minimus missionariorum

P.I.M.E.

COLLOQUIO

apostolico - eucaristico

Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius. (Osea 2, 14)

MISSIONE NUOVA

     Reverendissimo Padre Superiore,
     Non so come ringraziarla del prezioso consiglio che Lei mi ha dato di visitare la nostra Casa di Cura e di Riposo a Rancio di Lecco. Vi sono andato, ho convissuto - purtroppo brevemente - con quei nostri cari e venerandi confratelli, ho parlato con essi, li ho osservati. Ed è pura verità affermare che sono rimasto ammirato dalla gioiosa semplicità con cui sopportano i loro acciacchi e le loro malattie, della fraterna carità che li unisce, della sincera pietà che li anima.
     Li ho visti in Cappella per frequenti e spesso prolungate visite al Santissimo: e allora ho capito quale è il segreto di quell'aria di soprannaturalità che si respira in quella Casa, che è come la grande Centrale elettrica della preghiera per tutto l'Istituto. E mi assalì, irresistibile, una grande, viva, (e, spero anche santa) curiosità: - che cosa diranno, questi cari missionari, a Gesù? e che cosa dirà Gesù a questi veterani dell'apostolato?
      Non ho mai avuto nessun dono straordinario, e anche questa volta non ho ricevuto nessuna superna illustrazione; quindi non ho udito, con gli orecchi del corpo, nessuna parola, nè di Gesù, nè dei cari confratelli. Tuttavia  il loro intimo colloquio l'ho sentito (o almeno così m' è parso) echeggiare nel mio cuore. E mi è sembrato così bello, così sublime, così confortante e incoraggiante, che ho cercato - per mia, e forse anche per altrui, utilità - fissarlo nel povero scritto qui unito. Vi sarò riuscito? In caso affermativo, quelli che lo leggono, preghino un po'anche per me; in caso negativo... preghino ancor di più, e vogliano scusarmi, perché, per dirla con il Manzoni, se li ho annoiati, non l'ho fatto apposta!
      A Lei, Reverendissimo Padre Superiore, il più sincero ringraziamento per il profitto spirituale che il suo ottimo consiglio mi ha procurato: perché, effettivamente, dalla visita a quella santa Casa si esce migliori di quando vi si è entrati.
    Se Lei permette e crede opportuno, offro questo mio povero scritto ai nostri carissimi confratelli di Rancio, quale fraterna espressione della mia ammirazione, venerazione e riconoscenza: perché essi, in realtà, sono i nostri più grandi benefattori.
     Confesso che, finora, nel mio intimo compassionavo quei nostri cari confratelli; ma ora che ho conosciuta e compresa la loro vita e la loro missione... quasi li invidio!
     Ai buoni e cari confratelli di Rancio chiedo umilmente un posticino nelle loro preghiere e sofferenze.
     Con rinnovati ringraziamenti e filiali ossequi, domando, Rev.mo Padre Superiore, una sua speciale benedizione per me, per i miei cristiani e per tutta la mia Missione, come Lei sa, tanto provata.

     Suo umil.mo e dev.mo figlio

minimus missionariorum

P.I.M.E.

7 Ottobre 1962

Festa della Madonna del Rosario

NB - Per una più chiara e proficua intelligenza del testo, si consiglia di leggere e meditare questo libretto in Cappella, secus pedes Domini (Lc 10, 39).