SACRA BIBBIA  DONNE BIBLICHE
FIGURE FEMMINILI NELLE SACRE SCRITTURE

Don Claudio DOGLIO

4. ESTER: la storia delle sorti rovesciate  


Introduzione 
Il libro di Ester
Ester e Mardocheo, con Assuero, protagonisti del libro 
Alla corte del re Assuero 
Ester diviene regina 
Mardocheo sventa un complotto contro il re, ma rifiuta di inginocchiarsi ad Aman 
Il pericolo di sterminio dei giudei 
Ester si raccomanda a Dio e rischia la vita
La punizione di Aman
La festa di Purim oggi 

 

 

 

 

 

TOP  Introduzione

Un’altra donna a cui è dedicato un libro della Bibbia è Ester ed oggi concentreremo su questa persona la nostra attenzione.

Ad Ester è dedicato un libro molto più lungo di quello di Rut, per cui questa volta non potremo leggere il libro per intero; tra l’altro si tratta di un libro molto complesso dal punto di vista della tradizione testuale, dato che il testo greco di quest’opera è molto più lungo del testo ebraico - il traduttore aggiunse molti elementi, addirittura interi capitoli -, tant’è vero che nella versione interconfessionale della Bibbia si trova questo libro due volte: una con il titolo di Ester in ebraico ed una con il titolo in greco. È così possibile leggere i due testi separatamente e notare le differenze quantitative e di contenuto.

Si tratta quindi di un libro che è cresciuto nel tempo ed è legato ad una festa ebraica, come nel caso di Rut; la tradizione ebraica parla dei "cinque rotoli" – che non hanno niente a che fare con i cinque libri del Pentateuco -, ma sono le letture di cinque feste importanti: due di questi sono i libri di Rut e di Ester, gli altri sono il Cantico dei Cantici, il Qoelet e le Lamentazioni. Il Cantico dei Cantici si legge il giorno di Pasqua, il libro di Rut per Pentecoste, il Qoelet per la Festa delle Capanne (a settembre-ottobre, sei mesi circa dalla Pasqua), le Lamentazioni servono per commemorare la distruzione del Tempio di Gerusalemme – si tratta di una festa penitenziale, il digiuno del nove del mese di Av -, infine Ester che viene letto nella festa di Purim, festa che cade intorno a febbraio, cioè l’ultimo mese dell’anno. I mesi di gennaio e febbraio furono infatti aggiunti in coda agli altri dieci e febbraio, essendo l’ultimo, è più corto degli altri in quanto costituito dal numero dei giorni residui disponibili; gli ultimi quattro dei dieci mesi contenuti inizialmente nel calendario – settembre, ottobre, novembre e dicembre - sono denominati con riferimento alla loro posizione di un tempo quando gennaio e febbraio costituivano l’undicesimo ed il dodicesimo mese dell’anno; di conseguenza, sia nell’antica Roma che in epoca medievale l’anno cominciava a marzo: a Firenze ai tempi di Dante, ad esempio, il primo giorno dell’anno era il venticinque di marzo, data riconosciuta nell’annata civile come quella dell’Annunciazione.

Il mese di Adar, nel calendario ebraico, è l’ultimo mese dell’anno, mentre il primo è Nisan, il mese della Pasqua, che corrisponde a marzo-aprile. Un mese esatto prima del quattordici di Nisan (giorno della Pasqua), c’è il quattordici di Adar che è la festa di Purim. Nella tradizione ebraica quest’ultima festa, soprattutto essendo inserita nella pratica cristiana dell’Occidente, ha assunto i connotati del carnevale ed è quindi, in un certo senso, divenuta la festa del carnevale ebraico.

TOP   Il libro di Ester

Il libro di Ester è stato scritto proprio per istituire la festa di Purim e per spiegare il significato di questa festa: il termine "Purim" è il plurale del termine "pur", che significa "sorte". Non si tratta propriamente di una parola ebraica, ma una parola persiana, cioè derivata dal paese - il regno persiano - dove è ambientata la storia di Ester.

