Nella rinuncia e povertà

(Mt 19, 21; Lc 14, 26-33; PC 13; PO 17; Pr 27-28; V Ap 99ss; DC 291ss)

 

C. 19       La vocazione missionaria esige da noi una radicale povertà,

               come distacco dai beni terreni e rinnegamento di noi stessi,

               perché possiamo farci tutto a tutti,

               in vista di guadagnare gli uomini al Vangelo.

 

 

D. 19      1. Di fronte ai beni terreni avremo un atteggiamento di povertà serena e totale

               che ci renda liberi da ogni forma di avarizia, pronti e generosi

               ad usare per il servizio del Vangelo quanto possediamo od amministriamo.

             

               2. Il distacco dalla patria, dalla famiglia, dalla nostra stessa cultura

               deve essere vissuto quale parte inscindibile della nostra missione

               per inserirci nel popolo da evangelizzare, come Cristo mediante l'incarnazione

               si legò all'ambiente socio-culturale degli uomini tra cui visse.

 

               3. Volendo condividere l'esistenza di chi ci sta vicino,

               soprattutto dei poveri e degli emarginati

               daremo chiaro esempio di una vita personale e comunitaria di sobrietà,

                laboriosità e sacrificio, e rinunceremo da ogni ricchezza e privilegio

                rifiutando tutto ciò che può pregiudicare un autentico annuncio del Cristo.

    

      4. Spinti dalla carità di Cristo, andremo incontro a tutti per rivelare l'amore

      di Dio che ha mandato al mondo suo Figlio, affinché gli uomini, resi

      partecipi del suo stesso Spirito, sappiano amarsi come Dio li ha amati.