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DALLA CAMBOGIA, P. ALBERTO CACCARO

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"Un errore di mistica..."

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Prey Veng, 9 Marzo 2010

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"She travels outside of Karma (...)
and finds beauty in everything".

(U2 lyrics – "Grace" – U2, "All that you can’t leave behind",
Universal International Music, 2000).

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Dimitri è stato nostro ospite per sei mesi, a cavallo fra il 2007 ed il 2008. Giovane di origine "francese", ancora alle prese con gli studi, aveva scelto di spendere parte dell’ultimo anno di "Università" a Prey Veng, insegnando "inglese" in una "scuola pubblica" di campagna. Non ci conoscevamo. Soprattutto non conosceva Prey Veng e la modestia dei suoi paesaggi. Rimasi sorpreso quando, incontrandolo per la prima volta a Parigi qualche giorno prima della sua partenza per la Cambogia, mi disse che nei suoi 25 anni precedenti non solo non aveva mai ricevuto il "Battesimo", ma nemmeno un’educazione "cristiana". Senza alcun "pregiudizio" da parte mia, mi sembrava strano che un giovane come lui stesse per finire a Prey Veng con un "Prete", due giovani "cristiani" ed un manipolo di "ragazzotti", lontani, tanto lontani dall’ambiente "culturale" parigino.
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Invece, da subito, Dimitri si adattò alla nostra vita semplice. Perse un paio di chili nel giro di poche settimane. Non si lamentava mai. La mattina dormiva più a lungo perché spesso di notte lavorava alla sua tesi di laurea: uno studio sulla "Costituzione Italiana"! Durante il giorno andava ad insegnare "inglese" in una "scuola pubblica": a volte due, a volte cinque studenti, ma non ha mai fatto pesare la pochezza dell’ambiente in cui lavorava. "Francese" atipico che parlava e parla sempre meglio l’"italiano", durante il suo soggiorno a Prey Veng ha saputo farmi tanta, tanta compagnia. Inquieto, pieno di domande e di voglia di capire qualcosa di Dio, ha voluto così tanto bene a Prey Veng e ai ragazzi che ad un certo punto anch’io ho abbandonato i registri del "pessimismo cosmico", per riaffermare l’esistenza di un destino buono per tutti, anche a Prey Veng. Quel destino che Dimitri ha accolto come "Grazia", pura "Grazia". In quei mesi in Cambogia, ha avuto l’occasione di visitare altre sedi della nostra "Diocesi". Per caso a Kompong Cham ha incontrato una giovane donna, Aurélie, "francese", "volontaria" per un mese in quest’angolo dell’ex "Indocina Francese". Non si erano mai visti prima...
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Al termine dei sei mesi, Dimitri è ritornato in Francia. Ha scelto di continuare il suo cammino di "fede" e ha preso contatti con la "Parrocchia" vicina a casa. Affidato alle cure di un anziano signore che lo ha preso a cuore e che "spiega bene il ‘Catechismo’" , Dimitri ha iniziato il "Catecumenato". Il "Battesimo" è previsto per la notte di "Pasqua" del prossimo anno, rispettando i tempi predisposti dalla "Chiesa" e dalla "Grazia di Dio". Ma è deciso, determinato... Nel frattempo, lo scorso 5 Dicembre, ha sposato Aurélie, conosciuta a Kompong Cham per caso qualche anno prima. Matrimonio "civile" per il momento, "perché bisogna aspettare il ‘Battesimo’".
La Cambogia, Prey Veng, Kompong Cham, la fede, l’amore... La "Grazia"!
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In questi primi giorni di Marzo, Dimitri è qui con noi a Prey Veng. Questa volta non è solo: ha portato con sé la giovane moglie. Per entrambi si tratta di un ritorno alle origini. Della "fede", dell’amore. Io stesso sono sorpreso dal "cammino spirituale" che Dimitri sta facendo. Il suo ritorno mi interpella. Dimitri è una persona profonda, sincera. Non so perché, ma mi ricorda Charles Péguy. "Francesi", "convertiti", sinceri, con il medesimo sguardo sulle cose. Lo stesso sguardo che Péguy descrive nelle prime pagine di "Véronique"; parlando dello scrittore "francese" Victor Hugo, scrive: "Egli non vedeva il mondo con uno sguardo abituato (...). Tutto il problema di un genio è proprio qui, (...) guadagnare, acquisire mestiere, mio Dio sì, ma soprattutto, ma essenzialmente non perdere in stupore e in novità, non perdere questo fiore, se possibile non perdere un atomo di stupore. È il primo che conta. È lo stupore che conta (...). Il vecchio Hugo, amico mio, vedeva il mondo come se fosse stato appena creato" ("Véronique. Dialogue de l’histoire et de l’ame charnelle", scritto da Charles Péguy nel 1909, dopo che ha ritrovato la "fede").
