AMICIZIA MISSIONE   Lettera del Superiore Generale   lettera seguente

P. Gian Battista Zanchi, Pime
29 agosto 2004

P. Gian Battista Zanchi, Pime.

 

 

ITALIANO  INGLESE  PORTOGHESE

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TOP  Carissimi confratelli,

l'inizio del millennio è ancora vicino e già lo percepiamo lontano, causa soprattutto dell'incalzare degli eventi, alcuni tristi come la violenza in Iraq e in molte zone dell'Africa. Non mancano poi i problemi delle popolazioni e nazioni dove ci troviamo a vivere. La storia è nelle mani del Signore, ma sembra che il cuore cattivo dell'uomo, a volte, riesca a sottrargliela.

Come Istituto, all'inizio del millennio, abbiamo celebrato il 150' di Fondazione e in molte circoscrizioni sono state realizzate particolari iniziative per ricordare scadenze storiche dell'inizio del nostro servizio in quelle zone. Lo ha fatto la Guinea Bissau, il Giappone, gli Usa per il loro cinquantesimo. 1 confratelli dell'India e del Bengala (ora Bangladesh) stanno per riunirsi a commemorare il 1500 dell'inizio della loro avventura missionaria in quella parte popolosa di mondo. La Papua farà memoria del 150' anniversario del martirio del beato Mazzucconi (1855).

Nel numero speciale di Mondo e Missione "P.I.M.E. 2000: è una storia lunga 150 anni" l'articolo di apertura parlava di: "Missione compiuta". Ed è vero se si enumerano i tanti luoghi dove il P.I.M.E. ha avviato le Chiese e ora, sotto la responsabilità del clero locale, esse proseguono la loro avventura di fede con serietà e impegno.

L’articolo si chiudeva con l'affermazione: "La missione ricomincia". Ed anche questo è vero, in molti casi negli stessi luoghi dove abbiamo lavorato nel passato, oppure con nuove presenze per dare risposta concreta alle nuove urgenze della missione: missione urbana, dialogo, formazione...

In alcuni posti è sorta anche una particolare sensibilità alla memoria storica sulle proprie radici di fede, e si sono chieste, e in alcuni casi avviate, cause di "canonizzazione" di nostri missionari. Ricordo, riconoscenza e ricerca di modelli per l'oggi si intrecciano in questa sensibilità e accresciuto interesse.

È bello tutto questo e fa parte del nostro carisma, però da un certo tempo avverto interiormente una domanda insistente e provocante: la celebrazione storica dell'avvenimento che cosa dice alla famiglia P.I.M.E. e alla Chiesa locale dove siamo presenti e operiamo?

Non dovrebbe essere soltanto un elogio del passato, del resto giusto e che va riconosciuto, ma dovrebbe essere anche l'occasione per una verifica di quanto stiamo facendo oggi, e per "rivitalizzare il nostro carisma". Un anniversario, più che celebrazione, è un discernimento per lodare il Signore presente, a Lui affidare la propria vita nella sequela e insieme ai confratelli dare corpo ai segni che lo Spirito indica come nuove piste di lavo evangelico. Dovrebbe essere un tempo speciale per aprire mente e cuore all'ascolto di ciò che lo Spirito vuole dire a noi, per una lettura attenta segni dei tempi... che potrebbe e dovrebbe portare a qualcosa di nuovo e profetico per la missione e per l'Istituto.

Ciò che mi spinge a questa riflessione è anche il fatto che ci so richieste di servizio in posti dove non siamo mai stati come P.I.M.E. Ho g ricordato, tempo fa, la richiesta di personale, fattaci tramite la CEP, Mons. Tomasz Peta, Arcivescovo di Astana, in Kazakistan.

Mons. Eugenio Dal Corso, missionario della Congregazione di D Calabria, Vescovo di Saurimo, in Angola, si rivolge a noi per avere del p sonale e aprire nuovi campi di evangelizzazione. La popolazione, sparsa un territorio di 74.000 Km quadrati, è di circa mezzo milione di abitanti dei quali il 20% sono cristiani, il resto è animista con una piccola minoranza di musulmani.

Mons. Michel Gagnon, M. Afr., Vescovo di Laghouat, Algeria, ci invita con le parole del Vangelo: "venite e vedete". Si tratta di iniziare una piccola la presenza missionaria nel Sahara, ad Hassi Messaoud, cuore della produzione petrolifera algerina, che conta una popolazione locale di circa 30.0 abitanti e 3.000 stranieri di 40 nazionalità diverse. Hassi Messaoud è considerato un luogo significativo per l'Algeria moderna, uno dei "punti frattura", come li chiamava Mons. Pierre Claverie; è in questo centro che diocesi ha una delle due chiese aperte al pubblico.

