Parola di Aprile

Parola di vita
maggio 2018

Parola di Giugno

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«Il frutto dello Spirito, invece, è amore, gioia, pace, magnanimità,
benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé!»
(Gal 5,22)

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L’Apostolo Paolo scrive ai Cristiani, della regione della Galazia, che avevano accolto, da lui, l’annuncio del Vangelo, ma ai quali, ora, rimprovera di non aver compreso il significato della libertà Cristiana! Per il popolo di Israele, la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù, in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra, ed ha stipulato, con lui, un patto di reciproca fedeltà... Allo stesso modo, Paolo afferma, con forza, che la libertà Cristiana è un dono di Gesù! Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui, e come Lui, figli di Dio, che è Amore! Anche noi, imitando il Padre, come Gesù ci ha insegnato, e mostrato, con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri... Per Paolo, questo apparente “non-senso” della “libertà di servire”, è possibile, per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto, all’umanità, con la sua morte in croce! È lo Spirito, infatti, che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – , e ci guida verso la vera libertà!

“Il frutto dello Spirito, invece, è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé!”.

La libertà Cristiana, oltre ad essere un dono, è anche un impegno! L’impegno, prima di tutto, ad accogliere lo Spirito, nel nostro cuore, facendogli spazio, e riconoscendo la sua voce, in noi... Scriveva Chiara Lubich: [...] “Dobbiamo, anzitutto, renderci sempre più coscienti della presenza dello Spirito Santo, in noi: portiamo, nel nostro intimo, un tesoro immenso; ma non ce ne rendiamo abbastanza conto. [...] Poi, affinché la sua voce sia da noi sentita, e seguita, dobbiamo dire di no [...] alle tentazioni, tagliando corto, con le relative suggestioni; sì, ai compiti, che Dio ci ha affidato; sì, all’amore, verso tutti i prossimi; sì, alle prove, e alle difficoltà, che incontriamo... Se così faremo, lo Spirito Santo ci guiderà, dando alla nostra vita Cristiana quel sapore, quel vigore, quel mordente, quella luminosità, che non può non avere, se è autentica! Allora, anche chi è vicino a noi, s’accorgerà che non siamo solo figli, della nostra famiglia umana, ma figli di Dio!”.
Lo Spirito, infatti, ci richiama a spostare noi stessi, dal centro delle nostre preoccupazioni, per accogliere, ascoltare, condividere i beni materiali, e spirituali, perdonare, o prenderci cura, delle più varie persone, nelle diverse situazioni che viviamo, quotidianamente... E questo atteggiamento ci permette di sperimentare il tipico frutto, dello Spirito: la crescita della nostra stessa umanità, verso la vera libertà! Infatti, fa emergere, e fiorire, in noi, capacità, e risorse che, vivendo ripiegati su noi stessi, rimarrebbero, per sempre, sepolte, e sconosciute... Ogni nostra azione è, dunque, un’occasione da non perdere, per dire no alla schiavitù dell’egoismo, e sì alla libertà dell’amore!

“Il frutto dello Spirito, invece, è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé!”.

Chi accoglie, nel cuore, l’azione dello Spirito, contribuisce anche alla costruzione di relazioni umane positive, attraverso tutte le sue attività quotidiane, famigliari e sociali! Imprenditore, marito, e padre, Carlo Colombino, ha un’azienda, nel Nord Italia... Su sessanta dipendenti, circa un quarto non sono Italiani, ed alcuni di loro hanno esperienze drammatiche, alle spalle! Al giornalista, che lo ha intervistato, ha raccontato: “Anche il posto di lavoro può, e deve, favorire, l’integrazione! Mi occupo di attività estrattiva, di riciclo dei materiali edili, ho delle responsabilità verso l’ambiente, il territorio in cui vivo... Qualche anno fa, la crisi ha colpito, duramente: salvare l’impresa, o le persone? Abbiamo messo in mobilità alcune persone, abbiamo parlato con loro, cercato le soluzioni meno dolorose, ma è stato drammatico, da non dormire di notte! Questo lavoro posso farlo bene, o meno bene; provo a farlo, al meglio... Credo, nel contagio positivo, delle idee! L’impresa, che pensa solo al fatturato, ai numeri, ha un futuro con il fiato corto: al centro di ogni attività, c’è l’uomo... Sono credente, e convinto che la sintesi, tra impresa, e solidarietà, non sia un’utopia!”. Mettiamo, dunque, in moto, con coraggio, la nostra personale chiamata alla libertà, nell’ambiente in cui viviamo, e lavoriamo! Permetteremo, così, allo Spirito, di raggiungere, e rinnovare, anche la vita di tante altre persone, intorno a noi, spingendo la storia verso orizzonti di “gioia, pace, magnanimità, benevolenza...”.

Letizia Magri