto a poltrire, mentre attorno
a me così tanta gente prega. Da ciò ne venne l'anticipo della
mia alzata. D'altra parte i francesi dicono che, se vuoi
conquistare Parigi, devi alzarti presto la mattina.
VOGLIAMO UN CIMITERO!
Mirpur è una città giovane: ha le sue cento moschee, le sue
sette chiese cristiane (sei protestanti e una cattolica), ha
ospedali e cliniche, ha un grandioso stadio per il gioco del
calcio e uno per le gare di nuoto. La città però manca di una
cosa importante. Me ne accorsi un giorno, quando il traffico
dell'arteria principale venne bloccato da un'immensa folla di
dimostranti con vistose scritte, che portavano una curiosa
richiesta: «Vogliamo un cimitero!». È duro quando negli
ospedali non si trova un letto per i propri malati, ma è
certamente esasperante quando non si sa dove portare a
seppellire i propri mortl.
PIEDI BELLI E PIEDI BRUTTI.
Dice la Bibbia: «Come sono belli i piedi di coloro che
evangelizzano!». Ebbene: arrivando in Bangladesh ho subito
notato come i piedi dei miei confratelli siano tutt'altro che
belli. Sono screpolati, contorti e anche poco puliti: sono
brutti. D'altra parte non può essere altrimenti: quei piedi
devono pestare polvere, guadare fiumi e superare pantani. Credo
che la Bibbia intenda dire che il loro messaggio è così bello
da fare apparire belli anche i loro brutti piedi.
DONNE D'ASIA.
Dalla piccola cronaca della vicina India si apprende che un
certo Babu Khan, quando i fattorini della banca vennero a
riscuotere un credito, li fece sedere e, uscito in fretta e
furia, andò a finalizzare un contratto importante con un
tipaccio della località: gli vendette (grazie alla momentanea
assenza del figlio) la propria nuora per il valore di circa un
milione di lire. I fattorini se ne andarono col denaro, lui però
finì in prigione. Invece non finì in prigione il compratore,
il quale ora è in attesa che l'intraprendente suocero esca di
galera per riavere il suo milione con gli interessi. E dal
vicino Pakistan arriva la notizia che la giovane sposa Nusrat
Parvin si reca dalla Polizia col viso tutto insanguinato: il
marito le aveva troncato con un colpo di forbici la punta del
naso. La donna fu fatta sedere su una panca e si fece venire il
marito, il quale non si discolpò per niente. «È una
donnaccia, protestò: avrò pure il diritto di farmi obbedire da
mia moglie!». Argomento sacrosanto: non ci fu verso, i
poliziotti si rifiutarono di registrare alcun capo d'accusa da
parte della donna.
GENTE FACILE ALLA SIMPATIA.
Ho trovato bambini cristiani che portavano il nome di Martinelli
o Gerlero, nomi che furono dati loro per la simpatia che i
genitori avevano per quei rispettivi missionari. Ho trovato
anche una donna che si chiamava Del Corno. Padre Del Corno era
stato l'idolo della tribù di lei e, alla sua nascita, il suo
papà non trovò nome più graziosi da darle che, appunto, Del
Corno. Ho trovato bambini musulmani che si chiamano Maradona:
evidentemente i loro papà erano tifosi del famoso giocatore. Il
massimo comunque della simpatia calcistica fu certamente
dimostrato, alcuni anni fa, da un gruppo di maradonisti di
Dhaka: per protesta per la rimozione dalla sua squadra del loro
idolo, reagirono con un lungo sciopero della fame. Fui
meravigliato, al mio arrivo in Bangladesh, di vedere attaccati
al parabrezza delle macchine cartoncini con la scritta: «Ci
condogliamo per la morte di Madre Teresa!». Chi è generoso nel
dono della propria simpatia, non può che essere una persona
simpatica.
IL MONDO CAMBIA ANCHE QUI, E COME!
Avevo pensato che, vecchio del posto come sono, non avrei
trovato alcunché che mi facesse meravigliare, ed invece l'ho
trovato. In una bella parrocchia a pochi km da Dhaka, un
centinaio di bambini facevano la Prima Comunione, ebbene lo
credereste?, non solo c’era, come in Italia, un fotografo
armato di macchina da ripresa, ma c'erano anche una dozzina di
altri fotografi di taglia minore e qualcuno anche di genere
femminile. Il fatto è che tanti giovani uomini del luogo sono
riusciti a trovare lavoro nei paesi arabi: e il risultato è
stato compere di terreni, costruzioni di tante belle casette in
muratura... e la comparsa di tutti quegli aggeggi fotografici. I
bamblni e le bamblne erano molto carini nelle loro uniformi
candide ed erano molto simili ai piccoli comunicandi italiani.
