PICCOLI GRANDI LIBRI   Lorenzo Milani
LA PAROLA
AI POVERI

EDITRICE ESPERIENZE

INTRODUZIONE - Giuseppe Battelli
LORENZO MILANI ELEMENTI BIOGRAFICI ESSENZIALI
GLI SCRITTI MAGGIORI E LE IDEE PASTORALI DI DON LORENZO MILANI
ANTOLOGIA DI TESTI DI DON LORENZO MILANI
Brani ricavati da: ESPERIENZE PASTORALI
Brani ricavati da: LETTERA AI GIUDICI
Brani ricavati da: LETTERA A UNA PROFESSORESSA
ATTUALIZZAZIONE - Mamilio Guasco

Brani ricavati da:

LETTERA A UNA PROFESSORESSA

Cara signora,
lei di me non ricorderà nemmeno il nome.
Ne ha bocciati tanti.
lo invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell'istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che «respingete».
Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

La timidezza

Due anni fa, in prima magistrale, lei mi intimidiva.
Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da
ragazzo non alzavo gli occhi da terra. Strisciavo alle pareti per non esser visto.
Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di quelle che si intimidiscono davanti a un modulo di telegramma. Il babbo osserva e ascolta, ma non parla. .
Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari. I contadini del piano mi parevano sicuri di sé. Gli operai poi non se ne parla.
Ora ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti
di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento.
Dunque son come noi. E la timidezza dei poveri è un mistero più antico. Non glielo so spiegare io che ci son dentro. Forse non è né viltà né eroismo. E solo mancanza di prepotenza.

I MONTANARI

La pluriclasse

Alle elementari lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un'aula sola. Un quinto della scuola cui avevo diritto.
È il sistema che adoprano in America per creare le differenze tra bianchi e neri. Scuola peggiore ai poveri fin da piccini.

Scuola dell'obbligo

Finite le elementari avevo diritto a altri tre anni di scuola. Anzi la Costituzione dice che avevo l'obbligo di andarci. Ma a Vicchio non c'era ancora scuola media. Andare a Borgo era un'impresa. Chi ci s'era provato aveva speso un monte di soldi e poi era stato respinto come un cane.
Ai miei poi la maestra aveva detto che non sprecassero soldi:
«Mandatelo nel campo. Non è adatto per studiare».
Il babbo non le rispose. Dentro di sé pensava: «Se si stesse di
casa a Barbiana sarebbe adatto».

Barbiana

A Barbiana tutti i ragazzi andavano a scuola dal prete. Dalla mattina presto fino a buio, estate e inverno. Nessuno era «negato per gli studi».
Ma noi eravamo di un altro popolo e lontani. Il babbo stava per arrendersi. Poi seppe che ci andava anche un ragazzo di S. Martino. Allora si fece coraggio e andò a sentire.

Il bosco

Quando tornò vidi che m'aveva comprato una pila per la sera, un gavettino per la minestra e gli stivaloni di gomma per la neve.
Il primo giorno mi accompagnò lui. Ci si mise due ore perché ci facevamo strada col pennato e la falce. Poi imparai a farcela in poco più di un'ora.
Passavo vicino a due case sole. Coi vetri rotti, abbandonate da poco. A tratti mi mettevo a correre per una vipera o per un pazzo che viveva solo alla Rocca e mi gridava di lontano.
Avevo undici anni. Lei sarebbe morta di paura. Vede? ognuno
ha le sue timidezze. Siamo pari dunque.
Ma solo se ognuno sta a casa sua. O se lei avesse bisogno di
dar gli esami da noi. Ma lei non ne ha bisogno.

I tavoli

Barbiana, quando arrivai, non mi sembrò una scuola. Né cattedra, né lavagna, né banchi. Solo grandi tavoli intorno a cui si faceva scuola e si mangiava.
D'ogni libro c'era una copia sola. I ragazzi gli si stringevano sopra. Si faceva fatica a accorgersi che uno era un po' più grande e insegnava.
Il più vecchio di quei maestri aveva sedici anni. Il più piccolo dodici e mi riempiva di ammirazione. Decisi fin dal primo giorno che avrei insegnato anch'io.

