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P. FAUSTO TENTORIO

"Martire" nelle Filippine!

Padre Fausto Tentorio, ucciso lo scorso 17 Ottobre, lavorava nel "Sud" delle Filippine,
con gli "Indigeni" del luogo, i "Manobo". Il "racconto" della sua "esperienza".

P. FAUSTO TENTORIO (1952-2011), Missionario del Pime, Martire nelle Filippine!

"Intervista", da "Italia Missionaria", 2005
("Missionari del Pime", Novembre-Dicembre 2011)

Fino a cinquant’anni fa i "Manobo" regnavano incontrastati su una vasta zona dell’Isola di Mindanao, senza alcun contatto con l’esterno, se non quello di rari commercianti Musulmani! Ad un certo punto l’intera Isola, e quindi anche l’Arakan Valley, ha iniziato ad essere meta di Coloni provenienti dalle Isole delle Filippine Centrali, interessati prima al taglio della foresta e poi alla messa a coltura delle terre. Un enorme problema per i "Manobo", popolazione Tribale di poche migliaia di persone su un territorio di 100mila ettari, interamente coperto di foresta vergine, che non coltivavano la terra, raccoglievano frutta e si dedicavano alla pesca o alla caccia per procurarsi il cibo. Le Comunità "Manobo", più inclini al compromesso che alla lotta, hanno progressivamente abbandonato il "fondovalle" e le rive dei fiumi e si sono rifugiate sui monti, rischiando così di perdere la loro identità culturale. Nessuno si è interessato del loro destino, fino a quando alcuni Missionari del "Pime" sono arrivati da queste parti. Tra loro, c’era anche Padre Fausto Tentorio, "Classe 1952"!

P. Fausto, quando hai iniziato questa "avventura", tra i "Manobo" d’Arakan?

Nel 1985 ho cominciato a dare una mano in Arakan, insieme a Padre Bruno Vanin! In quegli anni c’era ancora la Dittatura di Marcos, e l’azione della Chiesa tra i Tribali era vista con sospetto. Il Governo pensava che agissimo in collusione con i ribelli Comunisti, che si annidavano nei villaggi e nelle aree più remote. Nel 1990, ho iniziato la mia attività tra i "Manobo" d’Arakan con lo stesso stile: ascoltare e capire. Del resto, questo per me è lo stile del Vangelo!

Vivendo insieme ai "Manobo", hai capito di cosa avevano bisogno?

Nell’ascoltarli, nel capire il loro punto di vista, ho individuato le priorità per agire a favore della tutela di questa Etnia. Il primo impegno è stato quello di conservare la terra. Per risolvere problemi immediati, i "Manobo" vendevano la terra ai Coloni per comprare animali, riparare offese ad altri membri della Comunità, far fronte alle cure mediche... Era il modo più facile! Abbiamo calcolato che dei 75mila ettari di terra dell’Arakan Valley, ai Tribali ne sono rimasti solo 15mila. Ancora pochi anni, e di terra non ne sarebbe rimasta nemmeno un metro quadrato, ed, ovviamente, dei "Manobo" non avremmo saputo più nulla o quasi. Diciamo che la prima iniziativa è stata quella di fermare questa "emorragia", salvare il salvabile, interrompendo le vendite e spingendo le autorità pubbliche ad emanare Leggi che tutelassero le terre dei Tribali.
La seconda priorità è stata quella di creare gruppo, rimettere in comunicazione i Capi Tribali, che da tempo si erano divisi. Una spaccatura che indeboliva la loro posizione! Poco alla volta, la Comunità "Manobo" è diventata più compatta e forte. Dal 1992 esiste la "Malupa", "Manobo Lumandong Panaghiusa", cioè l’Associazione dei Tribali "Manobo", composta da un buon numero di loro "Leader", e di persone coinvolte nel recupero degli spazi e dei valori tradizionali.

Ed i "risultati", quali sono stati?

Ora i Tribali hanno la loro terra riconosciuta e tutelata dallo Stato! Una volta risolto questo aspetto, ci siamo dedicati anche ad altri: la valorizzazione della terra attraverso l’agricoltura e la "riforestazione", l’educazione sanitaria e il recupero della medicina tradizionale perché le medicine "moderne" sono troppo costose e gli Ospedali troppo lontani, l’educazione scolastica perché molti dei "Manobo" sono ancora analfabeti!

