Parola di Maggio

Parola di vita
giugno 2016

Parola di Luglio

www.focolare.org 

.

«Siate in pace gli uni con gli altri!»
(Mc 9,50)

.

Come cade bene, in mezzo ai conflitti che feriscono l’umanità in tante parti del mondo, l’invito di Gesù alla pace. Tiene viva la speranza, sapendo che è Lui la pace e ha promesso di darci la sua pace.

Il “Vangelo di Marco” riporta questa parola di Gesù al termine di una serie di detti rivolti ai discepoli, riuniti in casa a Cafarnao, nei quali spiega come avrebbe dovuto vivere la sua comunità. La conclusione è chiara: tutto deve condurre alla pace, nella quale è racchiuso ogni bene.

Una pace che siamo chiamati a sperimentare nella vita quotidiana: in famiglia, al lavoro, con chi pensa diversamente in politica... Una pace che non ha paura di affrontare le opinioni discordanti, di cui occorre parlare apertamente, se vogliamo un’unità sempre più vera e profonda. Una pace che, nello stesso tempo, domanda di essere attenti a che il rapporto d’amore non venga mai meno, perché l’altro vale più delle diversità che possono esserci tra noi.

«Dovunque arriva l’unità e l’amore reciproco – affermava Chiara Lubich – , arriva la pace, anzi, la pace vera. Perché dove c’è l’amore reciproco, c’è una certa presenza di Gesù in mezzo a noi, e lui è proprio la pace, la pace per eccellenza» (“Alla TV Bavarese”, 16 Settembre 1988).

Il suo ideale di unità era nato durante la “Seconda Guerra Mondiale” e subito apparve come l’antidoto a odi e lacerazioni. Da allora, davanti a ogni nuovo conflitto, Chiara ha continuato a proporre con tenacia la logica “evangelica” dell’amore. Quando, ad esempio, esplose la guerra in Iraq nel 1990, espresse l’amara sorpresa di sentire «parole che pensavamo sepolte, come: “il nemico”, “i nemici”, “cominciano le ostilità”, e poi i “bollettini di guerra”, i prigionieri, le sconfitte (...). Ci siamo resi conto con sgomento che veniva ferito nel cuore il principio fondamentale del Cristianesimo, il “comando” per eccellenza di Gesù, quello “nuovo”. (...) Invece di amarsi a vicenda, invece di essere pronti a morire l’uno per l’altro», ecco l’umanità di nuovo «nel baratro dell’odio»: disprezzo, torture, uccisioni (28 Febbraio 1991, cfr. “Santi insieme”, “Città Nuova”, Roma 1994, pag. 63-64)...

“Come uscirne?”, si domandava. «Dobbiamo tessere, dove è possibile, rapporti nuovi, o un approfondimento di quelli già esistenti, fra noi Cristiani ed i fedeli delle religioni monoteiste: i Musulmani e gli Ebrei» (“Ibid.”, pag. 68), ossia tra quanti allora erano in conflitto.

“Lo stesso vale davanti a ogni tipo di conflitto: tessere tra persone e popoli rapporti di ascolto, di aiuto reciproco, di amore”, direbbe ancora Chiara, “fino ad essere pronti a morire l’uno per l’altro!”. Occorre spostare le proprie ragioni per capire quelle dell’altro, pur sapendo che non sempre arriveremo a comprenderlo fino in fondo. Anche l’altro probabilmente fa lo stesso con me e neppure lui, forse, a volte capisce me e le mie ragioni. Vogliamo tuttavia rimanere aperti all’altro, pur nella diversità e nell’incomprensione, salvando prima di tutto la relazione con lui.

Il “Vangelo” lo pone come un imperativo: “Siate in pace”, segno che richiede un impegno serio ed esigente. È una delle più essenziali espressioni dell’amore e della misericordia che siamo chiamati ad avere gli uni verso gli altri!

Fabio Ciardi