Il preferito

La vita era dura anche lassù. Disciplina e scenate da far perdere la voglia di tornare.
Però chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui. Finché non avevo capito, gli altri non andavano avanti.

La ricreazione

Non c'era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica.
Nessuno di noi se ne dava gran pensiero perché il lavoro è
peggio. Ma ogni borghese che capitava a visitarci faceva una polemica su questo punto.
Un professorone disse: «Lei reverendo non ha studiato pedagogia. Polianski dice che lo sport è per il ragazzo una necessità fisiopsico...
»* .
Parlava senza guardarci. Chi insegna pedagogia all'Università, i ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline.
Finalmente andò via e Lucio che aveva 36 mucche nella stalla disse: «La scuola sarà sempre meglio della merda».

* Polianski = non sappiamo chi sia, ma sarà un famoso educatore. 
pedagogia
= arte di educare i ragazzi.
fisiopsico = metà di un parolone che adoprò quel professore e che non ricordiamo intero.

I contadini nel mondo

Questa frase va scolpita sulla porta delle vostre scuole. Milioni di ragazzi contadini son pronti a sottoscriverla.
Che i ragazzi odiano la scuola e amano il gioco lo dite voi. Noi contadini non ci avete interrogati. Ma siamo un miliardo e novecento milioni*. Sei ragazzi su dieci la pensano esattamente come Lucio. Degli altri quattro non si sa.
Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo foste voi.

* Abbiamo contato nella cifra anche chi vive peggio dei contadini: cacciatori, pescatori, pastori (Compendium of Social Statistics» ONU New York 1963).

Ragazzi maestri

L'anno dopo ero maestro. Cioè lo ero tre mezze giornate la settimana. Insegnavo geografia matematica e francese a prima media.
Per scorrere un atlante o spiegare le frazioni non occorre la
laurea.
Se sbagliavo qualcosa poco male. Era un sollievo per i ragazzi. Si cercava insieme. Le ore passavano serene senza paura e senza soggezione. Lei non sa fare scuola come me.

Politica o avarizia

Poi insegnando imparavo tante cose.
Per esempio ho imparato che il problema degli altri è uguale
al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia.
Dall'avarizia non ero mica vaccinato. Sotto gli esami avevo voglia di mandare al diavolo i piccoli e studiare per me. Ero un ragazzo come i vostri, ma lassù non lo potevo confessare né agli altri né a me stesso. Mi toccava esser generoso anche quando non ero.
A voi vi parrà poco. Ma coi vostri ragazzi fate meno. Non gli chiedete nulla. Li invitate soltanto a farsi strada.

I RAGAZZI DI PAESE

Contorti

Dopo l'istituzione della scuola media a Vicchio arrivarono a Barbiana anche ragazzi di paese. Tutti bocciati, naturalmente.
Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose.
Per esempio consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio.
Il maestro per loro era dall'altra parte della barricata e conveniva ingannarlo. Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c'era registro.

Il galletto

Anche sul sesso gli stessi sotterfugi. Credevano che bisognasse parlarne di nascosto. Se vedevano un galletto su una gallina si davano le gomitate come se avessero visto un adulterio.
Comunque sul principio era l'unica materia scolastica che li svegliasse. Avevamo un libro di anatomia*. Si chiudevano a guardarlo in un cantuccio. Due pagine erano tutte consumate.
Più tardi scoprirono che son belline anche le altre. Poi si accorsero che è bella anche la storia.
Qualcuno non s'è più fermato. Ora gli interessa tutto. Fa scuola ai più piccini, è diventato come noi.Qualcuno invece siete riusciti a ghiacciarlo un'altra volta.

* Libro di anatomia = libro che adoprano gli studenti di medicina. Studia il corpo umano pezzo per pezzo.

Le bambine

Delle bambine di paese non ne venne neanche una. Forse era la difficoltà della strada. Forse la mentalità dei genitori. Credono che una donna possa vivere anche con un cervello di gallina. I maschi non le chiedono d'essere intelligente.
È razzismo anche questo. Ma su questo punto non abbiamo
nulla da rimproverarvi. Le bambine le stimate più voi che i loro genitori*.

