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P. Gian Battista Zanchi, Pime

A tutti i missionari del PIME

Carissimi,

Stiamo concludendo il cammino quaresimale, caratterizzato da un pressante invito alla conversione.

La Quaresima è un tempo di cammino personale e comunitario di conversione e di rinnovamento spirituale; è tempo di revisione del proprio rapporto con Dio e con i fratelli.

"Ora, dunque, ritornate a me con tutto il cuore…"ci ha ripetuto il Signore per mezzo del profeta Gioele. Il cuore è per eccellenza il luogo dove prendono corpo e maturano le decisioni. È la sede della volontà, luogo dove si decide per il bene oppure per il male.

In un recente intervento all’assemblea plenaria del Consiglio della cultura il Papa ha affermato che la secolarizzazione - vivere facendo a meno di Dio - non è più "soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa", perché essa "snatura dall'interno e in profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti", i quali "vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell'immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c’è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui". Aggiunge anche che "la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale". Tra le cause dell'avanzata della secolarizzazione, il Papa segnala "la globalizzazione, che per mezzo delle nuove tecnologie dell'informazione, ha avuto non di rado come esito anche la diffusione in tutte le culture di molte componenti materialistiche e individualistiche dell'Occidente".

Il Papa esorta la Chiesa a portare avanti il dialogo con le culture per riportare in esse "i valori alti dell’esistenza, che danno senso alla vita e possono appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità della persona umana e la sua libertà, l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione dell’esistenza terrena".

Anche noi facciamo parte di questa società e di questo mondo. Anche noi non siamo incolumi da questa realtà descritta dal Papa stesso; quasi un allarme lanciato affinché poniamo più attenzione a ciò che ci aiuta a tenere ben salde le cose importanti della vita, della nostra chiamata e della nostra missione.

Siamo tutti molto presi, coinvolti, nei nostri lavori, nelle nostre situazioni sociali, politiche, ecclesiali …; siamo presi da situazioni, tensioni, necessità, nostre ed altrui, che a volte ci svuotano, ci fanno entrare in cammini, abitudini, solitudini, autogestioni, tensioni … da cui poi diventa impossibile liberarsi. Col rischio di chiudersi sempre più nella vita, incapaci di fare dei passi, di riprendere quota, di aggiornarsi, di guardare con serenità e gioia il nostro lavoro, il nostro futuro, la nostra stessa vita e quella degli altri, la vita nel Pime …

Proviamo a soffermarci un attimo a rivedere le nostre vite, le nostre esperienze comunitarie, le nostre relazioni personali di confratelli, il nostro modo di rapportarci fra noi; proviamo a vedere quanto dei nostri lavori, dei nostri impegni, nasce da una passione per il Signore e quanto, invece, nasce da una voglia di affermarsi, conscia o meno, da un tentativo di salvare solo le proprie idee, senza alcun confronto e soprattutto senza desiderare una condivisione.

In questo tempo di Quaresima e di Pasqua siamo invitati a tenere lo sguardo fisso su "Gesù, il primo e il più grande evangelizzatore" (EN. 7). Dio ci chiama a lasciarci guidare dalla sua sapienza, a vedere le cose e le persone con i suoi occhi, ad amare come ama lui, a vivere un rapporto di comunione sempre più intensa con lui. Ci chiama a mettere lui e la sua volontà al primo posto, pronti all’occorrenza a rinunciare a qualsiasi altra cosa, per quanto importante e cara possa essere.

Ci chiama a riconoscere e ad accogliere il suo progetto di vita e a collaborare con lui perché il suo regno si compia, perché il mondo si realizzi secondo il suo progetto. Vuole liberarci dagli idoli che ci siamo creati e che legano il cuore: benessere, prestigio sociale, affetti disordinati, pregiudizi culturali e religiosi.

Un altro aspetto mi sta a cuore da proporre alla riflessione ed alla preghiera di tutti. L’Istituto sta per vivere un momento particolare: l’unificazione delle due regioni italiane ITM e ITS, con le elezioni del nuovo superiore e consiglio regionale della Regione Italia. Tutto l’Istituto deve partecipare a questo importante momento perchè questo cammino coinvolgerà tutti e porterà delle conseguenze per tutto l’Istituto.

Certamente è un’occasione che ci spinge ancora più fuori da "nazionalismi, regionalismi, provincialismi …" ; vuol dire sentirsi parte di un’unica famiglia. "Non c’è più né giudeo, né greco" dice San Paolo; parafrasando forse con una certa impudenza, si potrebbe dire che non c’è più né lombardo, né veneto, né campano, né siciliano, né sardo …: siamo tutti parte di questa stessa famiglia.

