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DALLA CAMBOGIA, P. ALBERTO CACCARO

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"IL PIÙ VASTO COLPO D’OCCHIO..."

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P. ALBERTO CACCARO, Missionario del Pime in Cambogia!

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Prey Veng, 10 Aprile 2011
"Quinta Domenica di Quaresima"

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"E mi resi conto, mentre entravo, che avevo
attraversato campi che non erano parte di tenute terrene!".

( PATRICK KAVANAGH, "Mattino di trebbiatura" )

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Capita spesso, a noi Missionari, di uscire in visita alla miseria altrui! Ne parliamo, ne scriviamo, ci diamo da fare, ma raramente ci restiamo. Torniamo piuttosto a casa, con qualche deplorevole commento a cui benevolmente segue qualche intraprendente sogno di riscatto, di rivincita, ma raramente restiamo a patire quel destino. E, se lo facciamo, nel migliore dei casi, lo facciamo "part-time".
Ieri ho percorso cento chilometri in moto. Strade sterrate, risaie a perdita d’occhio e di speranza, Villaggi animati dalla vitalità di centinaia di bambini. E poi polvere, tanta polvere, che fa tutto e tutti di uno stesso colore, il colore della terra. Gli Studenti della Scuola sono in vacanza e ne abbiamo approfittato per visitare le famiglie di otto di loro. Siamo partiti la mattina e poi, di casa in casa, in visita alla loro miseria. Sono tornato profondamente commosso, gaudente e grato. Perché, se è vero che in ciascuna delle case non è mancato il segno della miseria, non è mancato nemmeno il segno di una grande dignità che non aspetta il mio denaro, né le mie soluzioni. Anzi, quella dignità mi ha consolato, mi ha fatto compagnia. Così come ho sentito compagna anche quella miseria. Mi sono sentito parte di essa, senza il diritto di prenderne le distanze. Cento chilometri di risaie e Villaggi, per rendermi conto «che avevo attraversato campi che non erano parte di tenute terrene». Qui, solo la parola del Poeta mi aiuta a vedere quello che altrimenti sfuggirebbe ai miei occhi, preda dell’"oblio". Invece, sento lo Spirito portare luce e "ne stillano certezze d’oltre i sensi; / attimi soli e indicibili, luminosa alba della trascendenza" (Ugo Foscolo).
Questo è il periodo più caldo e più secco dell’anno. Gli stagni, gli acquitrini, i canali, i rigagnoli d’acqua, tutto lentamente si asciuga ed i bambini ne approfittano. Il calare del livello delle acque espone i pesci, fa affiorare crostacei d’ogni tipo, che diventano facile preda delle mani leste, affilate e affamate dei bambini. Ne ho visti a decine, "semi-nudi" immersi nelle paludi, tutt’uno con il fango, con le mani a setaccio per qualche pesciolino da mettere sulla tavola della sera. Cento chilometri di risaie per vedere che "(...) Dio è quaggiù tra paludi e acquitrini (...). Un’umile scena in un luogo appartato / Dove mai si è posato uno sguardo importante!". (Il Poeta Irlandese Patrick Kavanagh è citato in: Antonio Spadaro, "Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea", Milano 2010, pag. 43-44).
Ormai prossimo a casa, la mia coscienza inquieta, la mia intraprendenza e creatività, gli obiettivi già raggiunti in passato, premevano perché escogitassi subito qualche soluzione ai problemi incontrati per via. Avevo visitato la famiglia di "Sokhuan", uno dei nostri migliori Studenti che frequenta l’Undicesima, per vedere se è possibile aiutarlo anche all’Università, ed il padre, in quel momento ubriaco, come ieri e l’altro ieri, Ex-Militare, non solo non seguiva il mio discorso, ma si diceva preoccupato di andare a sparare al confine con la Thailandia per proteggere la Cambogia dalle pretese dei vicini invadenti. Gli ho detto che è più saggio per lui stare a casa e proteggere la sua famiglia. Sarebbe già un bel Miracolo! Per la Cambogia, ci penserà qualcun altro...
Di casa in casa, ho capito che bisogna stare con questa gente più a lungo e più a lungo patire la loro vita, senza delegare a progetti, sulla carta, la possibilità e l’urgenza di seguirne i passi. Mi prende sempre una certa fretta, più per la paura, l’imbarazzo, che non per reali motivi. Loro invece hanno bisogno di tempo, io ho bisogno di tempo, perché non riusciamo mai a spiegarci l’un l’altro nello spazio di una visita. Occorre di più e ho paura che sia quello che Gesù chiede all’uomo ricco nell’"Evangelo" di Marco ("Mc 10,21"): "Una sola cosa ti manca: va’, (...) e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi!".
