SACRA BIBBIA  DONNE BIBLICHE
FIGURE FEMMINILI NELLE SACRE SCRITTURE

Don Claudio DOGLIO


12. LE DONNE DELL’APOCALISSE: o prostituta o sposa!

Note introduttive sull’Apocalisse 
L’articolazione narrativa dell’Apocalisse
La donna vestita di sole 
L’interpretazione corretta della figura della donna vestita di sole
La donna vestita di sole sta per partorire: è la "speranza della novità"
La stessa donna, non più "vestita di sole" ma alleata del serpente
Ancora la stessa donna, ma finalmente "sposa dell’Agnello" 
Le cose vecchie se ne sono andate, ne sono nate di nuove
Il progetto di Dio, la nostra realtà, la redenzione, la tensione verso il nuovo

 

 

 

 

 

 

 

 TOP  Note introduttive sull’Apocalisse

Concludiamo il ciclo di incontri prendendo in esame il grande simbolo femminile che è presente nell’Apocalisse con alcune immagini importanti; non è assolutamente possibile fare un’introduzione né una spiegazione generale dell’Apocalisse e dobbiamo accontentarci di alcune indicazioni per potere capire un po’ meglio questo testo.

Sappiamo che "Apocalisse" significa "rivelazione" e che non ha niente a che fare con la fine del mondo. Il nome significa "rivelazione del progetto di Dio" e Giovanni, che ne è l’autore, mostra la sua visione del mondo, cioè come vede il progetto di Dio nella sua realizzazione. L’Apocalisse quindi parla soprattutto di Gesù Cristo e, se guardiamo il primo versetto, è proprio tradotto "Rivelazione di Gesù Cristo", dove "Gesù Cristo" può essere il soggetto come l’oggetto, nei significati "Gesù Cristo rivela" oppure "Gesù Cristo è rivelato" rispettivamente. In altre parole, l’Apocalisse dice chi è Gesù Cristo, che cosa ha fatto e quale è il senso della sua grande opera di redenzione. Non si tratta quindi di una previsione del futuro né tanto meno di un annuncio di cataclismi che sarebbero successi, bensì di un quadro simbolico della storia della salvezza, che riguarda il passato il presente e il futuro secondo una dimensione di tipo liturgico sacramentale. Quando celebriamo l’Eucaristia, ad esempio, noi abbracciamo le tre dimensioni del tempo, perché ricordiamo quello che è avvenuto in passato – la morte e la risurrezione di Gesù, già accadute -, attualmente riceviamo la grazia – un dono che avviene al presente – e, contemporaneamente, ci viene dato il pegno della gloria futura; in altre parole, la celebrazione eucaristica è la garanzia e l’anticipo di quello che accadrà quando saremo pienamente conformati al Figlio. Quindi, in una celebrazione liturgica noi siamo legati al passato, viviamo il presente e attendiamo il futuro, per cui siamo di fronte non ad una sola di queste dimensioni, ma a tutte e tre; così è per l’Apocalisse: si tratta di una comunità cristiana che è ancorata nel presente e che vive del passato nell’attesa del futuro. Il passato è ciò che Gesù Cristo ha già compiuto, mentre il futuro è il compimento finale; esattamente come per noi.

Il gruppo cristiano intorno a Giovanni nella regione di Efeso, verso la fine del primo secolo, sta vivendo in una condizione di difficoltà; l’Apocalisse è quindi un’opera di consolazione e non un testo che prevede il male, è uno scritto che dà coraggio ad una comunità che sta soffrendo persecuzioni dall’esterno e divisioni all’interno, ad una Chiesa che ha dei problemi.

L’Apocalisse è scritta per consolare, per confortare e per incoraggiare, non per deprimere; se annuncia un intervento forte di Dio, anche punitivo, lo fa proprio per consolare una comunità oppressa, garantendo che a suo tempo verrà fatta giustizia.