Siamo tutti consapevoli che non sarà l’abolizione delle due circoscrizioni e la creazione di un'unica regione italiana a risolvere i nostri problemi. Sarebbe un guaio però se non ne seguisse anche un cammino delle menti e dei cuori. Vuol dire che, d’ora in avanti si verrà destinati ad un’unica regione; vuol dire che a tutti è chiesta una disponibilità totale di servizio, a prescindere dalla propria provenienza.

Il tema dell’unificazione delle due realtà giuridiche è solo un aspetto del complesso tema della nostra presenza in Italia come missionari del PIME. La "corresponsabilità" che in questo contesto la XIII AG ci chiede (Atti, pag. 11), dovrà portare ad un coordinamento graduale e deciso di tutti gli aspetti che una eventuale unificazione comporta: aspetto giuridico, presenze sul territorio, personale, animazione missionaria e vocazionale, economia, mezzi di comunicazione sociale, seminari e formazione continua, assistenza.

Non si tratta solo di unire giuridicamente, ma si tratta di pensare un nuovo modo, un nuovo stile di presenza in Italia. Innanzitutto, con l’internazionalizzazione dell’Istituto, è importante mettere a fuoco lo stile della nostra presenza in Italia. Quali gli scopi delle nostre case? Con quale stile di presenza? Quale modalità di presenza dovrebbe avere il nostro impegno dentro una chiesa locale – quella italiana – che pur mostrando una grande generosità e vitalità, ha però anche delle tentazioni alla chiusura e a mettere all’angolo la missione "ad gentes".

Ricordiamo quanto dicono le nostre Costituzioni e Direttorio generale:

"L’impegno dell’animazione missionaria riguarda ogni comunità ed ogni membro dell’Istituto" (C. 35). "Nella nostra animazione cercheremo soprattutto di favorire la nascita e la maturazione delle vocazioni missionarie a vita, sia sacerdotali che laicali. A perseguire tale obiettivo attraverso l’esempio, la testimonianza di vita e la parola, devono sentirsi obbligati tutti, anche coloro che non hanno compiti espliciti di animazione" (D. 34,1).

"Tutte le nostre comunità devono caratterizzarsi come centri di irradiazione missionaria nella Chiesa particolare…" (D. 35,1).

Sono parole molto chiare, è grande la responsabilità dell’intera comunità PIME, oltre che del singolo animatore: il clima della comunità, le qualità delle relazioni umane e tra confratelli…sono fondamentali per un buon servizio di animazione. Anche la XIII AG ha raccomandato che "la vita nelle nostre residenze abbia uno stile comunitario, dove si lavora, prega e raduna in spirito evangelico. Le nostre case siano semplici e vi si conduca una vita sobria. Siano luoghi di condivisione e di accoglienza non solo per i confratelli, ma anche per collaboratori, religiosi e laici. In particolare le comunità di animazione giovanile siano ospitali ed aperte" (Atti, pag. 9).

Sapete bene che anche fra gli Istituti missionari stessi è ancora viva la discussione circa lo stile e lo scopo della propria presenza in patria; la lettura non è concorde. Da parte nostra anche nell’ultima AG abbiamo ribadito la nostra scelta dell’annuncio "ad gentes, ad extra", come servizio che, nel nostro piccolo, abbiamo fatto e vogliamo continuare a fare alla Chiesa. Dunque, di conseguenza, per le nostre presenze in Italia, si tratta ora di "razionalizzare e qualificare" il nostro operato.

Serve l’aiuto di tutti, affinché le scelte che si faranno in merito siano accolte e fatte proprie "toto corde", consapevoli che si tratta di un’occasione, unica, per ridire a noi il nostro carisma e per ripensare ad uno stile di presenza nuovo che deve fare i conti con nuove realtà, quali il calo delle vocazioni italiane, l’internazionalità dell’Istituto, il calo numerico e l’aumento dell’età media dei membri, la discussione teologica circa il senso degli Istituti Missionari nella Chiesa e nelle società civili, etc…

La Regione Italia che l’AG ha voluto e deliberato, ora deve diventare una "nostra"realtà, di tutti noi, deve crescere in ciascuno e nessuno deve sentirsi esonerato.

Lo Spirito ci accompagni e ci sostenga nel nuovo cammino che stiamo per cominciare.

Con l’augurio di una buona e santa Pasqua.

Cordialmente nel Signore,

P. Gian Battista Zanchi.

Roma, 10 Marzo 2008