Dunque "pur" significa "sorte", nel senso di "sorteggio", ed il plurale indica "le sorti" con il significato che noi diamo alle espressioni come "gettare le sorti" o "tirare a sorte", come pure "sorteggiare" e così via.

L’idea teologica che soggiace a questa festa è quella del cambiamento delle sorti, cioè il capovolgimento della situazione; infatti, la storia riguarda appunto un capovolgimento ed è una tematica teologica molto importante: le sorti sono capovolte; chi perdeva all’inizio, alla fine vince; viceversa, chi all’inizio vinceva, alla fine perde. Se teniamo presente la nota frase "Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato" abbiamo una sintesi del capovolgimento delle sorti.

La storia di Ester è analoga a quella dell’Esodo, cioè è una storia di liberazione del popolo, è una specie di "midrash" sull’Esodo. Il "midrash", termine molto usato nella letteratura ebraica, indica una storia di spiegazione e significa "ricerca"; è un modo con cui i maestri ricercano il senso dei racconti o delle leggi facendo un altro racconto di tipo esplicativo, che costituisca un aiuto per la ricerca del senso della vicenda oggetto del racconto. Quindi, mediante il "midrash", per commentare un testo biblico si fa una ricerca, cioè si ricorre ad un altro racconto che ricerchi il senso del testo stesso.

Il libro di Ester è dunque una ricerca narrativa per aiutare a comprendere il senso teologico del libro dell’Esodo.

Il libro dell’Esodo narra sinteticamente la storia del popolo di Israele in Egitto, prigioniero, sfruttato, oppresso, che viene liberato dal Signore mediante un intervento straordinario, pasquale, a seguito del quale coloro che erano oppressi ridiventano liberi e possono rientrare nella loro terra. La festa di Purim, che è tardiva e non antica come la Pasqua, è legata tuttavia alla celebrazione pasquale: esattamente un mese prima della Pasqua, durante l’ultimo mese dell’anno, si anticipa ciò che sarà la Pasqua o, se si vuole, si conclude l’anno con una tematica pasquale; si tratta di un altro esempio di come il Signore, nel corso della storia, libera il suo popolo e, nel caso del libro di Ester, la protagonista è una donna grazie alla quale avviene la liberazione.

TOP   Ester e Mardocheo, con Assuero, protagonisti del libro

Il nome Ester non è ebraico, ma persiano, precisamente orientale di tipo indo-europeo, legato alla divinità mesopotamica Ishtar, la "stella del mattino", cioè il pianeta Venere: "Ester" corrisponde allora al persiano "stara" che significa appunto "stella"; il termine corrisponde all’inglese "star", proprio per la sua origine etimologica indo-europea.

Mardocheo, che è il personaggio maschile del racconto, ha a sua volta un nome mitologico perché è legato al nome di "Marduk", la grande divinità del mondo babilonese.

Abbiamo quindi due nomi paganeggianti di due personaggi autenticamente ebrei e pertanto inculturati, inseriti in un’altra cultura e ben integrati in un’altra società, ma che conservano gelosamente la propria tradizione e sono fedeli al loro Dio.

La storia è ambientata nella città di Susa - una delle grandi capitali del mondo persiano – ed alla corte del re Assuero. Quest’ultimo è il nome con cui il re è conosciuto nel linguaggio biblico mentre, dal punto di vista storico, è il "Serse", di cui alle famose guerre persiane e, in particolare, è noto come condottiero nella battaglia delle Termopili nella quale ebbe il sopravvento sull’epica resistenza di Leonida spartano; una delle date offerte nel libro di Ester coincide proprio con il 480 A.C. l’anno appunto della battaglia delle Termopili.

Il libro di Ester non è un racconto storico, bensì un romanzo – è infatti un "midrash" -, un racconto romanzesco con scopo didattico; è una vicenda inserita in un contesto storico, ma non è un fatto storico in sé e si riscontrano diverse incongruenze, forse volute, anche se non così numerose come nel libro di Giuditta. Questa caratteristica non costituisce problema alcuno, dato che il libro di Ester non va letto come se descrivesse un intervento salvifico decisivo su cui si fondi la nostra fede: è un bel racconto con un suo insegnamento morale ed è stato scritto da un abile narratore con un intento educativo e formativo.

