RACCONTI   Agosto 1989 - Isola di Taiwan   DIARIO

Occhi a mandorla: ricordi di missione...

di Sandra Cervone

 
Occhi a mandorla. Faccetta tonda e capelli nerissimi, tagliati a caschetto. Un ridere nervoso ne caratterizza i movimenti del mento, della bocca stretta e lunga, delle guance giallobruno. Non sopporta ch'io dedichi attenzione agli altri bimbi della missione e mi "cattura". Con le mani magrissime s'aggrappa a me, al mio braccio, e reclama il mio affetto. Se si deve camminare, lei mi afferra sottobraccio e non si stacca più. In macchina è seduta accanto a me e se le faccio due coccole s'addormenta sorridendo, con la testa sulle mie gambe. Potrà avere 9 anni o poco più. Una bambina tutto pepe, un maschiaccio. Isolata dal gruppo per il caratteraccio ma sicura di sè, decisa nei movimenti e nelle pretese.
Dal primo giorno, dai primi sorrisi che le ho indirizzato, ha deciso di "non condividermi", ha "adottato" la mia "diversità", "schiavizzato" la mia timidezza. Non ci capiamo a parole, ma i gesti ed i sorrisi parlano per noi. Non mi chiama per nome, forse non lo sa neppure pronunciare, ma la stretta delle sue mani sui miei polsi, i pizzicotti e quel ridere tutto cinese sono ormai assai eloquenti. Non devo distrarmi, non posso accarezzare altri bambini, né sedermi accanto a loro senza avere lei fra le braccia o comunque accanto. Sei quasi un fastidio così, Son Li Feng, un appiccicoso ostacolo! Cosa può averti colpito di me? Perchè mi tirannizzi?
Nel salone della parrocchia di San Giuseppe, a Chisan, sull'isola di Taiwan, dove sto vivendo la mia "esperienza missionaria" da volontaria, sono sempre "prigioniera" del tuo desiderio d'essere amata. Se si gioca sei nella mia squadra, se si canta mi stoni nelle orecchie, se si mangia mi sei seduta in grembo.
Col tuo buffo vestito bianco, troppo "femminile" per te che sei un'autentica "Pippi Calzelunghe", t'aggiri sghignazzando fra i compagni di catechismo che ti fuggono, indispettiti dalle tue marachelle. Poi mi punti e corri da me, a farti accarezzare, coccolare. La mattina della gita, finalmente in jeans e maglietta, sembri proprio un maschietto, col tuo buffo cappellino celeste calato sugli occhi. Sei sempre in prima fila, a fare versacci, a urlare con la voce rauca parole per me incomprensibili. Dove c'è l'obiettivo della macchina fotografica, là ci sei tu a gambe larghe e con le mani sui fianchi, spavalda e orgogliosa della tua odiosa arroganza. Sorridi, fai la linguaccia, chini la testa da un lato. Sempre e solo tu la protagonista forzata delle fotografie. Se le altre bambine giocano a fare le donnine, trascinandosi dietro fratellini e sorelline con estremo senso di responsabilità, tu sei con i maschietti a fare capriole o ad arrampicarti sulle cupole ferrose del parco-giochi o a catturare lucertole e strani mostriciattoli esotici. E ridi, a bocca piena, sbadigli senza ritegno, le studi tutte per essere antipatica. Un animaletto. Velenoso ma indifeso. E tanto bisognoso d'affetto. Ecco, ora hai visto che mi sono avvicinata ad una delle bambine più piccole e subito lasci i tuoi giochi e mi vieni accanto, mi pizzichi un braccio e me lo strattoni. Poi mi guardi disperata negli occhi, mi fai un lamento in taiwanese stretto e mi abbracci, prendi le mie mani e le stringi forte nelle tue. Ti accarezzo sul viso e ti calmi. Sei di nuovo una bimbetta remissiva e silenziosa. Raggiungiamo il gruppo e ci sediamo nell'erba. Non mi lasci la mano ma sei contenta, i tuoi sorrisi sono meno isterici e la gioia ti sgorga dagli occhioni a mandorla facendomi commuovere. Va bene, hai vinto, anche oggi. Anche io ti voglio bene, lo sai?
Al ritorno, in macchina con il missionario e la catechista, t'addormenti stretta a me, che posso notare tutta la tua magrezza. Padre Gaetano Matera mi spiega la tua storia, la tua esagerata gelosia per una sorellina più bella che in casa tutti adorano. Una famiglia patriarcale dove il primogenito dovrebbe sempre essere un maschio...
Ma tu sei una bambina. Pestifera e dolce. Indifesa e assetata d'amore e di coccole. Che ora dorme beata sulle mie ginocchia.
"Di solito soffre l'auto, - dice il missionario - tutte le volte che l'accompagno a casa dopo il catechismo sono costretto a fermarmi più volte per non farla vomitare. Da quando ci sei tu accanto a lei, però, questo non succede... un vero mistero!".
Sorrido. Sento il cuore battere forte per la commozione e la gratitudine. Questa bimba mi ha insegnato ad amare?
Domata dalle coccole, Son Li Feng dorme beata. Sorridendo ancora. Come se la mia disponibilità e la mia gratuità l'avessero finalmente rasserenata.