MISSIONE INDIA

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e la sua «grandezza di umile "servo" del Signore»

Ai funerali del Missionario del "Pime", circa 40mila persone,
tra cui tre "Ministri" dello Stato e la comunità "indù".
Mons. Joji, Vescovo della capitale dell’Andhra Pradesh,
ricorda «il lavoro instancabile per l’emancipazione sociale dei "dalit" e dei "lebbrosi"».
Ma soprattutto era «un "santo" Sacerdote».

P. AUGUSTO COLOMBO (1927-2009), Missionario del Pime in India!
Immagini dal Funerale di Padre Augusto Colombo (Hyderabad, 2/9/'09)...

Da Hyderabad
("AsiaNews", 3/9/’09)

Circa 40mile persone hanno dato l’ultimo saluto a P. Augusto Colombo, Missionario del "Pime", scomparso nella notte del 31 Agosto all’età di 82 anni. Il funerale si è svolto nell’"ashram" "Kristu Jyoti" e per volontà del Sacerdote il corpo è stato sepolto nel Santuario del "Bambino Gesù" di Warangal, nell’Andhra Pradesh.

«Il funerale è stato una testimonianza della grandezza di questo umile "servo" del Signore», afferma ad "AsiaNews" Mons. Marampudi Joji, Arcivescovo di Hyderabad. «Alle esequie erano presenti tre "Ministri" dello Stato, tre membri del "Parlamento", la comunità "indù" della zona, quattro Vescovi e circa 200 tra Sacerdoti, "religiosi" e "religiose"».

«Solo pochi mesi fa, nel Maggio di quest’anno – racconta Mons. Joji – , avevo passato con lui una decina di giorni a Ooty, discutendo del lavoro del "Pime" nell’Andhra Pradesh. Da quando i Padri del "Pime" sono arrivati in India, nel 1855, hanno portato avanti con dedizione un duro lavoro. Il loro amore e la compassione per la gente ha permesso alla popolazione di vivere con dignità e di prendere coscienza del proprio valore: questo è stato il più grande dono che hanno portato. Hanno sostenuto l’emancipazione dei "dalit" e dei "lebbrosi", portando un cambiamento di vita nelle due fasce sociali più "emarginate" della popolazione».

P. Colombo parlava in modo sciolto il "telugu", la lingua dello Stato, e comunicava con la gente dei villaggi nel loro "dialetto". Anche per questo era considerato un membro della comunità a tutti gli effetti, "indiano tra gli indiani". Ricordandone l’opera di Missionario ed «il lavoro instancabile per l’emancipazione sociale della popolazione», il Vescovo di Hyderabad afferma: «Oggi i più poveri e gli "emarginati" nei Distretti di Khammam e Warangal, i "fuori-casta" nel senso letterale del termine, quelli che vivono alla "mercè" della maggioranza e del volere delle comunità più forti, vivono con dignità e sono autosufficienti».

Di P. Colombo Mons. Joji ricorda che «soprattutto era un "santo" Sacerdote». «La sua esistenza è stata una testimonianza del "Vangelo". La sua vita ed il suo lavoro sono stati lo strumento per portare tanti a servire Dio e le altre persone bisognose. Egli ha amato davvero ed è stato un "padre" per tantissimi poveri delle campagne. Oggi so di aver perso un caro amico».