Si tenga presente però che il racconto è vero, anche se non è storico, nel senso che comunica un messaggio vero.

TOP   Alla corte del re Assuero

Entriamo quindi nel racconto che, come detto, si svolge intorno al 480 A.C. nella grande città di Susa; ci troviamo alla corte del re Assuero e il libro ci introduce subito in un banchetto, in una grande festa. Le citazioni sono riferite al testo ebraico.

"(…) , il re Assuero che sedeva sul trono del suo regno nella cittadella di Susa, l’anno terzo del suo regno fece un banchetto a tutti i suoi principi e ai suoi ministri. I capi dell’esercito di Persia e di Media, i nobili e i governatori delle province furono riuniti alla sua presenza. Egli mostrò loro le ricchezze e la gloria del suo regno e il fasto magnifico della sua grandezza per molti giorni: centottanta; trascorsi quei giorni, il re fece un altro banchetto di sette giorni, nel cortile del giardino della reggia, per tutto il popolo che si trovava nella cittadella di Susa, dal più grande al più piccolo. Vi erano cortine di lino fine e di porpora viola, sospese con cordoni di bisso e di porpora rossa ad anelli d’argento e a colonne di marmo bianco; divani d’oro e d’argento sopra un pavimento di marmo verde, bianco e di madreperla e di pietre a colori" (Est 1, 1a-6). Sembra quasi che il narratore si diverta ad introdurre il lettore in questo ambiente favoloso, con un arredo spettacolare.

"Si porgeva da bere in vasi d’oro di forme svariate e il vino del re era abbondante, grazie alla liberalità regale. (…) Il settimo giorno, il re, che aveva il cuore allegro per il vino, ordinò a (seguono sette nomi), i sette eunuchi che servivano alla presenza del re Assuero, che conducessero davanti a lui la regina Vasti con la corona reale, per mostrare al popolo e ai capi la sua bellezza; essa era infatti di aspetto avvenente" (ib. 1, 7 . 10-11). Fra tutte le donne dell’harem, la regina Vasti era la più bella - era "la regina" - e il re voleva mostrarla come la realtà più bella del suo palazzo.

"Ma la regina Vasti rifiutò di venire, contro l’ordine che il re aveva dato per mezzo degli eunuchi; il re ne fu assai irritato e la collera si accese dentro di lui"(ib. 1, 12). Tutto l'enorme potere del re di Persia veniva così smentito ad opera di una donna, cosa inaccettabile per il re; si deduce così che la regina godeva di una certa indipendenza per cui, considerando che il re ed i commensali erano ebbri di vino, non aveva nessuna intenzione di andare a far mostra di sé, ma ciò le sarebbe costato caro.

Il re radunò allora il suo Consiglio e chiese un parere su cosa sarebbe dovuto fare; tutti gli uomini del Consiglio dissero che si trattava di un affronto da punire seriamente, perché se così non si fosse fatto, si sarebbe saputo in tutto il regno che, come la regina, tutte le mogli avrebbero potuto disobbedire ai mariti restando impunite. La cosa sarebbe risultata pericolosissima, perché nel momento in cui le donne si fossero rese conto di poter disobbedire senza essere punite, sarebbe finita per il potere maschile; da qui l’invito a procedere con una severa punizione.

"La cosa parve buona al re ed ai principi. Il re (…) mandò lettere a tutte le province del regno, ad ogni provincia secondo la sua scrittura e ad ogni popolo secondo la sua lingua, perché ogni marito fosse padrone in casa sua e potesse parlare a suo arbitrio" (ib. 1, 21-22). Si pensava così di riaffermare il principio che il marito è il capo e deve comandare; il racconto ha il tono della burla ed ha molte sfumature ironiche: c’è questo re di Persia che continua a fare il re e c’è una cancelleria imperiale impegnata a tradurre in tutte le lingue dell’impero dei decreti che sono sciocchezze. Il racconto è un romanzo gustoso con un intento malizioso e ironico: c’è una critica dietro a tutto questo e il lettore intelligente è in grado di capire di cosa si tratta.

