MISSIONE SPERANZA

DAL BANGLADESH, P. CARLO DOTTI

PRECEDENTE     Missione in... "ufficio"!     SEGUENTE

Gestire una "missione" in un "Paese straniero"
significa anche sbrigare "pratiche burocratiche",
compilare "documenti", rinnovare "passaporti"...
Un lavoro "nascosto", ma di non poca importanza, per chi si trova in "prima linea".

P. CARLO DOTTI, Missionario del Pime in Bangladesh!

Isabella Mastroleo
("Missionari del Pime", Giugno-Luglio-Agosto 2010)

«Intervistare me? Perché? Non faccio niente d’interessante, solo "lavoro d’ufficio"...».
Così
Padre Carlo Dotti, 64 anni, si "schermisce" alla richiesta di rilasciare un’"intervista" per "Missionari del Pime". In Bangladesh da 36 anni, Padre Dotti è attualmente "Rettore" e "Procuratore" della casa del "Pime" di Dhaka, "capitale" del Bangladesh, città che conta oggi circa quindici milioni di abitanti. Il "lavoro d’ufficio" di cui parla consiste nello sbrigare varie "pratiche" con le "banche" o altri "uffici", per il rilascio di "visti", l’acquisto di "biglietti aerei" o altri "grattacapi burocratici" che i "Missionari" del "Pime" che operano in Bangladesh si trovano a dover affrontare.
Si tratta forse di un lavoro "nascosto", non in "prima linea", ma certamente non di poca importanza, perché la
"missione" è fatta anche di "carte" da controllare, "documenti" da compilare, "passaporti" da rinnovare, "visti" da richiedere e così via. «Nella casa del "Pime" di Dhaka, che si trova abbastanza vicina al centro della città – racconta Padre Carlo – , come residenti "fissi" siamo solamente in tre: io, Alessandro, che è un "Fratello" in "formazione", e un altro "laico". Ma praticamente non siamo mai soli, perché la casa è un "viavai" di altri "Missionari" e "Sacerdoti Diocesani" di passaggio».
In realtà, è facile intuire che restare lontano dall’effettivo "annuncio ad gentes" pesa un po’ a Padre Carlo, considerato il fatto che la carica di "Rettore" dura tre anni e che questo, per lui, è già il terzo "triennio"! «D’altra parte, non tutti sono adatti a questo tipo di lavoro – ci spiega – , né sarebbero disposti a venire ad abitare nella "capitale"». Dhaka, infatti, è una città estremamente "caotica", piena di gente sempre in movimento, con un traffico reso "convulso" da ogni tipo di mezzo di trasporto. Inoltre, gli impianti per la produzione di "energia elettrica" non sono sufficienti a rispondere alle richieste dell’intera città, per cui da Gennaio a Marzo spesso abbiamo avuto la "corrente elettrica" un’ora sì e un’ora no (eccetto, ovviamente, qualche "quartiere privilegiato", come il "Palazzo" del "Primo Ministro"...)».
Dal 1990, la casa del "Pime" di Dhaka sorge in una zona "strategica", non è lontana dal centro ed è abbastanza vicina alla stazione delle "corriere", che raggiungono tutte le località del "Paese". Quindi, effettivamente, è una zona di passaggio quasi obbligato per i vari "Missionari" del "Pime", che si spostano da una parte all’altra del Bangladesh, o che devono sbrigare "commissioni" di vario genere nella "capitale".
E a tutto questo pensa Padre Carlo, con la sua presenza "discreta" e "solerte". Lui, il Bangladesh, lo conosce bene, perché prima dell’attuale incarico nella "capitale" ha lavorato per molti anni in varie "missioni" del "Paese", tutte – curiosamente – che iniziano per "B": Boldipukur, Borni, Bonpara, Benedwar,
Bogra.
Oltre all’incarico di "Rettore" e "Procuratore", Padre Carlo celebra regolarmente la "Messa" in quattro "Conventi". E non solo. Negli ultimi anni si è delineato in maniera più precisa un suo "dono" particolare, che è quello della "Direzione Spirituale" dei giovani che si preparano a diventare "Sacerdoti". Chi l’ha detto che l’avere a che fare giorno dopo giorno con "pratiche burocratiche", soldi, "banche", "uffici" vari "inaridisce" le persone? Nel caso di Padre Dotti non è certamente così, visto che riesce a conciliare serenamente le sue funzioni di "Procuratore" e di "Direttore Spirituale".
«A me sembra che la cosa funzioni – commenta "modestamente" – , tanto che alcuni dei giovani che ho seguito e che sono ormai diventati "Preti", tornano ancora adesso a chiedermi di avere un "colloquio". Così, di solito dal Sabato pomeriggio alla Domenica mattina, sono in "Seminario" a completa disposizione dei giovani».
Infine, facendo un bilancio complessivo, com’è cambiata la "Società Bengalese" negli oltre trent’anni che Padre Carlo Dotti ha trascorso in "missione"? «Il "prodotto interno lordo" del "Paese" è aumentato e la "Società" si è "secolarizzata", ma come spesso succede anche in altri luoghi, con l’aumentare della "secolarizzazione" diminuisce l’attaccamento alla "fede", ai "valori etici"... È un discorso generale, che riguarda sia il mondo "islamico" sia quello "cristiano". Ricordiamo, tuttavia, che l’
"Islam" è la "religione" maggioritaria in Bangladesh e che proprio nell’ambito di questa "religione" è nata una spiccata reazione alla "secolarizzazione", spesso identificata con l’"Occidente". Questa evoluzione ha in parte influenzato anche il Bangladesh, anche se l’"Islam Bengalese" è moderato, perché in questo "Paese" la diffusione della "fede" è stata opera dei "Sufi", che sono "mistici" ed assolutamente contrari alla "violenza"».