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58 ANNI DI "MISSIONE" IN INDIA!

P. ALDO GIUSEPPE ROMANO (1924-2009), Missionario del Pime in India!

Don Marco Fazio
("MissioGenova", Dicembre 2009)

Padre Aldo Giuseppe Romano è nato a Teriasca, una "frazione" di Sori, nel 1924 e, dopo i primi anni vissuti nella sua famiglia, sotto la "guida spirituale" e l'esempio "sacerdotale" del "Prevosto", Don Mario Grasso, è entrato giovanissimo nel "Seminario" di Genova. Erano i momenti terribili della "Guerra" e anche in "Seminario" si vivevano momenti di angoscia. La città di Genova era sotto i bombardamenti e i "Seminaristi" erano trasferiti a Ruta di Camogli. In certi periodi sono perfino ritornati in famiglia, aspettando tempi migliori. Fu così che Padre Giuseppe, per continuare gli "studi", partendo dal suo paese saliva a piedi verso il "Monte di Santa Croce", scendeva attraverso i ripidi sentieri fino a Bogliasco e fino a Capolungo, dove arrivava a prendere il "tram" per il centro cittadino. In questo percorso passava davanti alla Casa del "PIME" ("Pontificio Istituto Missioni Estere"), dove ha avuto modo di incontrare questa grande opera "missionaria", e probabilmente l'esempio di "Missionari" ritornati dalle "Terre d'Oriente" lo ha particolarmente entusiasmato. Ha continuato il suo cammino in "Seminario", ed è stato consacrato "Sacerdote" il 29 Giugno 1949 nella "Cattedrale" di San Lorenzo in Genova dal Card. Giuseppe Siri. Insieme ad un altro "Sacerdote" di Capreno, consacrato insieme a lui, chiedono all'"Arcivescovo" di poter entrare nel "PIME" e, dopo due anni di preparazione a Lecco, partono a Luglio del 1951 per l'India. Un viaggio durato quaranta giorni di nave. Il "Canale di Suez" era ancora chiuso, e perciò dovettero "circumnavigare" l'Africa, prima di giungere a Bombay (attuale Mumbay). Iniziò il suo "apostolato" in una delle zone più povere dell'India, nell'Andhra Pradesh, vicino ad Hyderabad.

L'India era appena diventata "indipendente", ma alcuni "Stati" erano ancora entrati sotto il "Governo" della "Repubblica". Ad Hyderabad, nel "Palazzo Reale", governava ancora il Vecchio "Nizam" e ci fu la "guerra civile". Quanta distruzione, quanta "miseria", e il "Re" venne destituito... Padre Giuseppe, dopo un periodo iniziale nella "capitale", venne mandato a fare il "Parroco" a Kethepally, e vi rimase per ventisei anni.

Non aveva "corrente elettrica" e la temperatura arrivava fino a 50 gradi: per conservare l'acqua da bere mettevano delle "giare" sotto terra; per poter dormire bagnavano le lenzuola, ma si asciugavano subito. Era una vita di grande sacrificio, ma con la forza della "fede" ha potuto affrontare e superare tutte queste "avversità". Quanti episodi mi ha narrato dalla sua viva "voce", che non potrò mai dimenticare. Uno per tutti: quando, scalzo, stava per entrare in una stanza al buio, e ha sentito una voce che gli diceva: "Fermati!"; ritornato a prendere un "lume", ha trovato un serpente velenosissimo: se avesse continuato, sarebbe andato incontro a morte certa, ma diceva: "La Madonna mi ha salvato!".

In cinquantotto anni di "missione" è ritornato a casa solo tre volte, e si meravigliava da una parte dell'aumento del tenore della "vita media", ma dall'altro della progressiva diminuzione della "fede" e della partecipazione dei "fedeli". Mi ha confidato che in India c'è grande povertà "materiale", ma una "fede" grande nel "trascendente". Il "popolo indiano" ha una grande "religiosità", mentre in Europa si tenta di "razionalizzare" tutto, anche i "misteri" di Dio. Oggi è più difficile fare il "Prete" in Italia, culla del "cristianesimo", dove gli animi sono avvelenati da "ideologie", che in India, dove si deve affrontare soprattutto la grande povertà "materiale"...

Dopo il primo incarico a Kethapally, ha costruito la "Chiesa" di Rayapuram, dove ha continuato la sua "missione" di "Parroco" fino al 1999. Ha costruito le "opere parrocchiali": la scuola, che oggi ospita circa 1500 alunni; i "collegi" femminile e maschile, che accolgono ragazzi in difficoltà. Ha aiutato tante famiglie nella ricostruzione delle case con strutture solide in cemento, per affrontare la furia dei "monsoni". Nel 1999 è ritornato in Italia per l'ultima volta, in occasione del "50° Anniversario" della sua "ordinazione sacerdotale", ed è rimasto fino all'inizio del 2000, ma col desiderio di ritornare nella sua India. Era un uomo semplice e si emozionava quando parlava della sua Liguria: amava molto parlare in "genovese" e mi diceva che, anche se si vive lontano, non si dimentica la lingua dei "genitori". Sono stato tre volte a trovarlo in "missione", e sempre mi accoglieva con grande gioia. Ero il "prevosto" del suo paese, ed era come se portassi con me tutta la mia gente. Riceveva sempre notizie dal'Italia e si teneva informato dei fatti di "cronaca" di Genova e della "Chiesa Genovese". Fino all'ultimo, ho sentito la sua "voce", mentre mi chiedeva di salutare la sua Teriasca e di salutare tutti. Il 4 Dicembre 2009 ha terminato il suo "cammino terreno" per entrare nell'"eternità". È stato un grande "Sacerdote", esempio per tante "vocazioni" e uomo di Dio!

Non potremo mai dimenticare il suo esempio e il suo amore alla "Chiesa". Ora certamente il Signore lo ha accolto nella sua "Casa", e sarà in compagnia di un'altra grande "Santa della Carità" della "terra indiana", Madre Teresa di Calcutta!