P. SIMONE CAELLI

MISSIONE AMICIZIA     Dall’India alle Filippine...     DIARIO

Dopo l’"esperienza" in India,
Padre Simone Caelli è pronto a iniziare la sua nuova "missione",
presso il "Centro Euntes" di Zamboanga, nell'"Isola" di Mindanao.

P. SIMONE CAELLI, Missionario del Pime nelle Filippine!

Isabella Mastroleo
("Missionari del Pime", Aprile 2010)

Chi "bazzicava" qualche anno fa, per un motivo o per l’altro, il "Centro Pime" di Milano, l’avrà sicuramente incontrato almeno una volta, indaffarato ma sempre disponibile, per i corridoi o nel cortile dell’"Istituto". Dal 2000 al 2005, Padre Simone Caelli è stato, infatti, l’"anima" dell’"Ufficio Mondialità", che muoveva allora i suoi primi passi, ma anche un "animatore" instancabile e "vulcanico".
Ha quindi suscitato in tutti grande gioia, e altrettanta sorpresa, rivederlo, poco tempo fa, ripercorrere quegli stessi corridoi del "Pime" che aveva definitivamente lasciato per partire per la tanto sospirata "missione": l’
India!
"Che cosa ci fai qui?", è stata la prima, scontatissima "domanda", quando Padre Simone ha accettato di rilasciare un’"intervista" per "Missionari del Pime". «Sono rientrato in Italia per breve tempo – risponde – , ma sono già in partenza per la mia nuova "destinazione": le Filippine! La mia esperienza in India è durata poco più di tre anni ed è stata molto importante per la mia "formazione’, ma purtroppo è venuta meno, per vari motivi, la possibilità di restare in quel "Paese", mentre si è aperta la prospettiva di andare nelle
Filippine, all’"Euntes", un "centro" di "formazione missionaria" fondato dal "Pime" a Zamboanga».
Conoscendo Padre Simone, è facile immaginare che nei tre anni che ha trascorso in India non è certo rimasto a girare i pollici. Infatti: «Dopo il primo periodo trascorso in una "Comunità" del "Pime" – racconta – , sono andato a vivere da solo in un "mono-locale" di un quartiere "medio-basso" di
Chennai, la "capitale" del Tamil Nadu. Intanto mi sono iscritto all’"Università" di Madras, che è "statale" ed è una delle tre più "antiche" dell’India, e ho preso il "Master" in "Studi Cristiani". È frequentata per la maggior parte da indiani, ma è uno dei "centri universitari "con il numero più alto di "stranieri". Non si può quindi dire che io abbia svolto un’attività "pastorale" ordinaria, ma ho avuto la possibilità di entrare in contatto con la gente e vivere in mezzo a loro. Basti pensare che la mia padrona di casa era una signora "induista", incuriosita dal fatto che un uomo "bianco", e "religioso" per giunta, vivesse lì da solo come me. Però mi chiedeva sempre di pregare per lei, pur frequentando assiduamente il "tempio induista". Poi si preoccupava anche di cose molto "concrete": se stavo bene, se avevo mangiato a sufficienza, eccetera. Era una forma di "dialogo" di vita anche questa. Il mio vicino di casa, inoltre, era un "protestante" e di fronte c’erano dei "musulmani"».
«In tutta l’India, i "cristiani" sono in media il 2,5% della popolazione», ci spiega pazientemente Padre Simone, «mentre nel Tamil Nadu salgono al 6%». «In questo "Stato" del "Sud" dell’India, infatti, il "cristianesimo" è presente sin dai suoi albori. La "tradizione" vuole che
San Tommaso sia andato proprio lì a predicare il "Vangelo" e la "Cattedrale" di Chennai è costruita sulla presunta "Tomba" dell’"Apostolo". All’"Università" ho fatto una ricerca sull’esperienza del "Pellegrinaggio" e, nell’ambito di tale ricerca, ho intervistato un centinaio di persone che andavano a visitare un "Santuario Cattolico" dedicato a "Sant’Antonio da Padova", a Chennai. Ebbene, la maggior parte delle persone che ho intervistato erano "induisti"! A Chennai sono molto devoti a Sant’Antonio. Un tratto tipico degli indiani è, infatti, la sensibilità a ciò che è "spirituale", anche se non appartiene alla loro "religione". Questo, detto tra parentesi, era l’argomento della "tesi" del mio "Master"».
"Dall’India alle Filippine, sei pronto?". «Certo, parto con entusiasmo per la mia nuova "missione". Lavorerò al "Centro Euntes" con
Padre Giulio Mariani. Ancora una volta non avrò una funzione "pastorale" ordinaria, non sarò cioè il classico "Missionario" che va a fare il "Parroco". L’"Euntes" è un luogo di "formazione" e gli "studi" che ho fatto mi verranno utili. Non so ancora quale "lingua" imparerò. In India non ho mai imparato una "lingua locale", perché non era ancora ben chiaro quale sarebbe stata la mia "missione" effettiva. Ma nelle Filippine dovrò sicuramente imparare la "lingua" del posto, anche se non so di preciso quale delle diverse parlate nel "Paese" ("tagalog", "cebuano"...). Meno male che ce ne sono meno che in India!».