UN ANNO DAL "TERREMOTO" IN GIAPPONE...

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«"Ricordare", per "dimenticare"!»

Ad "un anno" dal "Terremoto", e dall'"incidente nucleare",
che misero in ginocchio il Giappone,
la "riflessione" di un "Missionario",
che a Tokyo opera tra i "giovani", "Cristiani" e "non".

Pregando sulle rive del mare, in ricordo delle vittime dello Tsunami! Il dolore della perdita, tra le macerie del Terremoto Giapponese... P. ANDREA LEMBO, Missionario del Pime in Giappone! Silenzio e preghiera, perché dalla tragedia nasca ancora vita nuova... Luci di speranza, tra i giovani Giapponesi, nell'attesa di un futuro di pace!

P. ANDREA LEMBO*
("Mondo e Missione", www.missionline.org, 9/3/’12)

Su un fondale blu notte, domina un grande "Sakura" ("ciliegio" Giapponese)! Miriadi di boccioli in fiore illuminano la scena, rispecchiando la pallida luna, che si affaccia a salutare il quieto mondo. Una bimba, vestita di rosso, si è arrampicata sui solidi rami dell'albero centenario. Un gattino, invece, rimane a terra. Entrambi ci volgono le spalle! Entrambi, insieme alla timida luna, scrutano l'incerto orizzonte. Così, questa settimana, il popolarissimo "Magazine" Giapponese, "Shoukanshinchyo", vestendo la sua copertina di toni melanconici, invita al ricordo dell'"11 Marzo 2011": il grande "Terremoto", il grande "Tsunami"!

Il titolo, evocativo di tanti significati nei suoi "Kanji" ("ideogrammi" Giapponesi), è di difficilissima traduzione: «Attraversando la notte della perdita!». Il termine "perdita" è composto di due "Kanji", "lessicalmente" simili, ma "semanticamente" diversi. Denotano, infatti, l'uno un perdere nella sfera del sentimento, dello psicologico e dello spirituale; l'altro un perdere nella sfera del concreto, dell'oggettivo e del materiale. In un'unica parola, dunque, si assapora il gusto amaro dell'"essere privati" di qualcuno o di qualcosa che, con la sua scomparsa, lascia il cuore intrappolato in un torpore esistenziale.

Una situazione che, nella sua dimensione "retrospettiva", restituisce un senso di vuoto difficilmente colmabile: e, nella sua dimensione "prospettiva", nutre angosce e paure, che paralizzano, e non sono immediatamente sradicabili. Il "Settimanale" citato tenta, in modo molto delicato e sobrio, di far memoria di quei giorni terribili, di cui sia la terra che le persone portano ancora visibili ferite. Viene anche descritto il lavoro fatto fin qui e presentati i tanti progetti da realizzare, per tornare alla normalità.

Qualche giovane della mia Parrocchia mi ha chiesto un momento di riflessione per ricordare l'"11 Marzo", per vivere la "Quaresima" e prepararsi alla "Settimana Santa"! Il momento è previsto per Sabato 10, il giorno prima dell'Anniversario dello "Tsunami". Al solito appuntamento mensile del "Tomarikai" (due giorni in Parrocchia) parteciperanno, come sempre, anche giovani "non-Cristiani". Sono amici, invitati a passare due giorni assieme, con la possibilità di rimanere anche per la notte! Nella frenetica Tokyo, così come la vive il mondo Universitario, il "Tomarikai" si presenta come un'oasi dal sapore famigliare. Mi sto preparando bene, soprattutto per la delicatezza del momento!

Quale riflessione offrire a questi giovani? Quale parola Evangelica potrebbe parlare al loro giovane cuore? Sia per i Cristiani, che per i "non-Cristiani", che immagine di Dio è importante annunciare o "ri-annunciare"? Quest'ultimo punto è di estrema delicatezza! Impresso nel profondo di ognuno, si annida la domanda: come coniugare la bontà di Dio con il male, sia esso umano o naturale, presente nel mondo? Qualcuno dei Cristiani (e "non") me l'ha apertamente confessato: «Padre Andrea, vengo in Chiesa per paura di Dio!», «Padre Andrea, ma se Dio è Amore, perché...?». Domande da Giobbe, che non si possono liquidare con leggerezza, o con "citazioni" Filosofiche o "Biblico-Patristiche", soprattutto quando ci si confronta con persone veramente provate dalla sofferenza e dal dolore. Pensiamo, addirittura, a quando – come nel caso del Giappone di oggi – le ferite inferte dalla storia sono a livello di Popolo e di Società!

