Mariagrazia Zambon
PASSIONE PER UN POPOLO
Viaggio tra i missionari del Pime in Bangladesh
Un'occasione: centocinquant'anni di presenza del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) in Bangladesh. Una passione: amare Dio e i fratelli.
Un viaggio: l'invito a ripercorrere le strade polverose del "Paese d'acqua" per incontrare i missionari di questo istituto che lì operano. Ecco la miscela che sta all'origine di questo libro.
Un racconto di viaggio che, con sguardi in retrospettiva, vuole narrare il passato e il presente della missione in Bangladesh. E ci si lascia coinvolgere dalle vite dei diversi missionari attraverso frammenti delle loro esistenze, che lasciano intuire qualcosa della loro vita, dei loro pensieri, del loro cuore. Chi ha ideato un ostello modello, chi una fattoria esemplare, chi si è messo a progettare cattedrali e santuari, chi ha costruito - oltre la chiesa - piccole abitazioni più asciutte e sicure. Chi non ha costruito proprio nulla, ma si è messo a condividere. Tutti si arrangiano in mille modi per dare sollievo alle persone, nel corpo e nello spirito, nei villaggi e nelle città, nei dispensari e nelle scuole, nei seminari e nei centri di spiritualità.
Una carrellata di volti e di storie che parlano di una calda, semplice accoglienza. Questi i missionari del Pime: tenaci, cocciuti e caparbi nei loro obiettivi ma dal cuore grande e appassionato. "Come sono belli i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza", scrive Isaia. Piedi forti ed energici, piedi stanchi e affaticati, piedi giovani e scattanti, piedi lenti e gonfi, piedi che camminano e che pedalano, che inciampano e saltellano, tentennano e vanno spediti, piedi in movimento sotto il sole e sotto la pioggia. Da centocinquant'anni lungo i sentieri del Bangladesh.
E la missione continua.
Mariagrazia Zambon
- Nata a Milano nel 1966, laica consacrata dell'Ordo Virginum della diocesi ambrosiana, dopo aver esercitato per più di dieci anni la professione giornalistica nelle riviste dei Pime a Milano, dall'ottobre 2001 si trova in Turchia, dove collabora con i Cappuccini ad Antiochia per la crescita della Chiesa locale, a servizio dello sviluppo dei cammino di fede della comunità e dei singoli, dei dialogo ecumenico e interreligioso e della solidarietà umana.
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CLEMENTE VISMARA IL SANTO DEI BAMBINI
Premesse per leggere il libro
di Piero Gheddo
1 - Il titolo di questo libro "Il santo dei bambini" ha un senso
puramente popolare: in Birmania padre Clemente Vismara è già invocato dal
popolo cristiano come "il santo protettore dei bambini". Per la Chiesa
Clemente è solo "servo di Dio". Noi preghiamo e speriamo che il Papa
possa presto proclamarlo beato e santo.
2 - Ringrazio i membri del Gruppo missionario parrocchiale di Agrate Brianza che
hanno trascritto al computer per la "Copia pubblica" tutte le
centinaia di articoli scritti da padre Vismara (circa 500!); e la mia segretaria
suor Franca Nava, missionaria dell'Immacolata in India e Bangladesh, che ha
compiuto una prima scelta degli articoli di Vismara sui bambini, ordinandoli e
ricopiandoli al computer.
3 - In ogni articolo è segnato da quale rivista è tratto e il mese di
pubblicazione; inoltre, il volume e la pagina dove è possibile rintracciare
l'articolo nella "Copia pubblica": i nove volumi rilegati dalla
congregazione dei santi con tutti i documenti, gli scritti di Vismara e le
testimonianze date su di lui al processo informativo diocesano (3.480 pagine
complessive).
4 - Gli articoli sono quasi sempre ordinati cronologicamente, partendo dal 1928
fino al 1987 (i due che fanno eccezione, all'inizio e alla fine del volume,
aprono e chiudono bene la vita missionaria di Vismara). Il lettore tenga sempre
presente questo fatto. Non solo cambiano le situazioni della Birmania (oggi
molto migliorata rispetto agli anni Venti e Trenta!) e i posti in cui ha
lavorato Clemente. Ma cambia anche il valore della moneta birmana (kyat, rupia)
e di quella italiana (lira) a cui Clemente paragona spesso i costi e le spese a
Monglin (1924-1955) e a Mongping (1955-1988). Leggendo gli articoli di seguito,
e dimenticando che fra l'uno e l'altro passano magari 20-30-50 anni, si rischia
di non capire più cosa scrive Clemente. Ad esempio, il confronto fra rupia e
lira che Clemente ogni tanto specifica forse è meglio dimenticarlo.
5 - La "Copia pubblica" da cui sono ripresi questi articoli è
composta da nove volumi rilegati dalla Congregazione dei Santi nell'anno 1999
(formato A4) per complessive 3.480 pagine, con tutto il materiale preparato nel
corso del "Processo informativo diocesano" svoltosi a Milano e a
Kengtung dal 1996 al 1998.
I volumi III, IV e V della Copia pubblica contengono, fra l'altro, la
trascrizione di tutti gli articoli pubblicati da padre Clemente su una decina di
riviste italiane (almeno quelli ritrovati). Il problema è che Clemente a volte
mandava lo stesso articolo a due, tre e anche quattro riviste, magari in tempi
diversi. E poiché non usava il computer ma scriveva a macchina o a mano,
ricopiava il testo, arricchendolo di altro materiale, correggendolo, tagliando
alcuni passaggi, ecc. Per cui di alcuni articoli esistono a volte molte versioni
diverse. La rivista citata per ogni testo è quella in cui l'articolo è parso
più completo, ma a volte si sono aggiunti brani da altre fonti.