* Per esempio nel 1962-63 in prima media furono promossi il 65,2% dei maschi e il 70,9% delle bambine.
In seconda media il 72,9% dei maschi e 1'80,5% delle bambine. (Annuario Statistico dell'Istruzione 1965 pago 81).

Sandro e Gianni

Sandro aveva 15 anni. Alto un metro e settanta, umiliato, adulto. I professori l'avevano giudicato un cretino. Volevano che ripetesse la prima per la terza volta.
Gianni aveva 14 anni. Svagato, allergico alla lettura. I professori l'avevano sentenziato un delinquente. E non avevano tutti i torti, ma non è un motivo per levarselo di torno.
Né l'uno né l'altro avevano intenzione di ripetere. Erano ridotti a desiderare l'officina. Sono venuti da noi solo perché noi ignoriamo le vostre bocciature e mettiamo ogni ragazzo nella classe giusta per la sua età.
Si mise Sandro in terza e Gianni in seconda. È stata la prima soddisfazione scolastica della loro povera vita. Sandro se ne ricorderà per sempre. Gianni se ne ricorda un giorno sì e uno no.

La Piccola Fiammiferaia

La seconda soddisfazione fu di cambiare finalmente programma.
Voi li volevate tenere fermi alla ricerca della perfezione. Una perfezione che è assurda perché il ragazzo sente le stesse cose fino alla noia e intanto cresce. Le cose restano le stesse, ma cambia lui. Gli diventano puerili tra le mani.
Per esempio in prima gli avreste riletto per la seconda o terza volta la Piccola Fiammiferaia e la neve che fiocca fiocca fiocca*. Invece in seconda e terza leggete roba scritta per adulti.
Gianni non sapeva mettere l'acca al verbo avere. Ma del mondo dei grandi sapeva tante cose. Del lavoro, delle famiglie, della
vita del paese. Qualche sera andava col babbo alla sezione comunista o alle sedute del Consiglio Comunale.
Voi coi greci e coi romani gli avevate fatto odiare tutta la storia. Noi sull'ultima guerra si teneva quattr'ore senza respirare.
A geografia gli avreste fatto l'Italia per la seconda volta. Avrebbe lasciato la scuola senza aver sentito rammentare tutto il resto del mondo. Gli avreste fatto un danno grave. Anche solo per leggere il giornale.

* La Piccola Fiammiferaia = novella di Giovanni Cristiano Andersen scrittore danese del 1800.
La neve fiocca fiocca fiocca = verso di una poesia di Giovanni Pascoli.

Non ti sai esprimere

Sandro in poco tempo s'appassionò a tutto. La mattina seguiva il programma di terza. Intanto prendeva nota delle cose che non sapeva e la sera frugava nei libri di seconda e prima.
A giugno il «cretino» si presentò alla licenza e vi toccò passarlo.
Gianni fu più difficile. Dalla vostra scuola era uscito analfabeta e con l'odio per i libri.
Noi per lui si fecero acrobazie. Si riuscì a fargli amare non dico tutto, ma almeno qualche materia. Ci occorreva solo che lo riempiste di lodi e lo passaste in terza. Ci avremmo pensato noi in seguito a fargli amare anche il resto.
Ma agli esami una professoressa gli disse: «Perché vai a una
scuola privata? Lo vedi che non ti sai esprimere?» « »*.
Lo so anch'io che Gianni non si sa esprimere.
Battiamoci il petto tutti quanti. Ma prima voi che l'avevate
buttato fuori di scuola l'anno prima.
Bella cura la vostra.

* A questo punto volevamo mettere la parola che ci venne alla bocca quel giorno. Ma l'editore non la vuoi stampare.

Senza distinzione di lingua

Del resto bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all'infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.
Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come noi. Appartiene alla ditta.
Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio: «Non si dice lalla, si dice aradio».
Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.
«Tutti i cittadini sono eguali senza distinzione di lingua». l'ha detto la Costituzione pensando a lui*».