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La "Dichiarazione" della "Comunità" del "Pime" nelle Filippine,
sull’"uccisione" di Padre Fausto Tentorio...

"Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono,
e ciò che richiede il Signore da te:
praticare la giustizia, amare la bontà,
camminare umilmente con il tuo Dio!"
("Michea 6,8")

Questo è il "Passo Biblico" che si legge nel "Testamento" di Padre Fausto Tentorio, nostro Confratello nel "Pime" e nella Missione! Queste parole contengono in sintesi tutta la vita e la Missione del nostro fratello Sacerdote. In verità, ha camminato umilmente con Dio, praticando la giustizia e la bontà con amore in mezzo ai più poveri fra i poveri e gli emarginati, come sono stati e sono ancora le Popolazioni Indigene Filippine e i contadini dell’Arakan Valley (North Cotabato).
Per oltre trent’anni, Padre Fausto è stato per i Tribali un "Padre" (che affettuosamente chiamavano "Tatay Pops"), un fratello, un "mentore" e un amico: in modo disinteressato si è identificato con loro, nella loro vita e cultura. Era veramente uno di loro, con loro!
La Comunità del "Pime" nelle Filippine loda e ringrazia Dio per il suo dono del Martirio! Il Signore lo ha chiamato a compiere l’ultimo sacrificio al servizio di Dio e al servizio del Suo Popolo.
Sappiamo che Padre Tentorio era un uomo gentile, "evangelicamente" semplice e prudente, ma terribilmente coraggioso e coerente nel suo Apostolato in difesa degli emarginati, soprattutto i Popoli Indigeni, e per l’integrità del Creato.
Noi, Missionari del "Pime" nelle Filippine, con i cuori oppressi dalla tristezza e dal dolore, condanniamo nel modo più forte possibile l’assassinio di Padre Fausto e chiediamo a gran voce che venga fatta giustizia!
L’omicidio di Padre Fausto ha rinnovato in tutti noi il dolore per la perdita dei nostri due fratelli Martiri:
Padre Tullio Favali, ucciso a Tulunan nell’Aprile 1985, e Padre Salvatore Carzedda, assassinato a Zamboanga nel Maggio 1992.
A questo punto della storia, la Comunità del "Pime" nelle Filippine, rinnova il suo impegno a testimoniare il Vangelo, nonostante rischi di ogni genere! Noi abbiamo fatto la "promessa" di servire la Chiesa e le persone nelle Filippine, così come abbiamo fatto dal 1968, contando sulla presenza del Signore Gesù: «Ecco, io sono con voi tutti giorni, fino alla fine del mondo!» ("Mt 28,20"). Non andremo, quindi, via in questo momento, ma rimarremo e continueremo a servire. Il male non trionferà con la morte di Padre Fausto!
Infine, facciamo nostre le parole dell’Arcivescovo Orlando Quevedo, "Ex-Vescovo" di
Kidapawan.
«La morte di Padre Fausto è un puro assassinio! Io lo condanno totalmente come un crimine che grida al Cielo. Se gli autori pensano che la sua uccisione azzittirà Sacerdoti, Religiosi, fratelli e sorelle, e Vescovi, dal proclamare la giustizia del Regno di Dio, si sbagliano! Il Sangue dei Martiri come Padre Fausto sostiene il coraggio e l’audacia di coloro che si interessano alla pace e alla giustizia, abbastanza da sacrificare loro stessi mentre percorrono la strada della "non violenza" attiva. Lancio un forte "appello" alle Autorità, affinché cerchino gli autori e li consegnino alla giustizia!» (da «Martire per la Giustizia e la Pace», di
Mons. Orlando B. Quevedo, "Omi").
Cogliamo questa opportunità per esprimere i nostri sinceri ringraziamenti a tutte le persone di buona volontà, che ci hanno fatto le condoglianze e ci hanno sostenuto con la loro solidarietà! Le vostre preghiere, e il vostro essere con noi nel ricercare la giustizia per il nostro Confratello ucciso, è di grande conforto e fonte di rinnovato impegno...
Che il Dio della pace e dell’amore porti una pace duratura, e la giustizia, a Mindanao!

"Casa Regionale" del "Pime" (Zamboanga City – Filippine)

UN NUOVO INIZIO, RICORDANDO PADRE FAUSTO...

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