Un
breve "ritratto" di P.
Valeriano Fraccaro,
Missionario del "Pime" ucciso ad Hong
Kong il 28
Settembre 1974.
"Perché mi cercano?"… Padre Valeriano se lo chiedeva ogni volta che suonava il campanello alla porta della sua residenza, in un villaggio di pescatori e di gente povera che stentava a metter sulla tavola il cibo per almeno un pasto al giorno.
Perché? Lo poteva sospettare il motivo di tante frequenti richieste. Il "Missionario" conosceva personali e segrete ricette per confezionare "dolciumi" simili a "panettoni", adatti come alimento non solo piacevole al palato ma anche altamente nutriente.
Ne modellava su diverse misure per soddisfare le necessità dei richiedenti: ora bambini orfani o affidati ai nonni, ora "vecchierelle" sole che dipendevano dall’elemosina dei buoni, ora mamme che si presentavano con "grappoli" di bambini aggrappati alle braccia o appollaiati sul dorso. Ce n’era per tutti: sembrava che il suo forno facesse miracoli di "lievitazioni". Le sue mani gonfie impastavano la sera tardi, dopo aver fatto visita ai parrocchiani sparsi sulle colline o alloggiati su barche "fatiscenti", adibite a tutti gli usi ed emergenze. Impastavano e durante le "ore piccole" sfornavano il prodotto.
Le mani piccole dei bambini o quelle "rinsecchite" delle persone anziane ricevevano, in genere con gratitudine e ammirazione per tanta carità gratuita. Chiedevano senza pretesa o arroganza e spesso ricambiavano con prodotti casalinghi: piccole stuoie di "bambù", cappelli di fibre vegetali, un vaso di fiori. Erano poveri ma non "accattoni", "nulla-tenenti" ma con un cuore che sapeva rivelare dignità e nobiltà d’animo.
Quando le scorte si esaurivano, P. Valeriano si ritirava in solitudine a pregare ringraziando per i tanti incontri, per aver ereditato dai suoi genitori l’arte del "pasticciere", per poter ammirare tanta dignità nelle persone semplici. Pregava facendo scorrere i grani del "Rosario", come fossero perle preziose fra le sue dita paffute. Anche in questo gesto continuava a essere il "Missionario" della carità che dispensa un aiuto "spirituale" a chi ha fame di Dio, fame di poterlo riconoscere "Padre" nei gesti paterni del "Missionario".
Che qualcuno un mattino forzasse la porta della sua residenza e si presentasse, non per chiedere pane, ma per chiedere la sua stessa vita, uccidendolo "barbaramente"… per noi resta un mistero inspiegabile e terribile. Il mistero non è mai stato risolto, nonostante le indagini della polizia, i sospetti di una "vendetta", di uno scambio di persona, di un "maniaco".
Mistero di un "martirio" che resta nei segreti del cuore di Dio.
Mistero di un Prete che, quando spezza il pane sull’altare, deve sempre pensare che anche la sua vita può essere spezzata in comunione con Cristo, "agnello innocente".
Non c’è per il Prete morte "inutile" o senza risposta a un "perché" su misura umana.