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Carissimi,
sarà un po' lungo: è una riflessione di Mauro Borghesi sull' Emoroissa,
che mi desta tanti ricordi, non certo ultimo quello della malattia mentale
che mi ha isolata e fatta sentire diversa, almeno nei confronti dei più.
Non è me stessa com' ero alla lettera, ma mi è affine nello spirito.
Indecisa se darla in mailing list o meno, la ho inviata a due amici, poi
ho pensato che forse a qualcuno poteva far piacere condividerla.
Chi non desidera leggere... cestini, e mi perdoni.
Ornella
L'emoroissa
Questa donna tocca da dietro il lembo del mantello di Gesù. E' immersa
nella folla, è una dei tanti e per il suo male si vergogna a farsi
vedere. Gesù passa e lei lo tocca quasi segretamente. Non vuole
disturbarlo, sta andando al capezzale di una ragazzina figlia di un uomo
ben più importante di lei. Non si ritiene degna di niente, le basta
toccare un pezzo del vestito di quell'uomo, e vederlo di spalle andare
altrove.
Così aveva insegnato Mosè parlando del suo incontro con Dio sul monte:
Tu starai sopra la rupe:
quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti
coprirò con la mano finché sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai
le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere (Es. 33,23)
Ma ecco la sorpresa, la novità. Dio mostra il suo volto, e lo mostra ad
una donna impura. Ormai viene il momento in cui Lui stesso cerca il suo
sguardo, volge a noi il suo volto e noi siamo salvati (Salmo 80,4.8.20)
Gesù è schiacciato dalla folla, lo spingono da ogni parte, ma in mezzo
al trambusto avverte che da dietro qualcuno lo tocca, non lo schiaccia.
Qualcuno ha fede, e allora si volta. Questo qualcuno vuole essere salvato,
ma non pubblicamente, ama l'anonimato perchè è abituato a fuggire,
nascondersi e vergognarsi del proprio limite. Gesù compie in lei una
seconda guarigione facendola uscire dal mucchio, cercando il suo volto tra
coloro che lo schiacciano. Esci allo scoperto, non ti vergognare. Dillo
che Dio ti ha guarita.
Nel gesto dell'emoroissa c'è il desiderio di incontrare Gesù e la paura
di essere visti. Fa un atto nascosto nella folla, spera che passi
inosservato, ma Gesù la mette al centro vincendo la sua timidezza.
Proprio le persone più bisognose spesso si vergognano perchè ogni
richiesta di aiuto viene sentita come un denudarsi, come una spudorata
dichiarazione pubblica della propria
miseria. Essi temono di essere di peso agli altri con la loro sofferenza
per cui la tengono dentro. La sofferenza di questa contraddizione è
terribile: da un lato dover dire a ciascuno con la parola e con
l'atteggiamento : "Non farti troppo vicino, non mi toccare, potresti
infettarti" e dall'altro il
desiderio incessante di stare con gli altri e di essere come gli altri. E
allora l'infinita catena di speranze e delusioni: forse questo medico
riuscirà a guarirmi. Se non riuscirà lui forse c'è un medico migliore
che è sì, più caro, ma anche più preparato e più bravo. Questa donna,
dice Marco, ha cercato di guarire spendendo tutti i suoi averi, ma niente
è migliorato, anzi tutto è solo peggiorato. A Gesù non basta la
guarigione fisica della donna perchè probabilmente non è malata solo
fisicamente. La paura della gente è la sua malattia. Gesù cerca il suo
volto per mostrarle che lui non ha paura che una donna con un'emoraggia lo
tocchi e lo renda impuro. Il fatto grande di questo brano di vangelo non
sta nella donna che miracolosamente guarisce, ma piuttosto in Gesù che si
lascia toccare da lei. Non glielo concede di nascosto come se fosse un
piacere personale, ma la mette al centro e dice che è venuto proprio per
toccare quelli come lei.
