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DALLA CAMBOGIA, P. ALBERTO CACCARO

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"IL MOTTO DELLA SCUOLA!"

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"La lettura produce un comportamento virtuoso!"...

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Prey Veng, 18 Marzo 2011
"Prima Settimana di Quaresima"

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"In me non c’è un poeta,
in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe
farsi poesia!".

( ETTY HILLESUM, "Diario", 1941-1943 )

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Chiacchierando con il Professore di Matematica, qualche settimana fa, dicevo che la Scuola è come un essere vivente, in continua crescita. Esige attenzione costante, passione, dedizione totale e gratuita. Mentre parlavo, mi accorgevo che a tema non era solo la Scuola, ma "la vita intera", mia, sua, degli Studenti. Non è possibile infatti procedere per compartimenti stagni. Sarebbe "schizofrenico" entrare in Classe e lasciare fuori una parte di sé, la propria moglie o marito, i propri figli, così come entrare in casa e lasciare fuori il proprio lavoro, gli alunni e le loro domande... Allora, per farla breve, ho usato tre parole. "Tu sei Uomo, e Padre, e Maestro!", gli ho detto. Sempre e dovunque. Quando entri in Classe, vi entri come "Uomo". I ragazzi guardano a te, al tuo modo di vivere, di parlare, di sbagliare (!), di vestire, di pensare, di sognare, di essere vero o falso. I ragazzi guardano la tua umanità. Ma sei anche "Padre", sei forza, motivazione, comunione, creazione, relazione, passione e amore per la tua e la loro vita. I ragazzi guardano il tuo cuore. E sei "Maestro": competenza, preparazione, ricerca, Scienza. Sei un cantiere sempre aperto, in costruzione. I ragazzi guardano alla tua conoscenza. Di queste cose hanno bisogno. Delineavo così tre caratteristiche che vorremmo in ciascuno dei nostri Insegnanti: l’umanità, la "paternità/maternità", la professionalità...
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Il Titolo di questa "Lettera" è il "Motto" della nostra Scuola: "La lettura produce un comportamento virtuoso!". Speriamo sia così. Abbiamo per questo creato una piccola Biblioteca. Per educare i ragazzi alla lettura, alla ricerca, allo scambio di idee, al gusto per la parola scritta. Il "Motto", così come è scritto in "Cambogiano", è attribuito al più famoso Monaco "Buddhista" del Paese, il Venerabile Chuon Nat (1883-1969).
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Qualche giorno fa, a tavola, i ragazzi mi dicevano che il Partito al Governo sta distribuendo a tutti gli Studenti dell’ultimo anno, quello della Maturità, un Formulario per l’Iscrizione al Partito. Forse con la promessa che in futuro sarà più facile ottenere Borse di Studio per l’Università, o cercare lavoro. Pensavo al "Motto" della Scuola e al desiderio di continuare, senza indietreggiare: "... In me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe...". Noi non siamo "Militanti" di Partito. In noi non c’è "Destra" o "Sinistra". In noi c’è un "pezzetto" di Dio... Tutto qua!
"Mai come oggi", scrive Don Giussani, "l’ambiente, inteso come clima mentale e modo di vita, ha avuto a disposizione strumenti di così dispotica invasione (e devastazione) delle coscienze!" (Luigi Giussani, "Il rischio educativo", Milano 2005, pag. 95). E i nostri argini, la nostra "controffensiva" non è Politica, ma ha una valenza Politica. È la stessa di Etty Hillesum: "La Preghiera, assieme all’esperienza dell’amore e alla lettura dei Libri prediletti (arriverà a preoccuparsi di far entrare nello zaino per il Campo di Concentramento «L’Idiota», il «Libro d’Ore» di Rilke – magari a scapito di un maglione o di un po’ di cibo) sono gli argini fondamentali che Etty erige dentro di sé a fronte del potere di distrazione posseduto dagli eventi che devastano il Mondo circostante. È nella Preghiera, sopratutto, che Etty impara a trasformare, (...), il tragico di quel Mondo nella letizia del suo spazio interiore!" (Emanuele Trevi, "Musica distante", Milano 1997, pag. 140).