TOP   Ester diviene regina

"Dopo queste cose, quando la collera del re si fu calmata, egli si ricordò di Vasti, di ciò che essa aveva fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo" (ib. 2, 1). Il re decise allora di sostituire Vasti, che era stata allontanata dall’harem, anche nel ruolo di regina.

"Ora, nella cittadella di Susa c’era un giudeo chiamato Mardocheo, figlio di Iair, figlio di Simei, figlio di un beniaminita, che era stato deportato da Gerusalemme fra quelli condotti in esilio con Ieconia re di Giuda da Nabucodonosor re di Babilonia" (ib. 2, 5-6). Facendo una rapida verifica dei tempi, considerando che la deportazione era avvenuta nel 597 A.C. e che al tempo della deportazione aveva già una certa età, si deve concludere che nel 480 Mardocheo avesse assai di più di cento anni. Si tratta di una delle incongruenze storiche di cui ho fatto cenno in precedenza; forse il narratore non ha il computo preciso degli anni oppure lo fa intenzionalmente, dato che ha interesse non tanto di scrivere un racconto storico esatto quanto invece di descrivere il quadro teologico generale. Se invece si intendesse che il deportato fu il beniaminita, egli sarebbe il bisnonno di Mardocheo e i conti potrebbero tornare: ma la formulazione linguistica non è certa.

"Egli (Mardocheo) aveva allevato Adassa, cioè Ester, figlia di un suo zio, perché essa era orfana di padre e di madre. La fanciulla era di bella presenza e di aspetto avvenente; alla morte del padre e della madre, Mardocheo l’aveva presa come propria figlia" (ib. 2, 7).

Il re Assuero, dunque, emanò un decreto che in pratica era assimilabile ad un concorso di bellezza: per prendere una regina in sostituzione di Vasti, decisamente avvenente e caduta in disgrazia, occorreva trovare un’altra ragazza che fosse la più bella del regno. Allora, gli eunuchi girarono per il regno facendo conoscere il decreto di Assuero, alla ricerca delle più avvenenti bellezze dell’impero persiano, e radunarono un gran numero di belle fanciulle nella cittadella di Susa; naturalmente anche Ester, essendo così bella, rientra fra le prescelte per la selezione e così "(…) anche Ester fu presa e condotta nella reggia, sotto la sorveglianza di Egai, guardiano delle donne" (ib. 2, 8b). Circa gli eunuchi, occorre notare che nel mondo orientale – in quello persiano come in quello cinese - il loro ruolo è molto importante, si tratta di segretari e comandanti delle regge ad alto livello, responsabili di tanta amministrazione e, soprattutto, dell’harem.

"La fanciulla piacque a Egai ed entrò nelle buone grazie di lui; egli si preoccupò di darle il necessario per l’abbigliamento e il vitto; le diede sette ancelle scelte nella reggia e assegnò a lei e alle sue ancelle l’appartamento migliore nella casa delle donne. Ester non aveva detto nulla né del suo popolo né della sua famiglia, perché Mardocheo le aveva proibito di parlarne" (ib. 2, 9-11). Quindi, nessuno sapeva che Ester era ebrea, era soltanto una bella ragazza fra le tante che erano state prescelte.

"Quando veniva il turno per una fanciulla di andare dal re Assuero alla fine dei dodici mesi prescritti alle donne per i loro preparativi, perché soltanto allora terminava il tempo dei loro preparativi, sei mesi per profumarsi con olio di mirra e sei mesi con aromi e altri cosmetici usati dalle donne, la fanciulla andava dal re e poteva portare con sé dalla casa delle donne alla reggia quanto chiedeva. Vi andava la sera e la mattina seguente passava nella seconda casa delle donne, sotto la sorveglianza di Saasgaz, eunuco del re e guardiano delle concubine. Poi non tornava più dal re a meno che il re la desiderasse ed essa fosse chiamata per nome" (ib. 2, 12-14). Evidentemente esistevano due palazzi diversi per le donne del re: uno, nel quale erano radunate quelle, sorvegliate da Egai, che non avevano ancora incontrato il re, e l’altro di quelle, sorvegliate da Saasgaz, che avevano già incontrato il re e che non sarebbero state più ammesse da lui a meno che il re stesso desiderasse incontrarle di nuovo e fossero chiamate per nome.

