Occhi a mandorla. Faccetta tonda e capelli
nerissimi, tagliati a caschetto. Un ridere nervoso ne caratterizza i movimenti
del mento, della bocca stretta e lunga, delle guance giallobruno. Non
sopporta ch'io dedichi attenzione agli altri bimbi della missione e mi
"cattura". Con le mani magrissime s'aggrappa a me, al mio braccio, e
reclama il mio affetto. Se si deve camminare, lei mi afferra sottobraccio e
non si stacca più. In macchina è seduta accanto a me e se le faccio due
coccole s'addormenta sorridendo, con la testa sulle mie gambe. Potrà avere 9
anni o poco più. Una bambina tutto pepe, un maschiaccio. Isolata dal gruppo
per il caratteraccio ma sicura di sè, decisa nei movimenti e nelle pretese.
Dal primo giorno, dai primi sorrisi che le ho
indirizzato, ha deciso di "non condividermi", ha
"adottato" la mia "diversità", "schiavizzato"
la mia timidezza. Non ci capiamo a parole, ma i gesti ed i sorrisi parlano per
noi. Non mi chiama per nome, forse non lo sa neppure pronunciare, ma la
stretta delle sue mani sui miei polsi, i pizzicotti e quel ridere tutto cinese
sono ormai assai eloquenti. Non devo distrarmi, non posso accarezzare altri
bambini, né sedermi accanto a loro senza avere lei fra le braccia o comunque
accanto. Sei quasi un fastidio così, Son Li Feng, un appiccicoso ostacolo!
Cosa può averti colpito di me? Perchè mi tirannizzi?
Nel salone della parrocchia di San Giuseppe, a
Chisan, sull'isola di Taiwan, dove sto vivendo la mia "esperienza
missionaria" da volontaria, sono sempre "prigioniera" del tuo
desiderio d'essere amata. Se si gioca sei nella mia squadra, se si canta mi
stoni nelle orecchie, se si mangia mi sei seduta in grembo.
Col tuo buffo vestito bianco, troppo
"femminile" per te che sei un'autentica "Pippi
Calzelunghe", t'aggiri sghignazzando fra i compagni di catechismo che ti
fuggono, indispettiti dalle tue marachelle. Poi mi punti e corri da me, a
farti accarezzare, coccolare. La mattina della gita, finalmente in jeans e
maglietta, sembri proprio un maschietto, col tuo buffo cappellino celeste
calato sugli occhi. Sei sempre in prima fila, a fare versacci, a urlare con la
voce rauca parole per me incomprensibili. Dove c'è l'obiettivo della macchina
fotografica, là ci sei tu a gambe larghe e con le mani sui fianchi, spavalda
e orgogliosa della tua odiosa arroganza. Sorridi, fai la linguaccia, chini la
testa da un lato. Sempre e solo tu la protagonista forzata delle fotografie.
Se le altre bambine giocano a fare le donnine, trascinandosi dietro fratellini
e sorelline con estremo senso di responsabilità, tu sei con i maschietti a
fare capriole o ad arrampicarti sulle cupole ferrose del parco-giochi o a
catturare lucertole e strani mostriciattoli esotici. E ridi, a bocca piena,
sbadigli senza ritegno, le studi tutte per essere antipatica. Un animaletto.
Velenoso ma indifeso. E tanto bisognoso d'affetto. Ecco, ora hai visto che mi
sono avvicinata ad una delle bambine più piccole e subito lasci i tuoi giochi
e mi vieni accanto, mi pizzichi un braccio e me lo strattoni. Poi mi guardi
disperata negli occhi, mi fai un lamento in taiwanese stretto e mi abbracci,
prendi le mie mani e le stringi forte nelle tue. Ti accarezzo sul viso e ti
calmi. Sei di nuovo una bimbetta remissiva e silenziosa. Raggiungiamo il
gruppo e ci sediamo nell'erba. Non mi lasci la mano ma sei contenta, i tuoi
sorrisi sono meno isterici e la gioia ti sgorga dagli occhioni a mandorla
facendomi commuovere. Va bene, hai vinto, anche oggi. Anche io ti voglio
bene, lo sai?
Al ritorno, in macchina con il missionario e la
catechista, t'addormenti stretta a me, che posso notare tutta la tua magrezza.
Padre Gaetano Matera mi spiega la tua storia, la tua esagerata gelosia per una
sorellina più bella che in casa tutti adorano. Una famiglia patriarcale dove
il primogenito dovrebbe sempre essere un maschio...
Ma tu sei una bambina. Pestifera e dolce.
Indifesa e assetata d'amore e di coccole. Che ora dorme beata sulle mie
ginocchia.
"Di solito soffre l'auto, - dice il
missionario - tutte le volte che l'accompagno a casa dopo il catechismo sono
costretto a fermarmi più volte per non farla vomitare. Da quando ci sei tu
accanto a lei, però, questo non succede... un vero mistero!".
Sorrido. Sento il cuore battere forte per la
commozione e la gratitudine. Questa bimba mi ha insegnato ad amare?
Domata dalle coccole, Son Li Feng dorme beata.
Sorridendo ancora. Come se la mia disponibilità e la mia gratuità l'avessero
finalmente rasserenata.