UN NUOVO INIZIO

NATALE CON GLI AMMALATI

P. Piero Parolari, lecchese, missionario e medico. Lavora in un centro per la cura dei malati di tubercolosi, malattia molto diffusa in Bangladesh, a causa anche della povertà della popolazione.

 

Carissimi Amici,

tre mesi fa da un villaggio distante circa quaranta chilometri è arrivata qui, al nostro centro di accoglienza per ammalati, una giovane mamma di nome Salomi con in braccio una piccola di circa un anno. Questa donna era molto povera e da molto tempo ammalata. Dopo averla accompagnata all'ospedale governativo per gli accertamenti diagnostici, è tornata da noi per iniziare una cura di sei mesi per adenopatia tubercolare.

Essendo solo la mamma ammalata, come è solito  per noi in casi come questo, cerchiamo di affidare temporaneamente la piccola ad una parente dell'ammalata, solitamente la nonna o qualche zia, per poter accogliere e curare la donna nel nostro centro. Grande però è stato il nostro stupore nello scoprire che Salomi non aveva proprio più nessuno: orfana di padre e di madre, abbandonata dal marito (fuggito in India pochi mesi prima), non aveva più in vita né fratelli, né sorelle, né alcun altro parente. Ci sono parole che i poveri dicono con semplicità e verità tali da aprire una breccia nel cuore di chi ascolta e di penetrare e sconvolgere la profondità del cuore stesso. Una di queste parole è "non ho più nessuno". Questa parola raccolta dai nostri cuori, dopo un momento di intensa commozzione, è suonata a tutti noi come un appello pressante, un invito deciso e un desiderio forte di trovare il modo per poter aiutare questa donna. Abbiamo così chiesto per prima cosa alle suore responsabili qui, della sezione generale per ammalati generici, di ospitare la donna per dieci giorni, iniziando la cura, in attesa di trovare un'altra soluzione. Ci siamo poi recati alla missione di Rohampur distante da qui 65 chilometri dove, in un villaggio vicino, abbiamo convinto la suora di un dispensario periferico ad accogliere per 50 giorni questa donna e la sua piccola, dando loro cibo e alloggio; la supervisione della cura veniva fatta da un nostro paramedico residente in quell'area. Al termine della fase di terapia intensiva, durata tre mesi, la donna è ritornata nella zona da dove veniva, questa volta assistita per il resto della cura dalla suora residente in quel villaggio. La cura sta continuando e la suora penserà per i prossimi tre mesi anche al cibo.

Ecco, la storia di Salomi dice come nel servizio all'ammalato vengono coinvolte diverse persone cercando di fare tutto quello che è possibile per aiutare la persona.

Più in profondità la vita di questa e di altre persone ammalate che incontriamo, ci chiedono nella situazione di massimo disagio e desolazione, di massima solitudine e abbandono, di essere segno della massima sollecitudine, della massima attenzione e vicinanza, della massima tenerezza. Questo è per me il senso più vero del Natale.

P. Piero Parolari

Catholic Church Dingaduba P.O. Box 57, RAJSHAHI 6000  BANGLADESH