Con questa
"lettera" dalla Cambogia,
Padre Luca ci aggiorna sulla vita
della piccola "comunità cattolica" di Kdol Leu.
Dove il "Regno di Dio" è un "granello di riso" che cresce
nel "silenzio".
P.
Luca Bolelli
("Missionari
del Pime", Febbraio 2010)
Carissimi, dai primi di
Novembre ho traslocato da Prey
Veng, dove avevo
trascorso l’ultimo anno, a Kdol
Leu, dove
risiederò per questo terzo anno.
Ad accogliermi, il volto amico di Padre Ivan, "Missionario
ecuadoregno" mio coetaneo, e la piccola "comunità cattolica".
Piccola fino a un certo punto, perché se comparata al resto della Cambogia,
le quasi 250 persone che la compongono si possono definire un "Parrocchione"!
Ad esempio, a Prey Veng i "cattolici" erano solo una trentina, tutti
"vietnamiti" a parte due, mentre a Kdol Leu sono tutti
"khmer" e sono "cattolici" da parecchi anni. La prima
realtà "cristiana", infatti, risale a circa 130 anni fa, quando un
gruppo di "schiavi" venne affrancato da Padre Lazar,
"Missionario" francese. All’epoca erano tutti
"vietnamiti", col tempo si aggiunsero anche alcuni "khmer",
fino a quando i "Khmer
Rossi"
scacciarono i "vietnamiti" e rimasero solo "khmer". Tuttora
sono viventi alcuni dei grandi "vecchi", già "cristiani"
prima di Pol
Pot, che hanno
conservato la "fede" in quel lembo di Mekong così pesantemente
martoriato. Pensate che la vecchia "Chiesa" è stata abbattuta dai
"bombardamenti" americani durante la "guerra" in Vietnam
(temevano che in questa zona ci fossero assembramenti "Vietkong").
Morirono parecchie persone, tra cui Padre Rapang, "Missionario"
francese che aveva deciso di rimanere al suo posto e condividere il destino
della gente.
In uno dei "bombardamenti", la giovane Jein rimase quasi totalmente
sorda, ma sopravvisse. Negli "Anni Ottanta", quando ricominciò una
vita quasi normale, fu attorno a lei che ripresero a raccogliersi i vecchi
"cristiani" e ad aggiungersi col tempo nuove persone, creando un
movimento di simpatia verso il "cristianesimo" che dura fino a oggi.
Pensate che il "gruppo giovani" è composto da circa 70 ragazzi e
ragazze.
Kdol Leu è un "villaggio agricolo", che si distende su un’unica
strada, con il fiume Mekong a sinistra e le vaste risaie a destra. La "rete
elettrica" non è ancora arrivata e la strada è un "saliscendi"
di buche. Hanno promesso che nel prossimo anno porteranno la luce e ripareranno
la strada. Lo credo e lo spero, anche perché la Cambogia, nonostante la
"crisi economica" che è arrivata anche qui, dagli anni della
"pacificazione sociale" si sta lentamente "modernizzando".
Lo si vede soprattutto a Phnom Penh, dove ogni giorno crescono palazzi nuovi,
tra cui il primo vero e proprio "grattacielo", 42 piani rivestiti di
"vetro dorato".
Il cuore e la mente della gente a Kdol Leu sono in risaia. In questi giorni si
stanno "trapiantando" le piantine di riso. Tutti sono coinvolti. Se
fate una passeggiata lungo il "villaggio", incontrerete solo i bimbi
più piccoli e gli anziani più… anziani, e qualche famiglia
"povera" che, non avendo risaie, si dedica alla lavorazione del
"bambù", intrecciando ceste e canestri per i mercati della zona.
Io condivido per quanto possibile la loro vita. La mia giornata, infatti, è
molto semplice; al mattino "preghiera", con le grida dei bimbi dell’"asilo"
di sotto che si intrecciano con quelle dei "Salmi"; un po’di studio
del "khmer" e visita alle famiglie. Al pomeriggio
"sonnellino" sotto il tetto rovente di casa; ancora un po’ di
studio, visita alle famiglie e "Messa" con l’immancabile "ming"
(zia) Sokha, una decina di "cristiani", un centinaio di insetti e l’inossidabile
"generatore" che fa da sottofondo alle nostre "liturgie".
Le fatiche non mancano. Visitando le famiglie, mi accorgo di quanta sofferenza
si nasconde dietro a splendidi sorrisi. Ma ricevo molta forza dal vedere come
tante persone lottano e si spendono. Come, ad esempio, Srey Aem. Prima di nove
figli, fin da piccola si è sacrificata per i fratellini, fino a decidere di
andare in Cina con una delle varie "agenzie" che "esportano"
spose cambogiane negli altri "Paesi Asiatici". Qualcuna più fortunata
riesce poi a mandare a casa un aiuto effettivo, ma la maggior parte se non
finisce in brutti "giri", è condannata alla "schiavitù
domestica". Grazie a Padre Gerald, Srey Aem si è convinta a non partire e
ora, nonostante abbia studiato solo fino alla "prima elementare", dopo
alcuni anni di "formazione professionale" presso le "Suore
Salesiane" a Phnom Penh, è la "maestra" responsabile del nostro
"asilo"… e anche quella che parla "inglese" meglio di
tutti al "villaggio"!
Sono solo alcuni "frammenti" di vita in questa terra: spero siano
sufficienti a comunicarvi come anche qui il "Regno dei Cieli" come un
"granello" (di riso!), lentamente e silenziosamente, cresce e si
sviluppa!