COMMENTO LIBERO A "L'INFINITO" DI GIACOMO LEOPARDI

 Mi è sempre piaciuto, di tanto in tanto, trovarmi da sola, a tu per tu con me stessa, in qualche luogo sperduto e solitario dove nessuno possa venire ad interrompere il dialogo muto e profondo del mio essere con l'universo che mi circonda. Il mio sguardo si stende sul paesaggio limitato che ho davanti e che è composto magari di due soli elementi: un colle, una siepe. Non potendo vedere altro, la mia immaginazione, la mia fantasia, mi aiutano a creare un orizzonte tutto mio, fatto di spazi illimitati, grandiosi, accecanti per il loro bagliore pulito, il loro segreto impenetrabile.

  La paura e insieme il fascino del mistero mi spingono a rimanere così, sospesa nel nulla, a contemplare il mio piccolo essere che sembra man mano scomparire, diventare un niente di fronte all'ampio spazio che mi circonda. L'infinito cresce: dopo uno spazio sopraggiunge un altro spazio e dopo questo un altro ancora...

  Mi sento un puntino condannato a scomparire per sempre...

  Il mio pensiero si allontana per seguire gli spazi che crescono sempre più, ed io ho paura di non riuscire a trovare la strada del ritorno e di perdermi per sempre in questo labirinto di silenzio, eterno ma vuoto! D'improvviso lo stormire del vento tra le piante mi richiama alla realtà ed allora incomincio a risentirmi parte attiva, componente importante, soggetto principale di uno spazio e di un tempo ben precisi.

  La mente restringe i suoi orizzonti e mi riporta il ricordo dolce e malinconico delle età passate che non ritorneranno mai più e di quella presente, ancora così viva!

  Di ricordo in ricordo mi tuffo in un altro infinito, solo che questo mi appartiene, mi sta dentro, mi invade! La mente mi presenta un'immagine non più astratta, concreta, quasi visibile dell'infinito del mio "Io". L'infinito diventa come il mare, così reale, così immenso da poter contenere in sè tutta la complessità del mio essere.

  Con dolcezza, forse con un'ingenuità infantile, lascio annegare questi miei pensieri, ed io stessa, ad occhi chiusi, mi lascio andare, mi lascio trasportare, come un naufrago, dalle onde di questo mare.

SANDRA CERVONE