"MISSIONE GIAPPONE"

UN "TUFFO" NEL SILENZIO!   CONDOTTI DALL’INFINITO AMORE DI DIO…   TRAGEDIA E VITA NUOVA!

Celebrazione Eucaristica per la Beatificazione dei Martiri del Giappone, a Nagasaki!

Offerta e preghiera delle donne giapponesi, in ricordo dei 188 Martiri...

P. ALBERTO BERRA, "PIME"
( Hiroshima, Giugno 2009 – "MissioGenova", Dicembre 2009 )

Mi è stato chiesto da Don Francesco del "gruppo missionario" un articolo per il vostro "giornale"! Vengo incontro volentieri a tale richiesta, che si rivela come una felice occasione: sia per portarvi a conoscenza della prossima data dell'1 Luglio, quando per la prima volta in Giappone si celebrerà "liturgicamente" la "Memoria" di 188 "Martiri Giapponesi" (già è nota a molti di voi la "Memoria" dei 26 "Martiri" uccisi nel 1597 a Nagasaki, che cade nel mese di Febbraio); sia personalmente per prepararmi, facendo un momento di sosta, e rivedere i miei anni di "Missionario" passati in questa terra chiamata del "Sol Levante". Un Paese per molti aspetti diverso dal nostro, pur essendo un Paese che fa parte dei maggiori Paesi "industrializzati" nel mondo. Chi di noi non possiede qualcosa prodotto dalle industrie "giapponesi"? Eppure di esso forse abbiamo ancora una immagine di "mondo da favola"...

Ripensando alla prima volta che mi è stata comunicata la mia "destinazione" in Giappone, cosa che allora non mi era nemmeno passata per l'"anti-camera" del cervello, riprovo ancora molta emozione, e i sentimenti di trepidazione e di gratitudine che allora "albergavano" nel mio cuore hanno via via preso sempre più corpo in questi anni di "missione".

Cosi andare in "missione" ha significato per la mia vita innanzitutto rispondere alla "chiamata" del Signore, lasciarmi condurre dal suo infinito "Amore".

Appartenendo al "PIME", un "Istituto Missionario" che ha "missioni" in varie parti del mondo, avrei potuto essere destinato in altri Paesi dell'Asia o in altri Paesi del mondo. Ma la "chiamata" del Signore mi ha condotto per le strade di questo Paese, dove poi ho incontrato anche persone di altre nazioni, per lo più dalle Filippine, dal Brasile e dal Perù.

Ho preso via via consapevolezza che uno dei compiti di noi "Missionari" nei confronti di queste persone non è solo quella della ordinaria "cura pastorale", dato che provengono da Paesi cosiddetti "cattolici". Neppure basta solo l'"aiuto materiale" a quanti si trovano per necessità a vivere in un'altra "cultura", mentalità, sensibilità e alle prese con i bisogni fondamentali di casa, lavoro, salute, eccetera. In tutto ciò è importante creare "ponti" e legami tra queste persone e i "giapponesi", e in particolare con i "cristiani" giapponesi. È certamente un lavoro per favorire un processo di "integrazione", che prima abbiamo dovuto fare sulle nostra pelle, ma soprattutto per creare uno spirito di "comunione", di "fratellanza" e di amicizia tra persone di diversi Paesi, ma che partecipano dello stesso "Corpo di Cristo".

Se la "meta" può apparire chiara, il "cammino" non è sempre così spedito. A volte è faticoso e pieno di "insidie". Però ci sono anche segnali che danno speranza. Per raccontarne qualcuno accaduto di recente, è stata una gioia poter conferire il "Battesimo", nella notte della "Veglia Pasquale", oltre che a "giapponesi", anche a figli di "brasiliani-filippini", che d'ora in poi faranno un "cammino catechetico" con altri ragazzi "giapponesi".

Anche se a causa della "crisi economico-finanziaria", che non ha risparmiato nessuno, è cominciato un ritorno di lavoratori "stranieri" al loro Paese d'origine, la metà dei "cattolici" della "Chiesa" in Giappone è costituita da persone provenienti dall'estero.

Il numero esiguo dei "cristiani" in Giappone spesso induce a pensare che il Giappone sia un terreno poco fruttuoso. Non c'è certamente il fenomeno delle "conversioni di massa".

La "testimonianza personale" rimane un metodo insostituibile, soprattutto in un Paese come il Giappone, che coniuga ad un'antica "tradizione culturale" un'avanzata "industrializzazione". Bisogna riconoscere però che tale benessere ha portato con sé anche il "consumismo" e la "secolarizzazione" che, come possiamo constatare anche nei "Paesi Occidentali", frenano l'annuncio del "messaggio cristiano".

Una nuova occasione per il rilancio della "evangelizzazione" è stata la "Beatificazione" di 188 "Martiri Giapponesi", che si è tenuta a Nagasaki il 24 Novembre dell'anno scorso. Fra i 188 "Martiri" uccisi nel periodo di circa 40 anni, dal 1603 al 1639, quattro sono "Preti" (famoso è Padre Pietro Kibe, che prima di essere torturato ed ucciso a Tokyo era da poco tornato da Roma, dove era stato ordinato "Sacerdote"), uno "religioso" e ben 183 sono "laici": "samurai", contadini, artigiani, commercianti, "gente comune", donne, e perfino "adolescenti" e bambini, che hanno affrontato il "Martirio" insieme a tutta la famiglia.

Alla "Cerimonia" di "Beatificazione", la prima volta che viene celebrata in Giappone, hanno preso parte circa 30.000 persone, venute da diverse parti del Paese. È stata preparata e vissuta come un gesto di "comunione" e di "testimonianza". Ha dato ai "cattolici giapponesi" l'orgoglio della loro "fede" in Cristo e della responsabilità che essa comporta.

Riflettere sul "Martirio", cioè sul modo di morire, di dare la vita, ha avuto come riflesso ripensare, rivedere il proprio modo di vivere, di essere "testimoni" in famiglia e nella società. Come ha ricordato il Cardinale Shirayanaghi, che ha presieduto la "Celebrazione Eucaristica", i "Martiri" esortano a riflettere seriamente sulle "questioni fondamentali" che riguardano la vita: che cos'è la vita, che cos'è la morte, qual è lo scopo della vita, qual è il significato della sofferenza.

Il Cardinal José Saraiva Martins, "Prefetto" emerito della "Congregazione per la Causa dei Santi" e "rappresentante" di Benedetto XVI alla "Cerimonia" di "Beatificazione", dopo la lettura del "Documento di Beatificazione" dei 188 "Martiri", concludeva nel suo "discorso" che se questi finora risultavano segretamente scritti nel "Libro della Vita" ("Fil 4,3"), d'ora in poi vengono inclusi nell'"Albo dei Beati". Ai 188 "Martiri Giapponesi" è stata infatti fissata la "data liturgica" dell'1 Luglio.

I "Martiri" ci dicono di non avere paura…

Raccogliendo il loro "messaggio", andiamo avanti nel "cammino", bagnato dal sangue della loro "fede", e fiduciosi della loro "intercessione"!