"Cristo regni!". Così eravamo abituati a salutare il Prete, quando lo si incontrava per le strade del paese. Non era saluto convenzionale, una qualche forma di linguaggio "propagandistico", un espediente per attirare i favori della persona più importante del villaggio, che precedeva quella del sindaco o del medico condotto. Era preghiera dettata dalla percezione che passava in mezzo a noi un’immagine di Cristo, la memoria di colui che programma e dirige i movimenti delle persone e tiene vivo il pensiero che a lui appartiene il "regno" e il potere di tutte le cose.
Che Cristo regni non lo si credeva tanto dalle "prediche" ascoltate, ma da quello che il Prete faceva: dai gesti, dalle scelte, dallo stile di vita, dalla serenità che sprigionava, dal suo essere presente nelle ore della gioia e della sofferenza, dal suo sostare in preghiera nella Chiesa, dalla sua prontezza a rispondere al campanello della "canonica".
Si faceva fatica a pensarlo un uomo solo: la sua solitudine era abitata dagli incontri con la gente che lui stesso cercava, o che a lui si rivolgeva per ogni necessità. Per questo, neppure noi avevamo la sensazione di essere soli. Non perché lui fosse una presenza "onnipotente": anzi, appariva come un uomo "disarmato", umile, "nulla-tenente". Tutti vennero a conoscere che a volte si privava dei suoi pasti per alimentare la mensa di qualche vedova o di qualche disoccupato. Era noto a tutti che nelle fondamenta della Chiesa aveva fatto sistemare un piccolo appartamento per un "trovatello", venuto da altri paesi, anziano, "mutilato di guerra", conosciuto come: "Beppo che fa volare gli Angeli". La storia nacque dal fatto che una notte invernale, mancando la legna per la stufa, aveva fatto fuoco con due Angioletti staccati da un Altare vecchio, nascosto in un ripostiglio. Ma il Prete benevolente lo aveva perdonato e lo considerava un "angelo custode" della Parrocchia.
Noi avevamo capito che ogni mancanza di rispetto per Beppo suonava come un’offesa a chi gli aveva voluto tanto bene…
"Cristo regni!": suonava come un’invocazione, una "litania", che seguiva i passi del Prete lungo le vie del paese, non perché lui avesse bisogno di ricordarsi di Cristo. Eravamo noi a sentire il dovere di esprimere la gratitudine per il segno eloquente di una presenza!
P. Luciano Lazzeri