La Diocesi di Alotau, PNG, ha deciso di riaprire, il prossimo anno, missione di Woodlark nel 150' anniversario del martirio del beato Giovanni Mazzucconi.

In altre nazioni dove siamo già presenti, ci sono diocesi con scarsità clero locale, pronte ad off-rire zone prettamente di prima evangelizzazione.

D'altro canto sentiamo spesso il ritornello, vero ma anche fuorviane che stiamo calando di numero e di forze e che l'età media cresce velocemente, ma è sufficiente questo per tirare i remi in barca, per bloccare nuove aperture e nuove presenze?

Non credo che le difficoltà del presente dovrebbero farci passar sopra senza vagliare bene caso per caso; dovremmo domandarci: cosa è possibile fare per quanto ci viene chiesto per passione e necessità evangelica? La X AG, pur cosciente delle crescenti difficoltà di personale a cui andiamo incontro, invita "a pensare e a tenere aperta la possibilità di nuove forme di attivi missionaria, e propone che si studino anche nuove aree di impegno, affinché slancio missionario,rimanga sempre vivo nell'Istituto" (Atti, pag. 53).

Cosa diremmo di un Vescovo che per scarsità di clero diocesano non permette ad un suo chierico di farsi missionario? Ce ne sono; ma il nostro giudizio, che non credo sbagliato, non è certo benevolo e consenziente!

Nei servizi di evangelizzazione, spesso non è il numero che conta (del resto la storia di Gedeone ce lo insegna: "Io sono con te... sono io che ti mando": Dio gli chiede di affrontare con 300 uomini la potenza dei Madianiti - Gdc 6-7).

Non è neanche la quantità, reale o possibile, di lavoro ad indicarci se restare e in quanti possibilmente impegnarci. Anche l'ultima Assemblea Generale di Grottaferrata ci invitava ad approfondire praticamente cosa comporta una nostra caratteristica tradizionale, quale la "partenza" non solo come primo andare, ma anche come atteggiamento del nostro vivere e fare missione. Vi leggo un invito a saper cogliere il momento opportuno per lasciare un lavoro o una zona, per recarsi altrove, e passare la mano ad altri. Ci vuole generosità, coraggio, fiducia negli altri, e non da ultimo, fede. "Occorre rivedere continuamente la nostra ‘partenza’: - andare, lasciare persone e cose per saper dare tutto a Colui che ci ha chiamati" (Atti XII AG, pag. 18).

Non intendo chiedere una rivoluzione a 360 gradi di dove siamo e di che cosa stiamo facendo, vorrei semplicemente che non ci lasciassimo guidare dal pessimismo e dall'impotenza del "calo numerico e aumento dell'età media".

Credo fermamente che, attraverso queste celebrazioni storiche, lo Spirito vuole provocarci e interrogarci. Tocca a noi, nella preghiera, nell'ascolto della Parola di Dio e nel dialogo leale e libero all'interno della comunità, porre dei "segni nuovi". E sono convinto che oggi l'Istituto ha bisogno di «segni nuovi".

"Fate quello che lui vi dirà" (Gv 2,5): queste parole di Maria trovino spazio e ascolto nel nostro cuore.

E a Maria, Madre di Gesù e nostra, chiedo per tutti la fedeltà nella sequela di Cristo e nella missione.

Cordialmente nel Signore,
P. Gian Battista Zanchi

Roma, 29 agosto 2004,
Martirio di S. Giovanni Battista

 

TOP  Dear Confreres,

The millennium began a short while ago and already it seems like a long time; this is due, above all, to the rapid succession of events, some of them sad like the violence in Iraq - and in many parts of Africa. Nor is there any lack of problems for the nations and the peoples among whom we find ourselves living. History is in the hands of the Lord, but sometimes it seems that the wicked heart of man succeeds in getting control.

As an Institute, at the beginning of the millennium we celebrated the 150th anniversary of our founding. Many regions have also undertaken special projects in commemoration of significant anniversaries of the beginning of our service in those countries. This was done for P.I.M.E.’s fiftieth anniversary in Guinea Bissau, in Japan, and in the United States. The confreres of India and of Bengala (now Bangladesh) are preparing to commemorate the 150th anniversary of the beginning of P.I.M.E.'s missionary adventure in that populous part of the world. In Papua there will be a celebration of the 150th anniversary of the martyrdom of Blessed Mazzucconi (1855).