* Veramente gli onorevoli costituenti pensavano ai tedeschi del Sud-Tirolo (Alto Adige), ma senza volerlo pensarono anche a Gianni.

Burattino obbediente

Ma voi avete più in onore la grammatica che la Costituzione.
E Gianni non è più tornato neanche da noi.
Noi non ce ne diamo pace. Lo seguiamo di lontano. S'è saputo che non va più in chiesa, né alla sezione di nessun partito. Va in officina e spazza. Nelle ore libere segue le mode come un burattino obbediente. Il sabato a ballare, la domenica allo stadio.
Voi di lui non sapete neanche che esiste.

L'ospedale

Così è stato il nostro primo incontro con voi. Attraverso i ragazzi che non volete.
L'abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile.
E voi ve la sentite di fare questa parte nel mondo? Allora richiamateli, insistete, ricominciate tutto da capo all'infinito a costo di passar da pazzi.
Meglio passar da pazzi che essere strumento di razzismo.

LE RIFORME CHE PROPONIAMO

Perché il sogno dell'eguaglianza non resti un sogno vi proponiamo tre riforme.
1 - Non bocciare.
2 - A quelli che sembrano cretini dargli la scuola
a pieno tempo.
3 - Agli svogliati basta dargli uno scopo.

I - NON BOCCIARE

Il tornitore

AI tornitore non si permette di consegnare solo i pezzi che son riusciti. Altrimenti non farebbe nulla per fari i riuscire tutti.
Voi invece sapete di poter scartare i pezzi a vostro piacimento. Perciò vi contentate di controllare quello che riesce da sé per cause estranee alla scuola.

Minimo comun denominatore

Oggi questo sistema è illegale.
La Costituzione, nell'articolo 34, promette a tutti otto anni di
scuola. Otto anni vuoi dire otto classi diverse. Non quattro classi ripetute due volte ognuna. Sennò sarebbe un brutto gioco di parole indegno di una Assemblea Costituente.*
Dunque oggi arrivare a terza media non è un lusso. È un minimo di cultura comune cui ha diritto ognuno.
Chi non l'ha tutta non è Eguale.

* Difatti nessuno pose la questione né in sede di Commissione, né durante la discussione in aula (vedi Resoconto stenografico della seduta 29-4-1947).

Le attitudini

Non vi potete più trincerare dietro la teoria razzista delle attitudini.
Tutti i ragazzi sono adatti a far la terza media e tutti sono adatti a tutte le materie.
È comodo dire a un ragazzo: «Per questa materia non ci sei tagliato». \I ragazzo accetta perché è pigro come il maestro. Ma capisce che il maestro non lo stima Eguale.
È diseducativo dire a un altro: «Per questa materia sei tagliato». Se ha passione per una materia bisogna proibirgli di studiarla. Dargli di limitato o squilibrato. C'è tanto tempo dopo per chiudersi nelle specializzazioni.

A cottimo

Se ognuno di voi sapesse che ha da portare innanzi a ogni costo tutti i ragazzi e in tutte le materie, aguzzerebbe l'ingegno per fari i funzionare.
Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio multa per ogni ragazzo che non ne impara una.
Allora l'occhio vi correrebbe sempre su Gianni. Cerchereste nel suo sguardo distratto l'intelligenza che Dio ci ha messa certo eguale agli altri.
Lottereste per il bambino che ha più bisogno, trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste la notte col pensiero fisso su lui a cercare un modo nuovo di far scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna.
Non vi dareste pace, perché la scuola che perde Gianni non è degna d'essere chiamata scuola.

Medioevali siete voi

Noi per i casi estremi si adopra anche la frusta.
Non faccia la schizzinosa e lasci stare le teorie dei pedagogisti. Se vuoi la frusta gliela porto io, ma butti giù la penna dal registro. La sua penna lascia il segno per un anno. La frusta il giorno dopo non si conosce più.
Gianni per quella sua penna «moderna» e perbenino non leggerà mai un libro in vita sua. Non saprà mai scrivere una lettera decente. Un castigo sproporzionato e crudele.