Unica usanza occidentale non ancora entrata (e spero che non
entri), è la conclusione della festività in trattoria. Tanti
di voi desiderano sapere se in Bangladesh non si sia realizzato
un certo miglioramento economico: ebbene in quel bel centro
cattolico il miglioramento era evidente.
UNA BOTTA DI FREDDO.
Ho sentito che dicembre vi ha portato una botta di freddo.
Ebbene l'abbiamo sentita anche qui: il punto più basso
raggiunto dal termometro qui da noi è stato 8 gradi sopra zero,
con 16 morti per il freddo nella zona più vicina all'Hymalaya
(e altri 35 morti oltre il confine in India). Anche circa il
freddo tutto è relativo. Qui tanti muoiono dal freddo perché
gran parte della popolazione è fornita di abitazioni e di
indumenti del tutto inadeguati. Fu freddo anche a Natale, che ho
passato nella mia vecchia missione di Bonpara. La vigilia fui
mandato a confessare la gente di Muladuli, uno dei miei villaggi
preferiti fin dai miei primordi qui, 48 anni fa. Il pavimento
della chiesa era gelido anche per me che portavo i calzetti
(qui, all'entrare in chiesa, ci si toglie scarpe o sandali). Ho
confessato una grande infornata di ragazzini e ragazzine,
preparatissimi alla confessione, ma intirizziti dal freddo: era
quasi visibile il passaggio del gelo, attraverso i loro piedini,
dalla cementata del pavimento ai loro corpi precariamente
riparati. Proprio l'ultimo dei maschietti, gambette sottili e
ginocchia grosse ed ossute, nel confessarsi si appoggiò a me,
in inconscia ricerca di calore. Il suo tremito scuoteva anche
me. Mi disse di avere undici anni, ma ne mostrava otto. Conosco
la sua età perché gliel'avevo chiesta, per fargli questa
domanda: «Sai dirmi com'era Gesù quand'aveva undici anni?».
Sempre tremando dal freddo, il bambino sgranò due grandi occhi
su di me mostrando il suo desiderio di saperlo. Per cui
proseguii: «Era più o meno alto come te. I suoi capelli
avevano lo stesso colore dei tuoi ed i suoi occhi erano belli
come i tuoi. Lui però era anche molto dolce, affezionato,
obbediente... anche se pure povero!». Gli occhi del bambino
seguivano i movimenti della mia bocca, mentre gli presentavo la
figura del suo coetaneo di Nazareth fino a dimenticare il freddo
che gli faceva battere i denti. Quando il piccolo se ne andò da
me, i miei occhi s'incontrarono con quelli della suora: ci
comprendemmo ed essa guidò il piccolo penitente verso la
sacristia da cui riapparve subito dopo con indosso un golfino.
Si, perché a Muladuli ci sono tre suore: piccolo convento,
piccola scuola ed esse pure piccole. Hanno la Messa solo la
domenica perché non c'è prete residente; in compenso ai
poverissimi tribali del villaggio esse offrono una
fruttuosissima assistenza pastorale e anche una risorsa
economica con il loro laboratorio di ricamo. Col frequentarlo le
donne e le ragazze, oltre che trasformarsi in tutti i sensi,
ricevono un piccolo salario che le suore anticipano loro, in
attesa che i loro ricami vengano venduti, tramite alcuni buoni
amici... nella lontanissima Brianza.
UN GELATO E DUE COMPLEANNI.
Qui a Mirpur la cosa è stata possibile perché il 4 gennaio io
faccio 79 anni e il mio compagno di missione, Padre Gian Paolo
ne compie 41. Abbiamo deciso di abbinare la doppia ricorrenza in
una sola il 5 gennaio, con una bicchierata a base di Coca Cola,
dolci e gelato made in Bangladesh. Auguro a tutti voi buon
Carnevale e una migliore Quaresima. Buon Anno e buon lavoro.
p. Pinos Luigi