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Dopo il "Battesimo", Dimitri e la moglie vogliono tornare in Cambogia, a Prey Veng. "Devo aspettare di essere battezzato. Poi possiamo partire. Se non aspettassi quel momento, tradirei l’origine del mio ‘cammino’. Se torno, quindi, è per via di quel ‘Sacramento’!". Agli amici che gli suggeriscono di associarsi ad altre "organizzazioni", gruppi "a-politici", "a-religiosi", e partire, lui risponde raccontando la sua storia. Quello che lo ha portato alla "fede" e a sentire la sua vita intimamente legata a Dio. "Non avrebbe senso alcun tipo di impegno, se non fosse l’espressione della 'fede' che ho in Dio. Non è l’attività in sé, o il ‘progetto’, o il gruppo, o che altro, ma la ‘fede’. E la comunione dei nostri destini!". Qualche giorno fa, in macchina da Prey Veng a Kompong Cham, mi ha di nuovo provocato su questo tema: l’impegno "sociale", la "missione", la "fede". Può l’impegno "sociale" prescindere dalla "fede", dal "mistero" dell’uomo e dal "mistero" di Dio? Mi è tornato alla mente ancora Péguy. Gli ho detto di leggerselo in "francese". Nella stessa "opera" citata sopra, Péguy scrive del "popolo": "Questo popolo che noi conosciamo, che noi vediamo, questo popolo moderno, così profondamente, così interiormente, così intimamente incristiano, decristianizzato, decristiano, così decristiano nell’anima e nel cuore e nel midollo. Così decristiano nel sangue. (...) Chi si chiede ancora come mai ciò sia potuto avvenire?". Péguy si interroga sulle ragioni della "scristianizzazione" e spesso dà la colpa ai "Chierici", agli "addetti ai lavori": "Per spiegare, io dico razionalmente, un disastro così importante, io dico un disastro di quest’ordine, bisogna che sia stata commessa una colpa dello stesso ordine. Per spiegare un tale disastro, un disastro mistico, un disastro di mistica, bisogna che un errore di mistica sia stato commesso!". L’errore di "mistica" di cui parla Péguy e che spiega la natura della "scristianizzazione" è "togliere il ‘mistero’ e l’operare della ‘Grazia’": "il meccanismo stesso del ‘Cristianesimo’". Che è il meccanismo stesso dell’umanità. Non appena e non solo la categoria della "necessità", come direbbero i "Greci", ma la categoria della "Grazia". È ancora una volta il grande Dostoevskij a dirci che questo errore di "mistica" significa l’insieme delle idee di Cristo, senza Cristo, senza il "Mistero" di Cristo, senza l’amore di Cristo. Lui però parlava del "Socialismo Russo".
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Sento ancora dentro di me Péguy che incalza con il suo stile a "tornanti", come una strada di montagna che ti porta sempre più in alto: "Perché non fanno altro che abolire, annullare, sopprimere, cancellare dalla faccia della terra, obliterare, distruggere, sopprimere (...) la parte più commovente, sicuramente la più commovente; la parte che è inquieta; e quella che costituisce tutta la sola parte in fermentazione; la parte che non è più solo il sale della terra, ma il sale dello stesso cielo, il fermento, il lievito del pane celeste. Tolgono la chiave alla porta; e la porta senza serratura e senza chiave resta solo una parete. (...) Tolgono, censurano il mistero stesso della creazione, e ci arrivano solo togliendo i pezzi grossi, i misteri essenziali. Tolgono la creazione, l’incarnazione, la redenzione (...) e naturalmente e soprattutto la grazia; più di ogni mistero, il mistero e l’operare della grazia!". Ora, dopo tanti anni, comincio a capire chi sono e perché sono qui a Prey Veng. Per riconoscere, celebrare, affermare, rendere manifesto, vivo, il "Mistero" della "Grazia". "Creazione", "incarnazione", "redenzione". Troppe volte ho commesso un "errore di mistica", "misconoscendo" il valore e la presenza di questa "Grazia": "She travels outside of Karma (...) and finds beauty in everything".
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Nel cuore inquieto di Dimitri, ha fatto capolino e preso dimora tutta la densità del fatto "cristiano" che Péguy descrive così...
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"Lui è qui.
Lui è qui come il primo giorno.
Lui è qui in mezzo a noi come il giorno della sua morte.
Eternamente lui è qui fra noi come il primo giorno.
Eternamente ogni giorno.
È qui fra noi per tutti i giorni della sua eternità".

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Ieri, 8 Marzo 2010, Dimitri e Aurélie sono ripartiti per la Francia. Nell’ultima "chiacchierata" insieme, a tavola, Dimitri ha citato "a braccio" un autore "francese" che non conoscevo, Louis Ferdinand Céline: "Niente è gratuito in questo basso mondo. Tutto deve essere espiato, il bene come il male, presto o tardi, si paga. Ma il bene è per sua natura molto più caro!". Ora aspetto il loro ritorno.
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Sagn, (ricordate?), non ha passato l’esame di "Fisica" a livello "provinciale". "Hai copiato, o avresti pagato per passare?", gli ho chiesto. "No!", mi ha risposto. "Bravo, caro Sagn, questa è la tua vittoria!". "... Il bene è per sua natura molto più caro!".
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Tornerò in Italia il prossimo 29 Aprile, fino al 17 Giugno. Speriamo di poterci incontrare. Per "Grazia". Ciao!
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P. Alberto Caccaro