IL VOLTO DI DIO Contemplare il volto del Risorto
Carissimi, sono Marina catechista adolescenti nella mia parrocchia.
Questa sera, durante la catechesi, abbiamo toccato casualmente un argomento affascinante e bellissimo "come vi immaginate la faccia di Dio?"
Dio nessuno l'ha visto, si è manifestato attraverso il Figlio: Gesù!
Vorrei riprendere l'argomento il prossimo incontro per affrontarlo in modo più approfondito... naturalmente a misura di adolescente :-)
Qualcuno può aiutarmi?
Un grazie anticipato e un caloroso saluto a tutti.
Marina

Opinione personale come risposta:
credo che la domanda sia posta male e anzi porti fuori strada. Dio non ha volto, come non ha mani, piedi, testa ecc. Questi termini relativi al corpo umano possono essere utilizzati sono in senso 'metaforico' e non in senso proprio. Quando si incontra Dio non si può veder nulla perché la sua realtà è in una dimensione diversa dalla nostra. Occorre educare i ragazzi a pensare Dio con categorie diverse da quelle umane, a incontrarLo senza immaginarlo, a scoprire quale ricchezza umana fiorisce quando ci si affida alla sua forza creatrice, quando si vive alla sua presenza. S. Gregorio di Nissa commentando l'episodio di Esodo 3 dice che  Mosé conobbe Dio quando entrò nella tenebra e non vide nulla (La vita di Mosé II); il mistico domenicano Eckhart scrive che S. Paolo quando si alzò da terra sulla via di Damasco non vide più nulla e così conobbe Dio: "nulla è Dio" di tutto ciò che l'uomo può immaginare. Per questo nella tradizione ebraica e islamica è proibito fare immagini umane di Dio. Se nella tradizione cristiana questo divieto non è stato osservato è stato perché si presuppone la capacità di cogliere il valore dei simboli e di andare oltre la raffigurazione umana.
Con l'augurio di un gioioso cammino di fede.
Carlo Molari.

 

Marina, com'è bella la domanda che ti ha fatto la ragazza! Io le direi così (è chiaro che io scrivo di getto e sarai tu a levigare il discorso e a renderlo di facile comprensione a chi ti ascolta):
"Dio non lo conosciamo come uomo se non attraverso Gesù. Cerca di conoscere bene il vangelo, e ti immaginerai il suo volto attraverso quello che fece e disse. Sta attenta ai gesti da Lui compiuti, tutti pieni di comprensione, di tenerezza. Ascolta quello che ti dice al cuore quando tu sei pronta ad ascoltarlo. Non è vero che le persone capaci di amare sembrano attraversate da una luce in volto?
A che servirebbe fermarsi alle fattezze di una persona quando ce la sentiamo vicina, amica, e vediamo che ci dona tutto di sé: fino a morire per amore?
Tu forse vuoi conoscere il volto del Padre. Contentati di vederlo riflesso in Gesù e in tutte le persone buone che incontri.
Forse anche dovresti fare lo sforzo di vederlo in tutti coloro che soffrono, nei bisognosi. Affina i tuoi gusti. Cogli la bellezza delle creature, ma non dimenticarti che là dove la bellezza è assente, la causa è del male. E allora tocca anche a te, a noi, aiutare Gesù a far splendere la bellezza là dove si allunga l'ombra del male.
Dio è immenso: cioè non ha misura. Perciò il suo volto si nasconde dietro le creature, anche ditero un fiore, dietro il sorriso o il pianto di qualcuno. Provaci a immaginare che oltre le creature che vediamo c'è Uno che non vediamo. Se starai attenta...vedrai il suo volto."
Non mancherà a te, Marina dilatare ed approfondire il discorso. Se non comunichiamo alle catechizzande il gusto di incontrare Dio, a nulla serve l'insegnamento di una dottrina.
Ciao, Ausilia

Carissimi,
sarà un po' lungo: è una riflessione di Mauro Borghesi sull' Emoroissa, che mi desta tanti ricordi, non certo ultimo quello della malattia mentale che mi ha isolata e fatta sentire diversa, almeno nei confronti dei più. Non è me stessa com' ero alla lettera, ma mi è affine nello spirito.
Indecisa se darla in mailing list o meno, la ho inviata a due amici, poi ho pensato che forse a qualcuno poteva far piacere condividerla.
Chi non desidera leggere... cestini, e mi perdoni.
Ornella

