UN SOGNO DIVENUTO REALTÀ

UN NUOVO INIZIO

P. Franco Cagnasso inaugura la nuova Casa di Spiritualità Emmaus, a Bogra, in Bangladesh!

Era la fine degli anni '70 e ci trovavamo da non molto in Bangladesh P. Achille Boccia, di Borgomanero, P. Gianni Zanchi, di Crema e io, amici di quelli veri, dai tempi del seminario.

Il Bangladesh è affascinante e urtante insieme. Tantissima gente (oggi 120 milioni di abitanti in una superficie che è metà dell'Italia), stragrande maggioranza di musulmani, povertà estrema, disgrazie e calamità a catena, e insieme tanto amore per il bello, la poesia, tanta voglia di imparare a vivere, tanta forza d'animo. I cristiani sono pochi, pochissimi: meno dello 0,03%.

Ai missionari non manca il lavoro, anche se non ci sono conversioni dall'Islam, sostengono le piccole comunità cristiane, fanno del loro meglio contro la fame, le malattie, l'ignoranza, accostano le popolazioni aborigene aperte alla predicazione del vangelo: si mettono al servizio di tutti.

Non sapevamo che fare; alla fine però decidemmo di andare a Bogra, semplicemente per starci. Di cristiani là non ce n'erano, solamente due famiglie cattoliche venute da fuori per lavorare e una missionaria americana protestante, in una città di forse 100 mila abitanti, tutti musulmani, salvo una consistente minoranza indù.

All'inizio non trovavamo casa, poi un proprietario ci affittò un appartamento nell'edificio che ancora non aveva finito di costruire. Fu un gesto criticatissimo da amici e vicini. Ci raccontò in seguito che per farsi perdonare, aveva ripreso ad andare regolarmente alla moschea.

P.Gianni, che aveva seguito un corso di medicina preventiva per i villaggi, incominciò a girare per rendersi conto di com'era la situazione sanitaria. P.Achille prese contatto con alcune famiglie che tenevano nascosti bambini con handicap fisici o mentali. Incominciò a visitarli, a fare amicizia, a combattere la vergogna e lo scoraggiamento, a mostrare che si poteva affrontare la situazione con atteggiamento positivo. Io avrei dovuto prendere contatti con i capi religiosi, tentare la via del dialogo.

Nell'82 P.Gianni venne eletto superiore del PIME in Bangladesh, P.Achille si ammalò e dovette andare ad Hong Kong per un lungo periodo di cure e operazioni e io - che non me la sentivo proprio di rimanere a Bogra da solo- fui mandato in seminario come insegnante e padre spirituale, e la nostra esperienza si interruppe.

Di Bogra mi rimase una grande nostalgia, specialmente la nostalgia dei tramonti, quando dalla malandata terrazza di cemento ci arrivava il richiamo dei cento minareti della città. Mentre il caldo si faceva meno opprimente, si levava la voce dei muezzin per chiamare alla preghiera, nelle moschee povere e soffocanti e in quelle grandi e antiche, dagli altoparlanti, da voci stonate, o forti, o stanche. Un coro che mi toccava come la voce dell'umanità che raccoglie la fatica della sua giornata e la offre al cielo, e cerca Dio.

Ci sono ritornato la mattina del 19 novembre 1998, venerdì e perciò -in paese islamico- giorno festivo. Strade e vicoletti sono sempre quelli, ma il numero dei riksciò è ancora aumentato e il formicolio della gente s'è fatto più intenso. Gira e svolta, P.Mariano che mi guidava s'è fermato davanti a due case nel cuore della città, riparate da poco, vicine vicine, con un minuscolo pezzo d'orto. "Emmaus" é la scritta che campeggia su una, in bengalese e in inglese. E P.Achille era là a ricevermi.

Malatia, interventi chirurgici, convalescenza non gli avevano tolto la voglia di ricominciare! C'era la comunità cristiana vestita a festa, c'erano ospiti protestanti, c'erano musulmani. Abbiamo cantato nel piccolo cortile e tagliato il nastro che inaugurava ufficialmente la nuova casa, dove ora i Padri saranno due e l'altra con le tre suore bengalesi. Case nostre del PIME -anche se non ancora finite di pagare- da dove non c'è rischio di essere mandati via.

Dissi alla gente venuta per la festa che anche questa era una prova che le cose belle nascono dalla sofferenza, che il seme deve morire per dare frutto.La prima esperienza era finita nella sconfitta, per rinascere diversa ma più robusta, e lentamente crescere.

Quella sera sono tornato sulla terrazza della nuova casa Emmaus e di nuovo ho ascoltato i muezzin lasciandomi andare alla nostalgia e alla gioia. Ho pregato anch'io insieme a tanti musulmani convinto che il Signore Gesù è in mezzo a loro con la sua misericordia. Anche se non se ne accorgono, proprio come i due discepoli di Emmaus.

P. Franco Cagnasso