Gesù non ha paura di compromettersi, non si accontenta di darci alcune
regole di buon comportamento e qualche dritta qua e là, ma si sporca con
noi, con la nostra realtà. Non ci sono argomenti vietati tra noi e lui,
non ci sono tabù o cose che è meglio lasciare fuori. Gesù già ti
conosce, ma vuole che ti fai conoscere fino in fondo, e vuole che quando
parli con lui non vai avanti con formule fatte da altri, ma ti giochi fino
in fondo scavando dentro di te e tirando fuori anche le fatiche, i dubbi
ed i desideri più grandi e nascosti che ti porti dentro.
Cosa sono i desideri "grandi e profondi"? Sono quelli che ti
porti dentro sempre, non quelli superficiali indotti dal mercato. Potresti
pregare dicendo: - Gesù, desidero moltissimo una motocicletta. Se dici
così esprimi il tuo desiderio, ma forse sei rimasto in superficie. Forse
non è proprio la motocicletta che desideri, ma qualcosa che lei ti
potrebbe dare. Emozioni, commenti degli amici, indipendenza dai genitori,
essere al centro dell'attenzione. Allora se queste sono le cose che vuoi
sii sincero con Gesù e non parlargli di motociclette. Digli piuttosto -
Gesù, ho un gran bisogno d'amore! Vado alla ricerca di cose che possano
riempire il vuoto che mi porto dentro, come ad esempio la motocicletta!
Gesù è interessato a te così come sei. Un mago al posto di Gesù
avrebbe guarito quella donna tenendosi a debita distanza, si sarebbe fatto
pagare e
dopo un pò lei si sarebbe riammalata tornando come prima. Egli invece non
le da una ricetta a breve termine, non si vergogna di lei e non vuole
neppure che lei continui a vergognarsi della sua malattia. Il momento
della sua guarigione non deve passare per un furto nascosto in mezzo alla
folla. "Ciò che hai fatto" sembra volerle dire Gesù, "non
era una colpa; è un segno della tua fiducia. Senza domandare e senza
chiedere il permesso hai preteso ciò di cui hai bisogno per vivere. Ma
guarda che è proprio questo che Dio desidera, che tu viva! Non ti
vergognare davanti a Dio. Solo così non ti vergognerai neppure davanti
agli uomini.
Quando in noi nasce un vago desiderio di incontrare, di toccare Gesù,
quando restiamo affascinati da qualcuno che lo ha seguito, c'è sempre
qualcosa o qualcuno che ci blocca, che ci deride: ma dove credi di andare?
Ma guardati allo specchio! Non vorrai mica che Dio abbia tempo per uno
come te! Non tutti i cristiani fanno la stessa esperienza di Gesù, ed
infatti non ha
senso proporre le stesse esperienze a tutti. Egli con le parole attira un
certo numero di persone, incuriosisce, lascia perplessi, fa riflettere, ma
poi il vero incontro avviene quando c'è il contatto, il tocco della sua
mano. Pensiamo al giovane ricco, a Pilato, ai farisei, alla folla di
questo stesso brano; quanti sono quelli che sentono le sue parole e non
cambiano vita, sono attirati, ma non fanno il passo decisivo?!
Pensiamo ora all'emoroissa, alla fanciulla figlia di Giairo, a Maria
Maddalena che lava i piedi di Gesù con le lacrime, ai discepoli ai quali
Gesù lava i piedi durante l'ultima cena, alla Madonna che lo porta in
grembo...questi cambiano. Oltre alle parole c'è stato un tocco, un
contatto fisico. La fede non passa grazie alle prediche, ma grazie alla
testimonianza di pochi, di persone precise con un volto che sappiamo dove
abitano e cosa fanno nella vita. Si tratta di fare un lungo
"passa-parola" capace di arrivare all'orecchio di ogni uomo.
Esci dalla folla - dice il Signore - guarda dritto in faccia Gesù e
lasciarti toccare il cuore.
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