DALLA MISSIONE…

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Come si celebra il "Natale" in "missione"?
In India sono fortunati, perché è riconosciuto come "giorno festivo" in tutta la "nazione".

P. CARLO TORRIANI, Missionario del Pime in India!

P. Carlo Torriani
("Missionari del Pime", Dicembre 2009)

L’India è uno Stato "laico", ma tutte le "religioni" sono rispettate e permesse. Nel nostro "Stato" del Maharashtra, il "Governo" riconosce 25 giorni "festivi" "infra-settimanali". Naturalmente il maggior numero di feste sono quelle "indù", una decina. La più popolare è quella di "Ganapati", il "dio-elefante", all’inizio di Settembre, poi ce ne sono tre "civili" (anniversario dell’"indipendenza", della "Repubblica" e della "nascita" di Gandhi), quattro sono quelle "musulmane", due quelle "buddhiste".
Ci sono anche due feste "cristiane": il "Natale" e il "Venerdì Santo", la nascita e la morte di Gesù. La Pasqua, cadendo sempre di Domenica, non pone problemi. Molte volte, noi
"Missionari" diciamo che andiamo, per "vocazione", tra i "non-cristiani", tra quelli che non hanno mai sentito parlare di Gesù; ma in India tutti hanno sentito parlare di Gesù perché, fin da bambini, hanno celebrato la sua nascita e la sua morte!
Viene, dunque, spontaneo chiedersi perché in India siano così contrari alle "conversioni". In ben sette "Stati", infatti, esistono leggi contro le "conversioni". La spiegazione storica richiederebbe un lungo discorso, ma l’ambiguità del termine "conversione" mi ha orientato a impostare la mia presenza in India sul "dialogo", sulla valorizzazione di quello che il "Concilio Vaticano II" riconosce di "vero e buono" in tutte le "religioni".
Ogni anno celebriamo il "Natale", radunando tutti i bambini delle nostre tre "scuole materne" nel cortile del quartiere, dove ha sede l’ufficio centrale della
"Lok Seva Sangam" ("Società per il servizio del popolo", "ong" fondata nel 1976 da Padre Torriani per la cura e la prevenzione della "lebbra", "ndr") per la cosiddetta "Christmas Tree Celebration". Si distribuiscono dolci e giocattoli a tutti i bambini e loro presentano canti, danze e "scenette" sul palco. Le maestre si sbizzarriscono letteralmente nel preparare questo "spettacolo".
Un anno, con mia grande sorpresa (e gioia) una maestra "indù" volle, di sua iniziativa, far recitare ai bambini la storia della "nascita di Gesù", narrata da una voce fuori campo, leggendo un testo composto da lei stessa. Ripeto: per me fu una gradita sorpresa. Avrei dovuto essere io, "Missionario", a proporre esplicitamente la storia di Gesù e il suo "messaggio"! Ma poi mi ricordai di quello che Gandhi diceva ai "Missionari": "Voi dovete essere come la rosa che, senza parlare, sparge il suo profumo e tutti ne possono godere".
Ora la recita della storia della "nascita di Gesù" è diventata una tradizione del nostro "raduno natalizio" e le tre "scuole materne" fanno a turno a sbizzarrirsi nel racconto e nei costumi. Le maestre sono tre: due "indù" e una "musulmana". Naturalmente non manca mai la figura del "Re Erode" per drammatizzare la rappresentazione e due bambini sono sempre truccati da bue e asinello.
Nella
"Swarga Dwar" (è un "ashram", cioè "luogo di preghiera", istituito da Padre Carlo nel 1983 a Taloya, poco fuori Mumbai, "ndr"), invece, essendo una comunità di ex "lebbrosi", "bambini di strada" e donne affette da "Aids" (i "cristiani" si contano sulle dita di una mano) ci raduniamo la sera della "vigilia" per giocare a "tombola", poi celebriamo la "Santa Messa" davanti al "Presepe" e tutti offrono un fiore a "Gesù Bambino". Alla fine, tè caldo e dolci per tutti attorno a un "falò".
Nel mio cuore rivolgo sempre una preghiera allo "Spirito Santo", il vero "protagonista della missione" – specialmente quando leggo la "Parola di Dio" in pubblico – perché supplisca lui alla nostra mancanza di conoscenza delle "lingue", perché si faccia interprete delle nostre azioni e delle nostre buone intenzioni, perché muova i cuori dal di dentro a riconoscere Gesù come Colui che può ispirarci a risolvere i nostri problemi "vitali".