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Cinque anni fa, quando ancora non esisteva la Scuola e nemmeno la Chiesa, e stavamo cercando strade da percorrere qui a Prey Veng, ho letto il Libro "1984" di George Orwell. Mi aveva impressionato l’attualità del Romanzo, pur essendo stato scritto nel 1948, quindi sessant’anni fa. Nel Libro, forse per la prima volta nella storia, si parla del "Grande Fratello", metafora della Dittatura del Potere, che procede non più in forma violenta, ma suadente, impercettibile e dall’interno delle coscienze. Si parla, nel Libro, dello "psico-reato", ovvero pensare diversamente dal Partito. Mentre vi scrivo, penso al Formulario distribuito nelle Scuole, alla libertà dei ragazzi, al loro futuro pieno della tentazione di cedere, per paura, per opportunismo, per mancanza di strumenti e di parole. Infatti, nel Libro, chi comanda comincia a creare una nuova Lingua che ha lo scopo di ridurre le possibilità del pensiero per evitare di pensare diversamente. "Non ti accorgi che il principale intento della «Neo-Lingua»", dice Syme a Winston, "consiste proprio nel semplificare al massimo le possibilità del pensiero? Giunti che saremo alla fine, renderemo il delitto di pensiero, ovvero lo «psico-reato», del tutto impossibile perché non ci saranno più parole per esprimerlo. (...) Ogni anno ci saranno meno parole, e la possibilità di pensare delle proposizioni sarà sempre più ridotta!" (George Orwell, "1984", Milano 1989, pag. 56). In una Società così descritta, l’Educazione non amplifica, ma restringe, non promuove, ma fa retrocedere, non forma, ma crea analfabeti, persone che non sanno né leggere né "leggersi". In poche parole, persone facili da controllare, meri consumatori, senza né profondità d’animo né autonomia di pensiero!
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"Il vero aspetto negativo nella Scuola è quello di non far conoscere l’umano attraverso i valori che troppo spesso tanto inutilmente maneggia: mentre in ogni azione l’uomo rivela la sua indole, appare ridicolo che vanamente si percorrono a Scuola, attraverso lo studio delle varie manifestazioni degli uomini, alcuni millenni di Civiltà, senza saper ricostruire con sufficiente precisione la figura dell’uomo, il suo significato nella realtà!" (G. Gamaleri, "Una Scuola di «spostati»", in "Milano Studenti", N. 2, 1960, pag. 13, citato in: Luigi Giussani, "Il rischio educativo", Milano 2005, pag. 77). Si possono quindi percorrere millenni di Storia senza che emerga, anzi evitando che emerga, la domanda di senso sul significato della vita, perché si arriverebbe presto ad uno "psico-reato", ovvero un giudizio, un pensiero, un sogno, non omologabili nel "pre-definito" del Regime.
Ha ragione David M. Ayres, quando scrive che il futuro della Cambogia è ancora prigioniero del suo passato perché in questo passato, che non si può né indagare né capire, il Sistema Educativo Nazionale: "Was a tool utilized, and often abused, in the interests of building a Cambodian «Nation-State» geared to the entrenched positions of those in power!" (David M. Ayres, "Anatomy of a crisis. Education, Development, and the State in Cambodia", 1953-1998, "Silkworm Books" 2003, pag. 182). Meglio allora il "nozionismo" e le sintesi "preconfezionate": "Chi controlla il passato – diceva uno "Slogan" del Partito – controlla anche il futuro!" ("1984", p. 38).
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La nostra Scuola ha aperto i battenti nel Settembre del 2008. In quello stesso mese, il Papa andò in visita a Parigi e pronunciò queste parole: "La ricerca di Dio richiede quindi per intrinseca esigenza una Cultura della Parola, (...) Escatologia e Grammatica sono interiormente connesse l’una all’altra!" (Benedetto XVI, "Incontro con il Mondo della Cultura al Collège des Bernardins", Parigi, 12 Settembre 2008). Fu per noi la conferma definitiva, e andammo avanti!
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Scusate se in questi ultimi mesi ho scritto molte "Lettere", ma è il "precipitare degli eventi"... La mia esperienza in Cambogia sta per finire: e quello che leggete è, forse e più ancora, il "precipitare dei pensieri", una grande sintesi che mi porto dentro, delle letture, delle storie, dei sogni di questi ultimi dieci anni! Non c’è quindi da spaventarsi, ma solo da essere grati per quello che è stato, che è, e che sarà...
A presto!
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P. Alberto Caccaro