Non ho più nemmeno il coraggio di citare l’"Evangelo" per intero. Lo tengo sospeso tra le mie parentesi, le mie mura, le mie cose, le mie idee, o "ideologie", i miei "gadgets", forse per una certa paura e incertezza nell’interpretarlo, forse perché le priorità del momento, anche Ecclesiali, sono altre. O forse perché non mi parla più come agli inizi, in riva al Lago di Galilea. Di fatto, il viaggio in moto di ieri, la visita alle famiglie, ha suscitato in me una certa nostalgia per il "centuplo" promesso da Gesù su questa terra e che, ieri, mi sembrava a portata di mano: «avevo attraversato campi che non erano parte di tenute terrene»...
Vorrei essere come quel Medico, descritto da Anton Cechov, "che porta in sé senza troppe parole, ‘fischiettando talvolta sopra pensiero’, il confluire di innumerevoli patimenti. Egli entra ed esce da quelle cose e sa che poco può fare per quella gente, e ben poco crede alla sua stessa arte; ma siede al capezzale di ognuno e vi rimane. Egli porta con sé il solo farmaco vero: lo sguardo inconfondibile di chi è pronto a vegliare con noi!" (Cristina Campo, "Gli imperdonabili", Milano 2004, pag. 197).
Entravo in alcune di quelle case per la prima volta! Mi accompagnava Chuan, uno dei miei collaboratori, Studente della "prima ora" quando, ancora agli inizi, aprivamo l’Ostello di Prey Veng. Ottobre 2005... Adesso è Insegnante di "Computer", ma mi ha detto che vuole scrivere alcune pagine su certi luoghi comuni e mentalità diffuse nei Villaggi, che spesso sono l’ostacolo principale alla crescita umana delle nuove generazioni. Ha già letto "Il rischio educativo" in "Khmer", al punto che la sua copia è tutta evidenziata e annotata. Lui stesso ha patito il pessimismo diffuso dalle parole degli anziani, l’"Animismo" rassegnato, i confini ristretti della Dottrina del "Karma", dove non c’è ancora spazio per quell’esperienza che San Paolo chiama "la potenza della sua Resurrezione". Immediatamente dopo la visita, l’ho visto annotare intuizioni, immagini, su un pezzo di carta, perché, dice: "Quando si parla con gli anziani, bisogna usare quelle metafore che possono fare breccia, altrimenti ti zittiscono!". Nella "Prima Lettura" di questa Domenica ("Ez 37,12-14"), all’unisono con la pagina tratta dall’"Evangelo" di Giovanni, Dio prometteva di aprire i nostri Sepolcri, prometteva il dono dello Spirito, e in Gesù gridava a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!". Ieri la visita alle famiglie, oggi la ricchezza delle Scritture, domani "la potenza della sua Resurrezione". Tutto mi è ora più chiaro!
Grazie a Dio, la Scuola ci espone continuamente a questi contatti diretti, a volte estenuanti, ed è meraviglioso, quanto impegnativo, provare a seguire i ragazzi e le loro famiglie, perché queste sono lo sfondo sempre incerto, instabile, friabile, come friabili sono i legami, in regime di sopravvivenza, della loro vita. "L’incertezza nei rapporti", dice Giussani, "è uno dei malanni della nostra generazione: è difficile la certezza dei rapporti incominciando dalla famiglia. Si vive con il mal di mare, con una tale insicurezza nella trama delle relazioni, che non si costruisce più l’umano!" (Luigi Giussani, "Il senso religioso", Milano 1986, pag. 32).
Stiamo aiutando un buon numero di giovani a studiare, a studiare bene, ma il vero problema è la totale assenza di una Politica "occupazionale". Ci sono troppi interessi Stranieri, e quindi il beneficio di tutti gli investimenti è orientato non all’interno, se non per una ristretta Oligarchia, ma all’esterno. Quindi, all’incertezza sul presente, la famiglia, si aggiunge l’incertezza sul futuro, il lavoro. Quello che ora posso fare è andare più spesso in visita a queste famiglie, non appena otto, molte di più, senza fretta... Chiedo al Signore che mi sia concessa un’altra opportunità, un altro tempo in terra di Cambogia! E chiedo, forse più importante del tempo, quello che Leopardi nello "Zibaldone" chiama "il più vasto colpo d’occhio". Come ieri, per vedere Dio che: "Infondeva il suo amore nei pressi di una palude lontana!" (Patrick Kavanagh).
Buona Pasqua!

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P. Alberto Caccaro