"Quando arrivò per Ester figlia di Abicail, zio di Mardocheo che l’aveva adottata per figlia, il turno di andare dal re, essa non domandò se non quello che le fu indicato da Egai, eunuco del re e guardiano delle donne. Ester attirava la simpatia di quanti la vedevano. Ester fu dunque condotta presso il re Assuero nella reggia il decimo mese, cioè il mese di Tebet, il settimo anno del suo regno. Il re amò Ester più di tutte le altre donne ed essa trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose in testa la corona regale e la fece regina al posto di Vasti. Poi il re fece un gran banchetto a tutti i principi e ai ministri, che fu il banchetto di Ester; concesse un giorno di riposo alle province e fece doni con munificenza regale" (ib. 2, 15-18). Vediamo quindi che la vicenda ha preso un avvio deciso e questa ragazza, di umile estrazione, ha fatto una carriera velocissima: piacque al re, il re se ne innamorò e la fece regina, quindi andò ad abitare non nel palazzo delle concubine, bensì nella reggia stessa. Ester, quindi, divenne regina di Persia; per quanto riguarda invece Mardocheo, fino a questo momento è rimasto praticamente nell’ombra.

TOP   Mardocheo sventa un complotto contro il re, ma rifiuta di inginocchiarsi ad Aman

"In quei giorni, quando Mardocheo aveva stanza alla porta del re, Bigtan e Teres, due eunuchi del re e tra i custodi della soglia, irritati contro il re Assuero, cercarono il modo di mettere le mani sulla persona del re" (ib. 2, 21). Mentre Mardocheo passava davanti alla porta della reggia ed era in qualche modo interessato alla situazione di Ester, riuscì a percepire con l’orecchio le trame dei due eunuchi che stavano organizzando un colpo di stato e stavano cercando di uccidere il re. Mardocheo venne a sapere di questo fatto e denunciò i due cospiratori; questi ultimi vennero arrestati, fu svolta un’inchiesta in seguito alla quale i due risultarono colpevoli e vennero così condannati all’impiccagione: "E la cosa fu registrata nel libro delle cronache, alla presenza del re" (ib. 2, 23b). Ad una lettura superficiale questi particolari potrebbero apparire superflui e non attinenti al racconto; al contrario, hanno uno scopo ben preciso e costituiscono dei segnali per qualcosa che avverrà più avanti.

TOP   Il pericolo di sterminio dei giudei

Fino a questo momento tutto è filato sui binari della normalità: c’è semplicemente una ragazza giudea che è diventata regina di Persia. Il problema scoppia invece a questo punto, perché il re Assuero nominò un certo Aman grande amministratore del suo regno, visir, viceré, dandogli così la carica più alta del regno, immediatamente al di sotto del re.

"Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, piegavano il ginocchio e si prostravano davanti ad Aman, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non piegava il ginocchio né si prostrava" (ib. 3, 2). Mardocheo era un piccolo ufficiale della corte, aveva un ruolo insignificante, mentre Aman era il primo ministro e quando passava tutti si inginocchiavano, escluso Mardocheo in quanto, essendo giudeo, non piegava il ginocchio davanti a nessun uomo: "Adorerai il Signore Dio tuo, soltanto".

"I ministri del re che stavano alla porta del re dissero a Mardocheo: «Perché trasgredisci l’ordine del re?». Ma sebbene glielo ripetessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono la cosa ad Aman, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento, perché aveva detto loro che era un giudeo. Aman vide che Mardocheo non si inginocchiava né si prostrava davanti a lui e ne fu pieno d’ira; ma disdegnò di mettere le mani addosso soltanto a Mardocheo, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere il popolo di Mardocheo, tutti i giudei che si trovavano in tutto il regno di Assuero" (ib. 2-5). Si verificò quindi un aspro scontro fra questi due uomini, il potente Aman e Mardocheo, o meglio, il primo provò disprezzo per il secondo e si propose di fargliela pagare; organizzò quindi una vendetta enorme: la distruzione non solo di Mardocheo, ma di tutto il popolo dei giudei.

