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S. IRENEO, vescovo |
Ireneo nacque a Smirne (oggi Izmir in Turchia) verso il 130 e crebbe nella cerchia di san Policarpo, a sua volta discepolo dell'apostolo Giovanni. Per questo è considerato l'ultimo anello della «tradizione apostolica», in piena comunione con il vescovo di Roma. È un teologo positivo, ben informato dalla filosofia e letteratura classiche, buon conoscitore delle Scritture. Nel 177 era sacerdote a Lione nella Gallia e poco dopo fu eletto vescovo, succedendo a san Fotino martire. Sulla cattedra fu maestro nella fede e combattè gli errori del sincretismo e dello gnosticismo, rivendicando il Cristo storico, rivelatore del Padre e salvatore. Fedele al suo nome (Ireneo = pacifico), fece opera di mediazione fra Roma e i vescovi d'Oriente nella questione sulla Pasqua.Secondo la tradizione morì martire verso il 202. Come teologo abbozza il grande affresco del disegno di Dio sul mondo e della salvezza in Cristo.
Dal
Trattato «Contro le eresie»
(Lib. 5, 2, 2-3; SC 153, 30-38)
L'Eucaristia pegno di risurrezione
Se la carne non viene salvata, allora né il Signore ci ha redenti col suo
sangue, né il calice dell'Eucaristia è la comunione del suo sangue, né il
pane che spezziamo è la comunione del suo corpo. Il sangue infatti non viene se
non dalle vene e dalla carne e da tutta la sostanza dell'uomo nella quale
veramente si è incarnato il Verbo di Dio. Ci ha redenti con il suo sangue, come
dice anche il suo Apostolo: in lui abbiamo la redenzione e la remissione dei
peccati per mezzo del suo sangue (cfr. Ef 1, 7).
Noi siamo sue membra, ma siamo nutriti dalle cose create, che egli stesso mette
a nostra disposizione, facendo sorgere il suo sole e cadere la pioggia come
vuole. Questo calice, che viene dalla creazione, egli ha dichiarato che è il
suo sangue, con cui alimenta il nostro sangue. Così pure questo pane, che viene
dalla creazione, egli ha assicurato che è il suo corpo con cui nutre i nostri
corpi.
Il vino mescolato nel calice e il pane confezionato ricevono la parola di Dio e
diventano Eucaristia, cioè corpo e sangue di Cristo. Da essi è alimentata e
prende consistenza la sostanza della nostra carne. E allora come possono alcuni
affermare che la carne non è capace di ricevere il dono di Dio, cioè la vita
eterna, quando viene nutrita dal sangue e dal corpo di Cristo, al quale
appartiene come parte delle sue membra? Lo dice l'Apostolo nella lettera agli
Efesini: Siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa (cfr. Ef
5, 30), e queste cose non le dice di un uomo spirituale e invisibile —
uno spirito infatti non ha né ossa né carne (cfr. Lc 24, 39) —
ma di un uomo vero, che consta di carne, nervi e ossa, e che viene alimentato
dal calice che è il sangue di Cristo e sostenuto dal pane, che è il corpo di
Cristo.
Il tralcio della vite, piantato in terra, porta frutto a suo tempio, e il grano
di frumento caduto nella terra, e in esso dissolto, risorge moltiplicato per
virtù dello Spirito di Dio, che abbraccia ogni cosa. Tutto questo poi dalla
sapienza è messo a disposizione dell'uomo, e, ricevendo la parola di Dio,
diventa Eucaristia, cioè corpo e sangue di Cristo. Così anche i nostri corpi,
nutriti dall'Eucaristia, deposti nella terra e andati in dissoluzione,
risorgeranno a suo tempo, perché il Verbo dona loro la risurrezione, a gloria
di Dio Padre. Egli ci circonda di immortalità questo corpo mortale, e largisce
gratuitamente l'incorruzione alla carne corruttibile. In questa maniera la forza
di Dio si manifesta pienamente nella debolezza degli uomini.