Parola di Marzo

Parola di vita
aprile 2015

Parola di Maggio

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«Mi sono fatto tutto, a tutti!»
(1 Cor 9,22)

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Nella “Prima Lettera” alla Comunità di Corinto, da cui è tratta la “Parola di Vita”, di questo mese, Paolo deve difendersi dalla scarsa considerazione che alcuni Cristiani mostrano, nei suoi confronti! Essi mettevano in dubbio, o negavano, la sua identità di Apostolo... Dopo averne rivendicato, a pieno titolo, questa qualifica, per aver “veduto Gesù Cristo” (cfr. “1 Cor 9,1”), Paolo spiega il perché del suo comportamento umile, e dimesso, al punto da rinunciare ad ogni tipo di compenso, per il suo lavoro! Pur potendo far valere l’autorità, e i diritti, dell’Apostolo, preferisce farsi “servo di tutti”... È, questa, la sua strategia “evangelica”!
Si fa solidale, con ogni categoria di persona, fino a diventare uno di loro, con lo scopo di portarvi la novità del Vangelo! Per cinque volte, ripete: “Mi sono fatto...”, uno, con l’altro! Con i Giudei, per amore loro, si sottopone alla Legge Mosaica, pur ritenendosi non più vincolato da essa; con i non Giudei, che non seguono la Legge di Mosè, anche lui vive come fosse senza la Legge Mosaica, mentre invece ha una “Legge” esigente, Gesù stesso; con quelli che venivano definiti “deboli” – probabilmente, Cristiani scrupolosi, che si ponevano il problema se mangiare, o meno, le carni, immolate agli idoli – , si fa, anche lui, debole, pur essendo “forte”, e provando una grande libertà... In una parola, si fa “tutto, a tutti”!
Ogni volta, ripete che agisce così, per “guadagnare” ognuno a Cristo: per “salvare”, ad ogni costo, almeno qualcuno! Non si illude, non ha aspettative trionfaliste, sa bene che, soltanto alcuni, risponderanno al suo amore: nondimeno, egli ama tutti, e si mette al servizio di tutti, secondo l’esempio del Signore, venuto «per servire, e dare la propria vita, in riscatto, per molti» (“Mt 20,28”)... Chi, più di Gesù Cristo, si è fatto uno, con noi? Egli, che era Dio, «annientò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (“Fil 2,7”)!

“Mi sono fatto tutto, a tutti!”.

Chiara Lubich ha fatto, di questa “Parola”, uno dei capisaldi della sua “arte di amare”, sintetizzata nell’espressione: “farsi uno”! Vi ha visto, un’espressione, della “diplomazia” della carità... «Quando uno piange – ha lasciato scritto – , dobbiamo piangere, con lui! E, se ride, godere, con lui! E, così, è divisa la Croce, e portata da molte spalle, e moltiplicata la gioia, e partecipata da molti cuori. [...] Farsi uno, col prossimo, per amore di Gesù, coll’amore di Gesù, finché il prossimo, dolcemente ferito dall’amore di Dio, in noi, vorrà farsi uno, con noi, in un reciproco scambio di aiuti, di ideali, di progetti, di affetti. [...] Questa è la diplomazia della carità, che ha della diplomazia ordinaria molte espressioni, e manifestazioni, per cui dice non tutto quello che potrebbe dire, perché, al fratello, non piacerebbe, e non sarebbe gradito a Dio; sa attendere, sa parlare, arrivare allo scopo... Divina diplomazia del Verbo, che si fa carne, per divinizzarci!».
Con fine pedagogia, Chiara individua anche gli ostacoli quotidiani, che si frappongono al “farsi uno”: «A volte, sono le distrazioni; altre volte, il cattivo desiderio di dire, precipitosamente, la nostra idea: di dare, inopportunamente, il nostro consiglio! In altre occasioni, siamo poco disposti a farci uno, col prossimo, perché riteniamo che non comprenda il nostro amore, o siamo frenati da altri giudizi, al suo riguardo... In certi casi, siamo impediti da un recondito interesse, di conquistarlo alla nostra causa!». Per questo, «è proprio necessario tagliare, o posporre, tutto quanto riempie la nostra mente, e il nostro cuore, per farci uno, con gli altri»... È, dunque, un amore continuo, e infaticabile, perseverante, e disinteressato, che si affida, a sua volta, all’amore più grande, e potente, di Dio!
Sono indicazioni preziose, che potranno aiutarci a vivere la “Parola di Vita”, in questo mese: a mettersi in sincero ascolto dell’altro, a capirlo dal di dentro, immedesimandosi in ciò che vive, e che prova, condividendone preoccupazioni, e gioie...

“Mi sono fatto tutto, a tutti!”.

Non possiamo interpretare, questo invito “evangelico”, come una richiesta a rinunciare alle proprie convinzioni, quasi approvassimo, in maniera acritica, qualunque modo di agire dell’altro, o non avessimo una nostra proposta di vita, o un nostro pensiero! Se si è amato, fino al punto da diventare l’altro, e se, quanto si condivide, è stato un dono d’amore, ed ha creato un rapporto sincero, si può, e si deve, esprimere la propria idea, anche se, forse, potrà far male, rimanendo, però, sempre in atteggiamento di più profondo amore... Farsi uno, non è segno di debolezza, non è ricerca di una convivenza tranquilla, e pacifica, ma espressione di una persona libera, che si pone a servizio; richiede coraggio, e determinazione! È importante, anche, avere presente lo scopo, del farsi uno...
La frase di Paolo, che vivremo questo mese, continua, come abbiamo, precedentemente, accennato, con l’espressione: «... Per salvare, ad ogni costo, qualcuno!». Paolo giustifica il suo farsi tutto, con il desiderio di portare alla salvezza... È una via, per entrare nell’altro, per farvi emergere, in pienezza, il bene, e la verità, che già vi abitano: per bruciare eventuali errori, e per deporvi il germe del Vangelo! È un compito che, per l’Apostolo, non conosce, né limiti, né scuse, al quale egli non può venir meno, perché glielo ha affidato Dio stesso, e deve compierlo, “ad ogni costo”, con quella inventiva, di cui soltanto l’amore è capace!
È questa intenzionalità, a dare la motivazione ultima al nostro “farsi uno”... Anche la politica, e il commercio, sono interessati a farsi vicini alle persone, ad entrare nel loro pensiero, a coglierne le esigenze, e i bisogni, ma vi è sempre la ricerca di un “tornaconto”! Invece, «la diplomazia Divina – direbbe, ancora, Chiara – ha questo, di grande, e di suo, forse, di solo suo: che è mossa, dal bene dell’altro, ed è priva, quindi, d’ogni ombra d’egoismo»!
“Farsi uno”, dunque, per aiutare tutti nella crescita dell’amore e, così, contribuire a realizzare la fraternità universale, il sogno di Dio, sull’umanità: il motivo, per il quale Gesù ha dato la vita!

Fabio Ciardi