prospetto storico

San Bonifacio vescovo e martire

 

Questo grande missionario, definito «l'apostolo della Germania», è un monaco inglese di nome Vinfrido, nato circa nel 675, professo nel monastero benedettino e poi apate di Nursling. Nel 719 fu mandato da papa Gregorio II a evangelizzare gli idolatri della Germania e della Frisonia, dandogli per l'occasione il nome di un martire romano, Bonifacio. La sua attività missionaria si estese anche al regno dei franchi e le relazioni con la sua patria anglosassone e i continui contatti con i papi gli accreditarono un ruolo di dimensione europea. Consacrato vescovo, resse la chiesa di Magonza, fondò e rinnovò chiese in Baviera, Turingia e Franconia, tenne concili e promulgò leggi sinodali di grande valore. Ultima impresa fu l'evangelizzazione dei frisoni fra i quali cadde martire presso Dokkum (Paesi Bassi) nel 754, mentre stava celebrando l'eucaristia. Il suo corpo è sepolto nella cattedrale di Fulda, centro vivente della Germania cattolica.

 

 

Dalle «Lettere»
(Lett. 78; MGH, Epistole, 3, 352, 354)
 

Pastore sollecito che vigila sul gregge di Cristo


La Chiesa è come una grande nave che solca il mare del mondo. Sbattuta com'è dai diversi flutti di avversità, non si deve abbandonare, ma guidare.
Grandi nocchieri furono i primi padri, quali Clemente e Cornelio e moltissimi altri a Roma, Cipriano a Cartagine e Atanasio ad Alessandria. Essi al tempo degli imperatori pagani, governavano la nave di Cristo, anzi la sua carissima Sposa. Insegnarono, combatterono, faticarono e soffrirono fino a dare il loro sangue.
Al pensiero di queste cose e di altre simili, timore e spavento mi hanno invaso e quasi mi hanno sopraffatto (cfr. Sal 54, 6) le tenebre dei mie peccati. Perciò avrei voluto abbandonare del tutto il timone della Chiesa, se avessi trovato precedenti simili nei Padri o nelle Sacre Scritture. Ma non potendolo fare, l'anima mia stanca ricorre a colui che per mezzo di Salomone dice: «Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri» (Pro 3, 5-6). Ed altrove: «Il nome del Signore è una torre fortissima. Il giusto vi si rifugia ed è al sicuro» (Pro 18, 10).
Stiamo saldi nella giustizia e prepariamo le nostre anime alla tentazione per ottenere l'appoggio di Dio e diciamogli: «O Signore, tu sei stato per noi rifugio di generazione in generazione» (Sal 89, 1).
Confidiamo in lui che ha messo sulle nostre spalle questo peso. Ciò che noi da soli non siamo capaci di portare, portiamolo con il suo auto. Egli è onnipotente e dice: «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11, 30).
Stiamo saldi nella battaglia fino al giorno del Signore, perché ci sono venuti addosso giorni di angustia e di tribolazione. Moriamo, se Dio vorrà, per le sante leggi dei nostri padri, per poter conseguire con essi l'eredità eterna.
Non siamo dei cani muti, non siamo spettatori silenziosi, non siamo mercenari che fuggono il lupo, ma pastori solleciti e vigilanti sul gregge di Cristo. Predichiamo i disegni di Dio ai grandi e ai piccoli, ai ricchi e ai poveri. Annunziamoli a tutti i ceti e a tutte le età finché il Signore ci darà forza, a tempo opportuno e importuno, a quel modo che san Gregorio scrisse nella sua «Regola Pastorale».