VANGELO E CULTURE
BENEDICI LA MIA VITA
Le persone di tutte le culture sono assetate di ricevere benedizioni da Dio creatore, tramite persone credibili.
Entrando in contatto con le culture dei vari gruppi tribali presenti in Bangladesh, ci accorgiamo di quanto essi siano alla ricerca della Verità, della Salvezza, della Gioia e della Luce che libera dalle paure degli spiriti che si insinuano dappertutto. Queste paure nascono da tabù ancestrali che portano a vedere esseri maligni ovunque: nelle ombre degli alberi che si muovono, nel gatto nero che passa, nelle eclissi del sole o della luna, nelle disgrazie...

Vivendo tra la gente e condividendo per quanto è possibile la vita quotidiana, soprattutto delle donne, si nota come la loro cultura sociale e religiosa sia più vicina alla mentalità veterotestamentaria che a quella del Vangelo. Infatti, fin dalla Genesi vediamo che nell'uomo è radicato in profondità un senso di paura, di timore del giudizio che porta a nascondersi, al desiderio di non essere visti: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto"(Gen 3, 10), dice significativamente Adamo a Dio dopo il peccato.

Dio appare come un Essere molto lontano, un Giudice che castiga implacabilmente e non come un Padre che sta al fianco dell'uomo e della donna per accoglierli, perdonarli e incoraggiarli a camminare verso di lui perché "il mio carico è dolce e il mio giogo leggero"(Mt 11, 28-30).

In Bangladesh "dare una benedizione"è un gesto usuale e lo si vede già nei bambini, che si accostano desiderosi di sentire una mano benedicente sulla testa. Però nelle culture dei numerosi gruppi etnici e nelle religioni presenti in Bangladesh ci sono diversi tipi di benedizioni e lo stesso concetto di "benedizione"varia da un gruppo all'altro.

Tra i Musulmani, per esempio, si è certi della benedizione di Dio (Allah) se si è fedeli alla pratica dei cinque pilastri dell'Islam: professione di fede, preghiera, digiuno durante il mese del ramadan, elemosina rituale, pellegrinaggio alla Mecca.

Tra dli Hindu, invece, bisogna portare i frutti della terra come offerta a Bhogoban (Dio) e ai tantissimi dèi presenti nella natura per placarli e sollecitarli nel dare agli uomini le loro benedizioni.

Anche i gruppi che seguono le religioni tradizionali (gli animisti) sono legati alla natura, al sole e agli astri, in particcolare. È la natura che offre all'uomo e alla donna ciò che vuole e ciò che ha stabilito di dare: bene o male, fertilità (della terra, del bestiame, della donna) o sterilità... Per ottenere la benedizione di dio e perciò la fertilità, il naeke (sacerdote) deve offrire, secondo le stagioni, una gallina o una capra. Se qualcuno della famiglia ssi ammala o muoiono gli animali della stalla, si pensa subito di aver ricevuto una maledizione. Allora bisogna placare il dio che l'ha mandata con offerte: frutti della terra, capre, galline, piccioni... La gente crede alla presenza degli spiriti, al malocchio, così spesso si rivvolge ai kobiraj e ai jianguru (tipi di santoni) che hanno il compito di scoprire la causa della disgrazia accaduta alla famigli. Questi intermediari tra il mondo reale e gli spiriti devono essere pagati bene in cibo e soldi, finché non hanno terminato i loro interrogatori e non hanno scoperto il "colpevole".

Per capire qualche cosa di questa mentalità, vi racconto un fatto successo 25 anni fa, nel '76. In un villaggio c'era gente che si ammalava, capi di bestiame che morivano. Gli anziani del villaggio, disperati, andarono dal kobiraj a chiedere aiuto. Questi, dopo averli ascoltati e interrogati più volte, indicò la colpevole in una donna del villaggio, qualificandola come una "strega". Così... la uccisero per liberarsi dalla maledizione!

Più tardi, venendo a contatto con il Vangelo e attraverso l'istruzione dei giovani, il villaggio ha cambiato mentalità e ha preso le distanze dai tabù ancestrali e da chi ne approfittava. Hanno accolto nel Cristo annunciato dai missionari, Dio come Padre dell'amore, della misericordia, della compassione, del perdono, dell'accoglienza dell'altro e della speranza.

Sr. Mariassunta Giacomelli (Missionarie dell'Immacolata)