TOP   L’articolazione narrativa dell’Apocalisse

L’articolazione delle immagini segue un ritmo settenario, uno schema che piace particolarmente a Giovanni e che è comune nel mondo apocalittico - ricordiamo che la serie di sette elementi indica una totalità -; abbiamo così sette lettere mandate alle comunità cristiane intorno ad Efeso per rimproverarle o incoraggiarle. Abbiamo poi una grande visione in cui Dio, seduto sul trono, regge in mano un libro con sette sigilli; solo l’Agnello immolato - Gesù Cristo morto e risorto - è in grado di prendere il libro ed aprirne i sigilli e la loro apertura dà il via a sette quadri simbolici che raccontano la storia della salvezza.

Fatto un primo giro si torna da capo, come salendo su una grande torre con una scala elicoidale: si sono percorsi sette gradini e si è nuovamente sul lato della posizione di partenza, ma un po’ più in alto per cui si vede un po’ più lontano. Il secondo settenario, quello delle trombe, ripercorre lo stesso schema del primo: sette angeli suonano le trombe del giudizio e, ad ogni squillo di tromba, succede un’immagine; anche queste sette grandi rappresentazioni riassumono la storia della salvezza.

Successivamente, con un altro giro, arriviamo al settenario delle coppe, il versamento del calice: di nuovo, sette angeli con sette calici - sette catini - versano il sangue e, ad ogni versamento, si ha un’immagine; di nuovo, con le sette immagini, viene evocata la storia della salvezza e il suo compimento con la morte e la risurrezione di Gesù.

In quest’ultima parte, che va dal capitolo dodici al ventuno, troviamo il settenario delle coppe solo al capitolo sedici; dal dodici al ventuno i capitoli sono dieci, ma il settenario è solo uno, per cui gli altri capitoli – dal dodici al quindici e dal diciassette al ventuno – fanno da cornice a questo grande tema centrale del settenario. In questa cornice ha un ruolo molto importante la figura femminile; infatti, il capitolo dodici, che dà inizio proprio alla terza parte dell’Apocalisse, è quello che mette in scena una famosissima figura: "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle" (Ap 12, 1). La raffigurazione più semplice che viene in mente, di fronte a queste parole, è l’applicazione a Maria, eppure non è l’interpretazione corretta. Questo testo non parla della Vergine Maria, ma presenta la figura simbolica della donna ed è un modo con cui l’autore ripercorre per l’ennesima volta la storia della salvezza.

TOP   La donna vestita di sole

Si parla di due segni: il primo è una donna e il secondo è un drago. Tuttavia, in senso proprio, il termine greco "dracon" dovrebbe essere tradotto in italiano con "serpente", in quanto "dracon" indica infatti un "grande serpente" come potrebbe essere un boa o un pitone; la traduzione con "drago" è un calco sul termine greco che, proprio in quanto non è stato tradotto, è stato trasferito con semplice assonanza fonetica nella nostra lingua e si è immaginato il "mostro". Quindi, traducendo correttamente, dovremmo dire che il segno contrapposto alla donna è un serpente. Risulta allora sufficiente che vengano sottolineati i termini per comprendere l’allusione: due segni – una donna e un serpente – ed è subito chiara l’interpretazione. È proprio il punto di partenza, il riferimento è all’inizio della storia: eravamo partiti da Eva, e ad Eva ritorniamo.

L’immagine femminile è quella della donna primordiale, che però non possiamo identificare con Eva come se fosse una donna storica, ma è il riferimento all’umanità in genere, è il simbolo sintetico dell’umanità: c’è quindi la contrapposizione fra la natura umana e la potenza diabolica. Se ci accontentiamo di descrivere semplicisticamente la scena, possiamo allora raffigurare in questa donna la Vergine Maria: basta mettere una luna sotto i piedi ed una corona di dodici stelle e il gioco è fatto, moltissime immagini hanno riprodotto questa scena. Tuttavia, se leggiamo completamente il testo, ci rendiamo conto che questa raffigurazione non regge. La luna può essere facilmente rappresentata con un falcetto sotto i piedi ancorché si tratti di immagine non realistica, dato che la luna, anche quando ne vediamo solo uno spicchio, è pur sempre un satellite di forma sferica. Quando però, ad esempio, ci domandiamo cosa significhi "vestita di sole" evochiamo un’immagine che richiama senza dubbio la luminosità, la bellezza, lo splendore, ma delle due l’una: o è talmente luminosa da non potere essere guardata o altrimenti, se è vestita unicamente di luce, richiama la nudità, quindi siamo di fronte ad una raffigurazione sconveniente. Non dimentichiamo poi che è incinta e sta urlando per i dolori del parto; anche questo particolare è stato omesso nella raffigurazione.