Siamo quindi di fronte ad una vera e propria legge razziale, ad un autentico decreto di sterminio di giudei che Aman cercò di organizzare. Aman chiese così al re Assuero il permesso di eliminare un popolo strano, diverso dagli altri e perciò pericoloso, che non riconosceva l’autorità del re. Il re, che da tutto il racconto sembra un imbecille – e forse il narratore descrive volutamente in questi termini il grande imperatore, che firma tutti i decreti che gli vengono sottoposti -, accettò subito di emanare il decreto di eliminazione di tutti i giudei del regno. Restava da decidere quando procedere e, per questo, furono tirate le sorti per definire il giorno ed il mese: si era nel mese di Nisan, il primo mese dell’anno, e la sorte cadde sul tredici del mese di Adar, il dodicesimo mese, per cui c’erano dodici mesi di tempo; ma per il quattordici di Adar veniva data facoltà a tutti i membri dell’impero di uccidere impunemente i giudei. Si trattò di un decreto incredibile: il re fece scrivere in tutte le lingue che in quella data prefissata tutti gli appartenenti all’impero persiano erano autorizzati ad uccidere i giudei e ad appropriarsi dei loro beni. La situazione che si era così venuta a creare era drammatica, dato che l’impero aveva una forza notevole con una struttura in grado di controllare tutto, per cui appariva ormai scontata la distruzione del popolo dei giudei.

TOP   Ester si raccomanda a Dio e rischia la vita

A questo punto Mardocheo intervenne nell’unico modo possibile, tramite sua cugina Ester ormai divenuta regina e, con grande difficoltà, arrivò a parlarle chiedendole un intervento a difesa del suo popolo, Israele, ed esortandola in quanto unica nella possibilità di farlo.

Ester tuttavia era consapevole del fatto che a nessuno, neppure alla regina, era consentito entrare alla presenza dell’imperatore persiano senza essere stato chiamato, pena la condanna a morte, e fece presente questa impossibilità a Mardocheo. Quest’ultimo allora la mise di fronte alla necessità di fare una scelta: salvare se stessa o mettere a repentaglio la propria vita per salvare il popolo di Dio e la sollecitò pressantemente a fare la seconda fra le due scelte. Le fece dire quindi: "Chissà che tu non sia stata elevata a regina proprio in previsione di una circostanza come questa?" (ib. 4, 14b). Il cuore del racconto sta appunto qui, la bella favola si è trasformata in dramma ed Ester viene a trovarsi di fronte ad una scelta radicale; ed è importante il concetto della Provvidenza, sottinteso nella domanda di Mardocheo, la riflessione a cui Ester viene indotta circa il ruolo della propria persona e della propria vita: forse Dio ti ha fatto arrivare dove sei perché tu, con la tua posizione, puoi fare qualcosa.

Questa importante riflessione riguarda ciascuno di noi, nel senso che siamo dove siamo perché possiamo essere utili lì dove ci troviamo.

Tornando a Ester, l’invito è a riflettere sul fatto che l’onore che le è stato concesso arrivando ad una carica tanto elevata forse può servire per uno scopo ben preciso: è l’invito a non pensare di salvarsi da sola, ma a rischiare la propria vita per la salvezza del suo popolo.

Ester decise allora di andare e chiese a Mardocheo di pregare e di digiunare per tre giorni, lei stessa digiunò per tre giorni, vestì di sacco, fece penitenza e pronunciò una bellissima preghiera con la quale si affidò al Signore.

Si noti che, fino a questo punto, di Dio si è parlato abbastanza poco; giunti però nel cuore del racconto troviamo due preghiere: una di Mardocheo e una di Ester – entrambe contenute nella versione greca del libro -, due preghiere di fiducia, due salmi di affidamento al Signore. Ester si presenta debole e umile al cospetto di Dio, dicendo: «Non ho nessuno se non te ed io entro davanti al leone, fidandomi di te. Sono nelle tue mani!». Madre Teresa di Calcutta direbbe: «Sono una matita nelle mani di Dio». Ester esprime questa idea: sono una povera donna, rischio la pelle, ma nelle tue mani posso diventare uno strumento di salvezza.