Matematica

L'unico che avrebbe motivo di lamentarsi d'una scuola senza bocciati è l'insegnante di matematica. La lezione di seconda o terza è inutile per chi non sa le cose di prima.
Ma la matematica è una materia sola. Non vorrà per tre ore la settimana che il ragazzo non può seguire utilmente, fargliene perdere 23 che sono a sua misura.

Ne basta meno

Del resto sulla matematica si può fare un discorso come quello che è stato fatto alle Camere per il latino.
Quali sono i calcoli che ognuno deve saper fare per le necessità immediate di casa o di un lavoro qualsiasi o della lettura d'un giornale? In altre parole: quale parte della matematica ricorda un uomo colto non specializzato?
Tutta quella che è nel programma degli otto anni escluse le espressioni numeriche e l'algebra.*
Resta il problema d'arricchirsi la lingua del vocabolo algebra.
Ma per questo basta una lezione sola d'algebra in tutto l'anno.

* Espressioni numeriche = operazioni complicate con cui alle medie non si può risolvere nessun problema pratico.
Algebra = le stesse operazioni fatte con lettere al posto dei numeri.

2 - PIENO TEMPO

Ripetere

Sapete bene che per fare tutto il programma a tutti non bastano le due ore al giorno della scuola attuale.
Finora avete risolto il problema da classisti.
Ai poveri fate ripetere l'anno. Alla piccola borghesia fate
ripetizioni. Per la classe più alta non importa, tutto è ripetizione. Pierino quello che insegnate l'ha già sentito in casa.
Il doposcuola è una soluzione più giusta. Il ragazzo ripete, ma
non perde l'anno, non spende e voi gli siete accanto uniti nella colpa e nella pena.*

* Abbiamo volutamente trascurato il problema delle classi differenziali e di aggiornamento. Quando funzionano sono la cosa più bella che abbiate. Ma se farete la scuola a pieno tempo non ne avrete più bisogno.

Anticlassismo

Buttiamo giù la maschera. Finché la vostra scuola resta classista e caccia i poveri, l'unica forma di anticlassismo serio è un doposcuola che caccia i ricchi.
Chi non si scandalizza delle bocciature né delle ripetizioni e
qui avesse qualcosa da ridire non è onesto.
Pierino non è nato di razza diversa. Lo è diventato per l'ambiente in cui vive dopo la scuola.
Il doposcuola deve creare quell'ambiente anche per gli altri
(ma d'una cultura diversa).

Un ambiente

La parola pieno tempo vi fa paura. Vi par già difficile reggere i ragazzi quelle poche ore. Ma è che non avete mai provato.
Finora avete fatto scuola con l'ossessione della campanella, con l'incubo del programma da finire prima di giugno. Non avete potuto allargare la visuale, rispondere alle curiosità dei ragazzi, portare i discorsi fino in fondo.
Così è finito che avete fatto tutto male e siete rimasti scontenti voi e i ragazzi. È la scontentezza che v'ha stancato non le ore.

Bisogna crederci

Offrite il vostro doposcuola anche alle elementari e anche la domenica e nelle vacanze di Natale, Pasqua e estive. Chi può dire che i ragazzi e le famiglie non vogliono una cosa che non gli è stata ancora offerta?
Non dica però di aver offerto il doposcuola quel preside che ha mandato ai genitori una circolare mezza stinta. Il doposcuola va lanciato come si lancia un buon prodotto. Prima di farlo bisogna crederci.

3 - UN FINE

La scuola dei preti

Una volta c'era la scuola confessionale.*
Quella un fine l'aveva e degno d'essere cercato. Ma non serviva gli atei.
Tutti aspettavano che la sostituiste con qualcosa di grandioso. Poi avete partorito il topolino: la scuola per il tornaconto individuale.
Ora la scuola confessionale non esiste più.
I preti hanno chiesto la parificazione e danno voti e diplomi come voi. Anche loro propongono ai ragazzi il Dio Quattrino.

* Scuola confessionale = scuola che dichiara apertamente di voler portare i ragazzi a una data religione o idea politica.

