150° ANNIVERSARIO DEL PIME

NEL PASSATO E NEL FUTURO:

MISSIONARI DEL PIME PERCHÉ?

Capiago 18/24 giugno - Sorrento 24/30 settembre 2000

P. Franco Cagnasso

Introduzione

La lezione che vi offro sintetizza riflessioni che mi accompagnano da quando sono missionario, e che si sono intensificate da quando mi è stata affidata la responsabilità di superiore, e perciò anche di animatore dei missionari del PIME.

Ultimamente, sono stato aiutato ad operare questa sintesi da alcune occasioni.

  1. Nel 1998 l’Unione Superiori Generali (U.S.G.) ha scelto come tema di uno dei suoi Convegni semestrali la Missio ad gentes, e ha affidato a me il ruolo di "facilitator", cioè di ascoltare e sintetizzare tutte le conferenze e gli interventi. Ho accettato, chiedendo l’aiuto di p. Del Prete, che ha partecipato e lavorato con me. Il materiale di quel convegno è stato pubblicato in un libretto che abbiamo mandato nelle nostre comunità e che molti hanno trovato interessante.
  2. Le celebrazioni del 150° dell’Istituto hanno posto con più immediatezza questo tema davanti a tutti noi, e sono stato invitato a trattarlo prima a Mascalucia al "Meeting PIME 1999" (2-5 settembre) poi al Congressino di Milano del 19 settembre 1999; più altre due volte: a Ducenta e a Gaeta.

Nei primi due casi, piuttosto che tentare una panoramica di fatti storici ho preferito cercare una "storia delle motivazioni". Ho constatato che questa impostazione piace agli uditori, probabilmente perché li interpella personalmente più che non la storia di avvenimenti di paesi lontani e tempi passati.

Oggi parlo a voi riprendendo questo materiale e rielaborando lo stesso tema, ripreso ogni volta con titoli e tagli diversi.

A Mascalucia il titolo era: "La missione racconta: Il PIME, un gruppo di missionari profeti scuote la chiesa e si mette sulle vie del mondo da evangelizzare".

L’espressione può lasciar trasparire un certo "trionfalismo", se quando sentiamo parlare di "profeti" pensiamo ad esempio alle belle statue dei profeti nella Basilica di S. Pietro in Roma o negli affreschi di Michelangelo: figure possenti nell'atto di scagliare la Parola come giudizio divino, giganti che scuotono e suscitano timore o reazioni e lotte che sanno affrontare con indomito coraggio… Spesso identifichiamo il profetismo con un suo aspetto vero ma non unico, quello dell’andare contro, della forza di reazione ad un male, un peccato, un’ingiustizia.

Ma ci sono anche altri aspetti del profetismo. Mi piace pensare ad Anna e Simeone, come ce li presenta il vangelo di Luca al cap. 2. Due anziani pii e semplici, che speravano nel Signore e che pregavano aspettando il compimento delle promesse bibliche. Un bel giorno l'uno e l'altra si trovano davanti una coppia di giovani sposi e un bimbo, e riconoscono in quel bimbo il compiersi di tali promesse. Lodano Dio, benedicono i genitori, ne parlano - e così si prepara la strada a ciò che avverrà molti anni dopo, quando inizierà la predicazione di Giovanni e poi di Gesù.

Si può essere profeti come Simeone e Anna, o come Elia che sfida i sacerdoti di Baal e li sconfigge facendone strage. Si può scuotere con discorsi che minacciano castighi tremendi, o con una parola di consolazione o con una preghiera di lode e dicendo a tutti che il Signore si è ricordato di noi e ci ha mandato un bimbetto per salvarci.

In questo senso ampio, che non vuole escludere nessun aspetto del profetismo, ho accolto il tema propostomi a Mascalucia e ne conservo alcuni elementi nella relazione di oggi.

A Milano il titolo era: "Missione compiuta: il PIME compie 150 anni", e ho sottolineato che bisogna intendersi bene sul significato di questo "compimento".

A 150 anni dalla nostra fondazione noi possiamo e dobbiamo dire di finire e di incominciare, allo stesso tempo.

Il PIME infatti è stato fondato ed è andato nel mondo non per trapiantarsi e perpetuare se stesso, ma quasi per rendersi inutile, e così è accaduto in molti casi. Però la storia cammina e poiché il vangelo non è mai definitivamente piantato nel mondo ma ha sempre bisogno dell'annuncio, poiché fino alla fine della storia ogni generazione e ogni popolo deve accogliere e annunciare il Signore, poiché molti e molti popoli, molti ambienti e gruppi non lo conoscono, molte chiese sono in stato di fragilità e necessità, a noi è chiesto di incominciare oggi come 150 anni fa, e forse ancora di più.