Sto pensando di donare ai "miei" giovani un unico "versetto" Evangelico: «La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione, per la gioia che è venuto al mondo un uomo!» ("Gv 16,21"). Innanzitutto, una breve "nota" circa il Testo Biblico. Nel "Vangelo di Giovanni", la cosiddetta "formula del ricordo" compare costantemente nella sua forma "in positivo" ("Gv 2,17.22"; "Gv 12,16"; "Gv 14,26"; "Gv 15,20"; "Gv 16,4"). Tutti "passaggi-chiave", che indicano l'importanza per il Discepolo (ma direi per ogni persona) dell'atto del "far memoria" del passato, per vivere il presente e, dunque, costruire il futuro!

Tuttavia, sulla soglia del racconto della Passione e Resurrezione di Gesù, l'Evangelista, con grande acume "antropologico", ci ripresenta lo stesso verbo, ma nella sua forma "in negativo", e in un'immagine che qualsiasi donna che ha dato alla luce un figlio può naturalmente comprendere. Il "versetto", oltre che di superbo genio compositivo, è anche di una finezza spirituale strepitosa. La donna è afflitta, nell'avvicendarsi della "sua ora". L'afflizione è generata dall'ora del parto: momento di dolore e di distacco. Il bambino e la madre, che hanno vissuto sino a quel momento in simbiosi fisica e psicologica, si separano; e questo avviene nel dolore fisico e spirituale. Ma quando il bambino viene alla luce, «non si ricorda più dell'afflizione»! Notiamo l'accuratezza lessicale e psicologica di questa espressione. La donna «non si ricorda più», non del dolore (quel ricordo c'è, è segnato nella sua carne, e ci sarà sempre nella carne dell'umanità); ma la donna «non si ricorda più» dell'«afflizione». Il ricordare il dolore nel contesto dell'aver dato alla luce un bimbo le permette di "dimenticare" quell'"afflizione", che non solo rischia di ottenebrarle la gioia del presente, ma anche rischia di frustrarle il desiderio di una nuova maternità.

Sappiamo bene che questa piccola "Parabola" ci parla della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, nel quarto "Vangelo"! In particolare, del rapporto tra Gesù "Crocifisso/Risorto" e i suoi Discepoli.

In questa mirabile immagine, dunque, non si legge la spiegazione del male e del dolore. Forse neanche Gesù ha avuto tale pretesa! A questo riguardo, vorrei comunicare, soprattutto ai giovani "non-Cristiani", che il "Vangelo" e la nostra fede non sono né un prontuario per le difficoltà della vita, né tanto meno un'anestesia per il dolore del mondo. Attraverso questa immagine vorrei, invece, comunicare che nell'oggettivo del nostro vivere la vita, il "Vangelo" ci dona sempre la possibilità di un cammino di riconciliazione "nei" e "dei" momenti difficili, in questo caso attraverso l'atto del «ricordare per dimenticare». Riconciliazione, dunque: ricordare l'evento indelebile del dolore, per dimenticarne il sentimento di afflizione che da quel dolore è stato generato!

Ai giovani, allora, vorrei proporre la rilettura di un "cliché" di domande, che troppo spesso viene applicato a questi frangenti: «Perché il male? Perché il dolore? Perché Dio ha permesso...?» Già l'ho detto, sono domande legittime! Tuttavia, allo stesso tempo, esse rischiano di allontanare il "focus" dell'attenzione dal livello più profondo dell'esperienza del male e del dolore. In altri termini: «Io, come reagisco, dinanzi al male e al dolore? Del male fatto, e soprattutto del male subito, e spesso assurdamente subito, io cosa me ne faccio?..».

Capiamo bene che, nell'imminenza del ricordo dell'"11 Marzo", questo "io" diviene l'"io" collettivo di un intero Popolo! Nella fattispecie, mi pare necessario ripercorrere il difficile percorso del "ricordare per dimenticare" in vista di una riconciliazione, non solo con le responsabilità di errori umani (l'"incidente nucleare" di Fukushima, gli sbagli nei "piani regolatori" di intere aree costiere...), ma di una ben più difficile riconciliazione con il mistero di una natura che da generatrice di vita si è trasformata, nel giro di pochi minuti, in macchina di distruzione e di morte.

Leggeremo, assieme ai ragazzi, anche alcuni Articoli ed Interviste riportati nel citato "Magazine", perché a mio avviso esprimono bene, tramite i tanti racconti di vita quotidiana, l'inizio di questo cammino di riconciliazione, ben espresso peraltro già dalla sua copertina dai toni pacati, e dal suo attraente titolo!

* Missionario del "Pime" a Tokyo