La scuola consumista

La scuola comunista proporrebbe qualcosa di un po' meglio. Ma non vorrei esser maestro e dover misurare le parole. Vedere negli occhi dei ragazzi il dubbio: dice quello che è vero o quello che conviene?
È proprio necessario pagare l'eguaglianza a questo prezzo?

Cercasi fine onesto

Cercasi un fine.
Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null'altro che d'essere uomo. Cioè che vada bene per credenti e atei.
Io lo conosco. Il priore me l'ha imposto fin da quando avevo 11 anni e ne ringrazio Dio. Ho risparmiato tanto tempo. Ho saputo minuto per minuto perché studiavo.

Fine ultimo

Il fine giusto è dedicarsi al prossimo.
E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola?
Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle
scelte. Contro i classisti che siete voi, contro la fame, l'analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali.

Fine immediato

Ma questo è solo il fine ultimo da ricordare ogni tanto. Quello immediato da ricordare minuto per minuto è d'intendere gli altri e farsi intendere.
E non basta certo l'italiano, che nel mondo non conta nulla. Gli uomini hanno bisogno d'amarsi anche al di là delle frontiere. Dunque bisogna studiare molte lingue e tutte vive.
La lingua poi è formata dai vocaboli d'ogni materia. Per cui bisogna sfiorare tutte le materie un po' alla meglio per arricchirsi la parola. Essere dilettanti in tutto e specialisti solo nell'arte del parlare.

Classico e scientifico

Quando la nuova media fu discussa in parlamento noi, i muti, si stette zitti perché non c'eravamo. L'Italia contadina assente là dove si parlava della scuola per lei.
Discussioni interminabili tra parti che sembravano opposte e
erano eguali.*
Tutti usciti dai licei. Incapaci di vedere un palmo più in là della scuola che li aveva partoriti.
Come avrebbe potuto un signorino parlarsi addosso? Sputare su se stesso, sulla cultura deforme che era lui, era le parole stesse che diceva.
I deputati si divisero in due parti. Le destre a proporre il latino. Le sinistre le scienze. Non ci fu uno che pensasse a noi, che ci fosse stato dentro, che avesse faticato a seguire la vostra scuola.**
Topi di museo le destre. Topi di laboratorio i comunisti. Lontani gli uni e gli altri da noi che non si parla e s'ha bisogno di lingua d'oggi e non di ieri, di lingua e non di specializzazioni.

* Non lo diciamo a caso. Due di noi si son lette con pazienza 156 pagine d'atti parlamentari.
** Il deputato comunista De Grada nella seduta 14-12-1962 ha dichiarato
che «a leggere e scrivere si impara nelle elementari».

Sovrani

Perché è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui.
Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli.
Gli onorevoli costituenti credevano che si patisse tutti la voglia di cucir budella o di scrivere ingegnere sulla carta intestata: «I capaci e meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi».*
Tentiamo invece di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere.

* Articolo 34 della Costituzione.

Gli arrivisti

Quando possederemo tutti la parola, gli arrivisti seguitino pure i loro studi. Vadano all'università, arraffino diplomi, facciano quattrini, assicurino gli specialisti che occorrono.
Basta che non chiedano una fetta più grande di potere come han fatto finora.

Sparisci

Povero Pierino, mi fai quasi compassione.
Il privilegio l'hai pagato caro. Deformato dalla specializzazione,
dai libri, dal contatto con gente tutta eguale. Perché non vieni via?
Lascia l'università, le cariche, i partiti. Mettiti subito a insegnare. La lingua solo e null'altro.
Fai strada ai poveri senza farti strada. Smetti di leggere, sparisci. È l'ultima missione della tua classe.

Salvarsi l'anima

Non tentare di salvare gli amici vecchi. Se gli riparli anche una volta sola sei sempre come prima.
Neanche per la scienza non ti dar pensiero.
Basteranno gli avari a coltivarla. Faranno anche le scoperte che servono per noi. Irrigheranno il deserto, caveranno bracioline dal mare, vinceranno malattie.
A te che te ne importa? Non dannarti l'anima e l'amore per
cose che andranno avanti anche da sé.