Nell'Enciclica "Redemptoris Missio" il Papa ci spinge a guardare alla realtà di oggi non come un terreno ormai coltivato, o come un deserto che ci fa paura per la sua aridità, ma come un campo aperto dove opera lo Spirito del Signore e dove noi siamo chiamati a dare il contributo della fede, dell'amore e della speranza che lo Spirito stesso ci dà.

Ciò che è stato compiuto in questi 150 anni serve ad incoraggiarci per ricominciare con più impegno ancora. Inoltre in non pochi casi ciò che abbiamo compiuto ci dà strumenti nuovi per incominciare. Il primo e più importante strumento sono le vocazioni missionarie che vengono dalle chiese dove abbiamo lavorato o che abbiamo fondato.

Ma più ancora che questi aspetti "esteriori" o storici, contingenti, operativi, a me interessano gli aspetti interiori.

Come dicevo, vorrei tentare una specie di "storia dei cuori", o se preferite delle motivazioni, dello spirito che ha animato i missionari del PIME nel trascorrere dei 150 anni.

Mi sono domandato: che cosa unisce P. Giovanni Mazzucconi, o P. Paolo Reina partiti per la Melanesia nel 1852 su una nave lenta e pericolosa, con i giovani e le giovani che oggi entrano nel PIME, ricevono il crocifisso recitando la stessa preghiera di Mazzucconi e partono per i quattro angoli del mondo su un jet? Che cosa ha spinto a fare questo passo la generazione delle Cinque giornate di Milano, e poi quella dell'unità d'Italia, per arrivare ai giovani della prima guerra mondiale, del fascismo, della seconda guerra, del boom economico, fino alla generazione dei computer e della globalizzazione? E se prima erano solo giovani italiani, poi sono partite anche le loro sorelle e amiche, come religiose, e oggi giovani uomini e donne di paesi diversi. E' possibile tentare di leggere dentro di loro e fare una storia dei loro ideali, dei loro sogni, della loro fede?

Poco dopo che è stato pubblicato il volume "Virtù Apostoliche" che raccoglie in edizione completa le lettere di P. Manna all’Istituto, lo leggevo mentre andavo in treno a Monza per parlare ai nostri studenti di teologia. Manna mi entusiasmava, però alcune sue espressioni, e lo stesso orizzonte mentale per certi aspetti, sono datati, non ci toccano in modo spontaneo, anzi possono lasciare persino a disagio. Mi chiedevo: come risuonano le sue parole nei giovani di oggi? Come identificare la sostanza di ciò che dice, ed esprimerla con la stessa convinzione e forza persuasiva in un contesto culturale, ecclesiale e teologico molto diverso come quello in cui ci troviamo?

***

Entro nell’argomento facendomi aiutare da P. Jacques Thomas, superiore generale (nel frattempo scaduto) della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, conosciuta come "Missionari di Scheut", di origine belga. Nel 1998, al Convegno dell’U.S.G. ricordato sopra, ha sviluppato il tema "Missione ad gentes negli istituti esclusivamente missionari".

P. Thomas identifica nella storia del suo istituto uno sviluppo che schematizza così:

  • periodo in cui l'attenzione prevalente è rivolta alla salvezza delle anime (dall'inizio fino al 1930 circa)
  • periodo in cui essa è rivolta alla fondazione e consolidamento delle chiese locali (dal 1930 al 1965 circa)
  • periodo in cui prevale l'intenzione di "continuare la missione di Dio", e si dà priorità ai poveri (dal 1965 al 1985 circa)
  • periodo in cui prevale la tensione "ad gentes" nelle forme di annuncio, dialogo, solidarietà universale (dal 1985 ad oggi e verso il futuro).

E' una schematizzazione che riflette l'evoluzione vissuta anche dal PIME, e me ne servo per comodità. Raccolgo ciascuno di questi periodi attorno ad una parola: anime, chiesa, regno; il quarto periodo è una storia che stiamo vivendo, lo lascio in bianco per cercare con voi la parola riassuntiva che trova consenso.

Naturalmente, la schematizzazione non va presa in maniera rigida. Soprattutto bisogna rendersi conto, e cercherò di far vedere che questi quattro elementi (e tanti altri) sono sempre contemporaneamente presenti nell'orizzonte di un istituto missionario: nei vari periodi prevale questo o quello, ma senza cancellare gli altri.

CONTINUA