"MISSIONE FILIPPINE"

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La "coincidenza" del 25° "Anniversario" del "Martirio" di Padre Tullio Favali,
e dell’"Anno Sacerdotale",
ci spinge a ripercorrere la "vita" del nostro indimenticabile "Confratello".

P. TULLIO FAVALI (1946-1985), Missionario del Pime e Martire nelle Filippine!

P. Gianni Criveller
("Missionari del Pime", Aprile 2010)

Tullio era entrato nel "Seminario Diocesano" di Mantova da piccolo e, giunto alla soglia dell’"Ordinazione" – mancava solo un anno e mezzo – decise di intraprendere un personalissimo percorso di "confronto" con la vita. Erano gli "Anni ’70": Tullio scelse di viverli davvero. In quegli otto anni prestò il "servizio militare" e passò da un lavoro all’altro, tutti molto "umili", e spesso in condizione di "sfruttamento". Otto anni di "realtà" portano frutto: Tullio lo scrive in una "lettera" con la quale, nel 1978, chiese di essere ammesso al "Pime". Uno "scritto" di disarmante "sincerità", in cui racconta la sua «verifica del problema "affettivo", di ricerca di "indipendenza" e di vita "autonoma" al di fuori di un ambiente "protettivo" e poi l’esigenza di "concretezza"e di "azione", l’insofferenza per un lavoro strettamente "intellettuale", la paura di incarnare la figura del "Prete", conscio dei miei "limiti", il sentirmi "disarmato" di fronte a un mondo "potente" che travolge, non possedere "cuor di leone" capace di imporsi sugli altri». Tullio ritrova la "chiamata" a essere "Prete" di Gesù, «la sostanza della mia vita», a un livello molto più consapevole e "maturo", avendo sperimentato la «"solidarietà" con gli "ultimi" nel condividere la "durezza" della vita». È il Tullio che abbiamo conosciuto negli anni del "Seminario" di Monza (1978-1981): un giovane sincero, "umile", sereno, "maturo" e perciò capace davvero di rimettersi in gioco. Di lui ci rimane impresso quel sorriso splendidamente "autentico", così in contrasto con le tristi "arrabbiature" di tanti altri allora.
Nell’Isola di
Mindanao, nelle Filippine, Tullio si trova in una situazione terribile di "oppressione", "ingiustizia", "violenza" e paura. In quel contesto, vuole essere un "Prete" per la sua gente. Nelle sue "lettere" Tullio si esprime con una chiarezza insuperabile, ed è giusto lasciare spazio alla sua suggestiva lezione di "Sacerdozio" messo in pratica: «La "Chiesa" si fa solidale e alza la voce di "protesta", in difesa degli "oppressi". Spesso i "poveri" e gli "indifesi" trovano unico appoggio e sostegno nella "Chiesa", che si muove tra molte difficoltà e con poco risultato, dovendo affrontare un "potere" troppo forte e "corrotto". Siamo dunque un segno di "speranza" e promotori della "giustizia"... C’è bisogno di un "risanamento" generale, che richiede molto tempo, attraverso un’"educazione" ai "valori umani", ai "diritti fondamentali" dell’uomo, alla "giustizia". Senz’altro questo è uno dei nostri intenti, come "Preti". Il nostro lavoro "pastorale" si svolge tra la gente di condizioni più "umili" e il nostro stile di vita tende a uniformarsi allo stile semplice ed "essenziale" della gente "comune", (…) e ciò come scelta di vita e non semplicemente condizione sofferta e "subita". Mi accorgo che il "Prete" gioca un ruolo importante e che la gente si aspetta molto da lui. È una persona a cui fanno riferimento per ogni bisogno e necessità. Auguro a me stesso di potermi sentire sempre più partecipe e coinvolto nel cammino di questo "popolo", duramente provato dalla sofferenza».
Tullio fu assassinato da "fanatici" sostenitori del "regime dittatoriale" di Marcos, che consideravano i "Preti" impegnati per la "giustizia" come "simpatizzanti" del "comunismo". Eppure Tullio, noi l’abbiamo conosciuto bene, era totalmente estraneo all’"ideologia", era "Prete" e basta, "Prete" di Gesù per il suo "popolo" sofferente: «Non mi resta che immergermi in questo mondo e camminare a fianco di questa gente, nella "comunione fraterna" e "condivisione". Il lavoro è tanto e il compito affidatoci è grande: però non siamo soli, un "Altro" ci sorregge e viene incontro alla nostra "debolezza"».
Quando, nella primavera del 1986, ho scritto la "vita" di Tullio per la "tesina" del "diploma" di "teologia", ho avuto il privilegio di "intervistare" la mamma, la sorella e tanti amici di Tullio. Ho potuto leggere tante sue bellissime "lettere". In una "lettera" scritta a Letizia ho trovato questa "preghiera", che a Tullio era uscita di getto, segno che era animato da una sincera "vita interiore". L’ho scelta per il "cartoncino" della mia "Ordinazione Sacerdotale" e, dopo 25 anni, la desidero riproporre: c’è molto della "sensibilità" di Tullio e di come viveva la sua "missione" di "Prete".

«Dacci, o Signore, la forza di rinnovare ogni giorno il nostro impegno, dacci il coraggio di continuare nei momenti di oscurità, illumina le nostre menti perché possiamo trovare le vie migliori per arrivare al cuore dei nostri fratelli. Mantienici svegli perché siamo tentati di adagiarci. Dacci la passione per gli altri, anche se ciò comporta maggiore sofferenza. Grazie, Signore, per questa giornata, per le persone che ho incontrato, per le cose che ho scoperto. Affido a te le mie preoccupazioni e la mia gente, con tutti i suoi problemi. Ti chiedo di poter rispondere alle tue aspettative ed a quelle della gente!».

Per saperne di più: http://www.pime.org/it/presentazione/favali.htm .