Parola di Gennaio

Parola di vita
febbraio 2016

Parola di Marzo

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«Come una madre, consola un figlio, così, io vi consolerò!»
(Is 66,13)

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Chi non ha visto, un bambino, piangere, e gettarsi, nelle braccia della mamma? Qualunque cosa sia successa, piccola, o grande, la mamma asciuga le sue lacrime, lo copre di tenerezze e, poco dopo, il bambino torna a sorridere! Gli basta sentire la sua presenza, e affetto... Così, fa Dio, con noi, paragonandosi a una madre!

Con queste parole, Dio si rivolge al suo Popolo, rientrato dall’esilio, di Babilonia! Dopo aver visto demolire le proprie case, e il Tempio, dopo essere stato deportato, in terra straniera, dove ha assaporato delusione, e sconforto, il Popolo torna, nella propria patria, e deve ricominciare dalle rovine, lasciate dalla distruzione subita!

La tragedia, vissuta da Israele, è la stessa, che si ripete, per tanti Popoli, in guerra, vittime di atti terroristici, o di sfruttamento disumano! Case, e strade, sventrate, luoghi simbolo, della loro identità, rasi al suolo, depredazione dei beni, luoghi di Culto distrutti... Quante persone, rapite: milioni, sono costretti a fuggire; migliaia, trovano la morte, nei deserti, o sulla via del mare! Sembra un’“Apocalisse”!

Questa “Parola di Vita” è un invito a credere, nell’azione amorosa di Dio, anche là, dove non si avverte la sua presenza! È un annuncio, di speranza! Egli è accanto, a chi subisce persecuzione, ingiustizie, esilio... È con noi, con la nostra famiglia, con il nostro Popolo! Egli conosce il nostro personale dolore, e quello dell’umanità intera... Si è fatto uno, di noi, fino a morire, sulla Croce! Per questo, sa capirci, e consolarci... Proprio, come una mamma, che prende il bambino, sulle ginocchia, e lo consola!

Bisogna aprire gli occhi, e il cuore, per “vederlo”! Nella misura, in cui sperimentiamo la tenerezza, del Suo amore, riusciremo a trasmetterla, a quanti vivono nel dolore, e nella prova, diventeremo strumenti di consolazione... Lo suggerisce, anche ai “Corinti”, l’Apostolo Paolo: «Consolare quelli, che si trovano, in qualsiasi genere di afflizione, con la consolazione, con cui siamo consolati, noi stessi, da Dio!» (“2 Cor 1,4”).

È anche esperienza intima, concreta, di Chiara Lubich: «Signore, dammi tutti i soli... Ho sentito, nel mio cuore, la passione, che invade il tuo, per tutto l’abbandono, in cui nuota il mondo intero! Amo ogni essere ammalato, e solo... Chi consola, il loro pianto? Chi compiange, la loro morte lenta? E chi stringe, al proprio cuore, il cuore disperato? Dammi, mio Dio, d’essere, nel mondo, il Sacramento tangibile, del tuo amore: d’essere le braccia tue, che stringono a sé, e consumano, in amore, tutta la solitudine, del mondo!» (Chiara Lubich, “Meditazioni”, “Città Nuova”, Roma 2008, pag. 20).

Fabio Ciardi

Vivremo questa “Parola” – scelta, da un “Gruppo Ecumenico”, in Germania – , assieme a tanti fratelli, e sorelle, di varie Chiese, per lasciarci accompagnare, lungo tutto l’anno, da questa promessa di Dio...