"MISSIONE CIAD"

PRECEDENTE     Il "guardiano" del "ponte"!     SEGUENTE

In Ciad, la "vita" non è facile.
Né per i padri di famiglia, che a volte diventano "matti",
né per i bambini, che non possono permettersi il "dopo-scuola".

P. LUCA DAL BO, Missionario del Pime in Camerun ed in Ciad!

P. LUCA DAL BO
("Missionari del Pime", Ottobre 2011)

Qui in Ciad la stagione delle piogge è iniziata, anche se non piove molto! Nella zona dove mi trovo, però, siamo fortunati perché le piogge settimanali cadono con regolarità e questo ha permesso al raccolto di crescere, garantendo cibo per i prossimi sei mesi. In altre zone, invece, devono ancora seminare, e questo è un grosso problema!
Le attività pastorali si sono concluse, perché in questo periodo tutti, grandi e piccini, sono impegnati a zappare nei campi: così ne approfitto per risistemare la casa dove abitiamo e le Sale Parrocchiali. Sono lavori di manutenzione come tappare i buchi nel tetto, sistemare qualche crepa nei muri, tagliare l’erba attorno alla casa (per evitare che i serpenti prendano possesso del giardino!). Piccoli lavori che mi tengono occupato, perché qualche problema c’è sempre: un rubinetto che si guasta, il gruppo elettrogeno che non funziona, il frigo a petrolio che prende fuoco o che non funziona...
Vorrei ora parlarvi di un amico! Si chiama
Gilbert e l’ho conosciuto qualche mese fa. Una volta era un insegnante di Francese tra i più bravi, adesso fa il guardiano del ponte dietro la "Missione". Passa tutto il giorno ad aggiustare la strada: sostituisce i sassi grandi con altri più piccoli e con la terra rossa, che è molto adatta in caso di pioggia. Da due anni, è diventato "matto": ha lasciato la famiglia (moglie e dodici figli), e vive sul ponte sotto un albero.
Gilbert è molto buono, non fa discorsi strani, non parla da solo o a vanvera. La sua "missione", come dice lui, è sistemare la strada e conservare il ponte in buone condizioni. Quello che fa è comunque molto utile perché, in questo periodo, tutti sono costretti a passare per il suo ponte! Non chiede nulla, ma la gente gli dà qualche moneta per il suo servizio. Anche la polizia lo lascia in pace, per fortuna!
Da qualche tempo, siamo diventati molto amici: la sera viene in "missione" a riempire le sue tre bottiglie di acqua, mi racconta quello che ha fatto durante la giornata, e poi riparte a guardare il suo ponte, e a controllare che gli ippopotami non attacchino la gente sulla strada. Io lo ascolto volentieri! A volte mi invita a casa sua e io, di sovente, al tramonto, gli faccio visita sotto il suo albero. Non ha neppure una sedia da offrirmi, ci si siede sui sassi. Non ha nulla da darmi, se non un panorama stupendo e un’amicizia sincera. Raramente gli do qualcosa, ma l’altro giorno aveva lavorato tutto il giorno sulla strada e nessuno gli aveva dato nulla, così gli ho allungato una moneta da 500 Franchi (meno di un Euro). Pensavo che la usasse per comprarsi da mangiare, ma due giorni dopo è venuto a dirmi che non mangiava da tre giorni e se potevo dargli un po’ di farina! Gli ho chiesto che cosa ne avesse fatto di quei 500 miseri Franchi, e lui mi ha risposto: «Padre, li ho dati a mia moglie per sfamare i bambini! Io sono un po’ strano, lo so, ma so anche che mia moglie soffre con i miei figli...».
Gli ho dato la farina, qualche dado, cipolle, fagioli e mille Franchi. È partito "stracontento"! Io mi sono sentito male perché, in fondo, avrei potuto dargli di più o dargli qualcosa più spesso... Ho incontrato Gilbert nei giorni seguenti e lui mi ha tranquillizzato dicendomi che, se avesse avuto bisogno, sarebbe venuto a chiedermelo: in caso contrario si sarebbe arrangiato con le offerte della gente. Io comunque, ogni tanto, un po’ di farina e di cipolle gliele do lo stesso!
In Parrocchia abbiamo anche iniziato il "dopo-scuola" per i bambini. Una buona partecipazione, ma la maggior parte sono figli di funzionari e di commercianti
Musulmani. Il quartiere dove mi trovo è pieno di bambini, ma nessuno si è iscritto! Quando ho chiesto loro il perché, mi hanno risposto che non c’erano soldi. Il mio Parroco, in Italia, mi aveva fatto delle offerte per l’allevamento delle capre: così sono andato dalle mamme e dai papà e ho chiesto loro il permesso di iscrivere i figli al "dopo-scuola" e di comprare loro un vestito (non potevo mandarli a scuola mezzi nudi e con due stracci sporchi!). Avuto il consenso, ho iscritto una decina di bambini, ai quali ho fatto fare un vestito e comprato quaderni e penne. In cambio, ho chiesto loro che mi portassero un po’ d’erba per le mie capre. Ed è così che, al mattino, cercano l’erba e al pomeriggio vanno al "dopo-scuola". Loro sono felici, e i genitori riconoscenti!