La scena non deve essere disegnata, l’Apocalisse non deve essere tradotta in immagini; si tratta di immagini intellettive, di una visione del mondo fatta con il pensiero e che, se diventa immagine, appare mostruosa. Quindi, l’Apocalisse non deve essere disegnata, ma capita! Le immagini infatti si susseguono una dopo l’altra e non stanno insieme. La situazione di una donna incinta nel momento del travaglio doloroso del parto non è esteticamente raffigurabile.

Riprendiamo dall’inizio la lettura del capitolo dodici. "Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme serpente (drago) rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il serpente (drago) si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni (quarantadue mesi, tre anni e mezzo, metà di sette, segno del limite). Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il serpente (drago). Il serpente (drago) combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, - colui che chiamiamo il diavolo, satana, - colui che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. (…) Ora, quando il serpente (drago) si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il serpente (drago) aveva vomitato dalla propria bocca. Allora il serpente (drago) si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. E si fermò sulla spiaggia del mare" (ib. 12, 1-9 e 13-18). È impensabile attribuire tutto questo alla Vergine Maria, sarebbe una spiegazione arrangiata, che prenderebbe solo una parte, semplificando. Vediamo allora come invece questo testo può essere correttamente interpretato.

TOP   L’interpretazione corretta della figura della donna vestita di sole

L’interpretazione corretta segue proprio la linea simbolica dell’umanità percorrendo il filo del racconto appena ascoltato. Il combattimento nel cielo con la cacciata degli angeli ribelli fa riferimento ad un evento primordiale: la ribellione di Lucifero e la caduta degli angeli. Il serpente che voleva divorare il figlio della donna non è riuscito nel proprio intento, ma il figlio è stato rapito presso Dio e la donna non è più in cielo bensì nel deserto, dove però Dio la protegge. Il serpente continua a far guerra alla donna anche nel deserto: caduto anch’egli giù, tenta di annegarla, ma la donna riesce a passare attraverso l’acqua; nel deserto Dio la protegge e le ha dato le ali della grande aquila.

Per capire queste immagini è indispensabile conoscere un po’ l’Antico Testamento. Siamo passati dalla creazione alla caduta dell’umanità e all’Esodo: l’aquila, il deserto e il passaggio attraverso le acque sono tutte immagini dell’Esodo.

Questa è la storia dell’umanità perseguitata da Satana, che sta combattendo contro la donna e contro la sua discendenza, secondo la promessa contenuta nel protovangelo nel capitolo terzo, versetto quindici, della Genesi: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe …". Nel racconto dell’Apocalisse che abbiamo appena letto viene descritto questo combattimento tra la stirpe della donna e il diavolo - la forza del male -, e viene raffigurata questa tremenda tensione fra il Male e l’umanità.

La donna vestita di sole è allora l’immagine dell’umanità creata da Dio, è la bellezza della creatura umana, e la donna viene evocata come simbolo proprio per sintetizzare l’umanità, mentre nel linguaggio corrente viene indicata piuttosto come "l’uomo". L’immagine non si riferisce quindi a "una donna" bensì all’intera "umanità": la bellezza solare circondata dalle dodici stelle è qualcosa di astrale, assimilabile ai dodici segni dello zodiaco, ai dodici mesi dell’anno. L’umanità è il centro del cosmo e tutto ruota intorno a lei; la luna sotto i piedi evoca il tempo, è l’immagine del cambiamento in quanto si muove e cambia continuamente, è il segno della mutabilità del tempo. Averla sotto i piedi significa dominare i cambiamenti temporali. L’umanità progettata da Dio è di una bellezza solare, è al centro dell’universo e va al di là delle mutazioni dei tempi.