Passati i tre giorni di preghiera e di digiuno e conclusi gli altri atti di penitenza, si fece coraggio e passò all’azione. Proseguiamo la lettura del testo, includendo le parti della versione greca.

"Il terzo giorno, quando ebbe finito di pregare, ella si tolse le vesti da schiava e si coprì di tutto il fasto del suo grado. Divenuta così splendente di bellezza, dopo avere invocato il Dio che veglia su tutti e li salva, prese con sé due ancelle. Su di una si appoggiava con apparente mollezza, mentre l’altra la seguiva tenendo sollevato il mantello di lei. Appariva rosea nello splendore della sua bellezza e il suo viso era gioioso, come pervaso d’amore, ma il suo cuore era stretto dalla paura. Attraversate una dopo l’altra tutte le porte, si trovò alla presenza del re. Egli era seduto sul trono regale, vestito di tutti gli ornamenti maestosi delle sue comparse, tutto splendente di oro e di pietre preziose, e aveva un aspetto terrificante. Alzò il viso splendente di maestà e guardò in un accesso di collera. La regina si sentì svenire, mutò il suo colore in pallore e poggiò la testa sull’ancella che l’accompagnava. Ma Dio volse a dolcezza lo spirito del re ed egli, fattosi ansioso, balzò dal trono, la prese fra le braccia, sostenendola finché non si fu ripresa, e andava confortandola con parole rasserenanti, dicendole: «Che c’è, Ester? Io sono tuo fratello; fatti coraggio, tu non devi morire. Il nostro ordine riguarda solo la gente comune. Avvicinati!». Alzato lo scettro d’oro, lo posò sul collo di lei, la baciò e le disse: «Parlami!». Gli disse: «Ti ho visto, signore, come un angelo di Dio e il mio cuore si è agitato davanti alla tua gloria. Perché tu sei meraviglioso, signore, e il tuo volto è pieno d’incanto». Ma, mentre parlava, cadde svenuta; il re s’impressionò e tutta la gente del suo seguito cercava di rianimarla. Allora il re le disse: «Che vuoi, Ester? Qual è la tua richiesta? Fosse pure metà del mio regno, l’avrai!». Ester rispose: «Se così piace al re, venga oggi il re con Aman al banchetto che gli ho preparato» (ib. 5, 1-4).

Venne quindi preparato un banchetto al quale furono invitati il re ed il primo ministro Aman. Quest’ultimo, felice per l’invito ricevuto da parte della regina, tornò a casa e comunicò la notizia agli amici ed alla moglie; comunicò anche l’irritazione che aveva provato quando, uscendo dalla reggia, aveva notato che Mardocheo, che si trovava alla porta del re, non si era alzato a rendergli omaggio. Allora la moglie e gli amici lo sollecitarono a fare innalzare un palo per farvi impiccare Mardocheo e di parlarne al re; così fece innalzare il palo ed andò al banchetto. Mangiarono e bevvero, poi il re chiese ad Ester che cosa volesse in realtà, sembrandogli strano che tutto si risolvesse con un banchetto; Ester rimandò la risposta ad un altro banchetto per il giorno seguente.

Quella notte il re, non riuscendo a prendere sonno, chiamò dei giovani al suo servizio e ordinò loro di leggergli qualcosa dal libro delle cronache; la scelta della lettura cadde casualmente sulla denuncia presentata da Mardocheo nei confronti di Bigtan e Teres, colpevoli di avere architettato un colpo di stato contro il re, complotto che era stato sventato proprio in seguito alla denuncia di Mardocheo. Il re chiese allora cosa era stato fatto per premiare Mardocheo e, saputo che non era stato fatto assolutamente niente, il mattino dopo convocò Aman e gli chiese cosa avrebbe potuto fare per una persona alla quale avesse voluto rendere onore. Aman, ritenendo che stesse pensando a lui, propose di far salire su un cavallo bianco l’uomo da onorare e di fargli percorrere le vie della città, preceduto da un dignitario che esclamasse: «Ciò avviene all’uomo che il re vuole onorare». Il re accettò l’idea ed ordinò ad Aman di procurare il cavallo bianco, di farvi salire Mardocheo e di precederlo per le vie della città pronunciando l’esclamazione che aveva proposto.