Infine, specie per gli articoli degli anni Trenta che erano molto lunghi, si
sono scelti solo i passaggi che riguardavano l'avventura raccontata sui bambini,
scartando l'altro materiale (a volte due o tre racconti diversi in uno solo).
6 - Prima di questo volume, "Il Santo dei bambini", è stato
pubblicato un altro libro con una scelta di articoli scritti da padre Clemente:
"Il bosco delle perle" (EMI, tre edizioni, l'ultima nel 1997, pagg.
156). Gli articoli di questo volume sono diversi da quelli de "Il bosco
delle perle", con una sola eccezione: "Oggi compio ottant'anni"
ripreso da "Italia missionaria" (settembre 1978) e già pubblicato in
"Il bosco delle perle".
Piero Gheddo
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UN PASTORE SECONDO IL CUORE DI DIO - TESTIMONIANZE
Prefazione
di Gian Battista Zanchi
Un nuovo volume sul Servo di Dio mons. Angelo Ramazzotti, fondatore del primo
Istituto missionario italiano, vescovo di Pavia e patriarca di Venezia. Un anno
fa è uscita una raccolta delle sue lettere, curata da p. Domenico Colombo, ed
ora lo stesso padre mette a nostra disposizione una selezione di testimonianze
sulla figura e l'opera di Ramazzotti, sia di contemporanei che di persone venute
dopo di lui. Ci viene quindi offerta la possibilità di conoscere meglio un
grande della Chiesa del secolo XIX, non ancora noto come si merita.
Missionario di Rho, padre di una famiglia di missionari, Pastore in due Chiese,
Ramazzotti è stato molto stimato ed amato da quanti hanno beneficiato della sua
carità pastorale o sono semplicemente entrati in contatto con lui. Illustri
personalità e gente del popolo hanno visto in lui l'uomo di Dio, interamente
dedito al bene spirituale ed umano del prossimo, senza limiti di donazione e
ignaro di qualsiasi discriminazione. In una parola un "santo",
consumato nel sacrificio totale di sé per gli altri, considerato con molta
semplicità ed umiltà come doveroso impegno del proprio ministero.
"Santo - scrive don Pietro Gagliardi, segretario e primo biografo del Servo
di Dio - viene davvero acclamato da molti a Venezia". E continua.
"Taluno disse che, se la proclamazione del popolo conchiudesse in ciò
l'affare, come in altri tempi, Ramazzotti sarebbe già sugli altari. Più e più
lettere di persone gravi usano dare al nostro carissimo defunto tal appellativo
con serietà: santo". E questo non avverrà solo alla sua morte, ma si
tramanderà anche dopo, così che divenne abituale riferirsi a lui come al
"santo Pastore".
Le testimonianze qui riportate mostrano come Ramazzotti traducesse in pratica
l'anelito alla santità, sia nella quotidianità ordinaria che nei grandi
eventi, cercando sempre e solo la conformità al volere divino. Ma non è solo
questo che esse mettono in evidenza. In realtà, fanno luce su molti tratti
caratteristici della sua personalità e della sua attività, sicché nel loro
insieme restituiscono in misura più piena ed autentica la sua figura e
l'influsso che esercitò su quanti ebbero a che fare con lui, ed oltre.
Difatti i testi raccolti non provengono solo dai contemporanei, ma anche dai
posteri. In modo tutto speciale il nostro Istituto ricorda il 1958 e il 1961.
Nel '58, e precisamente il 3 marzo, le spoglie del fondatore portate da Venezia
vennero collocate nella chiesa di San Francesco Saverio annessa alla nostra Casa
Madre, a Milano. Nel '61, si tennero in diversi tempi e luoghi le celebrazioni
per il centenario della sua morte. Furono due circostanze pienamente valorizzate
per ravvivare la memoria del Servo di Dio, studiare meglio la sua figura,
pensare a come farla maggiormente conoscere ed onorare.
Tra le personalità che si distinsero in queste circostanze, voglio ricordare in
particolare il patriarca di Venezia, Angelo card. Roncalli, che ci lasciò due
preziose memorie sul suo omonimo predecessore, in occasione della traslazione
dei suoi resti mortali a Milano. In esse traccia un ricco profilo storico e
spirituale del Fondatore e Pastore, facendo proprio il voto dei contemporanei
per la sua glorificazione, e ne sottolinea doti e virtù che caratterizzarono la
sua persona e azione. Sono testi che meritano un'attenta considerazione. Un
santo che parla di un altro santo ha intuizioni e suggerimenti che non bisogna
perdere. Egli ci sa indicare quella preziosa eredità dei santi che dobbiamo
raccogliere perché pure noi siamo chiamati alla santità. Di qui il suo
ripetuto invito e augurio attinto dal libro sacro: "Le loro ossa
rifioriscano dalle tombe e il loro nome si perpetui sui figli, poiché essi sono
già glorificati" (Eccli 46, 14-15).
Faccio mie queste parole. Auspico che siano molti ad attingere dalle
testimonianze qui offerte luce e forza per il loro cammino umano e spirituale,
lasciandosi ispirare dal Servo di Dio Angelo Ramazzotti. È l'invito che rivolgo
anzitutto a quanti hanno più diritto e dovere di servirsene: i missionarii del
PIME che sentono la gioia di vivere la propria vocazione nella famiglia da lui
fondata; le Chiese dove egli ha profuso con tanto fervore ed amore le sue forze
e virtù; tutti coloro che si consacrano al servizio degli altri nella carità
di Cristo. Ma l'invito resta aperto ad ogni uomo che cerca la verità e la
bontà e vuole contribuire al sorgere di un mondo più giusto e fraterno.
Gian Battista Zanchi
Superiore generale del P. I. M. E.