TOP   La donna vestita di sole sta per partorire: è la "speranza della novità"

Eppure l’umanità – rappresentata dalla donna - è in combattimento con la potenza malefica, è infatti incinta e urlante nel travaglio del parto; tale situazione non è applicabile alla Vergine Maria, tutti i teologi hanno infatti affermato che non soffrì i dolori del parto. L’immagine richiama una scena apocalittica comune anche nell’Antico Testamento: la speranza della novità. La donna che sta per dare alla luce il figlio è l’immagine dell’umanità che genera il Messia. Il Messia nasce dall’umanità ed è questo che ha creato l’equivoco: è vero che il Messia nasce dalla Vergine Maria in quanto rappresentante dell’umanità, ma in questo testo si sta parlando dell’umanità all’inizio, pensata e progettata da Dio; quel figlio che nasce non è l’uomo Gesù, nato nella pienezza dei tempi, ma è l’immagine della speranza di salvezza. Quel parto, di per sé, è frustrato perché il figlio è subito rapito: viene sottratto al diavolo, ma non resta neppure alla donna, che rimane sola nel deserto mentre il figlio è tenuto presso il trono di Dio e nascerà poi a suo tempo. Siamo quindi di fronte ad un’immagine poetica e profetica, di forte impatto, per indicare la natura umana che fin dall’inizio è gravida delle grandi conseguenze che si verificheranno, ma di fatto si trova ad essere sola nel deserto; il diavolo però non ha vinto perché non le ha cancellato la speranza, non le ha mangiato il figlio. La donna è perseguitata nel deserto, ma è protetta da Dio che le ha trovato un rifugio, le ha dato alimento, le ha dato le ali della grande aquila, la difende dall’acqua: è la storia della salvezza, in cammino verso il compimento.

Fatte queste considerazioni, può apparire strano che la liturgia collochi questo testo nel giorno dell’Assunta, la festa dell’Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria. In realtà c’è attinenza fra il testo e la celebrazione, ma è nel contempo semplicistico individuare questa attinenza nel fatto che, avendo visto una donna in cielo, debba trattarsi di Maria che viene assunta: una simile interpretazione, oltre che scorretta, è banale. Nelle due feste teologiche della Beata Vergine Maria si leggono due testi fra loro strettamente congiunti: il giorno dell’Immacolata si legge il brano della Genesi al capitolo tre, contenente il versetto quindici; il giorno dell’Assunta si legge il brano del capitolo dodici dell’Apocalisse. Avevamo già osservato come queste due feste sono metastoriche, nel senso che non riguardano la vita terrena di Maria – l’Annunciazione, la visitazione, la nascita di Gesù, la presentazione al Tempio, la presenza ai piedi della croce -, bensì due eventi che parlano di Maria prima che nascesse e dopo la morte. La festa dell’Assunta presenta perciò la condizione di Maria dopo la sua morte e in queste due feste – Immacolata Concezione e Assunzione al cielo – celebriamo il compimento del progetto di Dio, riconoscendo nella Vergine Maria che l’opera della salvezza umana è già pienamente realizzata: in Maria la salvezza è già pienamente compiuta. Le due feste ci orientano quindi dal progetto iniziale della Genesi fino al compimento dell’Apocalisse, per dire che in lei si è realizzato il progetto iniziale di Dio, che l’umanità, secondo la visione progettuale di Dio, trova in Maria il suo compimento: lei, salvata pienamente dall’inizio e ancora lei, interamente redenta e accolta nella gloria del cielo in anima e corpo, totalmente. Quindi, il progetto della salvezza che Dio ha per tutti, in lei si è già realizzato, il Cristo ha veramente compiuto l’opera della salvezza dell’umanità e Maria è primizia dell’umanità redenta. Allora, in questo senso è bene leggere il testo che va capito così, perché l’Apocalisse mostra il compimento della storia della salvezza e noi celebriamo in Maria questo fatto. Non dimentichiamo però che il testo dell’Apocalisse parla del grande simbolo della "donna-umanità", bella, pensata da Dio in modo positivo e buono.

TOP   La stessa donna, non più "vestita di sole" ma alleata del serpente

Immaginiamo, a questo punto, di leggere i capitoli dal tredici fino al sedici – nei quali avremmo visto altre immagini - e poi prendiamo in considerazione il diciassette.

"Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: «Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati nel vino della sua prostituzione». L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna" (Ap 17, 1-3). Notiamo che la bestia è la stessa di cui abbiamo letto nel capitolo dodici; anche la donna è la stessa che avevamo lasciata nel deserto e che il veggente vede nuovamente, ma in una situazione del tutto diversa: prima era perseguitata dalla bestia, mentre adesso ha fatto alleanza, le è divenuta amica.

"La donna era ammantata di porpora e di scarlatto (non più vestita di sole, bensì di rosso), adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra». E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l’angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna»" (ib. 17, 4-7). Il serpente, cioè il diavolo, sta dunque "portando" la donna – da qui l’espressione "Che il diavolo ti porti!" -, la donna è la stessa che prima avevamo visto bella, vestita di sole e perseguitata dalla bestia, ma protetta da Dio; è per questo che il veggente resta meravigliato nel vederla diventata una prostituta, ubriaca e con in mano un grosso calice d’oro pieno di sangue che sta bevendo, vestita di rosso e riccamente abbigliata in un modo sgargiante e volgare, seduta a cavallo del serpente. La scena che si presenta al veggente è decisamente squallida e gli provoca un enorme stupore. L’autore, con l’abilità delle immagini, mentre prima ha creato la bellezza della donna iniziale, adesso presenta una donna volgare riuscendo pienamente nell’intento descrittivo.

Anche questa donna è l’immagine dell’umanità, la stessa umanità iniziale, ma che adesso si è prostituita, si è venduta al male con il quale ha fatto alleanza e dal quale non è più perseguitata: è l’incoerenza dell’umanità, è l’adattamento al male, è l’adattamento alla mentalità dei tempi, è lo squallore volgare, addirittura del popolo santo perché la donna nel deserto rappresentava il popolo di Dio.

Molti, su questo punto, sostengono che l’immagine rappresenterebbe l’impero corrotto di Roma, ma io sono convinto nel modo più assoluto che non è così; questa immagine non può essere infatti identificata con un nome preciso e, anche in tal caso, Giovanni avrebbe pensato piuttosto a Gerusalemme, che i profeti avevano più volte qualificato come prostituta. Isaia, ad esempio, già nel suo primo capitolo inizia lamentando, appunto, come sia diventata prostituta proprio la città che prima era santa e non se ne dà una ragione: la città santa, il Tempio di Gerusalemme, la struttura sacerdotale, il popolo dell’alleanza che si è prostituito al male. Nella mente di Giovanni c’è probabilmente Caifa che si è venduto a Pilato e, davanti all’impero di Roma, dice: «Noi non abbiamo altro re all’infuori di Cesare!». Questa è la prostituzione di chi si è venduto al potere per riuscire a mantenere il suo trono: è la struttura corrotta di Gerusalemme che si è venduta all’impero romano. Se la bestia rappresenta l’impero romano, la donna, prostituita con il potere romano, è l’aristocrazia di Gerusalemme. Tale immagine può avere suggerito una simile applicazione, ma non dobbiamo fermarci a questo schema, perché la donna prostituta, Babilonia, è l’umanità corrotta. Siamo di fronte alla stessa "persona": la donna vestita di sole è l’umanità nel progetto di Dio; però poi, di fatto, l’umanità è marcia, è prostituta.

TOP   Ancora la stessa donna, ma finalmente "sposa dell’Agnello"

Tuttavia, questa umanità così degenerata e malata è curabile, come possiamo apprendere leggendo più avanti nell’opera, al capitolo ventuno, dove troviamo un testo molto simile a quello che abbiamo letto al primo versetto del capitolo diciassette: "Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio" (ib. 21, 9-10). Questa è nuovamente l’immagine della donna, ed è la stessa donna delle immagini precedenti, che questa volta è la sposa dell’Agnello, è l’umanità sposa del Cristo.

