"MISSIONE BANGLADESH"

MISSIONE AMICIZIA     "Bengala", i 155 anni del "Pime"...     MISSIONE BANGLADESH

Un accurato "spaccato", dalla "nascita" ad oggi,
della "missione" del "Pime" in Bangladesh,
nell’ultima "fatica editoriale" di
Padre Gheddo.

"MISSIONE BENGALA": P. Piero Gheddo racconta i 155 anni di Missione del Pime in Bangladesh!

A cura della "Redazione"
("Missionari del Pime", Aprile 2010)

Il Bangladesh è il secondo "Paese islamico" del mondo, dopo l’Indonesia: 150 milioni di abitanti in un territorio esteso meno di metà della nostra Italia, senza "risorse naturali" e tormentato ogni anno da "inondazioni", "cicloni", "terremoti". Il Bangladesh è un "Paese islamico" tollerante, senza nessun segno di "persecuzione anti-cristiana", anzi l’unico che ammette i "Missionari" stranieri, anche perché si dedicano all’"evangelizzazione" delle "popolazioni tribali animiste" (circa il 3% del totale).
La giovane
"Chiesa" del Bangladesh è molto viva: è stata iniziata nel 1500 dai portoghesi, ma fondata nel 1855 dai "Missionari" del "Pime" (e dai "Missionari" americani della "Santa Croce"). Il "volume" di Padre Gheddo ne ripercorre la storia, raccontando, in modo documentato con "fonti" d’"archivio", ma anche in stile facile ed accattivante, un secolo e mezzo di storia, con molti esempi di morti "premature" (molti morivano a 26-30 anni!), grandi fatiche, rinunce e sofferenze per il "Vangelo". "Non siamo eroi, ma ci manca poco!", diceva un "Missionario" di quel tempo. Una storia avventurosa ed affascinante, che inizia nel "Bengala", allora parte dell’India, definito dai "colonizzatori" inglesi "la tomba dell’uomo bianco".
I primi quattro "Missionari" scrivono: "Noi siamo come ‘pigmei’ che debbono portare delle montagne!".
"Indù" e "musulmani" erano insensibili all’annunzio del "Vangelo". La "missione", allora, si rivolge agli "aborigeni", gli abitanti delle foreste, e vi porta la scuola, l’assistenza "sanitaria", l’agricoltura "moderna", "alfabetizza" lingue non scritte, compie ricerche "etnologiche". Soprattutto porta la pace fra le varie "etnie" e "tribù". Fra questi "popoli" disprezzati e considerati "selvaggi" nasce la "Chiesa". È la "prima fase" storica della "missione": occupare tutto il territorio e fondare le "comunità cristiane", unendole in "Parrocchie" e "Diocesi".
Quando l’India diventa "indipendente" (1947), nascono due "Stati", uno "indù" (
India) ed uno "musulmano" (Pakistan "Occidentale" e "Orientale": quest’ultimo diventerà nel 1971 il Bangladesh). Si sviluppa la "seconda fase" della "missione": dare alla "Chiesa" locale solide strutture e propri "Vescovi", "Sacerdoti", "Suore", "catechisti" e "laici" inseriti come "cristiani" nella società "moderna". Nel primo secolo di "missione", dal lavoro del "Pime" sono nate sei "Diocesi", tre in India (Krishnagar, Jalpaigury e Dumka-Malda) e tre in Bangladesh (Dinajpur, Khulna e Rajshahi), con "Vescovi" locali.
Negli ultimi trent’anni il Bangladesh sta rapidamente cambiando: nasce l’industria "tessile" con gli investimenti "stranieri", una rivoluzione "economica" e "sociale" che ha causato un’"immigrazione giovanile" di massa verso le città, in particolare la "capitale" Dhaka, che è passata da un milione di abitanti nel 1980 ai 12 milioni di oggi! Incomincia la "terza fase" della "missione", quella attuale: dalle campagne e foreste alle città, per impedire che i giovani "cristiani" perdano i contatti con le "comunità" di "battezzati" e forse anche la "fede". Ma la "Chiesa" locale, pur con un buon numero di "Preti" e "Suore", non ha né il personale, né i mezzi e nemmeno lo spirito "missionario" per iniziare la "missione" fra i "non cristiani" nei difficili ambienti cittadini. I "Vescovi" chiedono aiuto ai "Missionari".
L’insegnamento è questo: in Bangladesh sta rapidamente cambiando la "cultura popolare", che purtroppo tende ad imitare le "mode" dell’"Occidente". La "Chiesa" rischiava di perdere molte famiglie "cristiane" anche perché nella "capitale", 25 anni fa, c’erano solo tre "Parrocchie". In 25 anni, dal 1985 ad oggi, il "Pime" ha fondato a Dhaka tre "Parrocchie" (Mohammadpur,
Mirpur e Kewachola) e ne sta fondando altre due (Utholi ed "EPZ"), con costi anche economici esorbitanti per l’acquisto dei terreni. Ma la "Provvidenza" aiuta sempre. Oggi ce ne sono una decina ed altre in costruzione, ma con dodici milioni di abitanti non pochi "battezzati" perdono i contatti con la "comunità cristiana". In Bangladesh i "cattolici" sono solo 400mila su 150 milioni di abitanti e i "cristiani" tutti assieme un milione! A Dhaka i "Missionari" del "Pime" lavorano anche fra i "ragazzi di strada" nelle "baraccopoli" ed hanno iniziato gli incontri "ecumenici" con le "Chiese protestanti", ed il "dialogo inter-religioso" con "musulmani", "indù" e "buddhisti".
I "Missionari" del "Pime" oggi lavorano in quattro "Diocesi" del Bangladesh: Dinajpur, Rajshahi, Dhaka e Chittagong. Sono una quarantina, aiutati da cinque "Sacerdoti" "Fidei Donum" di due "Diocesi" colombiane ("Sonsòn-Rio Negro" e "Santa Fé de Antioquia") e da alcuni "volontari laici" dell’"ALP" ("Associazione Laici Pime").

P. Piero Gheddo,
«Missione Bengala (1855-2010). I 155 anni del "Pime" in India e Bangladesh»,

"Emi 2010", pp. 512 + 32 di "documentazione fotografica".