In the special issue of Mondo e Missione "P.I.M.E. 2000: a story lasting 150 years" the lead article spoke about "Mission accomplished." And it is true, if one lists all the many places where P.I.M.E. has begun the Church and where now, under the leadership of the local clergy, the Church continues its adventure of faith with seriousness and zeal. The article closed with the statement: "The mission begins again". This also is true, in many cases in the same places where we have worked in the past, or else with new forms of presence in order to give a specific response to the new needs of the mission: urban mission, dialogue, formation...

Some local Churches have shown an increased awareness of the historical roots of their faith, leading to requests for, and in some cases the introduction of, causes of canonization of our missionaries. Remembrance. gratitude, and the search for models for today play a part in this awareness and increased interest.

All this is fine, and is part of our charisma. However, for some time now I am interiorly aware of an insistent and provocative question: what significance do historical commemorations have for the family of P.I.M.E. and for the local Church where we are present and working? It should not be simply a celebration of the past, which in itself deserves proper recognition. It should also be an occasion for evaluating what we are doing today, and for "revitalizing our charisma." An anniversary should be a time for discernment more than for celebration. It is a time for praising the Lord who is present, for entrusting our lives to Him as His disciples, and for working together with our confreres to give concrete expression to the new forms of evangelisation indicated by the Spirit. It should be a special time of opening our hearts and minds to listen to what the Spirit wants to

 

tell us, and for an attentive reading of the signs of the times... which can and should lead us to something new and prophetic for the mission and for the Institute.

What moves me to this reflection is also the fact that there have been requests for service in places where we as P.I.M.E. have never been. 1 mentioned some time ago that we had received through the Congregation for the Propagation of the Faith a request for personnel on the part of Bishop Tomasz Peta, Archbishop of Astana, in Kazakistan.

Bishop Eugenio Dal Corso, missionary of the Congregation of Don Calabria, bishop of Saurimo in Angola, has appealed to us for personnel in order to open new fields of evangelisation. In an area of 74,000 square kilometers there is a population of about half a million, of which 20% are Christian, while the rest are animists, with a small minority of Muslims.

Bishop Michel Gagnon, Missionary of Africa and Bishop of Laghouat in Algeria, invites us with the words of the Gospel: "come and see." His desire is to start a small missionary presence in the Sahara at Hassi Messaoud, hear-t of the Algeria oil industr-y, with a local population of about 30,000 people and 3,000 foreigners of 40 different nationalities. Hassi Messaoud is considered a significant place for modem Algeria: it is one of the "points of fracture" as Bishop Pierre Claviere called them. It is in this city that the diocese has one of the two churches which are open to the public.

The diocese of Alotau (PNG) has decided to reopen the mission of Woodlark next year during the 150th anniversary of the martyrdom of Blessed John Mazzucconi.

In other countries where we are already present there are dioceses which lack local clergy and which are ready to offer us what are truly areas of first evangelisation.

On the other hand, we often hear the refrain, which is true but also misleading, that we are diminishing in numbers and strength and that our average age is rapidly increasing. But is this a sufficient reason for stowing our oars in the boat, for refusing to be open to new possibilities? I do not think that our present difficulties should make us overlook these opportunities without evaluating them well case by case. We should ask ourselves: what is it possible to do in response to these requests coming from a need and from a passion for the Gospel? The Twelfth General Assembly, although conscious of the increased difficulty we face with regard to personnel, invites us "to consider and to keep open the possibility of new forms of missionary activity, and proposes the study of new areas of activity in order to keep the missionary impulse alive in the Institute" (Acts, p. 53). What would we say of a Bishop who refuses to allow one of his seminarians to become a missionary because there is a lack of diocesan

 

clergy? Such bishops exist; but our reaction, which 1 do not think is mistaken, is certainly not agreeable or favourable!

In the service of evangelisation it is often not the number that counts (a lesson taught by, among others, the story of Gideon: "I am with you... it is 1 who send you". God asks him to face the power of the Midianites with 300 men - Judges 6-7). Neither is it the amount of work, real or possible, which tells us whether to remain and how many men to assign. The last General Assembly of Grottaferrata invited us to examine more deeply the practical consequences of one of our traditional rituals - namely, the departure ceremony - not only as the first time we leave, but also as a characteristic of how we live and carry out our mission. I will repeat for you a call to recognize when it is the right time to leave a work or an area, handing everything over to others, in order to go elsewhere. This requires generosity, courage, trust in others and, not least of all, faith. 'We need to continually re-evaluate our 'departure'.. to go, to leave people and things in order to be able to give everything to Him who has called us" (Acts XII GA, p. 18).

