BANGLADESH - Intervista a S.E. mons. Theotonius Gomes, Segretario della Conferenza episcopale
Roma (Fides) – "La Chiesa in Bangladesh, tanto impegnata a livello sociale, ha bisogno di più spiritualità e s’impegnerà per evangelizzare i giovani": così mons. Theotonius Gomes, vescovo ausiliare di Dhaka e Segretario della Conferenza Episcopale, riassume in un’intervista a Fides le sfide della missione in Bangladesh per il terzo millennio. Mons. Gomes è a Roma con gli altri sei vescovi del paese per la visita ad limina, in corso dal 14 al 19 maggio.
Come procede la missione della Chiesa in Bangladesh?
Siamo un paese molto popoloso: 120 milioni di abitanti, 85% musulmani. I cristiani sono lo 0,3%, i cattolici 300 mila. La Chiesa, che ha iniziato la sua missione nell’area quattro secoli fa, è molto piccola ma molto attiva. La nostra maggiore preoccupazione è l’educazione, perché il Bangladesh è uno dei paesi meno alfabetizzati al mondo: il 70% della popolazione non riceve istruzione scolastica. Il nostro apostolato passa attraverso l’istruzione: in questo modo abbiamo raggiunto la maggior parte dei nostri fedeli. Abbiamo molte scuole elementari, medie e colleges, frequentate da studenti all’80% non cattolici. Con le opere educative anche musulmani, buddisti e indù imparano a conoscere e apprezzare Cristo.
Il dialogo interreligioso è fiorente?
Sin dal Concilio Vaticano II, il dialogo interreligioso è un punto fermo per noi, specialmente per i rapporti con l’Islam. Abbiamo sviluppato buone relazioni con i leader dell’Islam e attivato programmi di mutua comprensione. Anche a livello di base, i cristiani delle nostre comunità vivono con i musulmani. Conosciamo i problemi delle minoranze cristiane in alcuni paesi islamici, ma in Bangladesh lo stato è secolare, l’Islam è moderato e spiritualista, i fondamentalisti sono pochi. Il nostro paese può essere d’esempio per gli altri paesi islamici, anche per il carattere della nostra gente, pacifica e accomodante.
La Chiesa è molto attiva socialmente. E dal punto di vista spirituale?
E’ vero, spendiamo molte energie e tempo nell’educazione e per il miglioramento delle condizioni socioeconomiche della popolazione. I nostri preti e religiosi sono molto impegnati nell’apostolato sociale e nello sviluppo. Ma lo facciamo con lo spirito del Vangelo, è l’amore di Dio che si concretizza. E’ difficile per noi coinvolgere catechisti e preti in programmi spirituali: sono troppo impegnati a lavorare per i poveri. A livello spirituale dobbiamo crescere.
Avete programmi di pastorale giovanile?
Il Bangladesh è un paese giovane, anche la Chiesa ha moltissimi giovani e ragazzi. Abbiamo attivato programmi di pastorale giovanile, ma il nostro primo impegno è l’istruzione, perché i ragazzi non hanno possibilità di andare a scuola. La commissione per la pastorale giovanile deve fare di più: occorre, ad esempio, sviluppare nei giovani il senso di solidarietà e forme di aiuto verso gli altri. Questa è una sfida, dobbiamo organizzarli meglio.
Quali sono i frutti di questa visita ad limina?
Abbiamo incontrato il Santo Padre e celebrato una messa con la comunità cattolica bengalese a Roma. Il Papa si è mostrato felice, ci ha incoraggiato a sviluppare la catechesi, essere attenti ai giovai, alla famiglia e al dialogo. Dopo questa visita, cercheremo di sviluppare le linee del Giubileo e proveremo a incrementare la vita spirituale. La sfida è coltivare una fede profonda e consapevole nel laicato e fra i giovani. (25/5/2001)
Scheda - Cristiani attivi in un paese islamico
Dhaka (Fides)
– Minoranza attiva in un paese a larga maggioranza islamica: questa la situazione dei cristiani in Bangladesh, paese con oltre 100 milioni di musulmani su 120 milioni di abitanti. L’Islam si è diffuso 500 anni fa e gioca un ruolo importante nella vita sociale, ma non è una forza politica. I diritti di indù (13%), buddisti (0,6%), animisti (1,1%) e cristiani (0,3%, di cui 300 mila cattolici) sono riconosciuti dalla legge. La sharia non è legge nazionale e la tolleranza interreligiosa è buona. I cattolici appartengono per la maggior parte a gruppi tribali ed emarginati.Il Bangladesh si trova nella lista Onu dei 49 paesi meno sviluppati del mondo, ed è uno dei paesi più densamente popolati del pianeta (860 ab/kmq). Il tasso di analfabetismo è pari al 70%. Il reddito pro capite è di 170 dollari, il debito estero è di 134 dollari pro capite. Il Bangladesh mantiene forte dipendenza da programmi di sviluppo finanziati dall’estero. In passato il paese è stato colpito da grandi alluvioni e tragedie naturali che hanno avuto effetti disastrosi sull’agricoltura, primaria risorsa del paese, e sui contadini, l’80 % della popolazione. Per risollevare la popolazione rurale, nel 1976 è nata nel paese la Grameen Bank, la prima Banca etica del mondo. Muhammad Yunus, il fondatore, intuì che la concessione di crediti ai contadini poteva emanciparli da condizioni di vita disumane.
Per combattere la povertà, la Chiesa gestisce, attraverso la "Caritas Bangladesh", numerosi servizi di promozione umana e sociale, assistenza sanitaria e caritativa. Per questo è molto stimata dalla popolazione. La Chiesa è anche molto impegnata nel campo dell’educazione: gestisce 518 scuole tra elementari, medie e college. Nel settore ospedaliero, 340 istituti (ospedali, dispensari, cliniche, orfanotrofi, case per disabili) sono gestiti dai cattolici.
L’evangelizzazione del paese risale al sec. XVI, con l’arrivo di San Francesco Saverio. Nel 1600 fu costruita la prima chiesa e nel 1601 fu celebrata la prima messa. Le circoscrizioni ecclesiastiche oggi sono 6: l’arcidiocesi di Dhaka e 5 diocesi suffraganee, Chittagong, Dinajpur, Khulna, Mymensingh e Rajshahi. Il clero è giovane ma poco numeroso rispetto alle necessità del paese: vi sono 118 sacerdoti diocesani, e 95 sacerdoti religiosi. I seminaristi maggiori sono 125, i seminaristi minori sono 246. Il numero delle religiose autoctone è in aumento: oggi sono 858 in tutto il paese. I catechisti, grande "esercito dell’evangelizzazione e promozione umana", sono 1233. La loro opera è stata facilitata dalla pubblicazione, nel 1999, della Bibbia in Bengali (etnia del 98% della popolazione), opera di p. Carlo Rubi (OSB), e del Catechismo della Chiesa cattolica nel 2000.
Sfida principale per la missione della Chiesa è l’inculturazione della fede: il cristianesimo è considerato ancora "religione straniera". La comunità cattolica è giovane, la fede e la tradizione cristiana non sono ancora radicate nella vita dei fedeli. Fra le difficoltà, vi sono il rilascio di visti per i missionari (ancora guardati con sospetto) e la diffusione di sette pseudo-cristiane, che causano atteggiamenti ostili da parte del governo. La Chiesa intende rafforzare la formazione religiosa dei laici e la loro incidenza nell’apostolato. (25/5/2001)