L'emoroissa
Questa donna tocca da dietro il lembo del mantello di Gesù. E' immersa nella folla, è una dei tanti e per il suo male si vergogna a farsi vedere. Gesù passa e lei lo tocca quasi segretamente. Non vuole disturbarlo, sta andando al capezzale di una ragazzina figlia di un uomo ben più importante di lei. Non si ritiene degna di niente, le basta toccare un pezzo del vestito di quell'uomo, e vederlo di spalle andare altrove.
Così aveva insegnato Mosè parlando del suo incontro con Dio sul monte: Tu starai sopra la rupe:
quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere (Es. 33,23)
Ma ecco la sorpresa, la novità. Dio mostra il suo volto, e lo mostra ad una donna impura. Ormai viene il momento in cui Lui stesso cerca il suo sguardo, volge a noi il suo volto e noi siamo salvati (Salmo 80,4.8.20)
Gesù è schiacciato dalla folla, lo spingono da ogni parte, ma in mezzo al trambusto avverte che da dietro qualcuno lo tocca, non lo schiaccia. Qualcuno ha fede, e allora si volta. Questo qualcuno vuole essere salvato, ma non pubblicamente, ama l'anonimato perchè è abituato a fuggire, nascondersi e vergognarsi del proprio limite. Gesù compie in lei una seconda guarigione facendola uscire dal mucchio, cercando il suo volto tra coloro che lo schiacciano. Esci allo scoperto, non ti vergognare. Dillo che Dio ti ha guarita.
Nel gesto dell'emoroissa c'è il desiderio di incontrare Gesù e la paura di essere visti. Fa un atto nascosto nella folla, spera che passi inosservato, ma Gesù la mette al centro vincendo la sua timidezza. Proprio le persone più bisognose spesso si vergognano perchè ogni richiesta di aiuto viene sentita come un denudarsi, come una spudorata dichiarazione pubblica della propria
miseria. Essi temono di essere di peso agli altri con la loro sofferenza per cui la tengono dentro. La sofferenza di questa contraddizione è terribile: da un lato dover dire a ciascuno con la parola e con l'atteggiamento : "Non farti troppo vicino, non mi toccare, potresti infettarti" e dall'altro il
desiderio incessante di stare con gli altri e di essere come gli altri. E allora l'infinita catena di speranze e delusioni: forse questo medico riuscirà a guarirmi. Se non riuscirà lui forse c'è un medico migliore che è sì, più caro, ma anche più preparato e più bravo. Questa donna, dice Marco, ha cercato di guarire spendendo tutti i suoi averi, ma niente è migliorato, anzi tutto è solo peggiorato. A Gesù non basta la guarigione fisica della donna perchè probabilmente non è malata solo fisicamente. La paura della gente è la sua malattia. Gesù cerca il suo volto per mostrarle che lui non ha paura che una donna con un'emoraggia lo tocchi e lo renda impuro. Il fatto grande di questo brano di vangelo non sta nella donna che miracolosamente guarisce, ma piuttosto in Gesù che si lascia toccare da lei. Non glielo concede di nascosto come se fosse un piacere personale, ma la mette al centro e dice che è venuto proprio per toccare quelli come lei.
Gesù non ha paura di compromettersi, non si accontenta di darci alcune regole di buon comportamento e qualche dritta qua e là, ma si sporca con noi, con la nostra realtà. Non ci sono argomenti vietati tra noi e lui, non ci sono tabù o cose che è meglio lasciare fuori. Gesù già ti conosce, ma vuole che ti fai conoscere fino in fondo, e vuole che quando parli con lui non vai avanti con formule fatte da altri, ma ti giochi fino in fondo scavando dentro di te e tirando fuori anche le fatiche, i dubbi ed i desideri più grandi e nascosti che ti porti dentro.
Cosa sono i desideri "grandi e profondi"? Sono quelli che ti porti dentro sempre, non quelli superficiali indotti dal mercato. Potresti pregare dicendo: - Gesù, desidero moltissimo una motocicletta. Se dici così esprimi il tuo desiderio, ma forse sei rimasto in superficie. Forse non è proprio la motocicletta che desideri, ma qualcosa che lei ti potrebbe dare. Emozioni, commenti degli amici, indipendenza dai genitori, essere al centro dell'attenzione. Allora se queste sono le cose che vuoi sii sincero con Gesù e non parlargli di motociclette. Digli piuttosto - Gesù, ho un gran bisogno d'amore! Vado alla ricerca di cose che possano riempire il vuoto che mi porto dentro, come ad esempio la motocicletta! Gesù è interessato a te così come sei. Un mago al posto di Gesù avrebbe guarito quella donna tenendosi a debita distanza, si sarebbe fatto pagare e
dopo un pò lei si sarebbe riammalata tornando come prima. Egli invece non le da una ricetta a breve termine, non si vergogna di lei e non vuole neppure che lei continui a vergognarsi della sua malattia. Il momento della sua guarigione non deve passare per un furto nascosto in mezzo alla folla. "Ciò che hai fatto" sembra volerle dire Gesù, "non era una colpa; è un segno della tua fiducia. Senza domandare e senza chiedere il permesso hai preteso ciò di cui hai bisogno per vivere. Ma guarda che è proprio questo che Dio desidera, che tu viva! Non ti vergognare davanti a Dio. Solo così non ti vergognerai neppure davanti agli uomini.
Quando in noi nasce un vago desiderio di incontrare, di toccare Gesù, quando restiamo affascinati da qualcuno che lo ha seguito, c'è sempre qualcosa o qualcuno che ci blocca, che ci deride: ma dove credi di andare? Ma guardati allo specchio! Non vorrai mica che Dio abbia tempo per uno come te! Non tutti i cristiani fanno la stessa esperienza di Gesù, ed infatti non ha
senso proporre le stesse esperienze a tutti. Egli con le parole attira un certo numero di persone, incuriosisce, lascia perplessi, fa riflettere, ma poi il vero incontro avviene quando c'è il contatto, il tocco della sua mano. Pensiamo al giovane ricco, a Pilato, ai farisei, alla folla di questo stesso brano; quanti sono quelli che sentono le sue parole e non cambiano vita, sono attirati, ma non fanno il passo decisivo?!
Pensiamo ora all'emoroissa, alla fanciulla figlia di Giairo, a Maria Maddalena che lava i piedi di Gesù con le lacrime, ai discepoli ai quali Gesù lava i piedi durante l'ultima cena, alla Madonna che lo porta in grembo...questi cambiano. Oltre alle parole c'è stato un tocco, un contatto fisico. La fede non passa grazie alle prediche, ma grazie alla testimonianza di pochi, di persone precise con un volto che sappiamo dove abitano e cosa fanno nella vita. Si tratta di fare un lungo "passa-parola" capace di arrivare all'orecchio di ogni uomo.
Esci dalla folla - dice il Signore - guarda dritto in faccia Gesù e lasciarti toccare il cuore.