Parola di Dicembre

Parola di vita
gennaio 2015

Parola di Febbraio

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«Le dice Gesù: "Dammi da bere!"»
(Gv 4,7)

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Gesù lascia la regione della Giudea, diretto in Galilea! La strada lo porta, ad attraversare la Samaria... A metà giornata, sotto il sole, stanco del cammino, si siede al pozzo, che il patriarca Giacobbe aveva costruito, 1700 anni prima! Ha sete, ma non ha un secchio, per attingere l’acqua... Il pozzo è profondo, trentacinque metri, come si può vedere, anche ai nostri giorni!

I Discepoli sono andati in paese, a comprare qualcosa da mangiare... Gesù è rimasto solo! Arriva una donna, con una brocca, e lui, con semplicità, le domanda da bere... È una richiesta, che va contro le usanze del tempo: un uomo non si rivolge, direttamente, a una donna, soprattutto se è una sconosciuta! Inoltre, tra Giudei, e Samaritani, vi sono divisioni, e pregiudizi Religiosi: Gesù è Giudeo, e la donna una Samaritana! Il dissidio, e persino l’odio, tra i due Popoli, ha radici profonde, di origini storiche, politiche... Vi è un ulteriore steccato, tra lui, e lei, di tipo morale: la Samaritana ha avuto più uomini, e vive in situazione irregolare! Forse, è per questo, che non viene ad attingere acqua, con le altre donne, al mattino, o alla sera, ma in un’ora insolita come quella, a mezzogiorno: per evitare i loro commenti!
Gesù non si lascia condizionare, da nessun tipo di barriera, e apre il dialogo, con la straniera! Vuole entrare, nel suo cuore, e le chiede...

“Dammi da bere!”.

Ha in serbo un dono, per lei: il dono, di un’acqua viva... «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva, chi crede in me!», lo sentiremo gridare, più tardi, nel Tempio di Gerusalemme (“Gv 7,37”)... L’acqua è essenziale, per ogni tipo di vita, e appare tanto più preziosa, in ambienti aridi, come nella Palestina! Quella, che Gesù vuole donare, è un’acqua “viva”, a simboleggiare la rivelazione di un Dio, che è Padre, ed è amore, lo Spirito Santo, la vita Divina, che egli è venuto a portare! Tutto quanto, egli dona, è vivo, e per la vita: lui stesso, è il pane “vivo” (cfr. “Gv 6,51ss.”); è la Parola, che dà la vita (cfr. “Gv 5,25”): è, semplicemente, la Vita (cfr. “Gv 11,25-26”)... Sulla Croce, ci dirà ancora Giovanni, che ne era testimone, quando uno dei soldati gli colpì il fianco, con la lancia, «subito, ne uscì sangue, e acqua» (“Gv 19,34”): è il dono estremo, e totale, di sé!
Ma, Gesù, non impone... Non la rimprovera, neppure per la sua convivenza irregolare! Lui, che tutto può dare, chiede, perché, realmente, ha bisogno del dono di lei...

“Dammi da bere!”.

Chiede, perché è stanco: ha sete! Lui, il Signore della vita, si fa mendicante, senza nascondere la sua reale umanità...
Chiede, anche perché sa che, se l’altra dona, ella potrà aprirsi, più facilmente, ed essere pronta, ad accogliere, a sua volta!

Da questa richiesta, inizia un colloquio, fatto di argomentazioni, fraintendimenti, approfondimenti, al termine del quale Gesù può rivelare la propria identità... Il dialogo ha fatto crollare le barriere di difesa, e ha portato alla scoperta della verità: l’acqua, che egli è venuto a portare! La donna lascia ciò che, in quel momento, ha, di più prezioso, la sua brocca, perché ha trovato ben altra ricchezza, e corre in città, per iniziare, a sua volta, un dialogo, con i vicini! Anche lei non impone, ma narra l’accaduto, comunica la propria esperienza, e pone l’interrogativo, sulla persona incontrata, che le ha chiesto...

“Dammi da bere!”.

In questa pagina, di Vangelo, mi pare di cogliere un insegnamento, per il dialogo Ecumenico, di cui, ogni anno, in questo mese, ci viene ricordata l’urgenza! La “Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani” ci fa prendere coscienza della divisione scandalosa, tra le Chiese, che continua, da troppi anni, e ci invita ad accelerare i tempi, di una comunione profonda, che superi ogni barriera, così come Gesù ha superato le fratture, tra Giudei, e Samaritani!

Quella, tra Cristiani, è soltanto una delle tante disunità, che ci lacerano, negli ambiti più vari, fatte di malintesi, dissidi in famiglia, o nel condominio, tensioni sul lavoro, rancori verso gli immigrati... Le barriere che, spesso, ci dividono, possono essere di tipo sociale, politico, Religioso o, semplicemente, frutto di diverse abitudini culturali, che non sappiamo accettare! Sono quelle, che scatenano i conflitti, tra Nazioni, ed etnie, ma anche l’ostilità, nel nostro quartiere! Non potremmo, come Gesù, aprirci all’altro, superando diversità, e pregiudizi? Perché non ascoltare, al di là dei modi, con cui può essere formulata, la richiesta di comprensione, di aiuto, di un po’ di attenzione? Anche in chi è di parte avversa, o di altra estrazione culturale, Religiosa, sociale, si nasconde un Gesù, che si rivolge a noi, e ci chiede...

“Dammi da bere!”.

Viene spontaneo, ricordare un’altra parola, simile, di Gesù, pronunciata sulla Croce, sempre testimoniata dal Vangelo di Giovanni: «Ho sete!» (“Gv 19,28”). È la necessità primordiale, espressione di ogni altra necessità... In ogni persona bisognosa, disoccupata, sola, straniera, sia pure di un altro “Credo”, o convinzione Religiosa, sia pure ostile, possiamo riconoscere Gesù, che ci dice: “Ho sete!”, e che ci chiede: “Dammi da bere!”. Basta offrire un bicchiere d’acqua, dice il Vangelo, per averne una ricompensa (cfr. “Mt 10,42”): per avviare quel dialogo, che ricompone la fraternità!

Anche noi, a nostra volta, possiamo esprimere le nostre necessità, senza vergognarci di “avere sete”, e chiedere, a nostra volta: “Dammi da bere!”. Potrà, così, iniziare un dialogo sincero, e una comunione concreta, senza paura della diversità, del rischio della condivisione del nostro pensiero, e dell’accoglienza di quello dell’altro... Facendo leva, soprattutto, sulle potenzialità di chi abbiamo di fronte, sui suoi valori presenti, anche se nascosti, come ha fatto Gesù, che ha saputo riconoscere, nella donna, qualcosa, che lui non poteva fare: attingere acqua!

Fabio Ciardi