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4 ottobre 2009
XXVII Domenica del Tempo Ordinario B
Gn 2,18-24 Eb 2,9-11 Mc 10,2-16

DUE IN UNA VITA SOLA

La seconda lettura e la finale di questo brano di Vangelo, sembrano indipendenti dall’idea fondamentale di quest’oggi. Dio ha creato la famiglia e Gesù benedice e santifica la famiglia.

Nella seconda lettura, scrivendo agli Ebrei, l’autore, certamente un discepolo di Paolo che approfondisce alcune idee dell’Apostolo, dice che Gesù, che ha ricevuto qualche cosa che lo avvicina molto agli angeli, ha voluto che tutti noi fossimo suoi fratelli.

Cosa vuol dire che Gesù è di poco inferiore agli angeli?

Per vivere la vita di chi Egli voleva salvare, si è fatto umano. La natura umana è inferiore alla natura degli angeli, per cui Gesù-uomo, non è come gli angeli, difatti ha sofferto, ha imparato piano piano qualcosa, almeno quando era bambino, ha faticato per convincere coloro che aveva vicino. Gesù è Dio ed è uomo. Quando noi diciamo: Gesù, nato da Maria, morto sulla croce, risorto … diciamo che la Sua natura è come la nostra, ...più completa! … totale! ma la Sua perfezione l’ha raggiunta quando è risorto. Prima – la stessa lettera lo dice – ha imparato l’obbedienza, soffrendo, e lo ha fatto, per permettere anche a noi di venire a contatto completo con il MISTERO, cioè con DIO. Come? Crescendo. Se stesso, come persona era Dio, ma ha voluto vivere anche questa parte umana.

Difficile? Tutti i misteri sono difficili; più ci entriamo dentro, più li comprendiamo. Come facciamo? Lo dice Gesù: bisogna essere come i bambini; attaccarci a chi sa e camminare con chi sa.

Mi pare che la bella immagine è proprio quella del bambino, che tiene per mano mamma e papà: cammina, prendendo qualcosa dalla mamma, prendendo qualcosa dal papà e andando avanti.

Bisogna essere così. Bisogna andare verso Dio, sapendo che qualcosa abbiamo capito, ma che qualcosa capiremo ancora di più, proprio facendone l’esperienza. Ecco il tema principale.

La sapete tutti quella bella pagina della Creazione. Racconta che Dio ha fatto l’uomo, gli ha messo a disposizione gli animali perché diventasse il dominatore del cosmo; del cosmo vivo, morto, inanimato. L’uomo però soffriva, era solo e allora gli ha messo accanto l’"uoma"– non è nel vocabolario italiano, lo so, e allora mi servo della lingua ebraica: uomo si dice ísch, donna si dice ischá e li traduco "uomo" e "uoma" - perché siano una vita sola.

Una vita sola, vuol dire che insieme formano l’umanità. L’uno non è completo se non tiene conto che c’è anche l’altra. Dio ha bisogno di icone, di figure che lo rappresentino. Se leggo le prime pagine della Bibbia e leggo tutto il Vangelo non trovo altro che questo.

Ho bisogno – dice a ciascuno di noi – che tu mi rappresenti, e perché io sia rappresentato in modo completo ho bisogno di due messi insieme … Così vi sorreggete. Così vi donate totalmente l’uno all’altro.

Questa donazione completa, fa vedere che rappresentate Dio che è AMORE, soltanto AMORE, tutto AMOREMi rappresentate debolmente – dice Dio - ma mi rappresentate così, amandovi. Dio, però, non ha detto che dobbiamo essere coinvolti solo col sentimento; è la nostra natura che ci coinvolge emotivamente quando vogliamo bene a qualcuno. La vita di famiglia è questa: servizio! disponibilità! capacità di ascolto! accoglienza, data e ricevuta! …

Sì, è una bella poesia, che inizia così, e che poi dimostra che è più profonda ancora quando le cose diventano difficili, quando si va avanti con sacrificio, ma con sacrificio che diventa Amore.

Ma, allora, perché non tutti? Non tutti, perché qualcuno decide di parlare di questo, senza tener conto dei propri difetti: tocca a me e ve ne parlo senza tener conto che io sarei incapace come siete tutti voi …

Tra i Padri della Chiesa, Tertulliano – sposato, avvocato - è autore di molti libri; ne ha scritto due proprio sul matrimonio: uno è intitolato L’unicità delle nozze, l’altro Alla consorte. Ve ne leggo poche righe, per farvi sentire come egli riassume tutto questo:

Quale coppia è mai quella dei due cristiani, uniti in una sola speranza, da una sola aspirazione, da una sola disciplina: lo stesso servizio di Dio. Ambedue sono fratelli, uguali tutti e due in quel lavoro di servizio; tra di essi nessuna separazione non nello spirito, non nella carne, al contrario: veramente DUE IN UNA SOLA VITA (…).

Tutti e due si riconoscono in perfetta uguaglianza, si prostrano insieme davanti a Dio, si avvoltolano l’uno con l’altro, osservano insieme le prescrizioni del digiuno, a vicenda si istruiscono, a vicenda si esortano, a vicenda si confortano.

Che bello! Sì, il matrimonio è servizio di Dio, non è una cosa privata: è una cosa pubblica, ecclesiale, collettiva, proprio perché tu, volendo bene a tua moglie, tu, volendo bene a tuo marito, rappresenti Dio che vuol bene. Lo so che non si riesce a voler bene come Dio, però si fa il tentativo e da quel tentativo nasce l’unità della famiglia, nasce l’inizio della famiglia numerosa, nasce l’inizio di una famiglia. Il figlio, non è altro che il ponte che unisce definitivamente per i secoli futuri l’uomo e la donna.

In un film sudamericano, intitolato Las bodas de platas – non so se è stato tradotto in italiano – si celebra il venticinquesimo anniversario di nozze di una coppia.

Un vecchio padre consola suo figlio, il quale non vuole celebrare il venticinquesimo, perché il suo matrimonio non è sereno, non è felice, sembra che non vada bene. Questo vecchio dice: Ci sono tante macchine che sono basate proprio sugli ingranaggi. Se una rotellina si arrugginisce, l’altra, che è forte, la pulisce, e, andando avanti, la ruggine passa. C’è la ruggine quando si sta fermi, quando viene dentro il pericolo, che non è altro che l’acqua per il ferro …

Diventa tu la rotellina buona per togliere la ruggine dall’altra rotellina, perché se si ferma una rotellina, tutto l’ingranaggio si ferma. Tu stai fermando qualche cosa nel mondo. Va’ avanti. Fatti aiutare da Dio.

Ci sono delle famiglie che non riescono ad essere serene; altre addirittura si separano; ci sono delle famiglie che sono fatte da due "isolati". Chi crede nel mistero di Dio, deve dire: Quello che facevamo in due, adesso, io lo faccio da solo. Voglio rappresentare l’amore di Dio che continua a sperare, che continua a voler bene, che continua a ricordarsi del Signore.

Si tratta di qualche cosa di molto importante. Non dimentichiamoci - con le cose pratiche, con il pensiero di quella persona, con il pensiero di quel fatto, con il ricordo di quel momento difficile - che noi stiamo lavorando per metter in evidenza la figura del Signore.

« Dio è AMORE » - dice S. Giovanni ben due volte nella sua prima lettera, che meriterebbe di essere meditata, letta e messa bene in evidenza-. E se Dio è Amore, per dirlo, prima si è fatto uomo, poi se n’è andato, e dice a tutti noi:

Rappresentami bene. Ho bisogno di te.