I do not intend to ask for a 360 degree revolution in where we are and what we are doing. 1 simply want us to avoid being dominated by pessimism and by a sense of powerlessness as a result of the drop in our numbers and the increase in our average age. 1 firmly believe that, through these celebrations of history, the Spirit wants to raise questions and to challenge us. It is up to us, in prayer, in listening to the Word of God, and in faithful and free dialogue within the community, to give birth to new initiatives. And 1 am convinced that today the Institute has need of a renewed vitality born of new initiatives.

"Do whatever he tells you" (John 2:5): may these words of Mary find an echo and a response in our hearts. And 1 ask Mary, Mother of Jesus and our Mother, that all of us may be faithful in following Christ and in our mission.

Sincerely in the Lord,
Fr. Gian Battista Zanchi

Rome, August 29, 2004, 
Martyrdom of St. John the Baptist

 

TOP  Caríssimos Co-irmãos,

O inicio do milênio esta ainda peilo e já o percebemos distante, causa, sobretudo da sucessão de eventos, alguns tristes como a violência no Iraque e em muitas zonas da África. Não faltam também os problemas das populações e nações onde nos encontramos. A historia esta nas mãos do Senhor, mas parece que o coração perverso do homem, às vezes, consegue furtá-la.

Corno Instituto, ao inicio do milênio, temos celebrado o 150' aniversário de fundação e em muitas circunscrições tem sido realizadas iniciativas para recordar datas históricas do inicio do nosso serviço naquelas localidades. O tem feito a Guine Bissau, o Japáo, os Estados Unidos pelo seu 150' qüinquagésimo. Os co-irmãos da Índia e do Bengala (atual Bangladesh) estão preparando-se para comemorar o 150' do inicio da sua aventura missionária naquela parte populosa do mundo. A Papua fará memória do 150' aniversario do martírio do Beato Mazzucconi (1855).

No numero especial de Mundo e Missão "P.I.M.E. 2000: é uma longa historia 150 anos" o artigo de abertura falava de "Missão cumprida". E é verdadeiro, se si enumeram os inúmeros lugares onde o P.I.M.E. tem começado as igrejas e agora, sob a responsabilidade do clero local, estes prosseguem a sua aventura de fé com seriedade e empenho.

O artigo se concluía com a afirmação: "A Missão recomença". E também isto é verdadeiro, em muitos casos nos mesmos lugares onde temos trabalhado no passado, ou melhor, com novas preseneças para dar resposta concreta às novas urgéncias da missão: Missão urbana, dialogo, formação...

Em alguns lugares é surta também uma particular sensibilidade à memória histórica sobre as próprias raízes da fé, e se são questionadas e, em alguns casos iniciadas, causas de "canonizarção" de nossos missionários. Recordação, reconhecimento e procura de modelos para hoje se entrelaçam nesta sensibilidade e crescente interesse.

É belo tudo isso e faz parte do nosso carisma, porém há algum tempo reflito interiormente uma pergunta insistente e provocante: a celebração histórica do acontecimento, o que diz à família P.I.M.E. e a Igreja local onde somos presentes e trabalhamos?

Não deveria ser somente um elogio do passado, afinal justo que seja reconhecido, mas deveria ser também a ocasião para uma verificação de quanto estamos fazendo hoje, e para "revitalizar o nosso carisma". Um aniversário, mais que celebração é um discernimento, para louvar o Senhor presente, para confiar-lhe a própria vida na sequela e juntos aos co-irmãos dar corpo aos sinais que o Espírito indica corno novas pistas de trabalho evangélico. Deveria ser um tempo especial para abrir mente e coraçã à escuta daquilo que o Espírito quer dizer-nos, para uma leitura atenta dos sinais dos tempos... que poderia e, deveria levar a alguma coisa de novo e de profético para a missão e para o Instituto.

Aquilo que me impulsiona a esta reflexão é também o fato que existem pedidos de serviço em lugares onde nunca estivemos corno P.I.M.E. Tenho já lembrado, tempos atrás, o pedido de pessoal, feita-nos por intermedio da CEP, de D. Tomasz Peta, Arcebispo de Astana, no Kazakistan.

