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Una "Briciola" da Fang: Aprile 2010...

Gli "Ostelli" di Fang

La missione di Fang, in Thailandia,
dove operano
Padre Claudio Corti e Padre Massimo Bolgan,
gestisce due "ostelli" per i figli delle "tribù dei monti",
offrendo ai piccoli ospiti
la possibilità di frequentare la scuola,
che altrimenti non si potrebbero permettere.

P. CLAUDIO CORTI, Missionario del Pime in Thailandia!

A cura dell’"Ufficio Aiuto Missioni"
("Missionari del Pime", Agosto-Settembre 2009)

Approfittando di un suo breve rientro in Italia, abbiamo chiesto a Padre Claudio Corti di spiegarci meglio l’importanza degli "ostelli" cattolici nel Nord della Thailandia e le esigenze dei bambini che vi sono ospitati, molti dei quali sostenuti "a distanza".

Perché la necessità di ospitare i bambini in ostelli?

Per rispondere a questa domanda occorre presentare velocemente la situazione della Chiesa in Thailandia, che varia notevolmente a seconda della zona. Infatti la Chiesa che si trova a Bangkok, la capitale con più di 10 milioni di abitanti, ha da sempre "investito" nella pastorale dell’educazione (quasi tutte le parrocchie gestiscono grandi scuole), mentre la Diocesi di Chiang Mai – che comprende tutto il Nord della Thailandia – ha da sempre, e con frutto, puntato verso l’"evangelizzazione" delle cosiddette "tribù dei monti". La maggioranza dei cattolici del Nord della Thailandia vive sui monti, lontano dai centri urbani e senza strutture essenziali, come scuola e ospedale. Di qui la necessità di accogliere negli ostelli i bambini per garantire loro una formazione scolastica e cristiana.

Quanti ostelli segue la parrocchia di Fang? E quanti bambini?

La parrocchia di Fang "gestisce" due ostelli. Il primo a Fang, dedicato all’"Epifania", è stato iniziato più di 35 anni fa e ci vivono 100 bambini/e dai 5 ai 15/16 anni di età. Una trentina di loro frequenta la scuola materna nella missione stessa, gli altri le scuole primaria e secondaria nella cittadina di Fang.
Il secondo ostello, aperto circa 15 anni fa e dedicato alla "Santissima Trinità", si trova nel paesotto di Ban Thoet Thai – a circa due ore di macchina da Fang – e ci vivono 67 bambini/e che frequentano la scuola primaria locale.

Che tipo di aiuto ricevono i bambini seguiti con le "adozioni a distanza"?

Grazie al programma delle "adozioni a distanza" copriamo la maggior parte delle spese scolastiche (uniformi, scarpe, materiale scolastico, pranzo, trasporto dalla missione alla scuola, maestri di sostegno, eccetera), quelle del vitto e dell’alloggio e i salari degli educatori (10 persone per circa 170 bambini). Gli aiuti delle adozioni sono preziosissimi e necessari, anche se non riescono a coprire tutte le spese, perché in Thailandia il costo della vita è in aumento. Voglio, in ogni caso, approfittare dell’occasione per ringraziare i responsabili del programma e gli adottanti per la loro collaborazione "finanziaria" e "spirituale" nell’educare i bambini della missione di Fang.

Fino a che età possono essere accolti in ostello? E dopo che futuro li aspetta?

Al termine del ciclo scolastico c’è sempre un momento di "crisi", perché i ragazzi non sanno che cosa fare e i loro genitori, sempre vissuti sui monti, non sono in grado di dare suggerimenti. A questa "crisi" cerchiamo di dare una risposta noi Missionari attraverso un dialogo costante con i ragazzi/e di terza media. Alcuni continuano le superiori nelle scuole cattoliche presenti in Diocesi, altri frequentano la scuola tecnica professionale gestita dai "Salesiani" a Bangkok, altri ancora decidono per scuole superiori suggerite dai parenti. Alcuni poi – noi cerchiamo sempre di dissuaderli, spesso senza riuscirci – vanno a lavorare in città mescolandosi alla "manodopera a basso costo" (2-3 euro al giorno) che riempie le metropoli thailandesi.

Quali sono i principali problemi che devono affrontare le famiglie della zona?

Oltre alle problematiche tipiche in un paese in via di sviluppo (povertà, debiti, mancanza di cittadinanza, carenza di servizi medici), le famiglie si sentono inadeguate di fronte alla società moderna. La veloce "secolarizzazione" ha fatto aumentare a dismisura le esigenze della gente: una casa stabile, la televisione, il motorino, il frigo, il cellulare, tanti vestiti. Il problema è che non ci sono soldi per tutte queste cose e, di conseguenza, si mandano i figli piccoli a lavorare in città, ci si copre di debiti difficilmente ripagabili, ci si lascia coinvolgere in attività illecite (soprattutto il commercio della droga).
Anche la distanza tra genitori e figli è in aumento. I genitori sono spesso analfabeti e hanno sempre vissuto in villaggi sulle montagne, sopravvivendo giorno dopo giorno con la coltivazione del riso, con la caccia e la pesca. I figli, al contrario, sono ormai inseriti in una società che li allontana dalle loro origini e che considera i loro costumi e modi di vita superati e inutili.
La missione, proprio tramite gli ostelli, cerca di fungere da collegamento tra genitori e figli, educando i figli e visitando costantemente i genitori nei villaggi.