L’autore riprende per la terza volta la stessa immagine per parlare della natura umana, immagine che troviamo ancora meglio all’inizio del capitolo ventuno: "Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro" (l’Emmanuele). E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate»" (ib. 21, 2-4). Questa è l’inaugurazione della nuova creazione: cieli nuovi e terra nuova, è finito il mondo e ne è iniziato un altro. L’autore sta parlando della risurrezione di Cristo: il mondo è "finito" con la morte di Cristo e con la sua risurrezione ne è iniziato un altro; il nuovo mondo è già iniziato, e noi siamo dentro di esso.

TOP   Le cose vecchie se ne sono andate, ne sono nate di nuove

"E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco, sono compiute! …»" (ib. 21, 5-6a). Salta subito alla mente l’ultima espressione di Gesù in croce: «Tutto è compiuto!».

San Paolo, nella Seconda Lettera ai Corinzi, dice: "Se uno è in Cristo, è una creazione nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove" (2 Cor 5, 17). Usa cioè la stessa formula che troviamo nell’Apocalisse che, tradotta fedelmente, suona: "le cose arcaiche, vecchie, se ne sono andate, ecco ne sono venute fuori di nuove – qualitativamente nuove -, ecco, io faccio nuove tutte le cose, tutte sono compiute: se uno è in Cristo, creazione nuova", detto senza verbi e specificando "creazione" non "creatura". L’Apocalisse intende dire proprio questo: "se uno è in Cristo, creazione nuova"; ecco la sposa dell’Agnello: l’umanità redenta, capace di relazione autentica di amore. Il riferimento è allora alla vecchia Gerusalemme ed alla nuova Gerusalemme, all’uomo vecchio ed all’uomo nuovo, come dice Paolo.

Paolo ricorre ad un’immagine maschile: "Spogliatevi dell’uomo vecchio, rivestite l’uomo nuovo"; Giovanni adopera invece immagini femminili: la donna prostituta e la donna sposa, la città di Babilonia e la città di Gerusalemme, immagini della persona e della comunità, come dire che la persona umana può essere prostituta o sposa e la comunità può essere Babilonia o Gerusalemme. Siamo cioè di fronte ad una dimensione personale e comunitaria: la donna raffigura la persona, la città rappresenta la comunità.

TOP   Il progetto di Dio, la nostra realtà, la redenzione, la tensione verso il nuovo

Non ci sono due realtà diverse: Babilonia il mondo cattivo e Gerusalemme il mondo buono, e tutti noi siamo in entrambe le realtà, perché l’immagine è unica e queste "tre donne" sono un’unica figura, l’umanità. In quanto esseri umani siamo in tutte e tre le situazioni: c’è un progetto di Dio sull’umanità bella, però, di fatto, siamo Babilonia e la nostra comunità - la nostra Chiesa - è babilonica; personalmente siamo delle prostitute, venduti al male, corrotti; ma siamo anche redenti. La nostra Chiesa è la Gerusalemme nuova, la nostra persona è la sposa dell’Agnello; anzi, stiamo diventando la sposa dell’Agnello: ecco il senso dell’Apocalisse, che ricorda il passato, celebra il presente e attende il futuro.

La Chiesa sta diventando la nuova Gerusalemme, e ogni persona, se lo vuole, può diventare la sposa dell’Agnello e porta ancora in sé i tratti della corrotta Babilonia, ma può toglierseli nella tensione verso la novità. Ecco, allora, chiudendo la nostra serata ma anche il nostro corso sulle donne bibliche, abbiamo questa grande visione positiva, dove la donna è la cifra dell’umanità con tutti i suoi aspetti, positivi e negativi; e quella della Bibbia è una prospettiva grandiosa che apre e chiude con l’immagine femminile. Proprio in questa grande apertura e chiusura noi riconosciamo la donna per eccellenza, la Beata Vergine Maria nella sua Immacolata Concezione e nella sua gloriosa Assunzione: è lei l’immagine realizzata dell’umanità; quell’umanità bella, che Dio ha progettato, si può realizzare. Nella storia della Chiesa e nella storia dell’umanità, attraverso il testo biblico, la donna diventa un segno della salvezza possibile, e la donna Maria di Nazaret è la prova che la salvezza è possibile e si è veramente realizzata.