Aman, pieno di rabbia, fece quanto il re gli aveva ordinato, poi tornò a casa e raccontò la sua disavventura alla moglie ed agli amici. Mentre stavano ancora parlando, giunsero gli eunuchi del re per condurre Aman al banchetto che Ester aveva preparato.

Terminato il pranzo, il re chiese a Ester di dirgli finalmente cosa voleva; a questo punto Ester scoprì le carte dicendo al re che qualcuno voleva la morte del popolo dei giudei e quindi anche la morte di lei, appartenente a quel popolo. Ester chiese perciò al re di intervenire a difesa del popolo e della sua regina, rivelando che l’uomo che aveva tali intenzioni malvagie era proprio Aman, lì presente. Il re credette pienamente alle parole di Ester.

TOP   La punizione di Aman

"Allora Aman fu preso da terrore alla presenza del re e della regina. Il re incollerito si alzò dal banchetto e uscì nel giardino della reggia, mentre Aman rimase per chiedere la grazia della vita alla regina Ester, perché vedeva bene che da parte del re la sua rovina era decisa. Poi il re tornò dal giardino della reggia nel luogo del banchetto; intanto Aman si era prostrato sul divano sul quale si trovava Ester" (ib. 7, 6b-8a). Evidentemente Aman veniva a trovarsi in una posizione decisamente equivoca agli occhi del re il quale - già incollerito per quanto aveva appena saputo da Ester -, esclamò: «Vuole anche far violenza alla regina, davanti a me, in casa mia?».

A quel punto, sempre per caso, arrivò un inserviente dicendo che aveva visto un palo alto cinquanta cubiti, innalzato per impiccarvi qualcuno. Il re disse: «Impiccatevi lui!».

Così Aman finì impiccato proprio al palo che, su indicazione della moglie, aveva fatto innalzare per impiccarvi Mardocheo.

A quel punto il nemico era stato superato, ma bisognava provvedere al decreto che ormai era stato emanato e la regina chiese così un contro-decreto che desse ai giudei la possibilità di difendersi in quel giorno del mese di Adar. In questo modo il decreto di sterminio veniva ad essere di fatto annullato.

TOP   La festa di Purim oggi

Allora, conclude il libro, venne fissata una festa memorabile che fu chiamata Purim, perché in quel giorno le sorti furono capovolte.

Secondo la tradizione ebraica, nel giorno di Purim i bambini si travestono indossando le maschere dei personaggi della storia; c’è quindi il "buono" ed il "cattivo" e si tratta di un giorno particolarmente divertente.

Quando in sinagoga viene letto il libro di Ester, i bambini – ma anche gli adulti – intervengono con segni di approvazione o di disprezzo: quando il lettore nomina Mardocheo o Ester i presenti applaudono, mentre quando viene nominato Aman fischiano. Si celebra quindi il giorno in modo carnevalesco, come una sorta di spettacolo proprio secondo lo stile del libro di Ester. Eppure, in fondo, c’è un’idea molto importante che è quella della donna che salva il suo popolo e che, per questo fine, corre il rischio di perdere la propria vita; c’è una serie di uomini prepotenti che organizzano il male, ma la salvezza passa da una donna. Nel caso di questo libro, Ester, pur essendo regina, non aveva alcun potere, ma la sua forza è stata quella di fidarsi totalmente del Signore e a suo modo, con il suo stile favolistico e ironico, il libro di Ester ha un bel messaggio e presenta questa donna come capace di salvezza proprio attraverso la sua femminilità, il suo cuore, il suo affetto e la sua dedizione che diviene lo strumento con cui Dio salva il popolo.

Questa sera abbiamo quindi preso in esame una storia altamente ironica e drammatica: una ricetta di politica, di relazioni sentimentali e di affetti.

È un "midrash" sull’Esodo: in questo caso, non un Mosè, ma una donna diventa la salvezza del popolo.