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A DIOGNETO |
Trattatello anonimo convenzionalmente considerato una lettera per il fatto che è destinata a un certo Diogneto, personaggio pagano di elevata condizione desideroso di conoscere la religione cristiana. Varie sono le ipotesi formulate circa l'ambiente di provenienza. L'insistenza sul concetto di vera gnosi e alcuni spunti in comune con Origene farebbero pensare ad Alessandria, di recente si è ipotizzata un'origine asiatica o una romana. La datazione oscilla fra la seconda metà del II secolo o gli inizi del III.
Dalla «Lettera
a Diogneto»
(Capp. 5-6; Funk, pp. 397-401)
I cristiani nel mondo
I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né
per lingua, né per consuetudini di vita. Infatti non abitano città particolari,
né usano di un qualche strano linguaggio, né conducono uno speciale genere di
vita. La loro dottrina non è stata inventata per riflessione e indagine di
uomini amanti delle novità, né essi si appoggiano,
come taluni, sopra un sistema filosofico umano.
Abitano
in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel
vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di
vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile. Abitano ciascuno la
loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutte le attività di buoni
cittadini e accettano tutti gli oneri come ospiti di passaggio. Ogni terra
straniera è patria per loro, mentre ogni partita è per essi terra straniera.
Come tutti gli altri si sposano e hanno figli, ma non espongono i loro bambini.
Hanno in comune la mensa, ma non il talamo.
Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Trascorrono la loro vita sulla
terra, ma la loro cittadinanza è quella del cielo. Obbediscono alle leggi
stabilite, ma, con il loro modo di vivere, sono superiori alle leggi.
Amano tutti e da tutti sono perseguitati. Sono sconosciuti eppure condannati.
Sono mandati a morte, ma con questo ricevono la vita. Sono poveri, ma
arricchiscono molti. Mancano di ogni cosa, ma trovano tutto in sovrabbondanza.
Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria. Sono colpiti nella
fama e intanto si rende testimonianza alla loro giustizia.
Sono ingiuriati e benedicono, sono trattati ignominiosamente e ricambiano con
l'onore. Pur facendo il bene, sono puniti come malfattori; e quando sono puniti
si rallegrano, quasi si desse loro la vita. I giudei fanno loro guerra, come a
gente straniera, e i pagani li perseguitano. Ma quanti li odiano non sanno dire
il motivo della loro inimicizia.
In una
parola i cristiani sono nel mondo quello che è l'anima nel corpo. L'anima si
trova in tutte le membra del corpo e anche i cristiani sono sparsi nelle città
del mondo. L'anima abita nel corpo, ma non proviene dal corpo. Anche i cristiani
abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa
in un corpo visibile, anche i cristiani si vedono abitare nel mondo, ma il loro
vero culto a Dio rimane invisibile.
La carne, pur non avendo ricevuto ingiustizia alcuna, si accanisce con odio e
muove guerra all'anima, perché questa le impedisce di godere dei piaceri
sensuali; così anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto ingiuria
alcuna, solo perché questi si oppongono al male.
Sebbene ne sia odiata, l'anima ama la carne e le sue membra, così anche i
cristiani amano coloro che li odiano. L'anima è rinchiusa nel corpo, ma essa a
sua volta sorregge il corpo. Anche i cristiani sono trattenuti nel mondo come in
una prigione, ma sono essi che sorreggono il mondo. L'anima immortale abita in
una tenda mortale, così anche i cristiani sono come dei pellegrini in viaggio
tra cose corruttibili, ma aspettano l'incorruttibilità celeste.
L'anima, maltrattata nei cibi e nelle bevande, diventa migliore. Così anche i cristiani, esposti ai supplizi, crescono di numero ogni giorno. Dio li ha messi in un posto così nobile, che non è loro lecito abbandonare.