D. Eugenio Dal Corso, missionario da Congregação de Don Calábria Bispo de Saurimo, em Angola, volta-se à nos para obter pessoal e abrir novos campos de evangelização. A população, espalhada sobre um território de 74.000 kmq, é de cerca meio milhão de habitantes, dos quais 20% são cristãos, o restante é animista com uma pequena minoria de muçulmanos.

D. Michel Gagnon, M. Afr., Bispo de Laghouat, Algeria, nos convida com as palavras do Evangelho: "Vinde e vede". Trata-se de iniciar uma pequena presença missionária no Sahara, à Hassi Messaoud, coração da produção petrolifera algeriana, que conta uma população local de cerca 30.000 habitantes e 3.000 estrangeiros de 40 nacionalidades diferentes. Hassi Messaoud é considerado um lugar significativo para a Algeria moderna, um dos "pontos de fratura", como os chamava D. Pierre Claverie; é neste centro que a diocese tem uma das duas igrejas abertas ao público.

A diocese de Alotau, PNG, tem decidido reabrir, no próximo ano, a missão de Woodlark no 150' aniversário do martírio do beato Giovanni Mazzucconi.

Em outras nações onde estamos presentes, existem dioceses com falta de clero local, prontas a oferecer setores genuinamente de primeira evangelização.

Por outro lado ouvimos sempre o refrão, verdadeiro, mas também desviante, que estamos minguando de numero e de forças e que a idade media cresce vertiginosamente, mas é suficiente isto para recolher os remos na barca, para bloquear novas aberturas e novas presenças?

Não acredito que as dificuldades do presente deveriam fazer-nos passar por cima, sem examinar bem caso por caso; deveríamos perguntar-nos: O que é possível fazer por quanto nos vem sendo pedido por paixão e necessidade evangelica? A XII AG, mesmo consciente das crescentes dificuldades de pessoal a qual nos dirigimos, convida "a pensar e a deixar aberta a possibilidade de novas formas de atividade missionaria, e propõe que se estudem também novas áreas de empenho, para que o ímpeto missionário permaneça sempre vivo no Instituto" (Atos, pág. 53).

 

O que diríamos de um Bispo que por escassez de clero diocesano não permite a seu seminarista de tomar-se missionário? Existem; mas o nosso juízo, que não acho equivocano, não é certamente bondoso e condizente!

Nos serviços de evangelização, muitas vezes não é o numero que conta (afinal a historia de Gedeão nos ensina: "Eu estou contigo... sou Eu que te mando": Deus lhe pede para enfrentar com 300 homens a potência dos Madianitas - Jz 6-7).

Não é tampouco a quantidade, real ou possível, de trabalho a indicar-nos se permanecer e em quantos possivelmente empenhar-nos. Também a ultima Assembléia Geral de Grottaferrata nos convidava a aprofundar praticamente o que comporta uma nossa característica tradicional, qual a "partida", não somente corno primeiro envio, mas também corno atitude do nosso viver e fazer missão.

Faço-vos um convite para saber aproveitar o momento oportuno para deixar um trabalho ou uma localidade, para ir para outro lugar, e passar a responsabilidade para outros. Precisa generosidade, coragem, confiança nos outros, e não por ultimo, fé. "Precisa reexaminar continuamente a nossa 'partida': ir, deixar pessoas e coisas para saber dar tudo àquele que nos tem chamado" (Atos XII AG, pág. 18).

Não pretendo pedir uma revolução de 360 graus de onde somos e do que estamos fazendo, gostaria simplesmente que não nos deixássemos guiar pelo pessimismo e pela impotência do "calo numérico e aumento da idade media".

Creio firmemente que, através destas celebrações históricas, o Espírito quer provocar-nos e inter-rogar-nos. Cabe a nos, na oração, na escuta da Palavra de Deus e no dialogo leal e livre ao interno da comunidade, por tesinais novos". E estou convencido que hoje o Instituto tem necessidade de "sinais novos".

Fazei aquilo que ele vos dirá (Jo 2,5): estas palavras de Maria encontrem espaço e escuta no nosso coração.

E a Maria, Máe de Jesus e nossa, peço por todos a fidelidade na seqüela de Cristo e na missão.

Cordialmente no Senhor,
Pe. Gian Battista Zanchi

Roma, 29 de agosto de 2004,
Martírio de São João Batista